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La cosa utile dello scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica esploso a livello mondiale è stata quella di averci obbligato a fare i conti con l'abuso sessuale compiuto contro bambini.
Spesso, però, la questione è stata affrontata da alcuni in modo assurdo, difendendo la Chiesa, ché non tutti i preti sono pedofili, etc. le solite storie che alla fine facevano scordare delle vittima. In altri e diversi casi, come il caso Rignano Flaminio, se ne è invece parlato troppo, in modo troppo confuso, il che non può che aver allontanato la verità.
 
Ma è comunque vero che in questi anni si è parlato di abuso in un paese come il nostro dove in famiglia si muore di più che per mano della mafia. E dove si mette sempre a tacere tutto. Dove spesso parlarne significava e significa ancora, purtroppo, non essere creduti.

Un manifesto di questa terribile coltre è perfettamente narrata dall'unica canzone, per quanto ne sappia, che tratta coraggiosamente dell'abuso: Mio zio, di Carmen Consoli.

La cantantessa sta ormai inaugurando un nuovo album. Io arrivo in ritardo, ma ecco, una canzone come questa, meritava di trovare uno spazio qui, per la sua onestà, per come la questione sia trattata e perfino, per certi effetti attorno agli ex-abusati.

Cari amici blogger o anche solo casuali lettori, il post di oggi per invitarvi a sostenere firmando e facendo un po' di passa parola per una causa che reputo estremamente importante.

Non c'è bisogno di ricordare come si sia in ristrettezze economiche, e tuttavia il nostro Parlamento sta per votare una finanziaria che tra lacrime e sangue su cultura, istruzione, sanità, non lesina invece sulle spese militari che salirebbero alla folle cifra di 25 miliardi di euro, complica l'acquisto scellerato di 130 cacciabombardieri F-35.

La Rete italiana per il disarmo e Sbilanciamoci hanno promosso una tavola rotonda nella giornata di ieri. Nel frattempo possiamo firmare questa petizione facendo sapere ai parlamentari il nostro disaccordo.

Per chiudere, vorrei citare le parole di Francesco Vignarca, autore di "Caro armato" e coordinatore della Rete italiana per il disarmo: "Il nostro è uno dei primi sei paesi al mondo per spese militari. Sfioriamo i 16 miliardi l'anno e oltre 5 di questi miliardi vengono dal Ministero dello Sviluppo Economico che vengono dati alle aziende militari sotto varie forme, per cui si tenta di sviluppare, ma soprattutto l'industria bellica". 


Il papa apre realmente all'uso del condom? Sarò sincero: non sto neanche ad attendere l'analisi che il sommo, certamente, farà (e infatti, ha fatto).

Dal mio punto di vista, ogni apertura non sarebbe mai sufficiente e non allontanerebbe la chiesa cattolica di un passo dalle vergognose parole dette dal pontefice in Africa nel 2009, che fecero scandalo in Europa.

Detto questo, il papa, la chiesa e la comunità di fedeli che lo segue ciecamente continua a restare corresponsabile di tutte le morti per AIDS che avvengono in ogni paese in via di sviluppo in cui la scaramanzia cattolica abbia presa sulla povera gente.

Con la foto che vedete qui sopra, il mio amico Luca ha vinto una menzione speciale della giuria nel concorso fotografico internazionale Ferrovie ed integrazione: identità e culture di un'Europa multietnica, promosso dal Progetto ImmigrazioneOggi Onlus e dalle Ferrovie Italiane e da altre europee.

In questi giorni sono a Roma. Oggi per assistere alla sua premiazione, alle 18 alla stazione Ostiese e all'inaugurazione della mostra itinerante che quindi viaggerà per l'Europa, toccando il Belgio, la Francia, la Polonia, Spagna e Lussemburgo.

Altre foto le trovate su Repubblica, qui.

Bravo Lu!

E sono felice di aver fatto la mia parte nel raccogliere le firme per la delibera.

Ritrovare il senso vero del mio blog è ormai sempre più impellente. Se continuerò con la sola denuncia da questo angolo perduto della rete delle schifezze della nostra politica, mi avvelenerò il sangue e non va proprio bene.

Perché è giusto denunciare i soprusi e le pochezze di chi si sta mangiando il paese e il futuro dei nostri figli (in ultimo,  l'inserimento nella manovra economica di soldi per le scuole paritarie, quando la Riforma Gelmini affama la scuola pubblica), ma questo non deve bastare. E forse è giusto che su quel fronte si impegni chi è un po' più corazzato di me.

Ritrovare il senso del mio blog è ritrovare quegli spazi mentali per dire che c'è ancora speranza in questo paese, che si può essere per e non solo contro.

Oggi guardare alla Birmania nel giorno in cui la signora della libertà viene liberata dagli arresti domiciliari, è uno di quei momenti che danno forza e speranza.

Perché vedere una donna che da sola ha fronteggiato i militari con il suo esile corpo, ma con la tenacia di chi è pronta a continuare la prigionia pur di non scendere a compromessi con la dittatura, rompe qualsiasi pochezza, sfonda i paragoni e riempie i polmoni di aria fresca; e quell'aria arriva anche qui, in questa italietta da barzelletta, in questo regime da operetta. 

Perché essere liberi – ci insegna – è essere liberi dalla paura.

E in un paese in cui parole come libertà sono state spremute del loro vero significato, beato chi riesce a poterle ancora sentire dalla lontana Birmania.

Non è un'intervista brillante. Anzi, sembra che la Bindi non sia a suo agio – e comprensibilmente – di fronte a chi la usa in un modo o nell'altro come personaggio da barzelletta.

E però c'è questa frase che mi fa impazzire: penso siano molte le italiane e gli italiani che Berlusconi non riuscirà a comprare; che non ha comprato fino ad adesso e che non comprerà in futuro.

L'Associazione Luca Coscioni ha realizzato il video a favore dell'eutanasia che vedete qui sotto. In tv è andato in onda solo su una piccola emittente, ma online ha ottenuto oltre 17mila visite in 5 giorni.

E' possibile che si scateni la censura dei clericali, che già gridano alla sponsorizzazione di un reato, facendo finta di non comprendere che quando si parla di eutanasia, come del consumo di droghe, l'unica alternativa è la legalizzazione.

Intanto, lo posto qui. Fatelo anche voi,, sui vostri spazi virtuali. Fatelo anche se non siete favorevoli all'eutanasia, ma per il diritto all'informazione e contro ogni censura.

Oppure, fatelo anche solo per dar fastidio ai vescovi.

Update: sul tema della riflessione sull'eutanasia e la censura, questo puntuale post di Giuseppe Regalzi su Bioetica.

 

All'indomani della solita battuta di B che mira a distogliere l'attenzione, sarà il caso che, al contrario, si mettano un po' di puntini sulle i.

E' abbastanza comprensibile che la Procura scagioni la Questura di Milano sostenendo che fu "ragionevole" affidare alla consigliera regionale Nicole Minetti, la minorenne Ruby. Diversamente, la Procura avrebbe sollevato un vespaio che certamente si è preferito non sollevare, mettendo di fatto nella merda la Questura milanese. Poteva farlo e in parte, con quel "ragionevole", lo vuole almeno far intendere.

E tuttavia, degli interrogativi restano e alcune osservazioni si possono fare, se le notizie date dalla stampa sono affidabili:

1) E' ormai assodato che – come sosteneva l'ex moglie, Veronica Lario – il Premier frequentai abitualmente minorenni; in questo caso forse anche coinvolte in giri di prostituzione d'alto bordo.

2) E' assodato che il premier o il suo enturage abbia contattato la Questura, per altro instillando il dubbio che la ragazza fosse parente del presidente egiziano (e quindi mettendo pressioni diplomatiche sulla polizia).

3) E' vero che il questore che si trovò a gestire l'affaire Ruby è stato poi nominato (il 9 ottobre) e quindi promosso a prefetto con funzioni di ispettore generale di amministrazione del Consiglio dei Ministri. Questo fatto getta inevitabili ombre sulla sua nomina (e spiace, perché magari il posto è meritatissimo).

4) E' evidente che abbia utilizzato come una dipendente al suo servizio la consigliera regionale Minetti.

5) E' noto che la Minetti che avrebbe dovuto occuparsene volentieri, una volta recuperata la minorenne, se ne è quindi liberata affidandola a Michelle, che secondo Ruby era una prostituta. E' questo il modo corretto di assumersi la responsabilità di un minore, si interrogano su Giornalettismo?

6) E' falso che non vi fossero posti nelle comunità. Chi ha costretto la Questura a mentire?

Ora, per favore, spostiamo il piano dalle battutacce di B di ieri e ricordiamo queste cose. Anzi, cerchiamo di farle intendere a più persone possibili.

Detto questo, forse Malvino non ha tutti i torti quando dice che gli rimane solo da cagare sul centrotavola.

Update del 11 novembre: a quanto pare il caso potrebbe non essere chiuso come ribadiscono Maroni e Bruti Liberati dalla Procura. La collega magistrato Annamaria Fiorillo, responsabile dei minori, ha ribadito la sua assoluta non volontà a che la minorenne fosse consegnata alla Minetti. E a quanto pare non sembra interessata a salvare la questura come il Procuratore Bruti Liberati.
Lo riporto così, a futura memoria…

Entrò in camera mia con circospezione, a passettini si avvicinò alla culla. Sessantenne vestita di nero, si chinò ad esaminare l'infante vestita di rosa. Forse qualcosa nella mia espressione le fece scattare un campanello, forse si mise in modo il collegamento che avrebbe fatto in seguito, trai neonati del villaggio e questa neonata di Detroit, tra le storie raccontate dalle vecchie greche e la nuova endocrinologia… Forse, o forse no. Perché mentre guardava con diffidenza oltre le sbarre della mia culla, vide la mia faccia… e il sangue agì. La sua espressione preoccupata, sospesa sopra la mia (non meno) perplessa. I suoi occhi tristi fissarono le mie (non meno) grandi orbite nere. Ci assomigliavamo in tutto. Mi prese in braccio e io feci quello che sono tenuti a fare i bambini: cancellai gli anni che ci separavano. Restituii a Desdemona la sua pelle originale.

È con  queste parole che Calliope racconta il suo venire riconosciuta dalla nonna (e quanto è vero questo potere dei bambini…).
La sua stessa voce ci accompagnerà nel racconto di una famiglia, la sua, che arriva da lontano: dalla Grecia in fiamme, all’inizio del Novecento, da cui la nonna Desdemona fuggì col fratello; per arrivare agli Stati Uniti dove Calliope, figlia neanche ancora immaginata, già ci racconta le vicende dei suoi genitori, quei figli di immigrati così in bilico tra la tradizione dei padri e la voglia di chiudere con il passato, per potersi sentire finalmente americani; ad arrivare a lei che, lo sappiamo già dalla prima pagina, nella sua fretta di raccontarsi, diventerà un lui.
 
Middlesex è un libro toccante, che entusiasma e divertire. Un racconto intimo, che tuttavia sa spesso farsi collettivo.
E Jeffrey Eugenides è un vero maestro. Non stupisce che con questo romanzo abbia vinto nel 2003 il premio Pulizer.

 

giugno: 2012
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