Archivio per agosto 2007

Come medico, come cittadino e come paziente.   16 comments

Ieri sera ho dunque visto Sicko di Michael Moore. Ammetto di essermi emozionato come da tempo non mi capitava in una sala cinematografica. Moore è un ragazzone buono, un utopista, ironico e sta dalla parte giusta. Forse l’unica cosa non eccezionale sono stati il doppiaggio e certe riprese iniziali che ricordavano il detestato Lars Von Trier… ma poco importa. Il film è straordinario.

Non scrivo nulla sul film (che invito chiaramente di vedere), nulla sullo strazio della sanità americana e sulle colpe di tale bruttura: da Nixon a Reagan da Bush padre e figlio a Hillary Clinton, dai medici che operano nella assicurazioni a queste mostruose multinazionali della vita e della morte.

Preferisco constatare che il nostro sistema sanitario è, al di là di tutte le critiche che possiamo muovere e ad un certo rincoglionimento della Turco, al secondo posto nella classifica mondiale dopo la Francia. E che si dovrà lottare affinché non si operino su di esso azioni come quelle della Moratti rispetto alle scuole. Dunque attenzione a gridare alla malasanità.

Infine vorrei citare quello che per me è stato il fulcro del film ed è la frase di un medico primario francese intervistato da Moore nel film e che è il titolo di questo post:

"Come medico, come cittadino e come paziente" iniziava a rispondere il pediatra francese alla domanda di Moore. Ecco, se queste tre cose non torneranno insieme anche al di là dell’Oceano, temo che il sistema sanitario dello stato più potente del mondo continuerà a schiacciare i più deboli e umiliare i suoi eroi.

Questa rivoluzione deve partire non dai pazienti  – che sono in condizione di difficoltà – ma da chi opera nel sistema sanitario: dirigenti, medici, infermieri, tecnici. Queste donne e uomini devono riunire quei tre termini citati dal collega francese.

E magari riprendere il mano il moderno giuramento di Ippocrate

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Non è mai troppo presto   8 comments

A chi ha la fortuna o l’opportunità di pranzare a casa o comunque davanti ad una TV, consiglio vivamente un programma di una decina di minuti, su Rai3 alle 13, dal titolo "Non è mai troppo presto".

In questa striscia televisiva alcuni bambini rispondono a domande come "Cos’è una bugia?", "Tu le dici?", "I grandi le dicono?", etc.

E’ molto interessante osservare, più che le risposte dove spesso esce la voce di mamma e papà, le posture, o i gesti improvvisi che li fanno scendere da quegli scomodi scranni e giocare con gli sgabelli. In epoca Corona’s e vallette pronte a scannarsi per una inquadratura vale la pena ammirare un mondo, quello dei bambini.

Quanto c’è da imparare…

Pubblicato agosto 30, 2007 da samuelesiani in Senza categoria

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Europa Europa   7 comments

Sono appena tornato dalla splendida isola di Hvar, in Croazia, e già in Italia mi trovo nel pieno della polemica, l’ennesima, fra guelfi e ghibellini.

"Europa Europa" si attendeva di sentire la Gardini dalla cornetta del telefono quand’era valletta televisiva. Chissà se ora, come deputato, vuole ancora sentire quelle due paroline…

L’Europa arruffa il pelo sui chiari ed evidenti benefici fiscali che lo stato italiano, da mo, garantisce alla chiesa cattolica. E la chiesa frignaccia, sgrana gli occhi e parla di missioni in Kenia e nel terzo mondo e della sua missione educativa (di questo, meglio sarebbe non parlarne dopo i recenti scandali in America).

Eppure è una cosa tanto evidente. E l’Europa, che certo non ama farsi prendere per il naso, smuove il suo commissario alla concorrenza. Favoloso! Il commissario per la concorrenza per la chiesa cattolica! E sì, perché come spiega meravigliosamente Alessandro dal suo blog, ed è bene ricordarlo che

Gli immobili degli enti religiosi sono esentati dall’ICI nel caso in cui siano destinati esclusivamente all’esercizio di attività di culto, cura delle anime, formazione del clero, catechesi, educazione cristiana. (E già questa è una cosa che mi piace poco, ma tant’è.) … se un ente religioso è proprietario di un immobile in cui gestisce una scuola, una palestra, un cinema, una piscina o un albergo (per citare soltanto le fattispecie più comuni), esercitando quindi una vera e propria attività attività commerciale (in concorrenza con le normali imprese), pagherà l’ICI soltanto se in quell’immobile viene svolta esclusivamente l’attività commerciale in questione: gli sarà quindi sufficiente inserire nel fabbricato una piccola cappella (tanto per proporre l’esempio più immediato) per far venir meno il requisito dell’esclusività e godere dell’esenzione integrale dall’imposta.

E dunque… Europa Europa!

Sono tornato…

Pubblicato agosto 29, 2007 da samuelesiani in Senza categoria

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Un po' di vacanza   23 comments

Ci sarebbero tante cose di cui vorrei parlare in questi giorni, ma sento di avere le batterie a terra ed è necessario che mi riposi un poco sia fisicamente sia mentalmente. Non solo non riesco a scrivere, ma nemmeno riesco più di tanto a passare da voi, nei vostri blog. E questo mi dispiace. Per intanto mi appunto le cose su cui vorrei parlare.

Tra un po’ di giorni, però, e per fortuna, riesco a scappare una settimana. Un po’ di riposo, luoghi nuovi da esplorare e nuova aria nei polmoni. Dove? Ditemelo voi. Io qualche foto ve l’ho messa! 

Ve ne parlerò al mio rientro, ma già intuisco che sarà una gran bella vacanza: Biru, io e una coppia di care amiche romane.

In questi giorni, spero di trovare tempo e energie per passare a trovarvi nei vostri blog, quando non chiusi per ferie! Diversamente ci troveremo verso la fine di agosto!

Statemi bene!

 

Pubblicato agosto 11, 2007 da samuelesiani in Senza categoria

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Un po’ di vacanza   23 comments

Ci sarebbero tante cose di cui vorrei parlare in questi giorni, ma sento di avere le batterie a terra ed è necessario che mi riposi un poco sia fisicamente sia mentalmente. Non solo non riesco a scrivere, ma nemmeno riesco più di tanto a passare da voi, nei vostri blog. E questo mi dispiace. Per intanto mi appunto le cose su cui vorrei parlare.

Tra un po’ di giorni, però, e per fortuna, riesco a scappare una settimana. Un po’ di riposo, luoghi nuovi da esplorare e nuova aria nei polmoni. Dove? Ditemelo voi. Io qualche foto ve l’ho messa! 

Ve ne parlerò al mio rientro, ma già intuisco che sarà una gran bella vacanza: Biru, io e una coppia di care amiche romane.

In questi giorni, spero di trovare tempo e energie per passare a trovarvi nei vostri blog, quando non chiusi per ferie! Diversamente ci troveremo verso la fine di agosto!

Statemi bene!

 

Pubblicato agosto 11, 2007 da samuelesiani in il cassetto della credenza

Biografia del prete che piace alla destra   9 comments

Leggo sul blog di Alex_Vr, che ringrazio, un utile articolo tratto da "La Stampa" a firma di Francesco Grignetti che ripropone l’interessante biografia di don Gelmini, il prete tanto amato dalla destra italiana.

Le biografie ufficiali sorvolano su molti fatti della sua vita. Ma, come dice il giornalista, la stampa dell’epoca no, ne mantiene memoria. E’ un articolo piuttosto lungo, ma credo valga la pena leggerlo.

C’è stato un altro don Pierino prima di don Pierino. Un prete che ha sempre sfidato le convenzioni, ma che di guai con la giustizia ne ha avuti tanti, ed è pure finito in carcere un paio di volte. A un certo punto è stato anche sospeso «a divinis», salvo poi essere perdonato da Santa Romana Chiesa.

E’ il don Gelmini che non figura nelle biografie ufficiali. I fatti accadono tra il 1969 e il 1977, quando don Pierino era ancora considerato un «fratello di». Una figura minore che viveva di luce riflessa rispetto al più esuberante padre Eligio, confessore di calciatori, amico di Gianni Rivera, frequentatore di feste, fondatore delle comunità antidroga «Mondo X» e del Telefono Amico.

Anni che furono in salita per don Pierino e che non vengono mai citati nelle pubblicazioni di Comunità Incontro. Per forza. Era il 13 novembre 1969 quando i carabinieri lo arrestarono per la prima volta, nella sua villa all’Infernetto, zona Casal Palocco, alla periferia di Roma. E già all’epoca fece scalpore che questo sacerdote avesse una Jaguar in giardino.

Lui, don Pierino, nella sua autobiografia scrive che lì, nella villa dell’Infernetto, dopo un primissimo incontro-choc con un drogato, tale Alfredo, nel 1963, cominciò a interessarsi agli eroinomani. In tanti bussavano alla sua porta. «Ed è là che, ospitando, ancora senza tempi o criteri precisi, ragazzi che si rivolgono a lui, curando la loro assistenza legale e visitandoli in carcere, mette progressivamente a punto uno stile di vita e delle regole che costituiranno l’ossatura della Comunità Incontro».

All’epoca, Gelmini aveva un certo ruolo nella Curia. Segretario di un cardinale, Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires. Ma aveva scoperto la nuova vocazione. «Rinunciai alla carriera per salire su una corriera di balordi», la sua battuta preferita.

I freddi resoconti di giustizia dicono in verità che fu inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, e truffa. Lo accusarono di avere sfruttato l’incarico di segretario del cardinale per organizzare un’ambigua ditta di import-export con l’America Latina. E restò impigliato in una storia poco chiara legata a una cooperativa edilizia collegata con le Acli che dovrebbe costruire palazzine all’Eur. La cooperativa fallì mentre lui rispondeva della cassa. Il giudice fallimentare fu quasi costretto a spiccare un mandato di cattura.

Don Pierino, che amava farsi chiamare «monsignore», e per questo motivo si era beccato anche una diffida della Curia, sparì dalla circolazione. Si saprà poi che era finito nel cattolicissimo Vietnam del Sud dove era entrato in contatto con l’arcivescovo della cittadina di Hué. Ma la storia finì di nuovo male: sua eminenza Dihn-Thuc, e anche la signora Nhu, vedova del Presidente Diem, lo denunciarono per appropriazione indebita. Ci fecero i titoloni sui giornali: «Chi è il monsignore che raggirò la vedova di Presidente vietnamita».

Dovette rientrare in Italia. Però l’aspettavano al varco. Si legge su un ingiallito ritaglio del Messaggero: «Gli danno quattro anni di carcere, nel luglio del ‘71. Li sconta tutti. Come detenuto, non è esattamente un modello e spesso costringe il direttore a isolarlo per evitare “promiscuità” con gli altri reclusi». Cattiverie.

Fatto sta che le biografie ufficiali sorvolano su questi episodi. Non così i giornali dell’epoca. Anche perché nel 1976, quando queste vicende sembravano ormai morte e sepolte, e don Pierino aveva scontato la sua condanna, nonché trascorso un periodo di purgatorio ecclesiale in Maremma, lo arrestarono di nuovo.

Questa volta finì in carcere assieme al fratello, ad Alessandria, per un giro di presunte bustarelle legate all’importazione clandestina di latte e di burro destinati all’Africa. Si vide poi che era un’accusa infondata. Ma nel frattempo, nessuna testata aveva rinunciato a raccontare le spericolate vite parallele dei due Gelmini. Ci fu anche chi esagerò. Sul conto di padre Eligio, si scrisse che non aveva rinunciato al lusso neppure in cella.

Passata quest’ennesima bufera, comunque, don Pierino tornò all’Infernetto. Sulla Stampa la descrivevano così: «Due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, giardino, piscina e due cani: un pastore maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre: un autista, una cuoca di colore e una cameriera».

Tre anni dopo, nel 1979, sbarcava con un pugno di seguaci, e alcuni tossicodipendenti che stravedevano per lui, ad Amelia, nel cuore di un’Umbria che nel frattempo si è spopolata. Adocchiò un rudere in una valletta che lì chiamavano delle Streghe, e lo ottenne dal Comune in concessione quarantennale. Era un casale diroccato. Diventerà il Mulino Silla, casa-madre di un movimento impetuoso di comunità.

Gli riesce insomma quello che non era riuscito al fratello, che aveva anche lui ottenuto in concessione (dal proprietario, il conte Ludovico Gallarati Scotti, nel 1974) un rudere, il castello di Cozzo Lomellina, e l’aveva trasformato, grazie al lavoro duro di tanti volontari e tossicodipendenti, in uno splendido maniero. Ma ormai la parabola di padre Eligio era discendente. Don Pierino, invece, stava diventando don Pierino.

Pubblicato agosto 7, 2007 da samuelesiani in Senza categoria

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Se Rutelli arruffa il pelo   6 comments

venere di morgantina

Dopo la giornata di ieri, ho bisogno di un post a lieto fine. Eccolo:

Non so se è la fase del "Manifesto dei Coraggiosi" (con le sue alleanze di nuovo conio…), ma tant’è… Francesco Gattina Rutelli (per chi non afferra, guardi qui e questo film), ministro dei Beni Culturali, ha arruffato il pelo nei confronti del Getty Museum di Los Angeles e del MET di New York, che ci restituiranno – si spera – una serie di opere trafugate dall’Italia (compresa la Venere di Morgantina che vedete qui sopra, ma solo dal 2010) ed esposte nel musei americani.

Al di là che detesto Francesco Gattina Rutelli, non posso non ammirare lo sprezzo del pericolo e l’ultimatum gettato agli americani: niente opere rubate restituite all’Italia, niente prestiti per mostre in futuro. E a quanto pare gli americani hanno mollato il tiro. Ora spero che la stessa tattica politica venga adottata anche con gli altri musei e che si arrivi ad una pacifica soluzione come questa.

Quindi, mio malgrado, un piccolo complimento a Gattina. Un ministro di destra le opere se le sarebbe vendute. Ma se Rutelli fosse Ministro degli Esteri, diononvoglia, saprebbe affrontare con la stessa tenacia la delicata Condoleeza Kitten Rice?

Pubblicato agosto 3, 2007 da samuelesiani in Senza categoria

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