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Non so se sapete cosa sono i cosiddetti contributi silenti. Io non sapevo nulla, perlomeno non con questo termine e comunque non mi ero mai fermato a riflettere su questa situazione, tra le più inique del nostro paese e che coinvolge milioni di persone.
In pratica, si tratta di tutti quei contributi previdenziali che il lavoratore versa, ma che non sono poi sufficienti per la maturazione di una pensione minima. Quei contributi sono ad oggi versati a "fondo perduto" e vengono usati per le pensioni dei lavoratori che hanno ottenuto i requisiti per potervi accedere.
Su questo tema, i radicali, che in Parlamento con la loro pattuglia all'interno del Pd hanno fatto una proposta di legge, stanno intraprendendo una nuova e giusta battaglia civile, partita proprio da Torino, la mia città.
I più bisognosi - si scrive nella Proposta di legge – sono così penalizzati due volte: non solo non possono accedere al trattamento per cui hanno versato i contributi, ma quei contributi vengono utilizzati a vantaggio di altri.
La loro proposta si pone l'obiettivo di porre rimedio a questa situazione ingiusta, perlomeno con la restituzione di quanto versato in caso di mancata pensione.
Questo sarebbe il minimo in un paese democratico e attento al bene di tutti.
Sosteniamo, ognuno come può, questa battaglia di civiltà.
Ritrovare il senso vero del mio blog è ormai sempre più impellente. Se continuerò con la sola denuncia da questo angolo perduto della rete delle schifezze della nostra politica, mi avvelenerò il sangue e non va proprio bene.
Perché è giusto denunciare i soprusi e le pochezze di chi si sta mangiando il paese e il futuro dei nostri figli (in ultimo, l'inserimento nella manovra economica di soldi per le scuole paritarie, quando la Riforma Gelmini affama la scuola pubblica), ma questo non deve bastare. E forse è giusto che su quel fronte si impegni chi è un po' più corazzato di me.
Ritrovare il senso del mio blog è ritrovare quegli spazi mentali per dire che c'è ancora speranza in questo paese, che si può essere per e non solo contro.
Oggi guardare alla Birmania nel giorno in cui la signora della libertà viene liberata dagli arresti domiciliari, è uno di quei momenti che danno forza e speranza.
Perché vedere una donna che da sola ha fronteggiato i militari con il suo esile corpo, ma con la tenacia di chi è pronta a continuare la prigionia pur di non scendere a compromessi con la dittatura, rompe qualsiasi pochezza, sfonda i paragoni e riempie i polmoni di aria fresca; e quell'aria arriva anche qui, in questa italietta da barzelletta, in questo regime da operetta.
Perché essere liberi – ci insegna – è essere liberi dalla paura.
E in un paese in cui parole come libertà sono state spremute del loro vero significato, beato chi riesce a poterle ancora sentire dalla lontana Birmania.
L'Associazione Luca Coscioni ha realizzato il video a favore dell'eutanasia che vedete qui sotto. In tv è andato in onda solo su una piccola emittente, ma online ha ottenuto oltre 17mila visite in 5 giorni.
E' possibile che si scateni la censura dei clericali, che già gridano alla sponsorizzazione di un reato, facendo finta di non comprendere che quando si parla di eutanasia, come del consumo di droghe, l'unica alternativa è la legalizzazione.
Intanto, lo posto qui. Fatelo anche voi,, sui vostri spazi virtuali. Fatelo anche se non siete favorevoli all'eutanasia, ma per il diritto all'informazione e contro ogni censura.
Oppure, fatelo anche solo per dar fastidio ai vescovi.
Update: sul tema della riflessione sull'eutanasia e la censura, questo puntuale post di Giuseppe Regalzi su Bioetica.

Lo straordinario successo di Vieni via con me può essere addebitato alle polemiche che hanno circondato la trasmissione nelle settimane prima del debutto? Può essere, certo…
Io credo piuttosto che quando un programma come questo supera il Grande Fratello è perché sotto la cenere un fuoco si sta risvegliando.
Qualcosa forse sta accadendo. B sarà pur sempre in testa ai sondaggi, ma questo successo implica molte cose: che la gente ha fame di cultura; che c'è voglia di vita vera, di parole vere, di arte vera.
Benigni potrà pure non piacere, ma fare uno show come quello – di oltre mezz'ora – senza percepire alcun compenso è non solo uno schiaffo ad un ometto come Masi, messo lì dai potenti a fare esattamente quello che fa, ma la prova provata che non tutto si compra e si vende, che le cose possono essere fatte senza ottenere necessariamente un tornaconto personale. Che esistono ancora, in sostanza, la solidarietà e la generosità!
Di questo, non possiamo che essere grati a quelli di Vieni via con me.
Anche quest’anno, Human Right Watch premierà con il Aleson Des Forces Award for Extraordinary Activism (dal nome di un medico di HRW morto in un incidente aereo) alcuni militanti che si sono distinti per coraggio e per l’attivismo a favore dei diritti civili e contro ogni discriminazione e oppressione.
Ognuno di loro ha subito minacce o è stato imprigionato e tuttavia hanno continuato e continuano a denunciare e lavorare – dice l’articolo di HRW – per un mondo libero dalla violenza.
Vorrei presentarli qui nella speranza che possano, in qualche modo, farci riflettere e magari esserci d’esempio.

Fondatore del Egyptian Initiative for Personal Rights, difende i diritti civili e le libertà nel suo paese. Ha denunciato le violazioni del governo alle libertà religiose (in specie contro i cristiani copti) e alla privacy.
Giornalista investigativa del principale giornale indipendente russo, la Novaja Gazeta ha denunciato gli abusi contro i diritti civili compiuti dal governo e vari atti di corruzione, nonché casi di sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziarie e torture.
Già prima di ottenere asilo politico negli Stati Uniti è stato un paladino per la società etiope nella sua battaglia a favore della libertà d’espressione e denunciando le realtà che si nascondono dietro la facciata democratica del suo paese.
Medico e presidente dell’organizzazione Alternatives-Cameroun ha denunciato le leggi che criminalizzano l’omosessualità. Allo stesso tempo gestisce una struttura sanitaria per persone gay, lesbiche o transessuali affette da HIV/AIDS.
Lotta da venti anni in Iran per rafforzare la società civile con particolare attenzione alle tematiche di genere e ai diritti delle donne. Per il suo lavoro ha subito restrizioni nel suo paese.
Uno dei critici più espliciti del governo cinese. Ha trascorso un anno e mezzo in prigione dopo le proteste di Piazza Tiananmen nel 1989 e nel 1996 è stato imprigionato di nuovo, per tre anni, per aver la politica della Cina verso Taiwan e il Dalai Lama. E’ stato insignito del Premio Nobel per la Pace. E’ attualmente in carcere.
Ringrazio Vanessa, da cui ho letto la notizia.
E’ l’esempio di quanto successo all’arrivo delle salme dei quattro alpini a Ciampino. Un tipo di evento che – anche questo! – si trasforma in palcoscenico per politici in cerca solo di esposizione mediatica.
Ma ecco che il vero dolore riprende la sua dignità e per bocca dello zio di uno degli alpini morti in Afghanistan grida al guitto: "Ministro La Russa si goda lo show".
Troppo cattivo? Guardando la foto sotto direi di no. Al massimo, appunto, consapevole. Che di questi tempi è merce rara.

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Talvolta su queste pagine virtuali ho scritto dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta di Torino, nella quale milito. È anche grazie all’impegno dei pochi militanti di quella Associazione che si sono vinte partite importanti come le unioni civili al Comune e, si spera presto, l’avvio di una discussione seria sul testamento biologico in assenza di una legge nazionale.
Oggi torno a parlarvene per un motivo assai grave. Il nostro presidente, il ginecologo Silvio Viale, l’uomo che da solo in Italia ha portato avanti la sperimentazione sulla RU486, è nei guai. È stato sospeso dal servizio per una questione assai sospetta.
Durante una discussione con una caposala, la donna si è fatta male (rompendosi un dito), addossando a Viale la colpa. Dieci giorni dopo, ieri, il medico radicale ha ricevuto la comunicazione di essere stato sospeso preventivamente per ben 25 giorni in attesa di chiarimenti.
Conosco Silvio Viale. È una persona talvolta spinosa, ingombrante. In una stanza può non esserci spazio che per il suo ego. C i ho litigato un sacco di volte e ogni volta ci siamo detti chiaramente in faccia i nostri punti di vista. Magari alzando la voce. Ma segnalo qui solo due cose: rispetto il suo pensiero politico che quasi sempre condivido a ammiro il fatto che – ego o non ego – ha portato avanti una battaglia come quella sull’aborto farmacologico da solo e rischiando sulla sua pelle. E infine, seconda cosa, che ritengo impossibile che Silvio Viale possa aver usato violenza su una persona. Non la vedo una cosa possibile (e ricorda per altro quando i radicali furono accusati di violenza all’epoca della consegna delle firme alle regionali, ricordate?)
È sorto dunque il sospetto in Associazione, che quanto successo sia una risposta politica. Una punizione per essere stato un rombipalle per tutti questi anni e aver lottato con la sua RU486 per il bene delle donne. Cosa assai sgradita in certi ambienti cattolici e politici.
Silvio Viale rischia il licenziamento per un fatto che, ne sono certo, non è successo. Confidiamo nella giustizia, ma ritengo giusto segnalare come si stia cercando, anche in questo modo, di screditarlo.
Per intanto, se volete, collegatevi via Fb alla nostra associazione ed esprimete lì – o via mail – la vostra solidarietà a Silvio Viale. Penso ne abbia umanamente bisogno.
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Leggendo in rete o tra i vari conoscenti e amici su Fb, ho notato un atteggiamento piuttosto ostile nei confronti del coming out di Tiziano Ferro. C’era chi diceva “sai la novità”, chi reclamava il fatto che non fosse stato più esplicito nel suo confessarsi, altri che notavano, un po’ malignamente, che avesse tardato per paura di non vendere più dischi o, peggio ancora, che tutto questo servisse in realtà per propagandare l’uscita del suo libro/autobiografia.
Io credo invece che Tiziano Ferro abbia avuto un gran coraggio ad esporsi in un paese bigotto e vecchio come il nostro. Che stia rischiando del suo e che tutto sommato questa cosa non sia proprio da tutti (non è certo un caso se dalla sua casa discografica non volevano che lo dicesse pubblicamente).
Personalmente, non ritengo fosse obbligato. Non faccio parte di quei gay militanti per cui fare outing è un dovere morale. Ma ora che lo ha fatto, mi chiedo perché tanta freddezza nell’accogliere le sue parole, arrivi proprio da quella che si dice, a parole, comunità LGBT. E molto spesso da quegli stessi militanti.
E’ un peccato. Mi viene comunque il dubbio che se tutta la classe politica ci ride in faccia alla richiesta di diritti è anche per come siamo divisi e ostili tra noi stessi.
Dopo essermi sorbettato al cinema London river, dopo aver sbadigliato più volte per tutte le ripetizioni de L’urlo, avendo avuto perlomeno l’accortezza di scampare la Coppola, scoprire Benvenuti al sud è stato un grande piacere. Una vera boccata d’ossigeno.
Il film di Luca Miniero, con Claudio Bisio e Alessandro Siani, potrebbe essere uno splendido esempio di commedia intelligente italiana, alla Pane e tulipani di Soldini, per intendersi. Dico potrebbe e non che lo è, solo perché si tratta di un remake puntuale di un film che è francese Bienvenue chez les Ch’tis (Giù al nord, nella versione italiana).
Benvenuti al sud
è un film che gioca a rivoluzionare i luoghi comuni. Il fatto poi che ciò che qui si racconta sia perfetto per l’Italia, ma che sia nato in Francia è in qualche modo confortante.
Gli attori, Bisio in testa, sono decisamente molto bravi. Nel film vi sono alcune scene così esilaranti e grotteschi (la scenetta organizzata per la moglie) da far ridere a crepapelle.
Si ride soprattutto dei pregiudizi e ci si rende conto di come questi siano stupidi nella loro rigidità.
Guardando questo film ho pensato alla scuola di Adro. A certi discorsi così ignoranti che si sentono. Ecco come aiutare a ripulire la scuola quella scuola elementare: portiamo i bambini a vedere Benvenuti al sud.
Avevo già scritto come ritenessi inutile la Legge Concia e come, semmai, si dovesse far entrare le discriminazioni verso l’orientamento sessuale nella Legge Mancino.
Ma questo non vale per Concia, che gioca rigorosamente in difesa, anzi proprio fuori dal campo. Incapace di capire che la cultura si fa anche con le leggi, ma che siano leggi che aprono ai diritti e non che chiudano in un fortino con filodiffusione di canzoni di Anna Tatangelo e il suo puppy gay.
L’omofobia non si può del tutto combattere. Esiste anche in paesi ben più emancipati e meno bigotti e patriarcali del nostro. Come esiste la discriminazione verso il genere, verso la disabilità, verso gli anziani (e i bambini), etc. come ricordato dalla campagna europea contro tutte le discriminazioni. E tutte vanno combattute insieme in progetti culturali che abbiano come fine il rispetto dell’altro diverso sempre da sé, qualunque sia la differenza, compresa quella di pensiero.
Nel caso specifico della discriminazione rispetto all’orientamente sessuale la cosa può essere almeno in parte superata nel tempo, culturalmente, quando, anziché fortini, si farà una legge seria sulle unioni LGBT (sulla discriminazione nei confronti dell’identità di genere il discorso è leggermente diverso e forse, più complesso ancora).
Vladimir Luxuria è vivace, viva. Si prende pochissimo sul serio e costantemente si fa battute. Sono quelle battute che spesso un etero ha in mente ma che non dice per non offendere o passare per "omofobico"… e lei invece spiazza dicendole, rompendo ogni pregiudizio con la sua caustica autoironia.
Quanta normalità esce fuori da un personaggio bizzarro e trasgressivo come Vladimir Luxuria. Quanta pesantezza esce da una ingessata, piagnona Concia..
Se Concia è la rappresentante dei diritti LGBT in parlamento, personalmente, preferisco saltare un giro in attesa di tempi migliori.
