L’uomo mezzo: Marcinelle, 1956   1 comment

L’ 8 agosto di cinquant’anni fa, nel piccolo paese minerario di Marcinelle, in Belgio, un’immensa disgrazia ha colpito i tanti emigranti italiani, per lo più del 100_0648sud, reclutati come manovalanza per le miniere di carbone. Delle 262 vittime di un incendio all’interno di una miniera, 136 erano di nazionalità italiana. Solo 12 persone sono uscite vive. 

Marcinelle è oggi ancora un simbolo. Il simbolo delle morti bianche che, nonostante una severa legge sulla sicurezza del lavoro (la 626 del 1994) si stimano in 4 al giorno. Quattro persone al giorno perdono la vita sul lavoro. Ma sono vite che non fanno notizia, trascurate dai media e da chi vede nell’uomo un mezzo.

Il presidente della Camera, on. Bertinotti, in un’intervista alla RAI, racconta di come uno dei sopravissuti di Marcinelle gli avesse detto che "quella tragedia è capitata perché l’uomo valeva meno del carbone". Bertinotti ha quindi ribadito con forza che nulla, "Nulla deve essere più importante della vita dell’uomo".

Guardando alla situazione delle morti bianche ad oggi ci accorgiamo di come la situazione più critica sia quella all’interno dei cantieri, che spesso reclutano extracomunitari poco inclini (per vari motivi) a qualsiasi contestazione (per certi versi, anche il modo di reclutare soldati tra le classi più deboli – un problema non solo italiano o americano – per poi precipitarli in Iraq, Afghanistan o, in un probabile futuro, in Libano segue le stesse linee guida dell’uomo inteso come mezzo).

Non si può, però, analizzare questa spinosa questione addossando la colpa soltanto ai "padroni". Parlo con cognizione di causa, in quanto conosco dall’interno il mondo operaio: una terribile cultura, machista e ignorante, porta a vedere il lavoro sopra tutto;  vi è poi una totale indifferenza tra gli stessi operai alla tutela della propria persona. O meglio, un sentimento di presunzione porta a pensare che le disgrazie non possono capitare a chi è esperto, ma capitano solo agli stupidi. Non a chi il lavoro lo conosce. Lo fa da trent’anni, etc. 

E’ seguendo questo pensiero che continueremo a contare i morti.

Non basta una legge, anche se è un ottimo punto di partenza. Servono controlli mirati nei luoghi più a rischio. Servono tanti Guariniello. Serve un progetto educativo e preventivo che, a partire dall’infanzia, deve riportare l’uomo al suo reale valore (che non è economico!); un’educazione che ridia all’uomo la consapevolezza della sua forza, ma soprattutto dei suoi limiti e delle sue debolezze.

Non trascuriamo questo pensiero. Non lasciamo che sia una moda del momento, e che se ne parli solo quando è tardi o in occasione di una drammatica ricorrenza.      

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Pubblicato agosto 8, 2006 da samuelesiani in mondotondo mondoquadro

Una risposta a “L’uomo mezzo: Marcinelle, 1956

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  1. Beh… come darti torto?
    Io ho perso un’amico di infanzia così: precipitato da un’impalcatura perchè il padrone voleva risparmiare sui teli di protezione… e noi sempre ad accettare tutto tanto il lavoro è scarso quando c’è meglio tenerselo stretto no?
    Ho deciso, ti linko… ti dispiace?

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