Archivio per gennaio 2009

Sulla banca del DNA proposta da Maroni   3 comments

Appare ormai evidente che i leghisti al Governo, con in testa il Ministro dell’Interno Maroni, siamo ormai ottenebrati dalle loro fissazioni razziste.
Ma è veramente insopportabile che si parli di strumenti quali la banca del DNA sfruttando un tema drammatico come la sparizione di bambini. Ed è ancor più schifoso se lo si fa mescolando una piaga reale come quella, con il fatto che questi bambini siano utilizzati nell’ambito di traffici di organi, su cui il Ministro non fornisce, per altro, alcun dato concreto (e sarebbe decisamente più importante delle chiacchiere del leghista, visto che si parla di immigrati, ancor più bambini, usati come "pezzi di ricambio". Senza contare che le sue affermazioni sono già state bollate dall’AIDO come "false credenze").
Ma non è con persone come Maroni che si può ragionare. L’interesse suo e dei suoi compagni al Governo è quello di amplificare le paure, raccogliere lo sfogo isterico e razzista dei propri elettori, rendere il nostro paese ancor meno solidale e accogliente.

Di quel che può capitare, e capita, a questi bambini immigrati scomparsi, così come la questione ancor tutta da verificare del traffico di organi, ai nostri amici leghisti al Governo non frega assolutamente nulla. Come nulla serve a loro l’allarme – questo sì, vero – lanciato da un parroco a capo di una comunità di accoglienza quando, nel 2006, ha denunciato la scomparsa di duecento (200!) fanciulli di età compresa tra gli 8 e i 14 anni dal CPT di Vittoria in Sicilia. Inutile ragionare sul fatto che, come lo stesso sacerdote afferma, duecento bambini non possono sparire se non finendo  nelle mani di qualche organizzazione criminale.

Regina Louf e altri testimoni sopravissuti, compresi alcuni italiani, raccontano per quale inferno sono passati nella loro infanzia e danno anche descrizioni di che terribili fini hanno fatto decine e decine di bambini, sotto i loro occhi. Ma non hanno prove e spesso sono passati molti anni…
Ma spesso sarebbe già tanto ascoltare. Allontare le paure generate dai leghisti e con coraggio, con molto coraggio, ascoltare

Diversità culturali (?)   2 comments

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Sto seguendo con interesse e speranza le notizie che arrivano dai primi giorni della presidenza Obama.

Leggo oggi che la prima legge che Obama ha firmato è quella che punisce penalmente un’azienda che discrimini economicamente le lavoratrici di sesso femminile rispetto ai colleghi maschi.

Questo è secondo me il vero modo per giungere alla parità dei sessi. Che ci piaccia o meno, si deve passare da lì: dal soldo. Non serve che le donne si trovino una targhetta in ufficio con scritto “Valgo come te, maschio!”. Serve che la lavoratrice sia pagata come il lavoratore. Che possa fare la stessa carriera.

[Lo stesso discorso è applicabile, se vogliamo, alle unioni civili. Riconoscerle non è dare un patentino con scritto tizio e caio sono compagni e si vogliono bbene. È far sì che se muore Tizio, Caio possa avere la reversibilità della pensione di Tizio. Con un riconoscimento che è in primo luogo economico, voglio vedere io se la coppia è riconosciuta o meno dallo stato.]

Tutto il resto sono simboli, simboletti, crocifissini. Ma servono a poco.

              

Poi guardo all’Italia, a questo nostro paese che assomiglia sempre più ad una vacca sfiancata.

Il nostro Governo, anziché scrivere leggi che vadano nella direzione di una vera parità tra i sessi, come quella appena firmata in America, preferiscono “difendere” le proprie donne, con una appropriata legge sullo stalking, che è un concetto ben diverso da quello sotteso nella legge americana. La nostra legge sullo stalking sarà la degna figlia della cultura maschilista e patriarcale che si rispecchia perfettamente in questo Governo e in gran parte dell’Italia.

Meglio ancora, parrebbe di capire, se il Governo riuscisse nell’impresa di rendere ogni problema sociale – che può essere combattuto con la cultura del rispetto per l’altro, persino con l’educazione sessuale – un problema di ordine pubblico, da risolvere con soldati e denunce (Nota: è chiaro che le donne che subiscono stalking devono essere difese. Ma deve essere questo il primo atto del ministero delle Pari Opportunità per le donne? Sta qui la priorità? Al ministro Carfagna che quando parla di gay utilizza le statistiche verrebbe da chiedere: quante donne subiscono stalking, rispetto a quelle discriminate in vari modi sul lavoro? E parlo di contratti firmati in anticipo, di stipendi diversi, di accessi diversi a ruoli di comando, di impossibilità ad avere figli per paura di subire mobbing o perdere il lavoro).

Ma un Premier che sceglie come Ministro delle Pari Opportunità una valletta un po’ troppo ambiziosa, dà già chiaramente l’idea di quello che sono le donne per lui.

Il Vaticano e la Giornata della Memoria   20 comments

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Mentre ci si appresta a ricordare i 6 milioni di vittime nei campi di concentramento, il Vaticano interpreta a modo suo la Giornata della Memoria.

Si era preparato già da settimane, per esempio tentando di riabilitare il suo Pio XII, attraverso l’avvio del processo di beatificazione (stiamo parlando del papa che non ha mai ufficialmente condannato il nazismo, né fermato le deportazioni di cui era certamente a conoscenza, forse perché troppo impegnato, nel 1941 e quindi nel pieno della IIGM, a dar vita allo IOR).

 

Ma il colpo grosso è di questi giorni, con il gesto del papa Ratzinger di riportare nel seno della sua chiesa il vescovo lefebvriano Richard Williamson, togliendo a lui e ad altri tre prelati, la scomunica.

Niente di male nel togliere una scomunica, se non che, Williamson ha tra le altre cose dichiarato in un’intervista al canale televisivo svedese Svt andata in onda il 24 gennaio, «che le camere a gas non sono mai esistite.» (qui la traduzione dell’intervista).

 

Credo che la Santa Sede stia dando chiari segnali alla Comunità ebraica. Che ovviamente si incazza. Poi, in chiaro Vatican’s style, si invertono i ruoli offeso/offensore, per cui non è più il papa ad aver fatto un gesto schifoso, premiando un negazionista, no, secondo Bagnasco, sono ingiuste le accuse dei rabbini nei confronti del papa!

 

Personalmente, guardo a queste notizie con un certo interesse, perché di fatto la chiesa cattolica si sputtana in Italia e nel mondo, con le sue proprie mani, diventando sempre meno credibile. Pensate che questo gesto ha fatto sussultare, perfino il più baciatonache fra gli atei devoti, che stretto tra i cancelli del Vaticano, l’America dei Bushs e la simpatia per Israele – quella di Sharon, di Olmert, di Livni, quell’Israele armata fino ai denti, ovviamente – ha titolato ieri un editoriale sul suo foglietto che aveva per titolo: «E’ urgente che il Vaticano sconfessi il vescono negazionista»).

 

Che grande papa, questo Pastore Tedesco!

Un ottimo inzio: bravo Obama   6 comments


E’ tempo che smettiamo di politicizzare il tema dell’aborto’. [I vincoli della Mexico City Policy di Reagan] negli ultimi otto anni hanno minato gli sforzi di promuovere una pianificazione famigliare sicura ed efficace nel Paesi in via di sviluppo. Per questo, riteniamo corretto superare questa politica e rilanciare i tentativi di proteggere e rafforzare in modo consapevole le donne’.

Barack Obama, Washington, 24 gennaio 2008

Pubblicato gennaio 24, 2009 da samuelesiani in Senza categoria

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Abusi in un istituto per sordi gestito da religiosi e laici   1 comment

Senza generalizzare, credo sia veramente importante segnalare queste testimonianze di vittime di abusi sessuali (almeno un centinaio, si stima) all’interno di un Istituto veronese per sordi gestito da religiosi e laici, tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta.

Fuor di polemica, a chi dice che le moschee devono essere aperte, credo che debba allargare la proposta ad ogni chiesa, ad ogni istituto religioso e laico e soprattutto ad ogni luogo che ospita bambini, disabili, etc.

Un manifesto di laicità   4 comments

Quando ho letto su Repubblica di oggi, queste parole posate, corrette, lucide, di Roberto Saviano, ho pensato in qualche modo che Roberto avesse scritto un vero Manifesto di Laicità, che racchiudeva il cuore della battaglia di Beppino Englaro. Ve lo riporto per intero:

La rivoluzione di un padre

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Beppino Englaro, il papà di Eluana, sta dando forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Ciò credo debba essere evidente anche per chi non accetta di voler sospendere uno stato vegetativo permanente e ritiene che ogni forma di vita, anche la più inerte, debba essere tutelata. 

 

Mi sono chiesto perché Beppino Englaro, come qualcuno del resto gli aveva suggerito, non avesse ritenuto opportuno risolvere tutto "all’italiana". Molti negli ospedali sussurrano: "Perché farne una battaglia simbolica? La portava in Olanda e tutto si risolveva". Altri ancora consigliavano il solito metodo silenzioso, due carte da cento euro a un’infermiera esperta e tutto si risolveva subito e in silenzio.

Come nel film "Le invasioni barbariche", dove un professore canadese ormai malato terminale e in preda a feroci dolori si raccoglie con amici e familiari in una casa su un lago e grazie al sostegno economico del figlio e a una brava infermiera pratica clandestinamente l’eutanasia.

Mi chiedo perché e con quale spirito accetta tutto questo clamore. Perché non prende esempio da chi silenziosamente emigra alla ricerca della felicità, sempre che le proprie finanze glielo permettano. Alla ricerca di tecniche di fecondazione in Italia proibite o alla ricerca di una fine dignitosa. Con l’amara consapevolezza che oramai non si emigra dall’Italia solo per trovare lavoro, ma anche per nascere e per morire. Nella vicenda Englaro ritornano sotto veste nuova quelle formule lontane e polverose che ci ripetevano all’università durante le lezioni di filosofia.

Il principio kantiano: "Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni divenga universale" si fa carne e sudore. E forse solo in questa circostanza riesci a spiegarti la storia di Socrate e capisci solo ora dopo averla ascoltata migliaia di volte perché ha bevuto la cicuta e non è scappato. Tutto questo ritorna attuale e risulta evidente che quel voler restare, quella via di fuga ignorata, anzi aborrita è molto più di una campagna a favore di una singola morte dignitosa, è una battaglia in difesa della vita di tutti. E per questo Beppino, nonostante il suo dramma privato, ha dovuto subire l’accusa di essere un padre che vuole togliere acqua e cibo alla propria figlia, contro coloro che dileggiano la Suprema Corte e contro chi minaccia sanzioni e ritorsioni per le Regioni che accettino di accogliere la sua causa, nel pieno rispetto di una sentenza della Corte di cassazione. 

 L’unica risposta che ho trovato a questa domanda, la più plausibile, è che la lotta quotidiana di Beppino Englaro non sia solo per Eluana, sua figlia, ma anche e soprattutto in difesa del Diritto, perché è chiaro che la vita del Diritto è diritto alla vita. Beppino Englaro con la sua battaglia sta aprendo una nuova strada, sta dimostrando che in Italia si può e si deve restare utilizzando gli strumenti che la democrazia mette a disposizione. In Italia non esiste nulla di più rivoluzionario della certezza del Diritto. E mi viene in mente che tutelare la certezza dei diritti, la certezza dei crediti, costituirebbe la stangata definitiva all’economia criminale. Se fosse possibile, nella mia terra, rivolgersi a un tribunale per veder riconosciuto, in un tempo congruo, la fondatezza del proprio diritto, non si avvertirebbe certo il bisogno di ricorrere a soluzioni altre. Beppino questo sta dimostrando al Paese. Non sarebbe necessario ricorrere al potere di dissuasione delle organizzazioni criminali, che al Sud hanno il monopolio, illegale, nel fruttuoso business del recupero crediti.

E a lui il merito di aver insegnato a questo Paese che è ancora possibile rivolgersi alle istituzioni e alla magistratura per vedere affermati i propri diritti in un momento di profonda e tangibile sfiducia. E nonostante tutte le traversie burocratiche, è lì a dimostrare che nel diritto deve esistere la possibilità di trovare una soluzione.

Per una volta in Italia la coscienza e il diritto non emigrano. Per una volta non si va via per ottenere qualcosa, o soltanto per chiederla. Per una volta non si cerca altrove di essere ascoltati, qualsiasi cittadino italiano, comunque la pensi non può non considerare Beppino Englaro un uomo che sta restituendo al nostro Paese quella dignità che spesso noi stessi gli togliamo.

 

Uccide più la famiglia della mafia   8 comments

Forse sarà il caso di smetterla di riempirsi la bocca con la parola famiglia come fosse, aprioristicamente, una cosa sacra e la si inizi a guardare per quello che è: un insieme di persone. Persone che spesso nemmeno si scelgono (non solo genitori e figli, ma talvolta nemmeno marito e moglie).
Dove si può crescere, svilupparsi e andare verso il futuro o rimanere schiacciati, schiavi, o peggio morire.

Da rainews24:

Un morto ogni due giorni, oltre 1.300 vittime in sei anni: la famiglia italiana uccide piu’ della mafia, della criminalita’ organizzata straniera e di quella comune.

E quello che dovrebbe essere il luogo piu’ sicuro, la casa, si trasforma invece nel luogo a piu’ elevato rischio, come stanno a dimostrare gli ultimi fatti di sangue avvenuti nelle ultime ore a Foggia, Siena, Campobasso e nelle Marche.

Dai dati degli ultimi due rapporti Eures-Ansa sull’omicidio volontario in Italia – relativi agli anni 2005 e 2006 – emerge una realta’ inequivocabile: un omicidio su tre avviene in ambito familiare.

Pubblicato gennaio 22, 2009 da samuelesiani in Senza categoria

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