Turandot nuda   5 comments

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Avvertenza: oggi tocco un argomento che a nessuno interessa, basandomi sulle mie competenze – inutili – in materia di storia del teatro. Ma nei blog, tutto o quasi è permesso.

 

In questi giorni al Teatro Regio di Torino, è in scena una versione della Turandot, per la regia di Luca Ronconi, che la stampa ha battezzato come la “Turandot nuda”. Nuda, perché il regista, come segno di protesta verso la riduzione in finanziaria del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), ha deciso di eliminare tutto dalla scena: scenografie, macchine teatrali, costumi. Gli attori reciteranno in tuta, in un teatro che per la prima volta si mostrerà al pubblico nella sua nudità.

Non ho ancora visto questa versione teatrale, ma alcune considerazioni possono essere fatte. L’assenza di scenografia è, di fatto una scelta stilistica: infatti, il vuoto si fa scenografia. La cosa non è peraltro nuova nella storia del teatro novecentesco.

L’operazione di Ronconi, regista  noto al mondo per le sue imponenti scenografie e macchine teatrali, in qualche modo l’uomo che ha riportato in scena la monumentalità degli spettacoli rinascimentali e barocchi, si tinge, dal mio punto di vista, di una certa impronta di furbizia, divenendo anche una buona operazione commerciale che ha fatto gridare critica e il pubblico borghese, perché ha modificato il suo stile per una causa: la riduzione dei fondi per lo spettacolo. In altre parole ha lanciato il suo spettacolo.

Tendevo un parallelo col teatro nel rinascimento più che altro per dire che in quell’epoca gli spettacoli erano finanziati dai mecenati e dalle ricche famiglie signorili, non dall’intera comunità.

Ecco dunque il succo del discorso: i finanziamenti ai teatri stabili, alle fondazioni teatrali, etc.

Questa è una polemica antica, ma che vale la pena accennare.

Nella metà dell’Ottocento, una delle poche compagnie sovvenzionate – la Compagnia Reale Sarda, nata nel 1820 proprio a Torino, col fine di ingentilire i costumi e proporre opere morali   era stata già ostacolata da Camillo Cavour che non riteneva giusto che i sardi pagassero per mandare a teatro i torinesi.

In un epoca in cui appare chiaro che si deve tirare la cinghia, mi chiedo se valga la pena strapagare Ronconi e registi del suo calibro. Dico questo perché Ronconi avrà ridotto le scenografie, ma non credo che il suo cachet  sia stato di conseguenza ridotto.

Un altro esempio: nel 2000 Branciaroli ha proposto qui a Torino una costosissima e orribile versione del Gesu di Dreyer spendendo centinaia di milioni (di lire) in scene, nei giorni in cui la provincia di Torino era devastata da un’alluvione che ha fatto cadere ponti e allagato strade e case.

Mi chiedo quindi se non sia il caso di aprire le porte dei teatri a giovani in grado di realizzare buone cose, senza per questo spendere capitali – pagati dalla collettività, anche da chi nei Teatro Stabili o nelle Fondazioni non ci entrerà mai per assistervi ad uno spettacolo.

Quella del teatro è un’altra lobby autoreferenziale, composta dagli stessi registi, dagli stessi attori e dagli stessi spettatori. Una triade che da decenni monopolizza i teatri stabili – e i fondi del FUS!

Forse il gesto di Ronconi potrebbe però mostrare un’altra cosa: che è possibile far teatro con niente. Che un buon attore potrà far vedere negli occhi degli spettatori un sole che non c’è e che non c’è bisogno di ricreare scenograficamente.

È teatro anche quello di strada, dei burattini per i bambini, nei parchi delle città, dei piccoli teatri dimenticati.

 

Il teatro è sogno. E per sognare, non c’è bisogno di avere soldi.   

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Pubblicato ottobre 10, 2006 da samuelesiani in Senza categoria

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5 risposte a “Turandot nuda

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  1. a me interessa, eccome!!
    😉
    Ti farò sapere!
    piEffe

  2. heila salve
    ho postato il testo del progetto sul blog ed ho inserito un nuovo capitolo su cui continuare il racconto
    fammi sapere cosa ne pensi
    ciao e buona giornata

  3. La lobbie del ponte, esce sconfitta con il voto di oggi alla camera.
    Al governatore, ai presidenti di provincia, ai politici del centrodestra, che ci hanno sbandierato “il ponte” come panacea di tuttti i mali della Sicilia, cercando di coprire così il malgoverno e la inettitudine, nell’approntare qualsiasi progretto di sviluppo “vero”, privandoci di tutte quelli infrastrutture, inesistenti in un paese che vuole dirsi “civile”, di cui mi sento derubato, dico di pensare a governare e fare quelle opere di loro competenza.
    ciao piero

  4. Caro Samuele,
    d’accordo su tutto.
    Però io la Turandot di Ronconi l’ho vista. Hai ragione, sarebbe stata una buona occasione per dimostrare che si può fare teatro anche con niente. Invece lo spettacolo dimostra solo che questi “artisti” sono capaci solo di mostrare grandi apparati vuoti di senso. Turandot non è “nuda”, è desolante. Che questo accada nella città in cui è nato il teatro di narrazione fa veramente arrabbiare.
    W Peter Brook

  5. Io la vedrò mercoledì, se recupero un biglietto last minutes. Vedremo…

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