Rapporto sull'omofobia in Europa   Leave a comment

Pochi giorni fa, è stato pubblicato dall’Agenzia Europea per i diritti umani, un documento sull’omofobia in Europa.

Il rapporto afferma, fra l’altro, che "l’attuale situazione in Europa rappresenta un problema che mette in risalto come omosessuali e transgender siano oggetto di commenti umilianti, insultanti e atteggiamenti che possono arrivare agli attacchi fisici."

Dunque nessuna buona notizia. Anzi, si legge che l’Italia è ben al di sotto della media europea  e che insieme ad altri paesi (Bulgaria, Estonia, Romania, Polonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Malta, Cipro e Ungheria) "appelli a migliorare i diritti di omosessuali e transegender sono stati accolti da risposte negative da alcuni politici e da rappresentanti di istituzioni o di gruppi religiosi".

Basti pensare all’oscena manifestazione del Family Day, evento sovvenzionato dalla Chiesa Cattolica, nato per contrastare – e ci riuscì – la già debole legge sui Diritti e doveri dei conviventi (Di.Co).

Il rapporto evidenzia inoltre, come viene fatto notare da Rainews24, come atteggiamenti e legislazioni varino di paese in paese e come questo rifletta anche nel modo di guardare al mondo gay.

Nota a questo proposito la mia amica Chiara Lalli, dalle pagine del suo blog:

"Una legge non basterebbe; una legge non è una bacchetta magica. Ma è verosimile pensare che una legge giusta e paritaria avrebbe il potere di mettere in moto un processo verso una società più equa. E il dovere dei governi è anche quello di promuovere una società che garantisca davvero a tutti le stesse possibilità e gli stessi diritti."

Il ministro delle Pari Opportunità, che appena eletta parlava di come i suoi amici (forse i ballerini gay del tempo della filanda in Rai e dei calendari) le riferissero di non subire discriminazioni, e che tolse il patrocinio al Gay Pride, tace di fronte a questo rapporto.

Dal mio punto di vista, è abbastanza chiaro che i paesi più confessionali o dove trionfa la Chiesa cattolica sono i paesi più omofobi. Per quanto riguarda l’Italia, il Vaticano e questo governo col suo ministro da calendario sono corresponsabili di quanto segnala il rapporto sulle discriminazioni in base all’identità di genere e l’orientamento sessuale.

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