Il NO di Emergency.   Leave a comment

Senza nome 

Questo post per segnalare due diversi punti di vista. Da una parte, il Governo, in lotta per ottenere i sì di Rifondazione,  così da rispettare gli impegni presi per il rinnovo della missione in Afghanistan (e senza dover ricorrere alla fiducia, ed evitare l’appoggio della CDL).

Dall’altra, il NO, solenne, che arriva da chi l’Afghanistan lo conosce bene: Gino Strada, di Emergency (su 8 ONG italiane in quei territori, l’unica a chiedere che i soldati non vengano più inviati).

Pubblico qui uno stralcio dell’intervista rilasciata a La Stampa, in data 24 luglio ’06:

"Io ho vissuto sei anni e mezzo della mia vita in Afghanistan. Emergency era già qui nel 1999 con i Talebani, durante i bombardamenti e la presa di Kabul. Quindi abbiamo una conoscenza delle condizioni reali. La presenza dei nostri soldati aumenta i rischi per il personale umanitario e i volontari della cooperazione. Abbiamo ottenuto in Afghanistan rispetto e simpatia perché è evidente e percepibile la nostra assoluta estraneità alle truppe occupanti. (…) Se gli afghani ci credessero sotto l’ala delle truppe di occupazione, ne sarebbe minacciata la nostra sicurezza. Non è affatto vero che possiamo operare in Afghanistan grazie alla protezione dei militari come sostengono alcuni. Emergency era a Kabul e Panshir quando non c’erano truppe italiane e perfino la nostra ambasciata era chiusa da anni. La verità è che "la guerra al terrorismo" è un altro atto di terrorismo. Moltiplicare le vittime nella macabra rincorsa a uccidere di più, ciascuno per le sue ragioni, è una follia disumana."

"Non abbiamo mai avuto bisogno di militari a proteggerci, anzi i soldati di ogni sorta sono il reale pericolo. Facciamo da anni il nostro lavoro, cioè curare persone ferite o ammalate, senza bisogno dei militari."

"C’è chi appoggia un’operazione di guerra camuffandola e spacciandola per missione di pace, ma è una vergognosa menzogna voler far credere che le truppe italiane (che hanno partecipato a tutte le operazioni lanciate in Afghanistan) siano qui a fare la guardia ai medici (…)"

E alla domanda su cosa lo preoccupa di più, risponde:

"Il fatto che dopo 5 anni i nostri soldati siano ancora in Afghanistan per il servilismo della politica italiana al padrone americano. Qui si combatte per tenere in vita il governo Karzai, un governo definito "terrorista" da una deputata afghana. In Italia tutti lo sanno, ma non succede niente, e mentre in Afghanistan si cerca di sopravvivere, a Roma si cercano modi per giustificare il rifinanziamento della missione, quando in realtà si dovrebbe impacchettare tutto e abbandonare questa guerra."

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Pubblicato luglio 25, 2006 da samuelesiani in Senza categoria

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