La piattaforma che ha ospitato migliaia e migliaia di blog, tra cui il mio nato nel lontano 2006, sta per chiudere i battenti. E lo farà il 31 gennaio 2012, con un stringatissimo annuncio:
Avviso per gli utenti
ATTENZIONE!
A partire dal 31 Gennaio 2012 il servizio Splinder verrà dismesso.
A breve verrà inviata una comunicazione con le indicazioni da seguire per recuperare tutti i contenuti dei blog ospitati. Sarà inoltre possibile attivare un redirect su un nuovo indirizzo web.
Ora non c'è spazio per la malinconia, ma si deve correre ai ripari. A chi passa di qui o avesse bisogno, sappia che il blogger Aioros (dio gliene renda merito) ha sviluppato una procedura per esportare il proprio blog su altra piattaforma, salvando anni e anni di diario online, commenti, etc.
Quindi bando alle ciance e buon lavoro. Io so già che sclererò.
“Riconosciamo oggi in Spagna il diritto a contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso.
Non siamo i primi e sono sicuro che dopo di noi verranno molti altri Paesi spinti da due forze inarrestabili: la libertà e l’uguaglianza.
Si tratta di un piccolo cambiamento nel testo della legge che comporta un immenso cambiamento nelle vite di migliaia di concittadini.
Non stiamo legiferando per gente remota e sconosciuta; stiamo allargando la possibilità di essere felici per i nostri vicini, i nostri compagni di lavoro, i nostri amici, i nostri familiari ed allo stesso tempo stiamo construendo un paese più onesto, perché una società onesta è una società che non umilia i suoi membri. I nostri figli ci guarderebbero con incredulità se gli raccontassimo che non molto tempo fa le loro madri avevano meno diritti dei loro padri, che le persone dovevano continuare a restare unite nel matrimonio, aldilà della propria volontà, quando non erano più capaci di convivere insieme. Oggi possiamo offrire una bella lezione: ogni diritto conquistato, ogni libertà raggiunta, è stato il frutto dello sforzo e del sacrificio di molte persone che dobbiamo oggi riconoscere e di cui dobbiamo essere orgogliosi.”
Io comunque sono abbastanza fiducioso in Monti e in un qualsiasi governo fatto da tecnici e perfino di burocrati o eurocrati.
Del resto, qualunque cosa è meglio di quella banda di arroganti inetti che abbiamo avuto con B.
Tuttavia, resta un problema basilare: qualsiasi governo, fosse anche un governo esportato direttamente dalla Germania, dovrà fare i conti con quell'esercito di papponi, lacché, scilipoti, subrette, analfabeti di ritorno e lobbysti che siedono in Parlamento per merito delle segreterie dei partiti.
Nei giorni della vigilia e della festa di Ognissanti, il TG3 Piemonte (diventato, per l'occasione, il TG3 Diocesi del Piemonte) ci ha puntualmente informati del fastidio del nuovo vescovo di Torino, monsignor Noviglia, nei confronti della festa di Halloween, poiché la festa non appartiene alla nostra tradizione ma a quella americana (qualcuno lo informi che è una festa celtica e non americana, grazie). Probabilmente, quella stessa tradizione per la quale il precedente vescovo di Torino, il cardinale Poletto, ci avvertiva che "la città non è pronta a mescolare campanili e minareti" (ora, con la sentenza del Tar, Poletto e i leghisti sono stati messi al loro posto).
Un ateo mangiapreti come me non può che sorridere amaro del fatto che il principale esponente torinese di una delle più pestilenziali scaramanzie che continuano a tenere il mondo, o gran parte di esso, in schiavitù e nel conservatorismo più cieco, si permetta di contestare una festa assolutamente innocua quale Halloween.
In pratica, i rappresentanti di quella religione che ha nel suo repertorio da circo la liquefazione del sangue di San Gennaro, il sudario di Giesù, e tutta una serie di reliquie, ossa, capelli, denti da baciare, si sentono offesi dal "trick or treat" dei bambini?
Nota a margine: in Francia, ad Avignone, un gruppetto di allegri cattolici hanno distrutto un'opera di Serrano che rappresentava un piccolo crocifisso immerso in un barattolo d'urina (qui sopra). Sempre in Francia, ma a Parigi, è stato dato fuoco alla sede di un giornale satirico che si era permesso di indicare Maometto come vicedirettore in un numero speciale sulla vittoria dei fondamentalisti in Tunisia.
Questo è il mondo in mano ai religiosi: un mondo di merda.
Quanto successo a Varese, sta mostrando in modo evidente le fratture in seno alla Lega, ma più di tutto i limiti della leadership di Bossi, il suo essere un padre padrone del partito al pari di un Berlusconi o, se vogliamo ed in scala assai ridotta, di un Pannella.
Mi sono chiesto come fosse possibile che un uomo tanto mediocre come Bossi potesse essere stato fino al congresso di Varese così potente e incontrastato in un partito che, in qualche modo, ha perfino raccolto alcune tracce dal Pci, oltre che suoi elettori.
Cosa hanno visto i leghisti in Bossi, e cosa vedono ancora oggi, in un uomo che ormai è l'ombra di se stesso ed ha svelato tutto il suo insuccesso politico?
Dopo oltre 20 anni di Lega Nord in Parlamento, la maggior parte dei quali al potere, il loro popolo non ha visto nulla, ottenuto nulla, tranne forse qualche vantaggio sulle quote latte o qualche inasprimento (più mediatico che reale) nell'ordine pubblico e nella sicurezza.
E dunque?
Sto iniziando a pensare che, in fondo, al pari di Silvio Berlusconi e in modo diverso, Bossi abbia venduto un sogno. Niente altro che un sogno.
Forse il nostro paese è stato, a seguire dagli anni '80 (ma ero troppo giovane all'epoca, per poter comprendere a fondo quegli anni) smanioso di un sogno che Berlusconi e Bossi, pur così diversi come storia e tradizione, hanno saputo raccontare. Una dolce fiaba che ancora molti vogliono sentirsi dire, la notte prima di andare a dormire.
Tuttavia, l'alba della crisi sta già bussando alle porte di quei sognatori e svegliando da quei dolci sogni.
Credo che potrà essere quella a spazzare via Berlusconi e Bossi. Lasciando la vergogna e la rabbia di chi è stato svegliato nel pieno del sonno.
In questi giorni sta arrivando a casa – a me è giusto arrivato ieri – il nuovo questionario per il censimento generale della popolazione. Per la prima volta, grazie all'impegno di varie associazioni tra cui Certi Diritti e Rete Lenford, le cittadine lesbiche e i cittadini gay conviventi potranno dichiararsi come tali.
Non si dovrà far altro che indicare il sesso dei conviventi e la seconda persona dovrà spuntare "convivente in coppia con l'intestatario".
Per la prima volta sarà dunque possibile fornire un dato sulle unioni civili omosessuali ad un paese che sembra non volerle vedere.
Che aspettiamo, dunque? Io il mio dovere lo farò, voi?
Pur sempre incasinato nel mio quotidiano, non posso non passare di qui per segnalare che per tutta questa settimana, Torino si rallegra con il decimo festival di teatro di strada, che per altro ha un titolo così bello: Just for joy.
Ieri ho visto l'inaugurazione, al Lingotto e ok, non siamo ad Avignone, ma non è male comunque.
Nel link, il sito ufficiale e tutto il programma. Fino al 18 settembre.
Una persona a me molto cara mi ha consigliato, via mail, questo bel brano che vi riporto qui. La foto che vedete sotto è anche opera della stessa ragazza, cui vanno i miei complimenti.
Il suo testo mi sembra adatto per un blog – pur un po' troppo latitante – ma che porta questo titolo.
grazie mondo
Sono esattamente le 5:39. Non ho chiuso occhio ed ho deciso di stare su per fare compagnia all’alba. Ed è qualcosa di stupendo. Il cielo si tinge di bianco e l’aria è di una purezza divina, i lampioni lentamente si spengono come fiori che chiudono la propria corolla all’arrivo della luce.
Mi trovo seduta davanti alla finestra con un dolcissimo Adam Green che canta We’re not supposed to be lovers, la finestra spalancata ed una luce lilla che attraversa tutto il cielo e giunge addosso a me. Guardare l’alba è una di quelle cose che dovrebbero fare tutti nella vita, poi è ancora più bello se si è in montagna o al mare, lì credo che rasenti l’assurdo. Diciamo che quest’alba mi ha asciugato le lacrime. Anche se le rondini son troppo veloci da fotografare e lo straccio di cielo visibile dalla mia finestra è estremamente ridotto. Qualcuno scende ad accompagnare il cane, una donna vedova da anni parla con il vuoto e sussurra parole a persone mai esistite, ogni due tiri di sigaretta. C’è un signore vedovo che abita davanti a noi e che tiene sempre accesa la luce della cucina, di notte. C’è chi parte per le vacanze e neppure, forse, sa la destinazione. C’è chi sta dormendo ignaro di quanto un’alba sia stupenda. C’è mia madre che ha l’onore di viverla essendoci dentro. C’è chi è sveglio e troppo sclerato per godersi una “comunissima alba” e preferisce stare sui libri. È che un’alba è un po’ come lasciarsi andare, è come spogliarsi, è come farsi una doccia, è come rasarsi i capelli, è un inizio ma di quelli senza tanti fronzoli e tante cose carine che distolgono l’attenzione dal soggetto, l’alba è semplice: un cielo che cambia colore e si tinge di azzurro.
L’alba è una rinascita, una inizializzazione, un nuovo inizio.
Una speranza.
Buongiorno al muratore che sta passando sotto casa ed andando incontro ad un salario troppo basso e ad una giornata di lavoro.
Buongiorno ai vedovi e alle vedove che han il cuore a metà e pure deturpato.
Buongiorno a chi sta nascendo in questo istante, che la vita sia con te clemente.
Buonanotte a chi si unisce ad cielo in questo istante arrecando dolori irreversibili.
Buongiorno agli anziani che si svegliano e e si preparano il loro latte e biscotti.
Buongiorno ai bambini che tra qualche ora saranno ad Estate ragazzi.
Buongiorno agli anoressici e buongiorno agli obesi.
Buongiorno ai ricoverati in ospedale che si svegliano ringraziando Dio o chi per lui d’esser ancora al mondo.
Buongiorno agli immigrati.
Buongiorno ai barboni pieni di alcol.
Buongiorno anche ai coglioni pieni di droga nelle vene.
Buongiorno a chi esiste.
Buongiorno a te, chiunque tu sia.
Buongiorno a lui che ha le mani più belle di questo mondo.
Buonanotte a chi ha finito il turno notturno e si infila sotto le lenzuola.
Che il suffisso BUON è un auspicio ad un qualcosa di bello, di leggero, di umano; senza cattiverie utopie gelosie.
Camminare a piedi nudi sulle nubi.
Provo a spalancare di più gli occhi ma non riesco.
Vorrei tenermi questa bellezza nel cuore, per sempre.
Non c’è bisogno di vedere il sole che sorga, è spettacolare osservare il cielo che sfuma.
E oggi son felice anche se mio padre mi ha ringhiato dietro “Che cazzo fai?” e mi son limitata a rispondergli “Non ho il pc acceso, non ho psicofarmaci in corpo, non fumo neanche, voglio solo vedere l’alba, per cui lasciami stare”.
È tempo che anche io divenga autonoma e non solo adulta.
C’è da continuare a fissare questo cielo fino allo sfinimento.
E la musica classica che mi fa da sottofondo è l’ennesimo brivido.
Ma mi sento viva, ed è un onore.
Oggi litigherò con mio padre o con mio fratello o con qualcuno, ma ho avuto un buongiorno direttamente da un cielo azzurrolillarosa che è forse la cosa più dolce dopo gli abbracci di Diego e la comprensione di Alice e le caramelle del cuore diPietro.
Grazie di esistere, mondo.
Grazie di esistere, Diego.
Grazie di esistere, Alice.
Grazie di esistere, Pietro.
Grazie perché, non so come ma, sono ancora qua a ricordare come io e lui ieri sera stessimo cantando canzoni stupidissime ma io mi fossi liberata di troppe gocce di ansiolitici, la voce assente dopo le grida dell’ennesima crisi di nervi.
Grazie alba per avermi fatta rinascere.
Grazie Diego per tollerare le mie paranoie;
e grazie Alice per quello che fai -con gli errori e le cagate evvaffanculo-,
ma vi dico grazie con questa metà di cuore che m’è rimasta.
Ho scritto una lettera al segretario del Partito Democratico, Bersani. Questo il testo:
Gentile segretario Bersani,
sono un tesserato Pd da due anni. Ho seguito con passione le primarie del partito, partecipandovi attivamente, e oggi guardo al Pd come ad un possibile partito progressista e liberalista in Italia. L'unico possibiile.
Oggi ho seguito con interesse la conferenza stampa relativa alle proposte del Pd per la manovra finanziaria. Purtroppo, sono sinceramente rimasto deluso ed imbarazzato quando, al seguito della prima domanda di un giornalista sulla posizione del partito in relazione ai privilegi del Vaticano, lei abbia spostato il piano del discorso invitando a fare un giro tra le Caritas in Italia.
Le Caritas, come molte altre associazioni anche laiche o di altre confessioni religiose che lei evidentemente dimentica, svolgono un ruolo fondamentale nella società e lo fanno spesso per merito di centinaia di volontari. Religiosi come laici. Credenti cattolici, come non credenti o credenti in altre confessioni.
Ma qui, segretario, non si parla di togliere alla Caritas – più o meno la stessa difesa che si leggeva su Avvenire - ma dire una parola chiara sugli scandalosi privilegi di cui gode il Vaticano, tra cui quello dell'ICI per immobili non di culto (e da tempo, anche in sede europea, si parla di concorrenza sleale), gli insegnanti di religione scelti dalle Diocesi e pagati dallo stato, i soldi alle scuole private cattoliche, la questione depurazione e servizio acqua con il Vaticano, e, non ultimo, la vergognosa ripartizione dell'8 per mille!
Il fatto dunque che lei abbia citato la Caritas, segretario Bersani, mi porta a pensare che sia in malafede o cieco, e che la posizione Pd, per motivi che io non davvero non riesco a comprendere, sia quella, anche di fronte alla peggiore crisi sociale ed economica dalla Seconda Guerra Mondiale, di perseverare nel garantire al Vaticano privilegi di cui nessun altro oggi gode.
Questa posizione mi fa rabbia e la trovo incomprensibile.
Se questa è la linea del partito, ha perso non solo un tesserato – che è inezia, comprendo – ma una vera opportunità di fare GIUSTIZIA in un sistema marcio di privilegi, caste, parassiti, che sta sempre più dissanguando il nostro già esangue Paese.
In questo periodo travagliato alla ricerca di una casa, tra case oscene e case perse, di sicuro una boccata di aria pura mi è arrivata dalla lettura de “La bastarda di Istanbul” di Elif Shafak. Anzi, diciamola proprio tutta: questo libro meriterebbe un posto d’onore tra le cose per cui vivere, come ha scelto meravigliosamente di intitolare il suo blog, Ipitagorici.
Elif Shafak, che per questo libro ha subito un processo – concluso con una sentenza di assoluzione – racconta l’epopea di un popolo, quello armeno, ma non solo: è un viaggio nel tempo, nell’animo, nelle contraddizioni che rendono la Turchia di oggi quello che è, nei segreti di una famiglia, nella solidarietà fra persone. Nella necessità di riconoscere un dramma, ma anche di saper personare.
Ed è un racconto tutto al femminile, nel quale Istanbul, pur non essendo descritta praticamente, è in realtà ovunque: nei cibi, negli odori acri e pungenti delle strade, nella brezza che accarezza i personaggi, nelle loro menti e storie. Silenziosa e onnipresente protagonista di questo splendido romanzo. Che non posso che consigliare a chi passa di qui.
A parte: in questa intervista, l’autrice ci spiega il suo punto di vista sull’importanza dell’ingresso della Turchia. E la necessità di “costruire ponti”, perché nessuna cultura può arricchirsi nell'isolamento…