Sui gravi traumi infantili: i disturbi di MPD/DID   20 comments












Sul numero 575 di D – La Repubblica delle Donne uscito sabato 24 novembre scorso si trovano due articoli che trovo estremamente importanti (a firma di Ambra Radaelli e Anne Underwood) e sui quali proporre alcune riflessioni. Si parla ancora di violenze sull’infanzia o, per meglio dire, degli effetti che sull’adulto ha avuto quella violenza.

Vorrei però premettere che quando uso  il termine generico di "violenza" non mi riferisco a – perdonatemi – semplici abusi pedofili compiuti magari da un familiare, ma ad una serie di atti che riguarderebbero maggiormente l’occupazione della dottoressa Inge Genefke di cui ho parlato in un post di qualche tempo fa.

Negli articoli viene affrontato il Disturbo di personalità multipla (MPD, oggi maggiormente noto come Disturbo dissociativo dell’identità, DID, anche inserito nel DSM-IV, pubblicato dall’American Psychiatric Association), un disturbo che – dice lo psichiatra e psicoterapeuta italiano Giovanni Liotti – nasce quasi sempre da un grave trauma infantile, secondo alcuni un incesto ripetuto e violento, spesso dimenticato (o, aggiungerei, affidato ad un altro io). La segretezza e il fatto che il trauma è perpetrato da un genitore in altri contesti affettuoso determina la dissociazione degli stati dell’io (nel secondo articolo si parla di una ex-vittima e dei tipi di abusi – rituali! – di cui è stata vittima da bambina e il lungo percorso terapeutico per riunire i tanti multipli).

Ciò su cui mi interessa maggiormente porre l’attenzione è un’altra indicazione detta dello psichiatra: "In USA alcuni affermano che, oltre ai casi identificati correttamente dall’inizio, anche l’1% dei pazienti diagnosticati schizofrenici siano in realtà affetti da personalità multipla, ma mi sembra eccessivo. I clinici europei sono più affidabili: 50 malati su un milione di persone".

Questo è il punto sul quale vorrei soffermarmi: accettando questo dato – che certo non tiene conto di chi non arriva ad alcuna diagnosi… – è comunque una cifra considerevole. In Italia su 59 milioni e rotti di abitanti che siamo, quasi 3000 persone soffrono di questo disturbo.

Un esercito.

3000 persone che, conseguentemente, sono state di fatto abusate e torturate. Torturate e abusate in tempo di pace… Torturate e abusate nella nostra ridente penisola… Torturate e abusate nelle nostre città e nelle tranquille province, nel silenzio dei media che si soffermano invece, sadicamente, su casi di cronaca come quelli di Garlasco e di Perugia.

Nella mia città, Torino, che supera di poco i 900 mila abitanti, secondo la statistica, almeno 45 persone hanno affidato un passato di orrore, insopportabile da sostenere, ad un altro io, per poter sopravvivere.

Chi sono queste persone? Che cosa hanno vissuto? Chi i loro carnefici?

E soprattutto: cosa stanno facendo ora? Sono ancora vivi?

Annunci

20 risposte a “Sui gravi traumi infantili: i disturbi di MPD/DID

Iscriviti ai commenti con RSS .

  1. La fama si conquista con la solitudine

  2. E dunque? Che tipo di commento é? Almeno hai letto di che post si tratta, prima di metterci la tua pennellata sotto?

  3. Sono vivi e sono dei poveri cristi che cercano di vivere la propria vita. Il problema è che qualche volta i traumi che hanno subito li rendono pericolosi per loro e per gli altri, se non vengono aiutati.

  4. Non mi stupisce il dato. E’ terribile, ma non mi stupisce. Dopo aver letto, ho fatto un veloce ripasso mentale fra le storie che conosco (alcune meglio, altre poco). E non mi stupisce. Ti do un dato immediato a conferma: nel condominio dove abito, c’è uno che definisco “il demente”. Caso sotto la tutela dei servizi sociali. Ritenuto “capace di intendere e volere”. Innocuo. Mi è noto (da fonti certe ma non pubbliche), che ha violentato per anni(anni!!!) la madre, poi morta. E la sorella: Oggi in una casa di accoglienza. La mia tentazione a volte è quella di avvisare i vicini che hanno bambini (e bambine ) piccoli. Mi mette i brividi solo passare sulla stessa scia dove è passato qualche minuto prima.Totale condomini 14. Totale dementi 1. Rinchiusa comunque sta’ la sorella. Lui è libero di andare, girare, farsi i cavoli suoi. La sorella secondo te …quanti io si sarà dovuta costruire per non impazzire? La stanno aiutando…ma dubito riuscirà mai ad avere una vita serena.Di lei siamo in pochissimi a sapere, in questi casi si tutela la privacy come sai. Peccato che si tuteli anche quella di chi è stato l’autore di questo orrore. Poi ti potrei raccontare di un’amica, che ha subito attenzioni da bambina. E che ancora oggi fatica a distinguere un complimento dal fatto di doverlo ricambiare con espressioni d’affetto. Insomma, non ne sono stupita.

  5. Non sono affatto stupito neanche io.
    E’ perfettamente in linea con altre statistiche che ci avvisano che la maggioranza assoluta delle violenze avviene tra le mura domestiche, e restano “in privato”.
    D’altronde, come dice un vecchio proverbio, “i panni sporchi si lavano in famiglia”.

  6. @ simo: purtroppo non tutte le vittime ne escono vive. Molti si suicidano, altri vengono ammazzati (vedi le testimonianze dei sopravvissuti del Belgio, uno dei pochi paesi ad aver ammesso l’esistenza di una rete internazionale e aver intentato un processo, pur con risultati disastrosi).
    @ kittimol77: sarebbe interessante chiedersi se il demente era un mostro “isolato” o no. E molte altre cose. Spero che la sorella riesca a tornare a vivere.
    @ Alex321: vero. Come spesso è vero che molti figli vengono venduti dagli stessi familiari.

  7. I dati ufficiali dicono che il 67% delle violenze denunciate (che sono una minima parte di quelle che realmente accadono) avviene in famiglia.
    In una società che si definisce civile, la famiglia è, quindi, può pericolosa della strada.
    Ci sarebbe molto da riflettere…

  8. @ Franca: la famiglia può essere il luogo dello sviluppo, della crescita libera, della coltivazione dei talenti e dell’individualità. Troppo spesso, e certo tu lo sai meglio di me, si trasforma in luogo di contrizione.

  9. da una parte articoli come questi ci fanno capire la necessità che abbiamo di proiettare le nostre paure sul fantomatico uomo, ci rende cioè più facile rimuovere il pensiero che il pericolo non possa essere facilmente evitato. dall’altra se è vero che episodi di violenze e abusi hanno delle gravi conseguenze a livello psicologico non si deve cadere nell’errore di ridurre il verificarsi di simili episodi a semplici fatti individuali. se un fenomeno è cosi esteso le ragioni si trovano (almeno in parte) altrove, non nella psiche del mostro, ma più probabilmente nella struttura stessa della società che li “produce”

  10. @ Demopazzia: Non sono fatti individuali e i colpevoli spesso non sono frutti marci della società. Casi oggettivi hanno dimostrato l’esistenza di reti criminali internazionali. E noi, come Italia, non ne siamo esenti.
    Articoli come questo mettono in guardia. Perché il pericolo è effettivamente ovunque. Questo non deve portare ad una condizione di “ineluttabilità degli eventi”, quanto, al contrario, dovrebbero alzare la guardia. E dimostrare che dietro un mondo di cartapesta ci sono anche criminali, anche vittime, anche altri che cercano di fermare i primi, anche altri che cercano di recuperare i secondi e anche chi, come me, più umilmente, cerca solo di segnalare. Un saluto.

  11. credo che mi sia rimasto un “nero” nella tastiera. volevo dire “fantomatico uomo nero”. intendevo che articoli come questi sono utili, appunto perchè segnalano una realtà spesso rimossa. mentre la retorica dello straniero (in senso lato ma anche concreto di immigrato), dello sconosciuto, spesso utilizzate nel discorso comune servono solo ad aggravare i problemi ignorandone le vere cause e creandone di altri giustificando ideologie xenofobe o il ritiro dagli spazi pubblici. e sono d’accordo nel non accettare l’ineluttabilità dei fatti, ma meno nel dividere cosi nettamente il mondo in guardie, ladri e vittime. quando mi riferivo alla struttura della società mi riferivo alle radici profonde della violenza maschile sulle donne e sui minori e al fatto che arrestare i singoli criminali può essere si un fatto di giustizia ma difficilmente potrà servire a cambiare lo stato delle cose proprio perchè è un’azione che agisce dopo che il danno è stato fatto. detto questo voglio solo aggiungere che il tuo è un bellissimo articolo, le cose che ho scritto si riferiscono più che altro al modo in cui in generale si trattano certi fenomeni. ho appena finito di vedere anno zero e mi cadono le braccia a pensare che un vignettista sia capace di un’analisi più lucida di tutti i presenti in sala. scusa la logorroicità.
    un saluto

  12. Purtroppo sono realtà che adesso stanno venendo più fuori ma che sono sempre state coperte da omertoso silenzio.

    Ed ovviamente su menti così indifese certi traumi lasciano il segno

    Daniele il Rockpoeta.

  13. @ Demopazzia: evidentemente avevo capito male io il tuo commento. E hai ragione a fare le tue osservazioni. Vorrei solo infine specificare, qui magari mi sono spiegato male io, che non tendo a dividere nettamente il mondo in guardie-ladri-vittime. Anche perché non è detto che una vittima possa a sua volta diventare ladra, o che una guardia faccia più danni che se stesse zitta.
    @ Daniele: purtroppo escono – se escono – i casi isolati e soprattutto quelli che fanno più gola ai media.

  14. Kittimol77 e alex321 hanno ragione. Non stupisce, purtroppo. Anzi, è sicuramente una stima per difetto.
    Stupisce l’indifferenza.
    Lo vedo quotidianamente: ogni volta che si “toccano” nervi scoperti, abissi di dolore e di schifo DENTRO le famiglie, c’è il riflesso condizionato del mettere la testa sotto la sabbia.
    Oltre che inumano, è stupido. E triste.

    Un sorriso con fatica
    Mister X di Comicomix

  15. Già, anche a me stupisce(solo?no,mi crea un vero disagio..)il silenzio di chi sa e non reagisce, non dice, non esprime nei gesti e nelle espressioni ciò che pensa. Mi chiedo perché, chi sa, copra dietro il silenzio del “rispetto per la privacy” crimini come questi. Se la legge stabilisce un possibile recupero del criminale, non capisco perché lo debba fare nel silenzio sulla natura del crimine. E nell’isolamento del criminale. Rendere pubbliche le azioni socialmente inaccettabili, può significare anche consapevolezza della potenzialità criminale del soggetto. Sapere chi è, di cosa è capace, porterebbe a quell’isolamento sociale che è la prima vera prima punizione. La reintegrazione la devi meritare e dimostrare, non te la do a priori. Il problema, da un punto di vista giudiziario, è che le molestie, gli abusi, le violenze fisiche e psicologiche, non sono puniti. Se un molestatore non ammazza la vittima, la legge prevede ad oggi(c’è una legge che fatica ad essere approvata in parlamento) una pena pecuniaria di 500€. Capirai la punizione!Poi al “criminale”(fra virgolette, il crimine gli costa meno che una multa per velocità in autostrada)si procurano una serie di ammortizzatori sociali (un alloggio, un lavoro socialmente utile, un vitalizio minimo, pulizie dell’alloggio pagate dai servizi sociali)che ne fanno in realtà un privilegiato. Questo mi da molto da pensare: nessuna gogna pubblica, praticamente nessuna pena, protezione e tutela della sua privacy, che nessuno sappia. Ecco…mi fa più che pensare..

  16. @ Mister X: le famiglie possono essere dalla parte dei criminali. Ma è giusto notare quanti si sono battuti per le vittime. I genitori di Julie e Melissa (le bambine lasciate morire nel covo di Dutroux con il suo arresto), la sorella di Loubna Benaissa che ha scritto un libro (“In nome di mia sorella”) sulle vicende vissute dalla famiglia con la sparizione e morte di questa, ne sono alcuni esempi.
    @ Kitty: purtroppo molti criminali non arrivano neppure ai processi. Chi viene beccato, come Dutrox, è poi un pesce piccolo. Ripeto: sarebbe utile guardare a collegamenti, a reti internazionali. E tenere sempre al primo posto, nella nostra coscienza, le vittime.

  17. Anche io, come molti esimi sopra, temo che certe statistiche siano “ottimistiche”.
    Non rende onore al nostro paese, anzi.
    Specie il fatto che molti dei carnefici sono sereni e a piede libero.

  18. “Specie il fatto che molti dei carnefici sono sereni e a piede libero.”
    Documentandomi un poco, mi accorgo che questo è un dato di fatto. E il fenomeno è internazionale. Più sono in alto, più hanno coperture.

  19. mi sembra che sul tema dei presunti privilegi per per i criminali si vada un po’ a casaccio con discorsi del tipo “non c’è più la mezza stagione” e mi dispiace perchè un dibattito del genere meriterebbe un po’ più di approfondimento

  20. @ Demopazzia: su ciò a cui mi riferisco, non vado a casaccio: nel caso belga, l’UNICO a finire in carcere è stato Dutroux! Ma aveva legami con ben altre persone.
    C’è un uomo che ha testimoniato di aver avuto rapporti sessuali con una ex vittima (X1) quando lei aveva 12 anni. E’ stato scarcerato. Lo stesso Dutroux è stato arrestato e scarcerato più volte.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: