Il coraggio di Roberta, la libertà di Barney   2 comments

gatti 031In questo post vorrei descrivere due piccoli grandi gesti, che trovo particolarmente stimolanti.

Il primo è legato a Roberta, una bimba di un anno e mezzo, al massimo due, che ho avuto il piacere di incontrare in una piscina all’aperto, mentre si trovava ad avere a che fare con una sfida molto impegnativa: in piedi sul bordo, tenuta per mano da una cuginetta di sei, sette anni, doveva decidere se buttarsi o meno in acqua, dove la mamma la aspettava con le braccia alzate, già pronte a prenderla.

Mi spiace che le parole non abbiano la forza per descrivere, neppure minimamente, le tante espressioni che correvano sul volto della bimba: timore, curiosità, ma anche desiderio. Dopo alcuni tentennamenti e varie false partenze, la bimba si è lanciata in acqua verso la mamma che veloce l’ha presa. È stato uno spettacolo vedere quella scena, che poi, man mano che la bambina prendeva confidenza con l’acqua, si è ripetuta almeno una trentina di volte con la mamma che la spingeva per il culetto e la ri-issava sul bordo e la bimba che ogni volta riaffrontava con le dovute serietà e concentrazione il tuffo (e ancora chiedeva di ripeterlo).

Anche se a molti può sembrare strano, in base ad un lungo lavoro su di me, sul mio passato, mi sono fatto l’idea che anche queste esperienze, all’apparenza piccole, siano fondanti nella formazione del carattere di un bambino. Anche mediante queste esperienze si sviluppa il rapporto con i genitori e, in modo più ampio, si determina anche il modo di guardare, con più o meno fiducia, al mondo.

La piccola Roberta ha infatti scoperto – e se non scoperto, ha ribadito – che può buttarsi, perché sua mamma non la farà cadere, non la farà affondare. Che è protetta.

Non male come esperienza a nemmeno due anni, ma che già deve comunque basarsi su un rapporto di fiducia costruito dalla nascita della bambina.

Su queste tematiche, trattate però da un medico con grande esperienza con l’infanzia, lo sviluppo e le problematiche annesse, si basa un libro di cui mi preme segnalare la pubblicazione della seconda edizione (riveduta e aggiornata) che rende cartaceo il suo sito d’origine, www.thrivingandhome.com. Il volume, dal titolo "Bambini di ieri= Adulti di oggi. Adulti di oggi -> Adulti di domani", di Anna Abbiate Fubini è edito dalla Libreria Cortina di Torino (per acquisti contattare lo 00390116508665, fax 00390116502900 o online su www.librerieitaliane.net). Invito calorosamente a questa lettura. 

 

La seconda parte del post è invece dedicata a questo cane: Barney.

barney4Questo bel dobermann è il mitico Barney, che per anni ha accompagnato il suo padrone nelle ronde a guardia del Museo dei Teddy Bear, in Gran Bretagna, e che, una sera d’estate, d’improvviso, ha devastato un mare di orsachiotti cui la stupidità dell’uomo ha appunto dedicato un museo! Dopo anni passati a guardare  quei cosi brutti col desiderio di giocarci o trascorsi invece pensando allo stupido mestiere capitatogli in sorte (proprio a lui tanto fico e serio) avrei dato oro per vederlo mentre sbranava quegli stupidi orsetti di peluches (tra cui uno, follemente pagato in un’asta 40.000$!)

Come dicevo più sopra, non so se abbia preso il sopravvento il cucciolo in lui o se, al contrario, abbia  dato un chiaro segnale di serietà e professionalità, fatto sta che ammiro questo gesto di estrema libertà.

Bravo Barney, brava Robertina per aver rotto le catene.

PS ringrazio Luca per avermi permesso di inserire in questo post la sua bella foto (quella in alto, del papà col bambino).

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Pubblicato agosto 7, 2006 da samuelesiani in Senza categoria

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2 risposte a “Il coraggio di Roberta, la libertà di Barney

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  1. Beh… è una verità quella che dici: non solo il bambino rafforza la fiducia verso le persone che lo circondano, ma comincia a capire che può fidarsi anche di se stesso, della sua capacità di reazione!
    Tutto dipende da come queste esperienze vengano loro trasmesse… penso che tu non hai figli, vero?

  2. Soprattutto uno degli orsacchiotti era di Elvis Presley, se ben ricordo. Quindi Barney ha davvero fatto bene. E oltretutto ha permesso ai giornali inglesi di fare uno dei loro titoli-calembour: “Hound dog bites Elvis”. Hound dog vuol dire cane da caccia, ma è anche una delle più note canzoni di Elvis stesso. E’ come se – per stare a chi imitava Presley – Little Tony si pigliasse un infarto e i giornali titolassero: “Cuore matto”

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