La testimonianza di Regina Louf – parte III   5 comments

Perché l’opinione pubblica si era tanto sconvolta di fronte a quanto trapelava della testimonianza di Regina? Perché molti, anche in buona fede (quelli in mala fede è facile comprenderlo) hanno preferito pensare che fosse pazza, ben sapendo di andare contro il parere di un’equipe di psicologi e psichiatri che invece la considerava traumatizzata ma non folle?
Perché la storia di Regina è incredibile e terrificante.
regina louf - silence on tue des enfantIo non sono una persona particolarmente sensibile, eppure, credetemi, ho fatto fin qui una fatica estrema a tradurre le parole di quel libro, inviato alle stampe per proteggere Regina quando è uscita dall’anonimato. «Silence on tue des enfants» è un libro che raccoglie la sua storia. In esso si trovano anche le strazianti pagine dei rivissuti scritte durante la terapia psicologica, mentre cercava di ricomporre un io frantumato dagli abusi.
Perché di questo si tratta: abusi sessuali.
Abusi che su Regina iniziano in modo sistematico nella casa/pensione della nonna a Knokke, cittadina balneare nel nord del Belgio, frequentata dalla ricca borghesia belga. I genitori di Regina l’hanno lasciato come un pacco postale da quando aveva un anno e mezzo nelle mani di questa terribile donna che era la nonna. Lì vi restava per tutta la settimana lavorativa e nel weekend, talvolta, i genitori tornavano a prenderla.
La nonna, da quando la bambina aveva due, tre anni, l’ha messa a disposizione di pedofili locali e stranieri e l’ha allevata come una piccola prostituta per facoltosi bastardi. Spesso da bambina è stata utilizzata – ricorderà Regina da adulta – per video pedo-pornografici, i cui set erano anche nella casa/pensione della nonna.
A dieci anni, Regina torna definitivamente a Gand presso i genitori. Questi non la accolgono certo per affetto, ma perché alcune voci stavano correndo a Knokke, e la stessa bambina si stava confidando con i genitori di un’amichetta. Era dunque necessario farla sparire.
A Gand, passati due anni, Regina viene affidata ad un certo Tony, amico di famiglia e amante della madre. L’uomo, che possedeva la chiave di casa, abuserà ripetutamente di lei e ne diventerà il magnaccia con il consenso dei genitori e soprattutto della mamma.
Tony ha ammesso questi abusi durante un interrogatorio davanti ai poliziotti in uno dei pochi confronti che sono seguiti alla testimonianza di Regina. Per quanto se ne sappia non ha fatto un solo giorno di carcere, nonostante abbia ammesso di aver avuto rapporti sessuali con una ragazzina di dodici anni.
Molti poliziotti, ricorda Regina, le facevano notare che forse lei stessa lo voleva, che in fondo era consenziente.
Consenziente, una ragazzina di dodici anni. Tony ne aveva all’epoca più di quaranta.
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5 risposte a “La testimonianza di Regina Louf – parte III

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  1. Terribile…

  2. Certe considerazioni (leggasi poliziotti) sono davvero aberranti

    Daniele il Rockpoeta

  3. Sto seguendo questa “tua” storia con attenzione…Ne so pochissimo…Ma il panorama che sta emergendo è davvero angosciante….Come può difendersi un bambino dalla propria famiglia? Davvero angosciante..

  4. Spesso non può difendersi, Kitty.

  5. Pura brutalità bestiale, diversamente non potrei definirla.

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