Archivio per settembre 2008

Su, su, metti una firma!   4 comments

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Pubblicato settembre 30, 2008 da samuelesiani in Senza categoria

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Il caso Orlandi e un esempio di cattivo giornalismo   2 comments

Ultimamente ho avuto uno screzio all’interno dei commenti ad un articolo di Giornalettismo. Al di là della questione, sollevavo il fatto che spesso in quella rivista, a voler essere anticonformisti a tutti i costi, si rischia di essere perniciosi.
E citavo l’articolo “Debunking Emanuela Orlandi”, a firma di Dario Ferri.
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Come saprete, nell’estate, si è riaperto il caso che riguarda la ragazza cittadina vaticana scomparsa nel 1983, a seguito della testimonianza di Sabrina Minardi, amante di Renato De Pesis, elemento della banda della Magliana (potete trovare una raccolta delle ultime notizie sul mio secondo blog).
L’autore dell’articolo su Giornalettismo, nella parte riguardante quanto è trapelato alla stampa della testimonianza della Minardi, solleva dei dubbi e si chiede: perché parla proprio ora?
Ecco quando intendo che un pezzo può diventare pernicioso.
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È legittimo, per carità, sollevare dei dubbi, ma è più importante l’accertamento della verità. L’autore non si rende conto, probabilmente, che né la magistratura né gli investigatori resteranno influenzati dalle sue parole su Giornalettismo, ma comunque una parte di lettori – e Giornalettismo ne ha molti di lettori (una piccola parte di quello che si chiama “opinione pubblica”, quindi) – non daranno credito alle parole della Minardi e a maggior ragione in quanto ex-cocainomane ed ex-molte cose, perché si chiederanno e si concentreranno sul “come mai solo ora”?
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Quello che mi aspetto da una rivista che vuole essere decisa e seria (e nelle intenzioni lo è di certo) è che non si fermi all’anticonformismo a tutti i costi, alla speciosità, all’allusione.
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Mi spiego meglio: a fronte di quanto detto dalla Minardi si è venuti a conoscenza di un sotterraneo dove la donna sostiene che Emanuela Orlandi sia stata tenuta nascosta (tanto per assonanza, leggete quanto a sotterranei, qui e qui). Si viene anche a conoscenza, e sempre per bocca della Minardi, dell’esistenza di una macchina abbandonata in un parcheggio che sarebbe l’auto con la quale è stata portata via. Sia il sotterraneo, sia l’auto esistono e sono dove la Minardi indica.
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Perché la Minardi parla solo ora, ci possono essere milioni di motivi. E non mi interessa al momento. 
Prima mi interessano altre cose:
1)      i sotterranei sono stati esaminati? Sono state rinvenute tracce che rimandano alla prigionia della Orlandi (o di altre ragazze…)?
2)      La macchina è stata esaminata? Con quali risultati?
3)      Come mai tutta la stampa in blocco ha smesso di parlare di queste due cose e la vicenda è precipitata nuovamente nell’oblio?
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Questo silenzio fa pensare a due cose: o si è messo un bavaglio o ci sono indagini in corso. Ma nessuno al momento ha smentito sulla stampa la Minardi.
Credo sinceramente che, fare un giornalismo corretto e indirizzato alla ricerca della verità, debba in primo luogo farsi quelle domande.
Rispondendo, possiamo capire se la Minardi è affidabile o meno, ma, soprattutto, avvicinarci alle sorti di Emanuela, ragazzina di 15 anni, forse tenuta in vita per alcuni mesi dopo la sparizione, e di cui non si sa più nulla da venticinque anni.
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L’articolo di Ferri, invece, mescola e unisce fonti e ipotesi (ad esempio fonti come gli atti ufficiali del giudice Rando a ipotesi, magari anche interessanti, ma ipotesi, come quelle raccolte nel libro di Parisi e Lupacchini), non uscendo purtroppo per nulla da quel gran caos che è stato, ed è ancora oggi, il caso Orlandi. Anzi rilanciandolo.
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Ancora oggi, Emanuela non è stata aiutata.
 
A tutti quelli che non sono tornati.
A tutti quelli che sono tornati.

Diritti in piazza   3 comments

Domani, sabato 27, tutti in piazza con la CGIL contro le scelte del governo. Qui, tutte le iniziative regione per regione.

E buon weekend a tutti.

Pubblicato settembre 26, 2008 da samuelesiani in Senza categoria

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La testimonianza di Regina Louf – ultima parte   2 comments

betbele sacchi di sabbia

La straordinaria foto è della mia amica Betbele

Eccoci dunque all’ultimo post sulla storia di Regina. Comprendo quanto la tematica sia molto difficile, ma spero siate arrivati fino a qui.
E vorrei concludere con alcune speranze.
Spero che, quando sentirete parlare di pedo-pornografia, prima di scagliarsi sui fruitori di questo squallido materiale, ci si chieda chi sono le piccole vittime che vi si trovano filmate. Da dove arrivano e che fine fanno.
Spero, alla luce della testimonianza di Regina (e non solo, ma qui mi sono limitato a lei), che si comprenda che esistono abusi che vanno ben oltre l’ambito familiare o l’idea del pedofilo come "predatore solitario" (in quest’ottica a cosa serve strillare alla castrazione chimica?).
Spero che si creda che le organizzazioni pedofile esistono non solo in paesi lontani come la Thailandia, terra di turismo sessuale. Perché le organizzazioni di piccoli schiavi esistono. Anche nella nostra ricca e civile Europa, anche nel nostro paese.
In modo silenzioso, continuano ad esistere sotto ai nostri occhi veri e propri campi di concentramento, vere e proprie vittime di campi di concentramento.
E spero inoltre che queste poche parole sulla storia Regina possano essere sufficienti per instillare il dubbio che forse questi tipi di abusi non hanno a che fare solo con le perversioni sessuali.
 
Del resto è una constatazioni che anche in Italia esistono, oggi!, in tempo di pace, migliaia di persone affette da DID, disturbo delle personalità multiple, che sopraggiunge in casi di sistematici abusi sessuali che sconfinano nella tortura, proprio quella tortura che non è contemplata nella nostra legislatura.
 
Così, come credo all’Olocausto e all’orrore del nazismo, alla violenza dell’uomo sull’uomo, alle torture che avvengono nei territori di guerra e nelle prigioni, allo stesso modo credo alla storia di orrore narrata da Regina e dalle altre ex-vittime.
Spero davvero di non essere solo. Spero davvero di non lasciarla sola.
Di non lasciarli soli.
 
«Voglio continuare a battermi. Devo avere una via di scampo. Ogni giorno è un nuovo inizio. Ogni minuto in cui compare un sorriso sul mio viso è un minuto che non potranno più sottrarmi. Ogni carezza che riscalda un po’ il mio corpo è un passo nella giusta direzione. Io non sono pazza. Sono semplicemente una ragazzina che è stata chiusa troppo presto nel corpo di una donna. Sogno ancora castelli incantati, cavalieri, principesse e fate. Lasciatemi essere ancora un po’ bambina, lasciatemi errare nella mia immaginazione di bambina. Questa cosa mi è mancata così tanto.
Vago, ascoltando il rumore della strada, lontana dalla mia piccola casa dove sono al sicuro. Approfitto del sole che mi scalda il collo. E sogno.»
Regina Louf

La testimonianza di Regina Louf – parte VI   3 comments

Mettendo da parte, adesso, questi interrogativi – perché non è tanto del processo e del conseguente insabbiamento che mi interesso – è importante segnalare che almeno in Belgio e grazie al coraggio di persone come Regina Louf, il poliziotto De Baets e la sua squadra, il giudice Connerotte, etc. si è cercato di trovare la verità su queste reti criminali, anche se con il risultato di limitare il processo solo al pesce più piccolo, in questo caso Dutroux (nel caso americano detto “Conspiracy of silence” si parla anche lì di abusi su giovani vittime, potenti abusatori, riti satanici, ricatti, violenze sessuali, etc. Stesse cose raccontate dai testimoni X dall’altro capo del mondo. E anche negli Stati Uniti a finire in carcere è stato il pesce più piccolo).
Quando poi, nel 2004 (quattro anni fa, non mille!), è stato avviato il processo “Dutroux, Nihoul e consorti”, l’avvocato di Regina Louf, Patricia van der Smissen, ha segnalato come erano ricominciati gli attacchi e le stupide attenzioni dei media verso la sua cliente. E ha sottolineato come il caso della sua cliente fosse di fatto aperto e come si attendesse che la Giustizia finalmente verificasse quanto denunciato da Regina. Vi consiglio di leggere il testo del comunicato, se volete vi posso girare una traduzione privatamente.
 
Con questi post, a cui ne seguirà un ultimo, conclusivo, spero di aver portato all’attenzione dei miei amici blogger questi strazianti informazioni, riguardanti persone in carne ed ossa e centinaia di bambini sotto i nostri occhi. E ribadire quanto scritto nei commenti al post precedente dall’Associazione Italiana Scientifica e Giuridica contro gli Abusi Fisici-Mentali-Tecnologici:
Lo sapete che cose analoghe ma anche peggiori e ben documentate – con dati e fotografie inoppugnabili – avvenivano (e avvengono? domanda retorica) anche in Italia in luoghi perfettamente “civili”? E chi ne è “vicino” non “ne sa niente”?
http://www.aisjca-mft.org/aiutoinfanzia.htm  qui c’è tanto ma il dossier non pubblicato è molto più ampio.”

La testimonianza di Regina Louf – parte V   8 comments

Mi chiedevo prima, perché ci si è tanto preoccupati di schierarsi pro o contro Regina e non si è piuttosto cercato di verificare quanto da lei detto? Perché delle tante perquisizioni che potevano e dovevano essere fatte, ne sono state fatte solo alcune a casa della stessa Regina per verificare che non avesse ottenuto informazioni sui vecchi casi di cui parlava da – che so? – giornali dell’epoca o altro? Perché?
Perché l’onesto giudice Connerotte è stato tolto dall’indagine solo per essersi trovato nella sala in cui si festeggiava con una spaghettata il recupero delle due bambine dalla cella di Dutroux? Del resto, il giudice non aveva neanche avvicinato le due bambine, né parlato con la famiglia pur presente alla spaghettata. La sua oggettività era stata rispettata (per altro, non possiamo dimenticare che Dutroux è colpevole, mentre le due bambine le vittime!).
Perché a casa di Dutroux è stato mandato una prima volta un graduato della polizia totalmente incompetente come Rene Michaux che non si è neppure accorto che Dutroux teneva segregate in cantina due bambine, Julie e Melissa (che moriranno di fame e di sete, durante il primo arresto di Dutroux!), nonostante in cantina ci fossero oggetti che dovevano far necessariamente pensare ad abusi sessuali?
Perché le telecamere che tenevano sotto controllo la casa di Dutroux non hanno funzionato quando questi portava a casa delle bambine rapite? Domanda che potrebbe funzionare bene anche per tanti casi di misteri italiani (ad esempio anche nel caso di Emanuela Orlandi: neanche lì le telecamere del Senato che avrebbero potuto aiutare a capire che fine aveva fatto, avevano funzionato).
Perché non si è voluto vedere che Dutroux, Nihoul, il Tony di Regina erano tutti in qualche modo collegati fra loro, anche direttamente o tramite affari?
Perché nessuno risponde da oltre dieci anni a queste domande? Perché il dossier di Regina come lei stessa sostiene in una intervista del 2002, gira di Procura in Procura e non si riaprono le indagini collegate alla sua testimonianza???

La testimonianza di Regina Louf – parte IV   5 comments

Avviso ai lettori: il post che segue è piuttosto duro. Vi chiedo di fare comunque lo sforzo di leggerlo, anche se comprendo che possa essere traumatizzante. Eppure è capitato e capita ancora oggi.
 
La storia di Regina non è solo quella di un comune – permettetemi questo aggettivo – abuso in ambito familiare. La sua storia è infatti iscrivibile in un ambito ben più complesso dove soldi, potere, armi e ricatti si mescolano con gli abusi sessuali. Regina parla in modo chiaro di ricatti, per esempio, dove gli incontri di ragazzine (uso volutamente il plurale: Regina racconta di molte, moltissime vittime) vendute a politici, a imprenditori, a uomini appartenenti al mondo della Giustizia, della Finanza, del potere in genere, venivano puntualmente filmati o fotografati con l’intento di ricattare questi o tenerli buoni in caso di pericolo (sarà anche per questo che contro Regina si è sollevato un tale vespaio? Che qualcuno si sia mosso contro, anche perché ricattabile o ricattato?).
Un ambiente complesso, dicevo, in cui perfino certi abusi estremi legati ad ambienti sado-masochisti, paiono quasi addestramenti militari, volti a aumentare la soglia della sopportazione. Chi ce la faceva andava avanti, gli altri, a detta di Regina, morivano…
Nel libro di Regina, sono anche narrati questi omicidi ed altri. Molte ragazzine, per esempio, venivano usate fino ai quindici, sedici anni e quindi fatte sparire, quando potevano diventare pericolose. Regina ha assistito e in certi casi, sotto minaccia, partecipato ad alcuni di questi assassini: cita Chrissie – il cui corpo è stato trovato dopo anni. Molte delle ferite ricalcano perfettamente quanto descritto da Regina; Cita Veronique – la cui morte è stata attribuita ad un malattia oncologica. I genitori non hanno mai concesso l’autorizzazione alla riesumazione del cadavere per verificare quanto detto da Regina, né citato per diffamazione la donna (comprensibilmente, perché secondo Regina, il padre di Veronique faceva parte dell’organizzazione che ha ucciso la figlia. Sta di fatto che l’atto di morte è stato redatto da due neurologi e non da un oncologo…). E molte altre.
Queste ragazzine sono state inoltre utilizzate per dare alla luce neonati che poi venivano loro sottratti per essere utilizzati in snuff movies (vedi questo articolo del Corriere della Sera, per esempio).
In tutte questo, Tony era sempre presente o c’entrava sempre, secondo Regina. Eppure su di lui non si è praticamente indagato. Micheal Nihoul, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Dutroux, e accusato solamente di spaccio di stupefacenti, l’uomo che si permetteva di sfottere gli investigatori (e allo stesso tempo lanciava minacce neanche tanto velate dicendo, per esempio, “conosco un giudice che amava vestirsi da donna nelle orge che organizzavo…” – si veda la sua autobiografia) è stato rilasciato e già iniziava ad avere permessi nel 2005.
È incredibile vero? Eppure la testimonianza di Regina è stata considerata ritenuta meritevole di essere presa in considerazione dall’equipe di psichiatri che ne ha valutato l’attendibilità. Pur soffrendo di DID, la sindrome delle Personalità Multiple, Regina non è né pazza, né mitomane. La sua testimonianza doveva essere verificata, doveva essere utilizzata ai fini dell’indagine. Del resto, ogni testimonianza deve essere verificata nell’ambito di un’indagine. Senza dimenticare che la stessa presenza della sindrome implicava un passato di abusi sessuali sistematici che praticamente sconfinano nella tortura.