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La cosa utile dello scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica esploso a livello mondiale è stata quella di averci obbligato a fare i conti con l'abuso sessuale compiuto contro bambini.
Spesso, però, la questione è stata affrontata da alcuni in modo assurdo, difendendo la Chiesa, ché non tutti i preti sono pedofili, etc. le solite storie che alla fine facevano scordare delle vittima. In altri e diversi casi, come il caso Rignano Flaminio, se ne è invece parlato troppo, in modo troppo confuso, il che non può che aver allontanato la verità.
Ma è comunque vero che in questi anni si è parlato di abuso in un paese come il nostro dove in famiglia si muore di più che per mano della mafia. E dove si mette sempre a tacere tutto. Dove spesso parlarne significava e significa ancora, purtroppo, non essere creduti.
Un manifesto di questa terribile coltre è perfettamente narrata dall'unica canzone, per quanto ne sappia, che tratta coraggiosamente dell'abuso: Mio zio, di Carmen Consoli.
La cantantessa sta ormai inaugurando un nuovo album. Io arrivo in ritardo, ma ecco, una canzone come questa, meritava di trovare uno spazio qui, per la sua onestà, per come la questione sia trattata e perfino, per certi effetti attorno agli ex-abusati.

Io non sono partito con pregiudizi, con lei. Nonostante un certo senso di fastidio, di prurito, al solo guardarla, sono stato bravo e ho provato a capire il senso della sua idea formativa. Un’idea di scuola che posso non condividere, però almeno si sarebbe trattato di una posizione.
All’epoca, mi ero messo a spulciare la sua riforma delle scuole primarie, facendomi anche un discreto mazzo.
Ora, tanto per deviare come al solito l’attenzione su cose poco importanti, si parla di spostare l’inizio della scuola al 1° ottobre. Attendevo un parere illuminato del ministro competente che arriva subito.
La sventurata rispose:
E’ una proposta sulla quale si può discutere – ha detto Mariastella Gelmini – Io sono molto aperta su questo tema perché effettivamente il nostro Paese vive di turismo, e oggi le vacanze per le famiglie non sono più concentrate a luglio e agosto. A settembre si possono avere migliori opportunità sul piano economico. Per certi versi uno slittamento dell’inizio dell’anno scolastico potrebbe aiutare le famiglie a organizzare meglio il periodo delle vacanze e dare anche un aiuto al turismo. Vedremo come deciderà il Parlamento. Ecco, questo suo intervento spiega meglio di qualsiasi studio o riflessione, la sua idea formativa. Dunque, da Ministro dell’Istruzione a Ministro delle Vacanze.Normal
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Nutro un profondo rispetto e un senso di gratitudine per le vittime di abusi sessuali che trovano la forza di denunciare i propri abusatori. Queste denunce, oltre ad essere spesso segno della rottura delle catene che rendono spesso schiavo l’abusato, sono poi di aiuto per altre vittime. Un aiuto che può essere concreto, perché ferma un pedofilo salvando le sue attuali o potenziali vittime, o psicologico, perché mostra ad altri che se ne può uscire, che si può essere creduti, anche se ci si trova di fronte un colosso come la Chiesa cattolica.
La sconvolgente verità che oggi sta emergendo da secoli di silenzio è frutto di quel coraggio che si è auto-alimentato e auto-propagato da vittima a vittima, da continente a continente.
Oggi, dalla stessa parte da cui si insinua che molte vittime lo fanno per soldi, mons. Alfred Xuereb, secondo segretario del Papa, in un’intervista all’Osservatore Romano, ci informa che Benedetto XVI ha apprezzato il coraggio delle vittime nel denunciare quanti hanno commesso gli abusi.
Come se il coraggio delle vittime fosse solo da apprezzare, e non piuttosto da sostenere.
Cosa che la Chiesa cattolica, nonostante le belle parole, continua a non fare: quando, infatti, il mese scorso la Chiesa ha fatto un gran chiasso nel dirsi pronta al cambiamento, non ha fatto altro che riproporre delle linee guida del 2003. La revisione non riguarda le procedure.
Cito dal Secolo XIX, a cui rimando:
E cosa dicono le procedure? Che in caso la legislazione di un paese lo preveda, il vescovo è tenuto a denunciare il prete pedofilo alle autorità. Vale a dire che l’obbligo di denuncia non è della Chiesa, ma del sistema giuridico che varia da Stato a Stato. Se questo è in vigore (come in Francia, o nei Paesi anglosassoni), i vescovi vi si devono attenere, se altrove esiste il reato di pedofilia, ma non l’obbligo di denuncia (come in Italia) la Chiesa «invita le vittime a rivolgersi alle autorità civili».
Per la legislatura italiana, dunque, la Chiesa non è tenuta a denunciare gli abusatori. Un vescovo che fosse informato continuerà a non denunciare, perché – precisa monsignor Charles Scicluna, della Congregazione per la dottrina per la fede:
Noi non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime.
Uno scioglilingua per dire che tutto il peso delle denunce continuerà, almeno in Italia, a ricadere soltanto sulla vittima.
Ha un bell’apprezzarne il coraggio, dunque, il papa Ratzinger.
Una marea di fango si è sollevato contro di noi, dice Kevin Annett.
Ma perché quella continua violenza? Del resto, si trattava di cose del passato…
Ecco, c’è un passaggio estremamente importante nel documentario Unrepentant, ed è la risposta a questa domanda (da 70′- 05”).
Se diventi troppo grosso, gli anticorpi ti attaccano [...] e questo è accaduto. Era chiaro che dal tribunale, molti crimini di cui non si era ancora sentito parlare, finalmente trovarono spazio. Delle persone raccontavano per la prima volta di sterilizzazioni, esperimenti medici sui bambini negli ospedali e nelle scuole della costa ovest. [...] Dopo aver testimoniato, i sopravissuti furono minacciati. [...] E il fuoco cominciò a divampare perché le cose discusse in tribunale non riguardavano solo il passato. Si trattava di gruppi di pedofili ancora attivi grazie all’aiuto di politici nativi e avvocati del clero. Crimini del presente iniziati nel passato, ma trascinatisi fino ad oggi nel mondo dei nativi… Finalmente mi apparve tutto chiaro. Compresi che tenevamo una vera e propria tigre per la coda. Non erano cose avvenute anni fa. Se fosse stato così, perché mai continuerebbero a perseguitarci? E’ acqua passata ormai, hanno zittito i testimoni, pagato la gente con i patteggiamenti…
E allora perché continuano?
Loro continuano con le molestie perché sono crimini attuali, si tratta di come ai giorni nostri i nativi siano sfruttati, i bambini indiani sono ancora usati, le loro terre vengono ancora rubate dalle multinazionali e i politici nativi sono importanti in questa faccenda, per questo non vogliono che la verità sulle scuole residenziali venga a galla, perché essi stessi sono implicati nei crimini. Da bambini erano i "caporali", quelli che collaboravano nell’abuso e nel controllo dei loro compagni studenti. Non vogliono che venga alla luce e questo ho iniziato a capirlo dopo la causa.
Non gli avevo neppure scritto per chiedergli di approfondire la cosa, come talvolta, su altro, ho fatto.
Quindi siamo almeno in due: senso di colpa, vergogna.
Ma tornando al caso canadese, mi affido alle parole di Luigi:

Come è possibile considerare ‘chiacchiericcio’ le accuse, centinaia e centinaia di testimonianze, in tutto il mondo, di ex-vittime e sopravissuti di preti pedofili?
Ecco dunque di che razza di persone staimo parlando. Persone protette anche da buona parte del proprio stesso gregge, convinto che vi sia in corso un tentativo di distruggere la chiesa, perché chi è con Gesù è libero e fa paura (cit.)
Quei cattolici, come quelli che, ascoltate le parole di Sodano in piazza San Pietro oggi, non hanno sentito in coscienza di andarsene da lì, scandalizzati e offesi dalle parole dell’alto prelato, sono corresponsabili dei casi di abusi che la chiesa ha pervicamente coperto, ma non solo: sono anche corresponsabili per tutte quelle vittime che non testimonieranno per paura di non essere credute o di subire una gogna, nella quale le vittime diventano colpevoli.
A quei cattolici, pieni di libertà e verità, infrangibili, inattaccabili dal dubbio, non arriverà mai alle orecchie il lamento delle vittime, come le parole di Barbara Blaine, uno dei leader di Snap, rete americana che lotta per le vittime sopravissute ai preti pedofili:
"Le vittime cercano consolazione e guarigione e non dovrebbero essere insultate e sentirsi dire che le loro parole sono chiacchiericcio"Normal
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Fino al 28 febbraio al Palazzo della Ragione a Milano è in mostra una grande esposizione di Steve Mc Curry. Credo che un po’ tutti conoscano il celebre per il ritratto della bambina afgana, che con curiosità e una sconfinata profondità, troppa per la sua età, si rivolge all’obiettivo. Foto che poi era stata pubblicata sulla copertina del National Geografic.
Tutta la sua opera è straordinariamente intensa. Ciò che esce da ogni suo singolo scatto è il rispetto verso il soggetto, sia esso un bambino, sia esso un vecchio, sia esso un animale. Nelle tante foto da teatri di guerra, non vi è compiacimento del dolore, né esibizione della morte. Nei suoi scatti, la guerra, lo strazio, possono uscire in modo altrettanto forte dallo sguardo di un bambino che pare bucare la fotografia.
Mc Curry fotografa la realtà del mondo con sguardo compassionevole, di chi non si pone a livello più alto, da privilegiato, ma alla pari (qui, altre descrizioni di un blogger).
Tutti queste opere, per lo più ritratti, sono poi restituiti attraverso un uso straordinario e fortissimo del colore, anche questa una cifra stilistica dell’autore.
Qualcosa sulla mostra e qui vengono le note negative. L’allestimento ad opera di Peter Bottazzi è vergognoso. Non vi è alcun percorso e ci si deve girare di continuo come trottole in uno spazio evidentemente troppo piccolo per il numero delle opere. Alla fine hai la sensazione, la certezza!, che qualcosa in quel casino ti sarà sfuggito tuo malgrado. Rarissime e generali le didascalie. Molte illuminazione non funzionavano lasciando molte foto al buio (ma come si fa). Dava l’idea di un circo all’ultimo spettacolo…
Ho poi letto in quell’allestimento, il gusto intellettualoide di far sembrare che lo spettatore fosse al pari delle persone ritratte nelle foto: che la signora tipo milanese si confondesse con questa umanità, con le donne in burqa. La mia risposta: ma VAI A CAGARE e fammi fruire degnamente di queste foto.
Una bella segnalazione, che mi arriva da un’amica. Io do una mano. Voi?

Questo è ciò che vorrebbero farci credere in Italia.
E’ tempo di ascoltare la voce delle famiglie omogenitoriali italiane. E’ tempo di ascoltare la voce dei loro figli. Quei figli che non dovrebbero esistere.
“Il lupo in calzoncini corti” parla di loro. Anzi di più. Sono loro stessi a raccontarsi in questo film documentario che da due anni vive e cresce spalla a spalla con tre di queste famiglie e i loro bambini.
Un film lungo e complesso proprio per la necessità di scavare in profondità e raccontare cosa vuol dire essere figli di omosessuali. Un documentario in cui è la vita stessa che racconta, con i suoi tempi e la sua quotidianità, con le piccole soddisfazioni e le grandi lotte.
Perché queste voci e questi volti raggiungano più italiani possibili bisogna bypassare l’industria televisiva e cinematografica. Bisogna forzare le regole per arrivare dove la produzione televisiva pone i suoi limiti.
Produzione dal basso, appunto. Dove siamo tutti noi, spettatori, a supportare il progetto e decidere in questo modo quali contenuti privilegiare.
Un gesto partecipativo per portare alla luce storie di ordinaria discriminazione, storie di un’Italia invisibile.
Cerchiamo un pubblico che smetta per un attimo di essere l’anello finale di una catena di montaggio ed acquisti un ruolo attivo, esercitando il suo potere decisionale.
Un pubblico che contribuisca direttamente alla produzione del documentario con il pre-acquisto del Dvd prima della fine della sua realizzazione.
14 euro adesso per permettere al film di raggiungere le sale cinematografiche e i palinsesti televisivi tra poco più di un anno.
14 euro per contribuire consapevolmente e direttamente alla produzione di un lungometraggio che mostrerà agli italiani ciò che i nostri politici continuano ad ignorare.
370 Dvd pre-acquistati.
Ma il lupo ha davanti a sé ancora molta strada da fare…
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"Caro Gesù Bambino, i miei compagni di scuola scrivono tutti a Babbo Natale, non mi fido di quello. Preferisco te"
Sara
"Caro Gesù, sei davvero invisibile o c’è solo un trucco?"
Giovanni
"Caro Gesù, come mai non hai inventato nessun nuovo animale negli ultimi tempi?
Abbiamo sempre i soliti"
Laura
"Caro Gesù, per favore metti un altro po’ di vacanza fra Natale e Pasqua.
In mezzo adesso non c’è niente"
Marco
"Caro Gesù Bambino, per piacere mandami un cucciolo. Non ho mai chiesto niente prima, puoi controllare"
Bruno
"Caro Gesù, forse Caino e Abele non si ammazzavano tanto se avessero avuto una stanza per uno. Con mio fratello funziona"
Lorenzo
"Caro Gesù Bambino, grazie per il fratellino. Ma io veramente avevo pregato per un cane"
Gianluca
"Caro Gesù, invece di far morire le persone e di farne di nuove, perché non tieni quelle che hai già?"
Marcello
"Caro Gesù Bambino, non comprare i regali nel negozio sotto casa, la mamma dice che sono dei ladri"
Lucia
Ieri pomeriggio la mia Associazione Aglietta ha organizzato la proiezione del film Cecenia, al King, un piccolo e interessante cinema di Torino.
Antonio Russo è stato testimone dai peggiori teatri di guerra: dal Kosovo, a Sarajevo, dalla Colombia, al Burundi e Ruwanda, fino alla Cecenia.
Quando è stato ucciso aveva appena chiamato sua madre: piangeva come non lo avava mai sentito. Aveva le prove in una videocassetta, racconta la donna, delle torture che medici russi compievano su uomini, donne, e bambini ceceni.
Secondo alcuni suoi amici, aveva raccolto prove dell’utilizzo di armi non convenzionali su bambini.
E’ stato trovato morto, livido e coi segni delle torture subite, nei pressi della città georgiana di Tiblisi, il 16 ottobre 2009. Il suo appartamento è stato ripulito da ogni appunto.
Aveva solo quarant’anni.
Ad oggi non si conoscono i mandanti del suo omicidio.
