Archivio per settembre 2007

A mia sorella   40 comments

Scusate se per una volta scrivo di fatti strettamente personali. Mi ero proposto di non rendere questo blog un diario. Non perché non rispetto chi fa questa scelta, ma solo perché avevo fatto una scelta diversa. Detto questo, vorrei riportarvi la lettera che finalmente ho avuto il coraggio di inviare a mia sorella. Spero che queste parole possano in qualche modo essere motivo di scambio, confronto e magari utili a chi avesse voglia di leggerla.

Cara C,
da molto tempo, ormai, desidero scriverti queste parole. Poi, come spesso capita, si finisce per non farlo a causa di vari motivi, primo di tutti, forse, un’inutile vigliaccheria. A smuovermi, questa volta, in modo deciso, è stata una tua battuta a tavola l’ultima volta che ci siamo trovati da mamma e papà.
È ora necessario che tu sappia alcune cose di me, per due ordini di motivi che adesso cercherò di spiegarti.
Io e Biru non siamo amici. Con lui ho una relazione affettiva che dura ormai da quasi cinque anni con ben quattro di convivenza. Vorrei che cercassi di guardare a questa cosa, con gli stessi occhi di Yari. Yari ha ormai riunito nello stesso “insieme” me, Biru, i gatti, la macchina. Questo è quanto. Un insieme. E vede questo insieme in modo naturale, poiché – in quanto bambino – è puro, libero da pregiudizi e dall’annosa questione della “camera da letto” che tanto fa prudere la morale bigotta e maschilista. A me basta vedere gli occhi sorridenti di Yari che chiede a Biru di fargli fare la ruota tenendolo per i piedi (ops… forse questo non te lo dovevo dire!) per comprendere che Biru potrà essere un buon zio acquisito.
 
Vorrei che capissi che con i bambini si può parlare di tutto, purché nel giusto modo (e a loro comprensibile) e per far sì che essi si fidino completamente degli adulti che li circondano. Parlo per esperienza, C: da molto tempo, frequento la casa di Alessia e Irmo. Lei non ha mai fatto mistero nei confronti del figlio della mia relazione con Biru, e Damiano vede la cosa nel modo più “normale” del mondo. I bambini non hanno pregiudizi; tutto dipende da come i genitori e gli adulti che li circondano li aiutano nella comprensione del mondo.
Vorrei raccontarti un aneddoto: quando Damiano, aveva 7 anni, un giorno è tornato a casa piuttosto pensieroso. A un certo punto, smette di mangiare, guarda sua madre e gli dice:
“Mamma, penso di essere gay.”
E Alessia, in tutta calma: “Perché?”
“Perché oggi a scuola volevo dare un bacio al mio compagno di banco. Lo vedevo bello”.
Alessia lo guarda e gli dice: “Va bene, ma l’altro giorno volevi baciare Valentina! Allora facciamo così: per adesso non farti problemi. Quando sarai più grande capirai meglio queste cose. A me comunque va bene qualsiasi cosa. Sappi solo che le persone si amano di più se sono realmente se stesse e se tu un giorno ti accorgerai di amare un uomo considera che mamma e papà ti ameranno ugualmente e ti staranno più vicino ancora, perché questa società purtroppo alle volte ancora non capisce.” (qualora incontrassi Damiano per strada, puoi tranquillamente chiedergli di questo aneddoto. Te lo riferirebbe all’incirca con le stesse parole).
 
Mi auguro che anche Yari possa trovare da te e da suo padre la stessa accoglienza alla vita.
Ti racconto questo aneddoto per ribadire che i bambini sono terra vergine e tutto dipende da che tipo di semi si piantano.
Con Yari, ho intenzione di rapportarmi in un modo completamente disponibile e trasparente. Voglio che Yari possa sentirsi libero di dirmi tutto, tutto, tutto quello che crede o vuole dirmi. Di potermi svelare i suoi timori, le sue ansie. Di pensare che non lo giudico, ma lo ascolto. Voglio che Yari sia libero. Perché per affrontare questo mondo così pieno di insidie è necessaria una “mente liquida”, capace di scivolare e di sbirciare nelle fessure. E non fermarsi alle apparenze o rimanere imprigionato nei pregiudizi. Non potrò, vista la mia ottusità, aiutare granché Yari nella conoscenza del mondo. E troverà comunque trappole che io non avrò mai affrontato o di cui non so nulla. Ma almeno dove posso, sarà mio dovere fargli evitare almeno i campi minati di cui sono e sarò a conoscenza. E non parlo certo solo di sessualità! Sarebbe una limitazione terribile (quanto alla sua formazione di “adulto in divenire” è anche per questo che ti stresso nel non dargli un’educazione religiosa che, al contrario di aprire, chiude. Sarà in grado da grande di decidere se affidarsi a qualche divinità o se considerarsi parte della natura, come una foglia, il vento, gli animali e la terra che trasporta col suo trattorino. E ad ogni buon conto, non arriverà comunque in ritardo visto che da millenni le religioni sono sempre il solito brodo).
Ma dicevo, perché lui possa rapportarsi con me in un modo completamente disponibile e trasparente devo a mia volta essere disponibile e trasparente. È un vincolo imprescindibile.
Non ti chiedo di affrontare un percorso che tu puoi non aver voglia di seguire. Ma su una cosa sono intransigente: non mi potrete chiedere, neppure tu in qualità di mamma e R in qualità di papà, di essere diverso con mio nipote, di fingere, di parlare a mezze verità.
In futuro, quando potrà aver bisogno di capire meglio o potrà aver bisogno di essere sostenuto da possibili critiche o prese in giro, saprò sostenerlo e stargli vicino. Su ogni fronte. Ma quelle cose saranno comunque irrisorie di fronte a quel palazzo di verità, onestà e amore che col tempo avrà costruito, se saremo in grado, noi adulti, di dargli i giusti mattoni e il giusto cemento.
Di fronte alla verità e alla trasparenza, Yari, ne sono certo, non potrà che farne tesoro.
Questo è il primo e più importante motivo che mi spinge a scriverti.
Il secondo invece è molto più pratico, se vogliamo. Non ti chiedo di sforzarti di considerare Biru tuo cognato. Ma ci tengo a chiederti di tutelarlo qualora mi succedesse qualcosa.
Questo sciocco paese in mano alla Conferenza Episcopale ci ha privati anche di uno straccio di legge sui diritti dei conviventi qual era quello che ci avrebbe garantito il decreto legge dei DICO.
Per questo, se mi succedesse qualcosa vorrei che Biru fosse aiutato e sostenuto e da te riconosciuto come la persona a me più vicina.
Ora ti saluto. Lascia che queste cose prendano il loro spazio in te. Non pretendo nulla, né cambiamenti, né crisi, né discussioni. Meno che mai cose che mi farebbero venire il latte ai ginocchi tipo “capiscimi” (e che palle!).
Io sono io. Mi hai sotto gli occhi. E da sempre. Devi solo guardare. E valutare, nello specifico, se sono o non sono un bravo zio.

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Pubblicato settembre 27, 2007 da samuelesiani in Senza categoria

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Le ragioni dell'aragosta   9 comments

foto di tureturillo

In questa categoria, l’ho detto qualche altra volta, si trattano temi, che si riassumono perfettamente in alcuni strilli che ancora si sentono nei mercati più vivaci delle città:
“Solo cose belleeeee, signoreeeee! Solo cose belleee!”.
 
Ieri sera è stata la volta de “Le ragioni dell’aragosta” di Sabina Guzzanti. Il film si gusta se non ci si informa, se non si leggono critiche impiccione. Ma tranquilli, qui non si dirà nulla sulla trama.
 
Ne “Le ragioni dell’aragosta”, Sabina Guzzanti pare essersi lasciata alle spalle la rabbia e l’amarezza (giuste) di “Viva Zapatero”, per offrire ai suoi spettatori un qualcosa di intimo e direi anche – e credo non a torto – di nuovo. Il film è sicuramente anche un ritorno agli anni di Avanzi, un’epoca ormai conclusa che, per Sabina e gli altri della banda, è stata una straordinaria palestra e che ha lanciato molti di loro. Uno sguardo malinconico avvolge quel ricordo: anni in cui si sono sentiti liberi, come attori, di potersi esprimere completamente e sanno bene che quell’epoca è finita e anche per colpa di chi (aggiungerei: oggi, dopo il Family day e le ingerenze quotidiane della CEI, la caricatura di una pornostar sarebbe ancora possibile?).
Ma il film non è solo questo.
 
È anche un film in cui la tematica sociale è fondamentale (la FIAT partendo dalle aragoste), come è sempre ben forte l’impegno “politico” della sciagurata figlia del senatore di Forza Italia.
Ma in questo film c’è dell’altro e del diverso, dicevo.
Infatti, Sabina e gli altri attori della banda di Avanzi compiono una doppia e nuova operazione: da un lato, pare rompano con i personaggi del passato, con certe macchiette tanto amate quanto di quell’epoca; ma dall’altra è come se rivalutassero con forza il loro essere attori ancora oggi e non personaggi appunto.
È in qualche modo, inoltre, un inno d’amore al mestiere dell’attore. E’ la satira il suo mestiere e non la politica. E sa distinguere molto bene i ruoli, così spesso confusi di "politici comici" e "comici politici".
Ciò non toglie che la satira si nutre della società, che l’attore può, anzi dovrebbe (o non può farne a meno, addirittura, come nel caso della Guzzanti) mantenere una mente critica e gli occhi bene aperti. E aiutare a mantenerli aperti.
 
Ed è infine uno scorcio nel mondo del teatro, dell’organizzazione, dei pasti frugali, della creatività, delle crisi. Un mondo che, per mancanza di coraggio, di fortuna o più propriamente di talento, ho solo avuto il piacere di sfiorare per un attimo.
Brava Sabina!

Pubblicato settembre 25, 2007 da samuelesiani in Senza categoria

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Le ragioni dell’aragosta   9 comments

foto di tureturillo

In questa categoria, l’ho detto qualche altra volta, si trattano temi, che si riassumono perfettamente in alcuni strilli che ancora si sentono nei mercati più vivaci delle città:
“Solo cose belleeeee, signoreeeee! Solo cose belleee!”.
 
Ieri sera è stata la volta de “Le ragioni dell’aragosta” di Sabina Guzzanti. Il film si gusta se non ci si informa, se non si leggono critiche impiccione. Ma tranquilli, qui non si dirà nulla sulla trama.
 
Ne “Le ragioni dell’aragosta”, Sabina Guzzanti pare essersi lasciata alle spalle la rabbia e l’amarezza (giuste) di “Viva Zapatero”, per offrire ai suoi spettatori un qualcosa di intimo e direi anche – e credo non a torto – di nuovo. Il film è sicuramente anche un ritorno agli anni di Avanzi, un’epoca ormai conclusa che, per Sabina e gli altri della banda, è stata una straordinaria palestra e che ha lanciato molti di loro. Uno sguardo malinconico avvolge quel ricordo: anni in cui si sono sentiti liberi, come attori, di potersi esprimere completamente e sanno bene che quell’epoca è finita e anche per colpa di chi (aggiungerei: oggi, dopo il Family day e le ingerenze quotidiane della CEI, la caricatura di una pornostar sarebbe ancora possibile?).
Ma il film non è solo questo.
 
È anche un film in cui la tematica sociale è fondamentale (la FIAT partendo dalle aragoste), come è sempre ben forte l’impegno “politico” della sciagurata figlia del senatore di Forza Italia.
Ma in questo film c’è dell’altro e del diverso, dicevo.
Infatti, Sabina e gli altri attori della banda di Avanzi compiono una doppia e nuova operazione: da un lato, pare rompano con i personaggi del passato, con certe macchiette tanto amate quanto di quell’epoca; ma dall’altra è come se rivalutassero con forza il loro essere attori ancora oggi e non personaggi appunto.
È in qualche modo, inoltre, un inno d’amore al mestiere dell’attore. E’ la satira il suo mestiere e non la politica. E sa distinguere molto bene i ruoli, così spesso confusi di "politici comici" e "comici politici".
Ciò non toglie che la satira si nutre della società, che l’attore può, anzi dovrebbe (o non può farne a meno, addirittura, come nel caso della Guzzanti) mantenere una mente critica e gli occhi bene aperti. E aiutare a mantenerli aperti.
 
Ed è infine uno scorcio nel mondo del teatro, dell’organizzazione, dei pasti frugali, della creatività, delle crisi. Un mondo che, per mancanza di coraggio, di fortuna o più propriamente di talento, ho solo avuto il piacere di sfiorare per un attimo.
Brava Sabina!

Pubblicato settembre 25, 2007 da samuelesiani in cinema arte e roba simile

Facci la grazia   23 comments

E anche ieri, con buona pace del CICAP, San Gennaro ci ha fatto la grazia di liquefare il suo sangue. I TG, in particolare il TG2 ne hanno dato notizia in modo totalmente acritico, abbozzando al massimo un "secondo i fedeli è simbolo di buon auspicio", ma senza minimamente partire da una elementare osservazione: vale a dire che il sangue (e non solo quello di San Gennaro; molti ve ne sono in Italia: di San Lorenzo in provincia di Frosinone, di San Pantaleone a Ravello nella costiera amalfitana, etc.) quasi certamente – dico quasi perché la chiesa non ne ha mai permesso un’analisi chimico/fisica – sia una sostanza tissotropica (come il ketchup) in grado di cambiare consistenza con il movimento e che forse fu lo scherzo (o l’astuzia) di un qualche antico artista/artigiano che scopriva queste potenzialità mentre realizzava un colore. Poco importa ai TG e forse a molti, che secondo il CICAP la zona di maggiore sviluppo di tali "miracoli" è il napoletano, né che probabilmente in quel sangue c’è del cloruro ferrico, facilmente reperibile, appunto, nelle montagne vulcaniche, qual è appunto il Vesuvio.

Di tutta questa farsa, ciò che mi chiedo è per quanto tempo ancora, la nostra specie (che è all’infanzia, secondo Hitchens) avrà bisogno di affidarsi ai miracoli, ai santi e alle parole di un buffo vecchietto vestito in ermellino e scarpe rosse per superare la paura della morte (Freud). Di fronte a tutti questi elementi tribali come le processioni, le reliquie, i cilici, etc. è necessario un nuovo illuminismo. Ma intanto ci si deve domandare chi ci ha costretti a punti tanto bassi di raziocinio?

La Chiesa ha sempre mal tollerato i fenomeni come le sacre rappresentazioni o le liquefazioni del sangue, appunto, ma nulla ha fatto per fermarle. Basterebbero analisi certe sul composto? Non credo. Del resto già sappiamo scientificamente che la sindone è un falso, un cattivo falso, che il saio di San Francesco è un falso e così via. E allora è necessario andare oltre.

Ma se andiamo indietro negli anni, cosa notiamo? Che i miracoli certificati dalla chiesa o le apparizioni o le lacrimazioni di statue, etc. hanno segnato periodi politicamente difficili (il 1948, 1953, 1995 sono solo alcuni esempi). 

Notiamo che nel 1950, per la prima volta in piazza San Pietro, veniva proclamata santa Maria Goretti. Perché? Per dare un segnale culturale forte e chiaro al popolo elevando la verginità (solo femminile) agli onori e stimolare ineluttabilmente uno stato molle in mano alla DC a mantenere leggi come il delitto d’onore (fino al 1981!) e lo stupro inteso come violenza morale e non contro la persona (fino agli anni ’70)Lo stato ha permesso su questa scia maschilista di tradizione fascista e cattolica che i violentatori non venissero condannati se questi sposavano la vittima della loro violenza!

Sono passati molti anni. Ma non poi così tanti. E ancora oggi dobbiamo ringraziare Franca Viola, le femministe e le battaglie dei radicali. Ma l’evoluzione di una cultura è un processo lungo e deve avere l’appoggio del suo stato. Cosa che ancora non ha.

E allora teniamo alta la guardia. Teniamo fuori dalla politica le religioni. Tutte. E’ l’unico modo possibile per evolversi.   

Per affrofondire, i miei consigli sono:

Dio non è grande, di C. Hitchens;

Spiegare i miracoli, di M. Magnani;

Sulla verità, moralità ed utilità della religione, di Richard Dawkins e Sam Harris (su consiglio dell’amico Carmelo);

Trattato Di Ateologia, di Michel Onfray, consigliato dall’amico Finazio.

Trasmissione TV, La storia proibita, de La7 del 18 settembre 2007;

Documentario BBC "Root of all evil – The god delusion" a cura di Richard Dawkins.

Pubblicato anche su TSplus.

Gonfiando i muscoli   18 comments

In

Immagine di Annalaura Cantone

In questi mesi assistiamo – e direi, nel mio caso, anche con un certo fastidio – a vari bracci di ferro: quello degli Stati Uniti contro Russia e ancora gli Stati Uniti contro l’Iran di Ahmadinejad. E’ su quest’ultima situazione che vorrei spendere due parole, oltre alla considerazione che il mondo è governato da pazzi, manovrati da varie lobby, perché questo lo sappiamo. 

Sono profondamente contrario alla politica di Bush, ma è evidente che Ahmadinejad non è meno pericoloso e certo non arriva da un collegio di fanciulle, visto che continuano le esecuzioni capitali nel paese di presunti criminali (o oppositori politici? o liberi pensatori? o musulmani non strafissati?). Eppure c’è sempre una nota stonata in tutto ciò: come se l’uno non potesse vivere senza l’altro, il nemico.

Intanto, il ministro francese, il socialista ripudiato Bernard Kouchner, del neo governo di Sarkozy dichiaratamente filo americano (ma lo era, nascostamente, anche quello di Chirac, vedi alla voce Alliance Base) avvisa che il mondo deve prepararsi ad un possibile attacco all’Iran che sta furbescamente arrichendo uranio (come tutte le altre nazioni, più o meno pericolose, più o meno filo americane). 

Intanto, un po’ di soldati faranno ritorno dell’Iraq, forse solo per prendere fiato.

Eppure mi piacerebbe sapere, avere la possibilità di cacciare il naso negli angoli più oscuri della cronaca, e vedere se in quegli impianti nucleari iraniani non ci sia per caso un po’ di sana tecnologia americana o francese o italiana (in Iraq, del resto erano state sequestrate ai guerriglieri centinaia di italianissime pistole Beretta!).

Purtroppo il rinculo di tutta questa prova di forza, che non saprei ancora se considerare pericolosa o meno, si sente anche da noi. D’Alema invita al dialogo, ma il tempo del disarmo nucleare dal suolo italiano (Ghedi e Aviano da quel che sappiamo) si fa sempre più lontano, considerato – come si legge nel link – che almeno due di questi paesi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri in Italia…

Pubblicato settembre 17, 2007 da samuelesiani in Senza categoria

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Domani, la Callas   6 comments

Pubblicato settembre 15, 2007 da samuelesiani in Senza categoria

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Il settembre nero del Cremlino   11 comments

foto di Littlelakes

L’11 settembre è una data ormai entrata nella nostra storia. Nel 2001, per la prima volta, l’America veniva colpita nel suo cuore pulsante. Più indietro negli anni, la storia conobbe un altro terribile 11 settembre: il colpo di stato in Cile nel 1973, appoggiato dalla CIA, che vide la morte di Allende, regolarmente eletto, e la salita al potere del dittatore Pinochet. 

Meno celebre, ma non meno inquietante e pieno di ombre è il settembre russo del 1999. Per raccontarne un punto di vista, citerò buona parte di un articolo de La Stampa del 26 novembre 2006 a firma Anna Zafesova dal titolo "L’11 settembre del Cremlino" (le parti nerettate, come al solito, sono mie). Potete anche ascoltare l’intervista rilasciata a Radio Radicale, sullo stesso argomento, dall’autrice. 

"Ecco cosa devi fare per dimostrare che dicevi la verità": la battuta amara è stata fatta da Alexandr Litvinenko poco prima che l’agonia gli togliesse il respiro. Se l’assioma funziona, si riapre una delle tragedie più oscure della nuova Russia, sulla quale Litvinenko ha fatto rivelazioni che, se vere, farebbero vacillare il Cremlino: il "settembre nero" del 1999, quando bombe a Mosca e in altre città provocarono quasi 300 morti e fecero ripartire la guerra in Cecenia. Una tragedia che all’epoca non fece venire troppi brividi al mondo non ancora turbato dal terrorismo islamista. Ma chi ha vissuto quel settembre … ricorda la Mosca depressa dopo il crack del 1998, dove un presidente ormai insano … aveva sostituito cinque premier in un anno. Ogni tre giorni la TV mostrava edifici esplosi nella notte insieme agli inquilini: Mosca, Mosca, Volgodonsk. … Mai prima i russi si erano sentiti così in pericolo. In questo clima di panico è apparso Vladimir Putin, da pochi giorni nominato premier ed "erede" di Eltsin. Ha dato voce al sospetto sussurrato dalla vox populi, "ceceni", ha promesso che stanerà i terroristi "fin nel cesso", ha mandato i carri in Caucaso trasformandosi in pochi giorni da burocrate sconosciuto in eroe nazionale. Ed è su questo 11 settembre ante-litteram che indagava Litvinenko nel suo libro "L’Fsb fa esplodere la Russiache smonta invece la pista cecena per accusare invece i servizi. Dal libro è nato poi un documentario con la testimonianza del latitante Gocijaev, principale indiziato delle stragi, che affermava di aver affittato gli scantinati dei palazzi poi esplosi su richiesta di un amico, un russo legato al Kgb. Gli altri imputati, quasi nessun ceceno, vengono considerati uccisi in operazioni "antiterroristiche" nel Caucaso, salvo due condannati dopo aver confessato e ritrattato. Del resto, nessuno ha mai preso sul serio le denunce di Litvinenko. Anche perché …  la fonte non proveniva da un collegio di fanciulle: ex del Kgb, aveva ricevuto – diceva – l’ordine di uccidere Boris Berezovskij, e invece era passato al suo servizio, facendosi aiutare anche nelle sue indagini sulle stragi. … Ma da uno che da vivo era un personaggio del demi-monde politico e spionistico, da morto diventa … un testimone inconfutabile. Ignorato qualche anno, riporta ora sotto i riflettori il mistero primigenio del fenomeno Putin, quel settembre 1999 che l’ha incoronato zar. Pare che Litvinenko stesse indagando sull’assassinio di Anna Politkovskaja. Tutti gli scheletri nell’armadio di Putin sembrano scalpitare per uscire allo scoperto.

E’ passato un anno da quell’articolo, ma pare che i fantasmi nell’armadio di Putin siano tornati tranquillamente a dormire.         

 

Pubblicato settembre 11, 2007 da samuelesiani in Senza categoria

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