Archivio per settembre 2006

Sul sistema carcerario   5 comments

L’amico valtergallo di Pennarossa, dai commenti al mio post sul Partito Giovani, mi stimola a ritornare sul tema delle carceri in Italia e – di conseguenza – sul recente indulto. Così scrivo una sorta di lettera aperta a lui, che però spero possa comunque sviluppare una discussione costruttiva con chi si trovasse a leggere queste parole.

Mi scrive Valter:

«Sull’indulto concordo con te che deve essere accompagnato da provvedimenti che limitino il ripetersi della situazione di sovraffollamento e degrado (da terzo mondo) delle nostre carceri

Ecco un primo importante spunto di riflessione. La legge Bossi – Fini è una vergogna. Se questa legge non è corretta prima di un indulto, continuerà a fare danni, magari ancora sulle stesse persone che hanno beneficiato dell’indulto.

Dal mio punto di vista, una revisione della legge era necessaria prima di un’azione come l’indulto.

Sono pienamente d’accordo con te nel momento in cui – e forse senza troppo retorica – paragoni le carceri italiani a quelle del “terzo mondo”.

È un dato di fatto che il sistema carcerario non ha volontà alcuna di rieducazione, ma si pone come una sorta di linea tra chi è “dentro” e chi è “fuori”. Ed è un dato di fatto, perché non vi è volontà alcuna da parte della nostra classe dirigente di recuperare chi è in carcere o vi è appena uscito. Questo indulto non è stato accompagnato da strumenti che potessero salvaguardare chi – uscito dal carcere – si è trovato in uno stato di sbandamento, anche psicologico, perché il carcere è diventato la sua unica casa (in questo senso invito te e chiunque a vedere l’episodio di Kusturica di All the invisible children).

Senza un sincero desiderio – o istinto – di salvaguardare queste persone in difficoltà, un atto come l’indulto è inutile, e forse perfino dannoso (sull’ex-detenuto, ma anche su altri – come la cronaca insegna). Può aiutare nell’immediato, ma poi?

Ritengo sia più urgente una riforma del sistema carcerario, che deve modificare la natura delle carceri per farle diventare un luogo dove ci si possa recuperare, imparare un mestiere, etc. E questa riforma, ancor più con un governo di sinistra, è doverosa. L’esperienza del carcere “Le Vallette” di Torino, dove è nata una vera fabbrica di caffé equo-solidale, con tanto di marchio registrato, ci può essere d’esempio. Sono certo che ci sono ex detenuti che sarebbero ben felici di continuare a fare quel lavoro (da esterni, sia chairo) piuttosto che tornare a perdersi per la città o essere costretti a ripetere gli stessi errori.

Il carcere deve essere sulla bocca non solo del ministro della Giustizia, ma anche di quello delle Pari Oppotunità, del Lavoro, etc.

 

Ho visitato il blog che mi consigli e vorrei soffermarmi sul post del 25 agosto che ha per titolo «Quando il carcere diventa “casa”».

La tua amica scrive:

«Uscire dal carcere per chi ha scontato una pena dovrebbe essere un momento di gioia assoluta. La riconquista della libertà.

Si torna ad essere  padroni del proprio tempo, del proprio corpo, liberi di amare, di sorridere, di farsi la doccia quando se ne ha voglia, liberi di camminare a piedi scalzi su di un prato. »

Siamo sicuri che uno dei primi interessi di un detenuto sia quello di “camminare a piedi nudi su di un prato”, quando molti non hanno neppure un luogo dove dormire o una famiglia pronti a riceverli? Si è davvero padroni del proprio tempo?

E ancora:

«Molti troveranno ad attenderli  famiglie contente di riabbracciarli, datori di lavoro pronti ad accoglierli nuovamente,  amici con i quali tornare a scherzare e, probabilmente, ce la faranno. »

Scusa Valter, ma oggi anche i laureati hanno problemi di lavoro. Chi sono questi datori di lavoro “pronti ad accoglierli”? Il caporalato forse. La mafia sicuramente. 

 

«Ma tanti altri, troppi, troveranno soltanto indifferenza e pregiudizi.

Quelli che non hanno niente e nessuno,  costretti a vivere ai margini, quelli che saranno visti non come persone ma come ex-detenuti, pregiudicati, “tizi” poco raccomandabili da cui stare bene alla larga.

Additati per i loro tatuaggi vistosi, che con quel color blu non fanno certo moda ma solo “marchio di fabbrica” come li chiamava Bunker. Derisi per la loro poca sicurezza nell’affrontare anche una piccola incombenza ormai disabituati a prendere decisioni per proprio conto. »

 

Frasi come queste portano a pensare inevitabilmente a “poverini”. Mi allontano categoricamente da questo pensiero. Perché ritengo che “poverini” sia dannoso tanto quanto “tutti pericolosi”. È una sorta di razzismo al contrario, ma sempre razzismo. Non so se riesco a spiegarmi, amico, senza passare per str**o.

Infine mi permetto un’ultima riflessione. Questo indulto non ha giovato alla sinistra. L’elettore ha timore della microcriminalità perché è con quella che ha a che fare quotidianamente. Sa che la destra ha spinto per i reati finanziari, ma ai suoi occhi, questi sono meno preoccupanti dei primi.

Resto dell’idea che questo indulto ha fatto un doppio gioco a favore della destra. E, come dice giustamente Grillo – che non reputo un dio e non prendo ad esempio in toto – "la sinistra pare fare il lavoro sporco della destra".

I media e la destra stanno infatti già facendo una bandiera crudele, dell’edicolante ucciso da un ex-detenuto rilasciato con l’indulto (sebbene molti partiti della CdL abbiano votato a favore. Ma ora paiono non ricordarlo…)

 

 

 

 

  

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Pubblicato settembre 30, 2006 da samuelesiani in Senza categoria

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A Roma contro la Legge Obiettivo   5 comments

Alcuni amici mi inviano questo volantino che volentieri pubblico.

No Ponte, No Mose, No Tav,

Coordinamento comuni Val di Susa,

Conferenza Permanente dei Sindaci della tratta ad AV  Verona-Padova

 

con le prime adesioni di:

Wwf, Legambiente, Italia Nostra,

Campagna Sbilanciamoci, Rete del Nuovo Municipio

 Fiom, Carta cantieri sociali, il Manifesto,

 

 

ORGANIZZANO

Manifestazione Nazionale

 

14 OTTOBRE ore 14,30  A ROMA

 

CONTRO LA LEGGE OBIETTIVO E LE GRANDI OPERE DANNOSE,

PER UN NUOVO PIANO DEI TRASPORTI E DELLA MOBILITA’

 E PER LE INFRASTRUTTURE CHE SERVONO

AL PAESE E AL TERRITORIO

Dal 2001 al 2005, con il governo Berlusconi, abbiamo vissuto una stagione in cui le politiche governative hanno tentato di imporre scelte infrastrutturali e impiantistiche nel campo dei trasporti, dell’energia e dei rifiuti, contro gli interessi strategici del Paese, senza un reale coinvolgimento delle comunità locali e dei loro diretti rappresentanti, eludendo la valutazione ambientale strategica preventiva di piani e programmi, facendo carta straccia della valutazione di impatto ambientale.

 

In questo periodo, con le norme derivanti dalla Legge Obiettivo e le scelte contenute nel Primo Programma delle infrastrutture strategiche, è stata esasperata la logica del "realizzare senza pensare" opere contro il senso comune e la razionalità, oltre che spesso contro l’ambiente, la cultura e il paesaggio italiano e contro, gli stessi vincoli economico-finanziari del bilancio dello Stato.

 

Le grandi opere che veramente servono all’Italia dovrebbero essere finalizzate a trasferire le merci dalla strada, alla ferrovia e alle navi; a creare una rete logistica intermodale; a realizzare politiche coordinate per la mobilità urbana; a razionalizzare i sistemi idrici; a prevenire e contrastare il dissesto idrogeologico; a risanare e riqualificare i beni culturali, artistici e archeologici; a tutelare, valorizzare e promuovere il territorio, il paesaggio e la biodiversità.

 

Finora, invece, sono state sottovalutate le condizioni del territorio, sia in termini di fragilità dell’assetto idrogeologico che rispetto alla perdita di funzionalità e di qualità del paesaggio legata agli eccessi di urbanizzazione e infrastruturazione registratisi in questi anni.

 

Al tempo stesso, le comunità territoriali e gli stessi comuni sono stati quasi del tutto esclusi dal confronto e dalle decisioni sulle infrastrutture da realizzare. Oggi occorre tornare al più presto a un normale funzionamento dei meccanismi democratici e della partecipazione: chi vive nei territori interessati da grandi progetti infrastrutturali non rivendica un potere di veto ma pretende di non essere considerato “oggetto” di scelte decise altrove.  

 

Non sono stati neanche fatti i conti con la reale disponibilità di risorse economiche-finanziarie, impostando un programma di interventi “a pioggia”, per la realizzazione di 531 progetti dal costo complessivo di 264 miliardi di euro, che costituisce un’ipoteca che graverà sui conti pubblici per i prossimi 20 anni.

 

Nel programma del Governo è stato dichiarato il fallimento della Legge Obiettivo, ma non sono stati ancora compiuti atti chiari e univoci per superare  le norme e le procedure che da questa derivano e abbandonare il programma delle infrastrutture strategiche, cominciando dai progetti sul ponte sullo Stretto di Messina e delle tratte dell’Alta Velocità.

 

Per questo noi scendiamo in piazza il 14 ottobre a Roma per chiedere:

 

          il superamento della Legge Obiettivo e dei provvedimenti da questa derivati e il congelamento (a partire dalla Legge Finanziaria 2007) del Primo Programma delle infrastrutture strategiche, che hanno consentito di fare carta straccia delle valutazioni ambientali su piani, programmi e progetti e hanno umiliato la partecipazione degli enti e delle popolazioni locali;

 

          l’adeguamento del Piano generale dei Trasporti varato nell’aprile 2001 alle esigenze di mobilità del Paese e la redazione di nuovi Piani  e Programmi, nazionali e regionali, per l’energia, i rifiuti, il territorio, il paesaggio, realizzati secondo l’approccio irrinunciabile della tutela e valorizzazione ambientale, della partecipazione dei cittadini e della reale utilità economica e sociale degli interventi proposti,

 

          una nuova stagione di sicurezza, trasparenza e legalità nel mercato dei lavori pubblici, che superi le norme criminogene sui general contractor, le rendite di posizione dei concessionari e l’abuso incontrollato dei sub-appalti.

 

TUTTI A ROMA IL 14 OTTOBRE

___________________________________

 

Sulla base di questa piattaforma chiediamo l’adesione

e la partecipazione di associazioni, comitati, coordinamenti, enti locali,

forze politiche e sociali, singoli cittadini e cittadine!

 

Le adesioni vanno inviate alla seguente email: romalazio@carta.org

______________________

 

 

Per informazioni: Carta cantieri sociali:  tel. 06.80692244

 

Pubblicato settembre 29, 2006 da samuelesiani in Senza categoria

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Mastella e il ceto medio   5 comments

La cronaca di questi giorni ci sta mostrando, per l’ennesima volta, la scissione con la realtà di gran parte della classe dirigente e imprenditoriale. È la stessa scissione che fa dire a Tronchetti Provera – che lascia un’azienda con più di 41 milioni di euro di debito – che la Telecom è un’azienda sana. Come se un’azienda sana deve per forza fare uno scorporo. Come se un normale cittadino dicesse: “sto bene, devo solo amputarmi un arto, ma sono sanissimo…”
Questo è solo un esempio.
L’altro, ben più sottile, ce lo offre il mitico guardasigilli timorato di Dio, il Mastello, che in sede di finanziaria, sul proposito di alzare dal 43% al 45% l’IRPEF per i redditi superiori a 70.000€ annui (anziché 100.000 come oggi), grida che non si può continuare a colpire il ceto medio.
 
Benissimo, facciamo due calcoli. Supponiamo 14 mensilità (comprese tredicesima e quattordicesima), quindi 70.000 diviso 14 fa una retribuzione mensile di 5000€… Dieci milioni mensili di vecchie lire, al mese.
 
Non metto in dubbio che il Mastello dica la verità, quantomeno una verità dal punto di vista del suo stipendio. Certo è che con i miei 1200 euro al mese, mi sentivo già nella classe media. È vero, fatico a pagare il mutuo e arrivare a fine mese, ma mangio tutti i giorni, talvolta anche al cinese o in pizzeria e magari me ne vado anche al cinema una volta ogni tanto. Un po’ diverso da un amico che guadagnava 350 euro al call center senza alcun contratto. 
Poi mi sono guardato un attimo in giro, così, tanto per capire: i quadri più piccoli della mia azienda (i quadretti) prendono quasi 2000 €; amici impiegati ne guadagnano tra i 1200 e i 1500 €; degli amici negozianti non ho notizia, certo prendono meno di me, o perlomeno lo dichiarano; un’amica educatrice in cooperativa socio-assistenziale, se va bene arriva a 1000€; il fratello infermiere di un mio amico, in Val d’Aosta – ed è già un privilegiato – arriva a 2000€; un postino non so quanto guadagna, ma certamente non arriva alla soglia indicata dal santo padre Mastello.
Caspita, tra tutta questa gente citata non vedo nessuno sopra la soglia indicata dal ministro campano. Se ne deduce che siamo tutti poveri. Ma belli.
Ma allora, chi è della classe media? Ovvero quella classe che dovrebbe, per sua natura, essere la più ampia, quella che separa i veri ricchi dai poveri?
Per favore, qualcuno mi aiuti, perché per me 5000 euro al mese vuol già dire essere ricco. Sono certo che quella stellina di Mastella non dice tavanate. Non parla senza cognizione di causa, e forse, quello scisso dalla realtà, mi sa che sono io.
Aggiornamento
L’amico Franco di http://ammazzarelaportinaia.splinder.com mi fa notare nei commenti che la cifra di 70.000 euro è riferita al reddito lordo e non a quello netto. Ciò non toglie che comunque, come anche lui indica, questa categoria può e deve fare uno sforzo.
 

Pubblicato settembre 28, 2006 da samuelesiani in Senza categoria

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Partito Giovani!   4 comments

Partito Giovani per l

A quanto pare il mondo dei blog esce spesso dall’universo virtuale in cui è nato per approdare al reale e al concreto delle cose.

Così, nel luglio di quest’anno, proprio tramite questo meraviglioso strumento di comunicazione nasce il primo – a mia conoscenza – Partito politico, il Partito Giovani per l’Italia del futuro.

Credo valga la pena conoscere questo neonato movimento, sostenerlo e contribuire con idee e consigli.

Il Partito pone infatti come sua prerogativa di base la partecipazione attiva e democratica alla vita e alle decisioni dello stesso. Per esempio, ognuno è libero di contribuire, tutti i soci votano nella scelta del direttivo Nazionale e Regionale e così via.

Non sono uno che si esalta facilmente, ma credo che anche solo il tentativo di impegnarsi politicamente fuori dai tanti siti-blog politici – e quindi nel mondo reale –  meriti una degna attenzione.

 

Ecco uno stralcio dal manifesto del Partito:

Il Partito Giovani è formato da tante persone giovani e "meno giovani" che insieme lottano per sostituire questa classe politica che siede ormai da 3 generazioni sulle poltrone del Parlamento, la stessa classe politica in cui la maggior parte della popolazione non si riconosce più!ù

 

Molti giovani si sono già aggregati in varie città d’Italia (Arezzo, Roma, Udine, Bologna e altre) per lavorare su un comune progetto che mira al miglioramento collettivo, rispettando l’individualità, sempre nell’ambito di una partecipazione democratica della politica.

Mal che vada, resteranno incontri tra persone vivaci – e vive!

Diversamente, si potrebbe veramente dare un’alternativa ad una politica di dinosauri mummificati.

Pubblicato settembre 27, 2006 da samuelesiani in Senza categoria

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Un esempio di cattivo giornalismo   1 comment

Da alcuni anni sono in contatto con l’Associazione Italiana Giuridica e Scientifica Contro gli Abusi mentali, fisici e tecnologici.

L’importanza di questa Associazione sta nel riportare informazioni di prima mano e/o comunque sempre scientificamente comprovate. Credo sia estremamente utile leggere gli articoli del sito e, di tanto in tanto, farvi ritorno per i continui aggiornamenti. 

Dall’Associazione mi arriva in questi giorni una segnalazione di cattivo giornalismo. Ecco il testo della mail: 

Buongiorno,
per chi non ne fosse al corrente tengo a segnalare e stigmatizzare questa – secondo me – gravissima discrepanza fra il contenuto di un articolo (anzi di DUE articoli affiancati di cui
sottolineo e condivido l’importanza del secondo) e il titolone quasi a piena pagina "Il Prozac per amico – Così gli psicofarmaci trasformano i bimbi" affiancato a una – melensa – fotografia di beato girotondo e a uno schema di "Come agisce la pastiglia"
(Vedi l’inserto del 20 settembre del supplemento Tutto Scienze de La Stampa di Torino:  http://www.lastampa.it/_settimanali/tst/estrattore/PDF/2.pdf )

 

Aprendo la pagina web, o sfogliando l’inserto, appare infatti evidente come il senso di un articolo dove vengono segnalati i rischi sull’uso di psicofarmaci in età evolutiva, sia rovesciato con la complicità di un titolo ammiccante che di fatto dice l’esatto contrario.

Molto più importante invece il titolo del secondo articolo, forse non a caso, molto meno immediato e “appariscente”:

Rientro con la sindrome del prigioniero

ma soprattutto:

Senza giochi all’aperto si entra in crisi

 

Vale la pena riportare alcuni brani di questo articolo ribadendo con forza che nelle nostre città vengano lasciati spazi per i bambini: che possono essere in primo luogo i cortili dei condomini, oggi banditi per lasciar posto alle auto e alla quiete di inquilini legati alla TV; parchi giochi attrezzati (com’è il caso del Valentino o di piazza Peyron a Torino, sempre gremiti di bambini); e anche la stessa casa che deve essere un luogo dove i bambini possano muoversi liberamente (i musei dovrebbero stare da un’altra parte).

Ecco dunque il vero senso dell’articolo:

 

Il rientro […] dopo la pausa estiva rappresenta per molti bambini una drastica riduzione di quei giochi di movimento che si possono fare all’aperto. Questi giochi spontanei hanno una funzione molto importante per lo sviluppo delle trame nervose, per l’acquisizione di capacità motorie appropriate e infine, per stimolare la corteccia cerebrale e le attività cognitive. […] In sostanza, il gioco libero arricchisce l’esperienza quotidiana, che nel chiuso di una casa è limitata, e contribuisce a stimolare il sistema nervoso. […] I giochi spontanei rappresentano quindi una forma importantissima di stimolazione della crescita del sistema nervoso, un vero e proprio arricchimento ambientale essenziale nell’età infantile; attivando numerose aree del cervello e suscitando emozioni contribuiscono al benessere emotivo (e in questo senso sono “terapeutici”).

 

Altro che psicofarmaci.

Pubblicato settembre 26, 2006 da samuelesiani in Senza categoria

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Giuseppe e Massimo   3 comments

prima

Giuseppe Orlando

«‘e figlie so’ figlie e so’ tutt’eguale

Su questa frase si basa il testo teatrale “Filumena Marturano” del grande Eduardo, la toccante vicenda dell’ex-prostituta che non vuole rivelare all’uomo che intende sposarla, quale dei tre figli è suo, facendo in modo da non farci rimettere gli altri due.

La sapeva lunga Eduardo.

Eppure ieri, Giuseppe Orlando e Massimo Vitaliano, entrambi militari di appena 25 anni, sono morti a poche ore di distanza (il primo in Afghanistan e il secondo in Iraq) per due incidenti stradali, senza che la notizia sia stata più di tanto divulgata, nonostante le cause ancora oscure dell’evento. L’unico TG a dare la notizia nella sua completezza, interrompendo la festa del ritorno a casa dei militari italiani dall’Iraq, è stato il telegiornale di RAI3. Tutti gli altri, hanno optato per un compatto silenzio o una breve frasetta. E lo stesso per la carta stampata e per i maggiori siti informativi.

Del resto, questi due ragazzi non sono morti come santi o eroi, ma come operai, che invece di cadere da un’impalcatura, sono stati schiacciati dalla mitragliatrice sul blindato.

Siano chiare due cose: la prima è che questo post non vuole essere sentimentale. Perché sentimentalismo, come nel tempo ho imparato, fa rima con sadismo.

La seconda, per ribadire che sono per la pace, che non mi piacciono i soldati in genere e, se per questo, neppure la Croce Rossa e molte ONG.

Ma occorre ricordare che spesso, o quasi sempre, ad indossare la divisa militare sono i figli delle zone più depresse dell’Italia. Ragazzi senza un grande futuro, che magari vedono nelle missioni all’estero la possibilità di mettersi da parte qualche migliaia di euro (stiamo poi parlando di migliaia di euro… non dei paracadute d’oro dei manager, di cui nessuno si scandalizza).

Anche se non si è d’accordo con quelle due orrende missioni in Afghanistan e Iraq, non si può gridare un bieco “fatti loro”. È da vigliacchi. Ed è troppo facile.

Con questo post dunque, voglio ricordare questi due giovani, morti troppo poco da eroi e in un momento in cui la fragile isteria della festa non deve essere fermata.

A Giuseppe e Massimo

 

Pubblicato settembre 22, 2006 da samuelesiani in Senza categoria

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Accade in Ungheria   1 comment

Ferenc Gyurcsany

Accade in Ungheria, un paese non così lontano dal nostro, che il primo ministro socialista venga registrato in una riunione a porte chiuse – registrato quindi dai suoi stessi collaboratori e compagni di partito – mentre ammette in tutta calma di aver mentito in campagna elettorale sulle reali condizioni dell’Ungheria, pur di continuare a governare.

Come sappiamo, il nastro è stato quindi trascritto e le informazioni rese note, scatenando le ire e le violenze della destra.

Ma solo di destra e di estremisti si tratta? Tra quelle persone che vediamo in TV, oggi caricate dalla polizia, non possono esserci anche gli stessi elettori del premier cialtrone, gente ormai esausta di politici che, ancor prima che corrotti, sono scorretti? Lo stesso vale per quei diecimila che – cito rainews24

 

erano scesi in piazza e si erano radunati di fronte alla sede del parlamento per chiedere, in maniera pacifica, le dimissioni del premier che aveva ammesso di aver mentito all’elettorato.

 

L’elettore vive un sentimento schizofrenico: sa che a governare è un uomo come lui, fattibile di sbagli dunque, eppure si aspetta da questi moralità e correttezza. Può perfino perdonargli leggi ad personam, ma non può tollerare che lo prenda in giro per la sua buona fede.

Questi politici di mezza tacca, più pasticcioni che pericolosi, segnano un tempo, ma possono prepararne un altro – come già indicavo con preoccupazione nel precedente post “Accade in Germania” (del resto è noto come la destra estrema vanti la forza, la correttezza e la moralità come sue specifiche peculiarità).

Inoltre, guardando alla stoica fermezza, anche questa sintomo di mediocrità, del premier ungherese nel non voler dimettersi, non possiamo non fare un parallelo con la Tailandia di questi giorni

 

Intanto a casa nostra, nella Repubblica delle banane, il mangiatore di patate Mastella ribadisce con forza – dopo le ultime indagini sulle intercettazioni Telecom – di legiferare subito a questo proposito.

 

Guardando il tiggì sulla poltrona, abbracciato ad una zuppiera di maccheroni, il nostro timorato Guardasigilli avrà pensato: “Meglio evitare una Budapest nostrana, va’.

Aggiornamento: già si leggono sul blog gli applausi di Forza Nuova, della nostra destra, e pensieri sparsi che dicono di esser contro la violenza, ma che certe volte…

Pubblicato settembre 21, 2006 da samuelesiani in Senza categoria

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