La testimonianza di Regina Louf – parte I   5 comments

Non è la prima volta che parlo, all’interno del mio blog, della testimonianza Regina Louf. Con una serie di post, a cominciare da oggi, vorrei però affrontare la sua storia in modo un poco più preciso e dettagliato, cercando anche di spiegare perché a me, a noi, dovrebbe interessarci Regina. Una storia la sua, che è sì quella della sua vicenda umana legata alla sua infanzia e giovinezza, ma che riguarda centinaia e centinaia di altri bambine e ragazzine (ma anche bambini di sesso maschile) come lei vittime di attivissime organizzazioni internazionali pedofile.
La sua testimonianza, come ho già avuto modo di dire, ricalca – perfino in alcuni particolari precisi – quella di altre ex vittime come l’americana Kathleen Sullivan, Lauren Stratford, ma anche quella di vittime italiane, alcune delle quali si occupa l’Associazione Italiana Scientifica e Giuridica contro gli Abusi Mentali, Fisici e Tecnologici.
Tutte le testimonianze dicono le stesse cose.
 
Per quanto mi riguarda, ho fatto mia la testimonianza di Regina e vi ho creduto.
Ad oggi sto traducendo la sua storia, raccolta nel libro autobiografico tradotto in lingua francese «Silence on tue des enfants!», édition Mol – Factuel édition, 2002 (ma la prima edizione è del 1996 o 1998, non ricordo con esattezza l’anno. Intanto qui le motivazioni dell’editore che l’ha pubblicata.) nella speranza che un giorno possa circolare, aiutare e dare coraggio ad altre ex vittime. O anche solo possa contribuire a far aprire gli occhi su questo orrore, che non si svolge in Africa, con i bambini soldato, ma nell’appartamento di fianco al nostro.
Per quanto riguarda la sua storia e alcuni articoli afferenti (taluni tradotti anche in italiano), qualcosa è presente su “Radical Party, sito affidabile e ufficiale del “Partito Radicale Transnazionale”.
La sua vicenda umana (la loro vicenda umana) è attuale, e racconta di una vera e propria  condizione da campo di concentramento in tempo di pace e sotto gli occhi di tutti: maestri, vicini di casa, professori, medici, etc.
Se volete conoscere la sua storia, che cercherò di raccontare nel modo più semplice e meno pesante possibile, continuate a leggere i post che inserirò nei prossimi giorni.
 
Se volete ascoltarla, intanto, perché Regina è una donna in carne ed ossa, dei nostri tempi e non di mille anni fa, su youtube potete trovare una sua intervista in più parti rilasciata nell’ambito di un documentario della BBC, che ne ha seguito il caso.
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5 risposte a “La testimonianza di Regina Louf – parte I

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  1. Aspetto i tuoi prossimi post…

  2. Grazie Franca. Affidati ai tanti link che indicherò man mano, per verificare e farti un’idea più precisa.

  3. Lauren Stratford?
    La sua storia è stata ampiamente sbugiardata da tempo… E non contenta la tizia, che in realtà si chiamava Laurel Rose Wilson, in seguito si è anche spacciata come Laura Grabowski, sopravvissuta all’Olocausto, unicamente per rastrellare migliaia di dollari in donazioni… Ed è stata sbugiardata anche in questo caso.
    Vedi:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Laurel_Rose_Willson

    Se sono queste le fonti “certe” da cui si parte, c’è proprio da dubitare sui risultati a cui poi si giunge…

    Farfarello

  4. Anche con la testimonianza della Louf, come di altre vittime, si sono sollevate un sacco di persone il cui primo intento è quello di fare le pulci alle vittime, anziché ritenere più concretamente di valutare quanto da loro detto. Tu appartieni a questa categoria?
    La fonte delle critiche a cui mi rimandi sono i coniugi Passantino? Quelli di “Founders of Christian discernment ministry, Answers in Action”?
    Ti riporto dal sito http://www.aisjca-mft.org/testim.htm
    “E’ molto importante segnalare che le terribili vicende di Lauren Stratford Grabowski non iniziarono solo nella sua prima infanzia per risolversi poi in “happy end” nel 1989 con pubblicazioni/denunce di immediato successo. Dal 1998 iniziò invece contro di lei una inqualificabile campagna denigratoria – anzi: talmente molesta e persecutoria da obbligarla a trascorrere i suoi ultimi anni praticamente in clandestinità. Ora , dopo la sua morte (l’8 aprile 2002 a 61 anni: cancro come causa finale, ma dopo anni ed anni di sofferenze per una gravissima malattia autoimmune dovuta con molta probabilità ad “esperimenti nazisti” subìti) posso mettere a disposizione documentazioni anche private (vedine un piccolo esempio più sotto) senza più tema di nuocerle, di provocarle ulteriori sofferenze e/o scatenarle contro ulteriori persecuzioni. (Vedi comunque anche i completi dossier dei principali persecutori – i coniugi Passantino – ).

    Vedi anche i seguenti link:

    http://www.logosresourcepages.org/Occult/lauren.htm

    http://www.watchman.org/occult/satan2.htm

  5. Dal 1996 al 1998 sono stata a lungo in corispondenza con Lauren Grabowski in un Forum dedicato a testimonianze sulla seconda guerra mondiale – nickname di Lauren “child survivor”.
    Nel frattempo aveva avuto un enorme successo editoriale, anche con moltissime traduzioni, un libro autobiografico (?) scritto da un altro “bambino sopravvissuto” ai campi di concentramento polacchi: Binjamin Wilkomirski – titolo nell’edizione italiana: “Frantumi, un’infanzia 1939-1948”.

    Entrambi – Lauren a Binjamin – alla fine della guerra risultarono (?) adottati – e qui si arriva al problema – l’uno da una famiglia svizzera, l’altra da una famiglia americana ma adottata allo scopo di immeterla nel circuito della porno.pedofilia.

    Con l’aiuto di una scrittrice- terapeuta misticheggiante – e di qui nasce un secondo problema di possibile screditamento – Lauren era riuscita a liberarsi dei suoi ricordi-incubo e a scriverne – in Satan Undergroud e in altri libri – anch’essi, seppur non tradotti, di grande successo di diffusione.
    Ma quando nel 1998 dopo che i due ex-bambini si erano incontrati e venivano ampiamente festeggiati, era cominciata contro entrambi una furiosissima CAMPAGNA DENIGRATORIA.
    “Frantumi” venne addirittura PROIBITO e per lungo tempo tolto dal commercio; ma, ben peggio, aveva preso origine una furiosa, feroce campagna PERSECUTORIA PERSONALIZZATA CONTRO ENTRAMBI, oltre alla campagna editoriale PUNITIVA di smascheramento eventuale di un “falso” di fantasia al posto di una testimonianza oggettiva.

    (Simili ingiuriose – e … invidiose – critiche e denigrazioni avevano cercato di colpire anche il film di Benigni “La vita è bella” come se avesse screditato i “veri” ricordi e testimonianze dei “veri” sopravvissuti o dei “verissimi” testimoni. Ma l’ottimismo del film di Benigni – che peraltro non ambientava la trama nel campo di Auschwitz ma in un campo molto più piccolo e più “occidentale” – era persin … inferiore alla realtà dei fatti a cui si era ispirato: una famiglia – mi sembra di Roma – composta da padre, madre ed un bambino più piccolo del piccolo protagonista di Benigni si era SALVATA – tutti e tre (! ) e non solo due come nel film – in un modo analogo a quello raccontato.)

    Rimango a disposizione per altre informazioni e domande.

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