Steve McCurry, MIlano, fino al 28 febbraio   5 comments

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Fino al 28 febbraio al Palazzo della Ragione a Milano è in mostra una grande esposizione di Steve Mc Curry. Credo che un po’ tutti conoscano il celebre per il ritratto della bambina afgana, che con curiosità e una sconfinata profondità, troppa per la sua età, si rivolge all’obiettivo. Foto che poi era stata pubblicata sulla copertina del National Geografic.

Tutta la sua opera è straordinariamente intensa. Ciò che esce da ogni suo singolo scatto è il rispetto verso il soggetto, sia esso un bambino, sia esso un vecchio, sia esso un animale. Nelle tante foto da teatri di guerra, non vi è compiacimento del dolore, né esibizione della morte. Nei suoi scatti, la guerra, lo strazio, possono uscire in modo altrettanto forte dallo sguardo di un bambino che pare bucare la fotografia.

Mc Curry fotografa la realtà del mondo con sguardo compassionevole, di chi non si pone a livello più alto, da privilegiato, ma alla pari (qui, altre descrizioni di un blogger).

Tutti queste opere, per lo più ritratti, sono poi restituiti attraverso un uso straordinario e fortissimo del colore, anche questa una cifra stilistica dell’autore.

 

Qualcosa sulla mostra e qui vengono le note negative. L’allestimento ad opera di Peter Bottazzi è vergognoso. Non vi è alcun percorso e ci si deve girare di continuo come trottole in uno spazio evidentemente troppo piccolo per il numero delle opere. Alla fine hai la sensazione, la certezza!, che qualcosa in quel casino ti sarà sfuggito tuo malgrado. Rarissime e generali le didascalie. Molte illuminazione non funzionavano lasciando molte foto al buio (ma come si fa). Dava l’idea di un circo all’ultimo spettacolo…

Ho poi letto in quell’allestimento, il gusto intellettualoide di far sembrare che lo spettatore fosse al pari delle persone ritratte nelle foto: che la signora tipo milanese si confondesse con questa umanità, con le donne in burqa. La mia risposta: ma VAI A CAGARE e fammi fruire degnamente di queste foto.

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5 risposte a “Steve McCurry, MIlano, fino al 28 febbraio

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  1. Beh meno male che le immagini non hanno bisogno di troppe didascalie. Peccato non possa andare a vederla.

    Un saluto,

    Gians

  2. Ti sei permesso di citare il mio pezzo? Beh, e io mi ‘permetto’ di ringraziarti. Non solo: condivido il fatto dei limiti espositivi del palazzo e quanto ai disabili … riconosco di non averci pensato ma tutto si inserisce nella sensazione di una municipalità che utilizza uno spazio storico trovato a disposizione ma non fa nulla e nessun investimento per adeguarlo ai tempi odierni. ciao. claudio.

  3. @ Gians: vero. Ma erano proprio sintetiche le didascalie.

    @ Claudio: un uomo davanti a noi in carrozzina è stato rimandato a casa perché non potevano farlo salire. Mi sono vergognato per loro.

  4. nel 90% dei casi il problema dei vernissage è chi li organizza….

  5. assolutamente. una banda di arricchiti o riccastri che giocano a fare gli artisti sulle arti degli altri.

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