Morti sul lavoro   7 comments

Vi riporto un articolo scritto su un volantino di Lotta Comunista. E’ chiaramente un punto di vista, che indaga in una precisa direzione, eppure mi trova completamente d’accordo.

"LA CINA A TORINO", così il titolo dell’editoriale della Stampa sulla tragedia che ha colpito giovedì notte i lavoratori della ThyssenKrupp. […] Scrive il giornale della FIAT: "Un’immagine in stridente contrasto con le foto e i filmati relativi all’incidente" che "fanno venire in mente le sequenze sulle fabbriche siderurgiche della Cina". Prosegue: "il fatto  a cui ci ha messo di fronte l’incidente è che anche Torino, una delle patrie d’origine dell’industria europea, può ritrovarsi di colpo assoggettata, nella logica di un’impresa multinazionale, a quello stato di necessità continuo imposto dalla globalizzazione".

Le morti sul lavoro sono una realtà del capitalismo aggiornata quotidianamente sugli organi di stampa. Passano quasi inosservate quando coinvolgono lavoratori nelle miniere dell’Ucraina (ottanta morti nel marzo 2000) o nelle mini-miniere della Cina (6000 morti l’anno). Suscitano maggiore sdegno quando trattasi di "incidenti" che avvengono nell’industria della civile ed avanzata Europa. Le stime del Bureau International Du Travail indicano la mortalità per cause di lavoro essere la prima per valori assoluti: ogni anno nel mondo ci sono 2 milioni e duecentomila morti. In Italia 1302 morti nel corso del 2006 con un incremento del 2,2% sull’anno precedente. Rappresentano il bilancio di una guerra condotta non da due eserciti armati, ma tra chi detiene i mezzi di produzione e tra chi è costretto, per vivere, a vendere la propria forza-lavoro.

Vengono definiti "incidenti" come fossero eventi inattesi; talvolta li si chiama "infortuni" quasi a volerne sottolineare la casualità. Invece non c’è nulla di più "determinato" degli incidenti, dei morti, dei feriti sul fronte del lavoro. Gli investimenti nell’ammodernamento delle aziende, nella messa in sicurezza degli impianti, costano e costano molto; quando non vengono realizzati, rischiano gli operai anche con la vita.

[…] Il livello tecnico scientifico raggiunto oggi dall’umanità crea, potenzialmente, le condizioni affinché le morti sul lavoro e gli infortuni non si verifichino più o meglio diventino davvero in senso letterale "infortuni". Ma il modo di produzione capitalistico basato sulla logica e sulla ricerca del massimo profitto (l’utile della ThyssenKrupp è cresciuto del 27% nel 2007) non potrà mai essere il motore di questo progresso.

un pensiero al quinto operaio della ThyssenKrupp, morto ieri. 

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Pubblicato dicembre 17, 2007 da samuelesiani in Senza categoria

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7 risposte a “Morti sul lavoro

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  1. A me quello che non piace è che si facciano figli e figliastri.
    Muore un soldato in Afghanistan ed è un eroe di cui si parla per giorni.
    Muore un albanese sui ponteggi e non se lo fila nessuno

  2. Vero. Come non mi piace molto che si ergano a simboli gli operai della ThyssenKrupp. Ne sono morti già altri da quel giorno. Si pensi piuttosto a garantire una pensione alle vedove.

  3. concordo
    ciaomarina

  4. Come non essere d’accordo.

  5. Non posso che associarmi…..

  6. Intanto i morti sono 6 e non è giusto.

    Daniele il Rockpoeta

  7. Ieri altri cinque operai morti… la strage continua.

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