Stai sfogliando l'archivio delle categorie per la categoria ‘1984’ .

L’affare Wikileaks è decisamente complicato. Molte voci e commenti si rincorrono e confondono, a partire in da come un Assange, classe 1971, abbia potuto perforare i sistemi si sicurezza delle più importanti diplomazie del mondo. Chi ci sta dietro? Chi finanzia Assange e Wikileaks? Chi vuole colpire gli USA?
Giusto a proposito, vorrei riportare un link ad un blog, il tafano, che riporta ai fatti (via Democrazialegalità, qui in una riflessione su Wikileaks).
Il tafano sta facendo quello che i blasonati e ricchi giornali italiani, già esclusi dalle anticipazioni di Wikileaks, non sembrano avere minimamente l’intenzione di fare: pubblica tutti i file, traducendone man mano, con l’aiuto di volontari, quelli che riguardano il nostro paese.
Al momento, credo sia la cosa più intelligente che si possa fare su questo affare. A loro, il mio grazie da questo angolo della blogosfera.


In tutte questo, Tony era sempre presente o c’entrava sempre, secondo Regina. Eppure su di lui non si è praticamente indagato. Micheal Nihoul, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Dutroux, e accusato solamente di spaccio di stupefacenti, l’uomo che si permetteva di sfottere gli investigatori (e allo stesso tempo lanciava minacce neanche tanto velate dicendo, per esempio, “conosco un giudice che amava vestirsi da donna nelle orge che organizzavo…” – si veda la sua autobiografia) è stato rilasciato e già iniziava ad avere permessi nel 2005.
Io non sono una persona particolarmente sensibile, eppure, credetemi, ho fatto fin qui una fatica estrema a tradurre le parole di quel libro, inviato alle stampe per proteggere Regina quando è uscita dall’anonimato. «Silence on tue des enfants» è un libro che raccoglie la sua storia. In esso si trovano anche le strazianti pagine dei rivissuti scritte durante la terapia psicologica, mentre cercava di ricomporre un io frantumato dagli abusi. 

Non è la prima volta che parlo, all’interno del mio blog, della testimonianza Regina Louf. Con una serie di post, a cominciare da oggi, vorrei però affrontare la sua storia in modo un poco più preciso e dettagliato, cercando anche di spiegare perché a me, a noi, dovrebbe interessarci Regina. Una storia la sua, che è sì quella della sua vicenda umana legata alla sua infanzia e giovinezza, ma che riguarda centinaia e centinaia di altri bambine e ragazzine (ma anche bambini di sesso maschile) come lei vittime di attivissime organizzazioni internazionali pedofile.
Nessuna giustizia parrebbe per la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Il PM Ionta ha chiesto l’archiviazione del caso nata "dall’impossibilità di identificare i responsabili degli omicidi".
Un caso italiano, uno dei tanti misteri destinati ad arricchire la nostra già triste e lunghissima collezione.
Dopo 13 anni di indagini, nulla si sa sui mandanti di questo massacro su commissione.
Su cosa stava indagando Ilaria Alpi a Mogadiscio? Chi erano i personaggi politici, le personalità economiche , quelle dei servizi segreti (nel 1993, quindi un solo anno prima, Vincenzo Li Causi – appartenente ai servizi di intelligence dell’esercito, era stato ammazzato a Mogadiscio), quelle della cooperazione allo sviluppo, che ruotavano attorno a Mogadiscio come mosche?
Queste domande sono cadute nel vuoto, ma è da lì che si deve ripartire.
Vale inoltre la pena ricordare che il presidente della commissione parlamentare sul caso Alpi, Carlo Taormina, ha dichiarato il 7 gennaio 2006 che "I due giornalisti nulla mai hanno saputo e in Somalia passarono una settimana di vacanze conclusasi tragicamente". Successivamente ha espresso la tesi dell’omicidio avvenuto dopo un fallito tentativo di rapimento da parte di alcuni abitanti di Mogadiscio. Il fatto sarebbe avvenuto per un risentimento che i somali avevano nei confronti del popolo italiano.
Rifiuti tossici. Armi. Questo sostengono molti giornalisti e i familiari.
Qui, il sito dell’Osservatorio sull’informazione.
Questo post si stringe, come un fratello, con quello, straordinariamente toccante, di Peter.
Pubblicato anche su TSplus.
Nella categoria 1984, a cui appartiene questo breve post, vengono inseriti solo ed esclusivamente dati di fatto.
È un fatto che l’ex spia del KGB, Alexander Litvinenko, sia stato avvelenato con una sostanza radioattiva che ne ha procurato la morte oggi, dopo più di 20 giorni di agonia.
L’ex agente aveva pubblicamente accusato Putin della morte della giornalista Politkovskaya. Ma non sono state procurate prove in proposito (è possibile però seguire il video dell’intervento, tramite il sito frontlineclub o cliccando qui).
È però un dato di fatto che Alexander Litvinenko si trovava, nel momento dell’avvelenamento, in compagnia di un italiano: Mario Scaramella. Quest’ultimo aveva mostrato all’ex spia russa una lista di nomi scomodi per gli agenti segreti russi, ricavati da alcune mail, in cui comparivano le sigle MS (lo stesso Mario Scaramella) e PG (forse il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti ,il padre dei comici).
Oggi, il senatore ha pubblicato sul quotidiano di cui è vicedirettore, Il Giornale, un editoriale dal titolo: “Io nel mirino”.
È un dato di fatto che Scaramella non è stato anch’egli avvelenato o sarebbe meglio dire, contaminato, da quel materiale radioattivo che ha procurato invece la morte di Litvinenko.
È un dato di fatto che gli agenti segreti di mezzo mondo, in questi ultimi anni, paiano muoversi in modi ambigui. Si veda, solo per fare un esempio, questo mio recente post.
È un dato di fatto anche, che l’Italia dopo le tante paure (vere?) degli scorsi inverni di non avere gas a sufficienza, ha stretto un rapporto economico con la Gazprom russa; si legga anche l’articolo su http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsID=65392
Aggiornamento del 27 novembre
Cito alcuni passi da rainews:
"Queste radiazioni non viaggiano a lunga distanza, al massimo qualche centimetro".
"Radiazioni sono state riscontrate nel ristorante di Piccadilly Circus dove Litvinenko ha cenato il 1 novembre, nell’hotel di Mayfair dove si era recato sempre il 1 novembre e nel suo appartamento a nord di Londra."
Nessun giornale e nessuna polizia pare interessarsi all’ultima persona che ha incontrato l’ex agente. Ma già si dice che il killer è un agente russo, il cui secondo nome è Ivan, forse zoppo, ma esperto di arti marziali…
Si nasconderebbe in Italia… … Dicono…
