La testimonianza di Regina Louf – parte VI   3 comments

Mettendo da parte, adesso, questi interrogativi – perché non è tanto del processo e del conseguente insabbiamento che mi interesso – è importante segnalare che almeno in Belgio e grazie al coraggio di persone come Regina Louf, il poliziotto De Baets e la sua squadra, il giudice Connerotte, etc. si è cercato di trovare la verità su queste reti criminali, anche se con il risultato di limitare il processo solo al pesce più piccolo, in questo caso Dutroux (nel caso americano detto “Conspiracy of silence” si parla anche lì di abusi su giovani vittime, potenti abusatori, riti satanici, ricatti, violenze sessuali, etc. Stesse cose raccontate dai testimoni X dall’altro capo del mondo. E anche negli Stati Uniti a finire in carcere è stato il pesce più piccolo).
Quando poi, nel 2004 (quattro anni fa, non mille!), è stato avviato il processo “Dutroux, Nihoul e consorti”, l’avvocato di Regina Louf, Patricia van der Smissen, ha segnalato come erano ricominciati gli attacchi e le stupide attenzioni dei media verso la sua cliente. E ha sottolineato come il caso della sua cliente fosse di fatto aperto e come si attendesse che la Giustizia finalmente verificasse quanto denunciato da Regina. Vi consiglio di leggere il testo del comunicato, se volete vi posso girare una traduzione privatamente.
 
Con questi post, a cui ne seguirà un ultimo, conclusivo, spero di aver portato all’attenzione dei miei amici blogger questi strazianti informazioni, riguardanti persone in carne ed ossa e centinaia di bambini sotto i nostri occhi. E ribadire quanto scritto nei commenti al post precedente dall’Associazione Italiana Scientifica e Giuridica contro gli Abusi Fisici-Mentali-Tecnologici:
Lo sapete che cose analoghe ma anche peggiori e ben documentate – con dati e fotografie inoppugnabili – avvenivano (e avvengono? domanda retorica) anche in Italia in luoghi perfettamente “civili”? E chi ne è “vicino” non “ne sa niente”?
http://www.aisjca-mft.org/aiutoinfanzia.htm  qui c’è tanto ma il dossier non pubblicato è molto più ampio.”
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3 risposte a “La testimonianza di Regina Louf – parte VI

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  1. Il problema è che certi atteggiamenti omertosi tipici del sud d’Italia, riguardanti fatti di cronaca o illeciti compiuti da persone altolocate ed influenti, vengono continuamente messi in pratica anche nei paesi nordici, sono scheletri che bussano nei loro sgabuzzini e non trovano risposta.
    Ricordo quando una volta toccai l’argomento con mio cugino olandese, volle immediatamente chiudere la conversazione, la scusante era che ne sentivano parlare fin troppo dalle loro parti. Se anche la gente comune, che è testimone dei fatti, finisce per evitare di discutere di determinate tematiche, per presunta ipersensibilità, il problema non potrà mai essere risolto alla radice.
    Brutte testimonianze comunque di un sistema di controllo sociale che non mi sembra fornire sufficiente protezione ai più deboli, pieno di falle e porte aperte di proposito.

  2. Certi “comportamenti” non sono solo belgi. Purtroppo anche da noi succedono cose alrettanto terribili.

    Ma parlarne crea disagio e quindi i media ne trattano solo in cronaca per fare scalpore con la notizia ma poi il resto fiinisce lì molto spesso.

    Ciao Sam
    Daniele il Rockpoeta

  3. Bisognerebbe togliere il coperchio e grattare fino in fondo.
    Questo cancro deve essere sconfitto…

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