I veri nemici dell'Iran democratico   Leave a comment

Pezzullo mio, finito su Notizie Radicali.

Le elezioni dello scorso 12 giugno in Iran hanno mostrato il vero volto del regime, quello repressivo. Quello che non permette obiezioni di sorta.

Eppure, in quei giorni di oppressione, abbiamo anche visto l’Iran democratico, composto da un popolo di donne e giovani, abile nell’uso di internet, che ha risposto con manifestazioni non violente  per la libertà del suo popolo e contro i probabili brogli elettorali che hanno favorito il candidato uscente, Mahmud Ahmadinejad, riconfermando alla presidenza del paese.

Noi stessi, in Occidente, abbiamo seguito con apprensione la battaglia nonviolenta di quel popolo che si riuniva sotto il colore verde, del candidato sconfitto Mousavi. L’onda verde.

Ma sarebbe stata una reale vittoria per la democrazia, per la libertà, per i diritti, quella di Moussavi?

Oggi, quel popolo torna in strada in una contromanifestazione alla festa, questa sì, ufficiale, in occasione del trentesimo anniversario del sequestro degli ostaggi all’ambasciata americana in Iran. E anche questa volta, la situazione è degenerata in arresti e violenze da parte del regime.

Ma ancora mi sono chiesto: è il presidente Mahmud Ahmadinejad l’unico nemico della democrazia in Iran?

Sicuramente lo è, come sicuramente è un nemico di Israele, con le sue folli farneticazioni sull’Olocausto e le continue provocazioni, e dell’intero Occidente. Ma è l’unico responsabile?

Da tempo sostengo che non sia così. E che lui, o un altro, poco cambierebbe. Mahmud Ahmadinejad è l’uomo scelto dalla guida suprema, l’Ayatollah Khamenei, al vertice del sistema costituzionale.

Anche sostituendolo, ne subentrerebbe un altro, purché gradito ai capi religiosi e politici del paese.

Ecco allora che, in quest’ottica, più di tutte le manifestazioni politiche che mirano a colpire il presidente Ahmadinejad, ha potuto destabilizzare il regime, il gesto del giovane studente campione di matematica nel suo paese, che ha pubblicamente criticato l’Ayatollah Khamenei.

Perché il regime degli Ayatollah è il vero cancro dell’Iran e i suoi leader sono la causa dell’oscurantismo, del fondamentalismo religioso che da trent’anni stupra quella che fu una perla di cultura: la Persia.

Il gesto di quel ragazzo che ha osato criticare chi non può essere criticato è oggi il simbolo massimo della Democrazia. Il suo corpo magro, i suoi occhi fieri nascosti dagli occhiali di matematico, sono l’equivalente di Aung San Suu Kyi che sfidò i soldati in Birmania.

È il simbolo di una generazione di ragazzi che non vuole solo ballare, ma parlare. Che non crede agli dei in terra e si pone con spirito critico, scientifico, di fronte alle cose del mondo.

Di quello studente – Mahmoud Vahidnia il suo nome – si dice sia stato arrestato e quindi rilasciato secondo l’agenzia d’informazione in lingua persiana “Alef”. Occorre che l’Occidente, l’Europa, segua quel ragazzo, lo difenda, lo protegga. Con una parola, è il simbolo della democrazia che deve venire. Quella che conosce i veri nemici.

E in questo, abbiamo tutti da imparare.

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Pubblicato novembre 6, 2009 da samuelesiani in Senza categoria

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