Archivio per ottobre 2008

Fascisti, infiltrati e Cossiga   10 comments


 

Questi, alcuni brani dell’articolo di Maltese su come – esattamente come è avvenuto nel G8 di Genova, e seguendo come alla lettera le vergognose parole di Cossiga – un gruppo di fascisti si è infiltrato nella manifestazione degli studenti romana di ieri. E di come sia stato ignorato e protetto dalla polizia. E di come insegnanti e studenti abbiano gridato la loro rabbia.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. […] Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. […] Hanno fra i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate.

"Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l’educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C’è un’insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".

Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L’altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito".

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani. […] Duccio, uno studente di fisica: "Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".

Annunci

Delibere popolari a Torino   5 comments

 foto di Yelena Remetin

Con questo post mi rivolgo esclusivamente ai torinese. Se a qualcuno interessa quanto segue, può  contattarmi privatamente su questo indirizzo mail: samuelesiani@splinder.com

Partono infatti le raccolte firme (1500) per due delibere popolari al comune di Torino. La prima è per il RICONOSCIMENTO DI PARI OPPORTUNITA’ PER LE UNIONI CIVILI, ed è stata studiata e presentata al Comune di Torino da varie associazioni radicali della città, tra cui la mia. La seconda raccolta è invece per una delibera popolare che ha per nome ANAGRAFE DEGLI ELETTI, ed è organizzata in tutta italia dai Radicali Italiani. Con questa seconda delibera si chiede alle varie istituzioni dove essa dovesse poi passare piena trasparenza sugli eletti: compensi, presenze, etc. Sto raccogliendo firme tra amici e colleghi, mi troverete anche a qualche banchetto in centro, magari nei fine settimana, ma scrivo in rete, perché chissà che qualcuno non legga e non sia interessato. Entrambe richiedono che i firmatari siano residenti in città.

A presto, allora, sperando che qualcuno legga questa bottiglia nel mare.

PS Se i miei amici blogger conoscono qualcuno a Torino passate parola. Grazie!

Pubblicato ottobre 27, 2008 da samuelesiani in Senza categoria

Taggato con , , ,

Un'atomica durante la Guerra del Golfo?   14 comments

Ancora una volta, Rainews24 si dimostra l’unica emittente (e sito) italiana che si sforza di fare indagini indipendenti e di informare.
Dal 7 ottobre è visibile anche sul suo sito, l’ultima inchiesta di Maurizio Torrealta che ha per titolo «L’accusa del veterano, la terza bomba atomica». In questa inchiesta, il giornalista italiano intervista un veterano americano della prima guerra del Golfo. Il veterano, Jim Brown, sostiene che l’ultimo giorno della guerra è stato sganciato dall’esercito USA un ordigno nucleare di 5 kilotoni tra la città irachena di Basra e il confine con l’Iran. Il veterano sostiene anche che i residui di questa esplosione atomica possano essere celati dietro l’uso di proiettili all’uranio impoverito.
Un possibile riscontro di quanto raccontato dall’ex soldato sta nel rintracciamento da parte di Torrealta sul sito del “Sismological International Center”, delle tracce di un evento sismico, di magnitudo pari 4,2 della scala Richter che corrisponderebbe ad un’esplosione della potenza di 5 kilotoni. Corrisponderebbero inoltre sia la zona, sia il periodo, rispetto al racconto del veterano.
 
Il giornalista fa appello ai colleghi stranieri e alle organizzazioni di controllo del nucleare su questa sconvolgente notizia, che trova un ulteriore drammatico riscontro nell’aumento spropositato di tumori nella zona, come raccontato nel video da un medico del reparto oncologico dell’ospedale di Basra (Avviso: sono anche presenti immagini forti che possono turbare).
 
Rainews24 sembra l’unica emittente televisiva ad avere interesse nell’indagare sui veri orrori della guerra e dopo aver affrontato il tema delle armi al fosforo bianco, delle armi ad energia diretta, dell’uranio impoverito, propone questa inchiesta sull’uso di una terza bomba atomica che, pur con la dovuta prudenza e la necessità di essere verificata, mostrerebbe una realtà assai complessa ed inquietante (senza escludere come certi territori di guerra paiono essere stati luoghi su cui testare nuove armi non convenzionali).
 
Vorrei chiudere con una frase che il veterano Brown dice nell’intervista: L’ organizzazione che ho creato, GULF WATCH Intelligence Networking System, ha provato per molti  anni a raccogliere queste informazioni per farle diventare pubbliche ed impedire che  possa succedere di nuovo, perché ti  posso garantire che se sono riusciti a passarla liscia su questo argomento  nel 91, l‘hanno passata liscia anche nel 2002 e continueranno a passarla liscia, finché  gli verrà permesso di farlo e questo deve finire.”

Pubblicato ottobre 20, 2008 da samuelesiani in Senza categoria

Taggato con , ,

Pa-ra-da, il film   4 comments

A inizio anno scrivevo del clown Miloud e della sua associazione Parada che attraverso il gioco, il teatro e il circo è riuscita a recuperare più di mille bambini delle fogne di Bucarest.

Marco Pontecorvo ha realizzato un film che racconta la sua storia e che in queste settimane è nelle sale italiane. E’ un film doloroso, ma emozionante, vero e il registra riesce a trattare un tema molto impegnativo con garbo e sensibilità. La stessa, probabilmente, con la quale Miloud è riuscito a stanare i "boschettari". Che consiglio vivamente.

Per descrivere il film, vorrei però lasciare la parola ad una ragazza, Selen, che dalle pagine di mymovies scrive una recensione che trovo perfetta. Dopo aver letto le sue parole, non credo di poter aggiungere altro.

Una fisarmonica suona note balcaniche, e la sua voce sale sempre più, sino ad entrare anche nella mente di chi, indifferente, passa sempre oltre senza ascoltare mai ciò che sente. La sua voce è un ponte, un tramite, e parla in lingua universale. Romania, 1992. Una fisarmonica sola, nel buio di una notte senza stelle, nella stazione ferroviaria di Bucarest. Sola, ma circondata da ragazzi che cantano e danzano attorno alle alte fiamme di un falò che li riscalda nel gelo della notte. Ragazzi e bambini abbandonati, fuggiti, sfruttati; violenti come cani feriti e randagi senza una meta, dall’infanzia perduta nella miseria più nera e soffocata dalla droga. Pa-ra-da è la storia vera del giovane clown di strada Miloud Okili, e della sua difficile relazione con loro, soprannominati “ i boschettari”; una storia di sofferenza e rispetto, sorrisi e violenza. Il magico racconto di un gruppo di ragazzini considerati alla stregua di animali, che vince le vertigini e capisce di poter aspirare a molto più della strada, della prostituzione, dei marciapiedi, dei sacchetti di colla e degli angusti tuguri ai quali la società li ha relegati. Miloud riesce ad abbattere lo spesso muro della loro indifferenza solamente scendendo nei condotti di riscaldamento, lì dove vivono sottoterra, e dormendo insieme a loro fra tanfo, sporcizia e rifiuti. Solo camminandoci assieme nel fango della società, rispettandoli come persone e offrendo loro una diversa possibilità di vita e un mestiere, egli conquista totalmente la loro fiducia e il loro amore… Solo dal basso avvengono i cambiamenti, senza retorica o falsi sentimentalismi, bensì in una realtà che a volte è troppo cruda da sopportare, tanto da essere spesso e volentieri ignorata. Lo sa bene il regista Marco Pontecorvo, figlio di Gillo Pontecorvo, grande cineasta degli anni Sessanta, e mostra altresì di aver interiorizzato le parole del padre: «Il cinema deve essere vicino all’uomo, dentro all’uomo, deve parlare dell’uomo e non parlare del nulla: questo è il pericolo.». Come lui, suo figlio cerca la verità umana nuda e cruda, rifiutando stili ed etichette e unendo lo sporco del vivere allo scintillio della vita, che spesso è in una risata unita all’amaro d’una lacrima.

Ho avuto paura   13 comments

«Ho avuto paura.»

Con questa frase ha spiegato il folle gesto alla polizia, il barista di Alessandria che ha ucciso con sei colpi di pistola un camionista che si era appartato in un angolo, per fare i propri bisogni. Il barista aveva frainteso quel nascondersi e pensato che il camionista fosse un malintenzionato.

Ha avuto paura. Per questo gli ha sparato.

Credo che sia utile soffermarsi su questo sentimento della paura, senza speculare sulla tragedia avvenuta nell’alessandrino.

È possibile che la paura qui non c’entri nulla e che, semplicemente, il barista non fosse in sé. Sarebbe allora il caso di chiedersi con quali criteri vengono date le licenze per il porto d’armi. Ma se vogliamo pensare che si tratti anche di paura e fraintendimento e non di un problema psicologico del barista o di un gesto da far-west, allora dobbiamo chiederci obbligatoriamente da dove arriva quella paura che ha portato al fraintendimento.

Da tempo, con un vero e proprio picco con l’ultimo governo Berlusconi, i vari media pare facciano a gara a infondere paura: ieri i babau erano i romeni, poi lo sono stati i rom, oggi i cinesi e, chiaramente da sempre, gli africani. Alcuni media sanno poi arrivare a vere e proprie vette che sfiorano il ridicolo, se queste cose non fossero in sé perniciose.

È il caso di un servizio di oggi del TG di Rai2, rete ormai colonizzata da AN e Lega, in cui si sentivano le seguenti supposizioni assurde e incongruenti, in riferimento al ritrovamento del cadavere di una donna restituito dal mare,: «forse cinese o romena o moldava, quasi certamente un’immigrata clandestina.»

Non comprendo sinceramente su quali basi la squadra del TG2 ritenga per forza che la donna in questione non possa essere una italiana (oppure, se può essere cinese, romena o moldava, perché non lituana, francese o americana?). L’inutile – meglio sarebbe dire, dannoso – commento che non si basa su nessuna indagine o nessun fatto, resta una pura supposizione. Ma che dal mio punto di vista, è un chiaro esempio di come i media lancino costantemente segnali negativi nei confronti di alcune etnie, popolazioni, etc.

Mi chiedo perché, a fronte a tali imprecisioni, non si possa pretendere che i media rispettino la cosiddetta Carta di Roma (una sorta di codice etico contro la xenofobia dei media), in cui si invitano, fra l’altro, i giornalisti ad «adottare termini giuridicamente appropriati», a «evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte» e «comportamenti superficiali e non corretti che possano suscitare allarmi ingiustificati.»

È chiedere troppo il rispetto di queste che appaiono norme di buon senso? Altro che cinese o romena o moldava…

 

In un tessuto sociale imbevuto di diffidenza, quando non di razzismo (ma cosa dice presidente Schifani? Ha preso un colpo di sole? Su quale base scientifica afferma: «Non credo che nel nostro Paese esista il razzismo, non è nel nostro Dna dove ci sono invece accoglienza e solidarietà»), in un paese in cui perfino la Chiesa Cattolica crea divisioni e ferite, nuove politiche sociali rivolte all’apertura, alla solidarietà, all’inserimento dovrebbero essere obbligatorie.

Ma se queste politiche sono oggi impossibili da concepire da questo governo così attento invece alla propaganda, al populismo e a lavorare sulle paure (del resto, è esemplificativa la scelta del leghista Maroni al Ministero degli Interni e di una stanca soubrette alle Pari Opportunità), il compito, per gravoso che sia, spetta a noi, ai singoli, alle Associazioni, anche al Sindacato. A noi il compito di fare cultura in casa propria, poi per strada, nel posto di lavoro, etc. affinché non si scivoli in una cultura di paura e diffidenza verso “l’altro” (ora inteso come rom, poi come romeno, poi come trans, poi come anziano, poi come… poi come… poi come…). 

Perché la paura non si limita a creare divisioni. Troppo spesso picchia e qualche volta uccide.

Pubblicato ottobre 7, 2008 da samuelesiani in Senza categoria

Taggato con

Mariastella e le scuole cattoliche   5 comments

Mentre chi può già scende in piazza per contestare il ministro Mariastella Gelmini e il suo assurdo concetto di scuola (che secondo il grande Leonardo non ha alcuna minima pretesa pedagogica, ma risponde solo alla chiamata di Tremonti: "Di più Mariastella, tagliami di più"), vorrei sottolineare come, in fondo, anche la Gelmini aiuti le scuole private, ovvero la scuola cattolica.

Non in modo volgare come la Moratti, che addirittura voleva escudere la teoria dell’evoluzionismo fino alle superiori per poi fare un veloce dietro-front (meglio se parlo sottovoce, che già Chiara ne ha fin sopra i capelli), o in modo ruffiano come il rubicondo Fioroni (grazie a Franca per il link).

In qualche modo, Mariastella (o qualcun altro per lei, più probabilmente) fa di meglio. Non dà direttamente alla scuola privata: lo fa, togliendo alla scuola pubblica.

Mi spiego meglio: togliendo o limitando il tempo pieno nelle scuole pubbliche, molti genitori, entrambi lavoratori, e che non hanno l’aiuto dei nonni o di altri, saranno costretti a ripiegare verso quelle scuole che possono fornire il tempo pieno: le scuole private, appunto.

Che per il 98% sono gestite da organizzazioni cattoliche.

Complimenti Mariastella, lo stato del Vaticano ne aveva bisogno. E ringrazia. 

Pubblicato ottobre 2, 2008 da samuelesiani in Senza categoria

Taggato con