Archivio per dicembre 2010

Una vita tranquilla (e buon 2011)   7 comments


Chiudo questo anno con la visione, un po’ in ritardo, di un film travolgente. Sto parlando di Una vita tranquilla, di Claudio Cupelllini, forse il migliore film prodotto in Italia dal tempo di Gomorra e Il divo e forse il mio film dell’anno (lo so, lo avevo detto anche per Inception. Ma sono cose talmente diverse…).

La pellicola di Cupellini entra sotto la pelle e scende a vari livelli, come vari sono i livelli di lettura: la storia della camorra all’estero, il rito d’iniziazione dei giovani affiliati (che dopo Duisburg assume una luce ancor più sinistra), la storia dell’incontro tra un padre e il figlio abbandonato.
In tutto ciò, tuttavia, ciò che mi ha particolarmente sconvolto è stato piuttosto ciò che si legge fra le righe per tutta la visione del film: una sensazione di prigionia allucinante che mette perfino disagio.
Ciò che trapela così ostinatamente dal film – almeno ai miei occhi, ancor più della fatalità, ancor più dell’ineluttabilità degli eventi – è quella contaminazione che coinvolge i tre protagonisti: la perdita della propria libertà individuale, che pare essere il pegno pagato alla camorra, in cambio di lavoro e soldi.
Una volta affiliati non si può più ragionare con la propria testa, non si può più fuggire, non si può neppure uscirne. Si è ormai parte di un sistema che avvolge, coinvolge, che decide per te e di te per tutta la tua vita. È una moderna schiavitù ancor più subdola di quella dei papponi sulle prostitute. Gomorra non era riuscito nell’intento di farmi sentire in modo così pieno, così reale, questo semplice dato di fatto.
 
A tutti voi, amici e occasionali lettori che passate di qua, non posso fare alcun augurio migliore per il 2011. Di non perdere mai la propria libertà di pensiero, di azione, di scelta. Questo è davvero quanto auguro ad ognuno di noi.Chiudo questo anno con la visione, un po’ in ritardo, di un film travolgente. Sto parlando di Una vita tranquilla, di Claudio Cupelllini, forse il migliore film prodotto in Italia dal tempo di Gomorra e Il divo e forse il mio film dell’anno (lo so, lo avevo detto anche per Inception. Ma sono cose talmente diverse…).
La pellicola di Cupellini entra sotto la pelle e scende a vari livelli, come vari sono i livelli di lettura: la storia della camorra all’estero, il rito d’iniziazione dei giovani affiliati (che dopo Duisburg assume una luce ancor più sinistra), la storia dell’incontro tra un padre e il figlio abbandonato.
Tuttavia, ciò che mi ha particolarmente turbato è stato piuttosto ciò che si legge fra le righe per tutta la visione del film: un qualcosa che coinvolge nel profondo l'anima dei tre protagonisti e che è, di fatto,  la perdita della propria libertà individuale, il pegno pagato alla camorra, in cambio di lavoro, soldi, protezione.

Una volta affiliati non si può più ragionare con la propria testa, non si può più fuggire, non si può neppure uscirne. Si è ormai parte di un sistema che avvolge, coinvolge, che decide per te e di te per tutta la tua vita. È una moderna schiavitù ancor più subdola di quella dei papponi sulle prostitute.
Il film Gomorra non era riuscito nell’intento di farmi sentire in modo così pieno, così reale, questo semplice dato di fatto.
 
A tutti voi, amici e occasionali lettori che passate di qua, non posso fare alcun augurio migliore per il 2011. Di non perdere mai la propria libertà di pensiero, di azione, di scelta. Questo è davvero quanto auguro ad ognuno di noi.

Pubblicato dicembre 31, 2010 da samuelesiani in cinema arte e roba simile

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Buone feste.   6 comments

Pubblicato dicembre 24, 2010 da samuelesiani in il cassetto della credenza

Un passo avanti contro la discriminazione   3 comments


“Our people sacrifice a lot for their country, including their lives. None of them should have to sacrifice their integrity as well.

Con queste splendide ed emozionanti parole, Obama ha parlato oggi dell’abrogazione del Don’t ask, don’t tell, in una celebrazione al Dipartimento degli Interni a Washington.

E’ un altro passo avanti nella lotta alla discriminazione e per i diritti civili che ci arriva dagli Stati Uniti.

Grazie Obama.

Lettera aperta a Domenico Scilipoti   5 comments

Gentile Domenico Scilipoti,
Le scrivo a distanza di qualche giorno dal voto e mi scuso se mi rivolgo solo a lei e non agli altri suoi colleghi che hanno, con lei, accordato la fiducia al Governo Berlusconi; ma il suo caso mi ha particolarmente colpito.

Quando ho sentito il suo intervento a In Onda su La7, qualche giorno prima del voto di fiducia, sentendo come parlava di se stesso in terza persona, argomentando in modo incomprensibile sulla responsabilità, sul bene del paese, etc. e non facendo invece altro che sollevare fumo negli occhi, io non ridevo come i due conduttori in studio, Telese e Costamagna.

Non ridevo, perché provavo una sconfinata, indicibile, pena per il nostro paese.

Ed ho pensato a chi veramente ha lottato per il bene del nostro paese, a quelle donne e quegli uomini che hanno combattuto il fascismo, a rischio della vita; ho pensato a quelle donne e quegli uomini che hanno scioperato per garantire  a voi, i loro figli, un futuro migliore. Un futuro da persone libere! 

E poi ho volto il capo a lei:  alle sue parole fumose, al suo sorriso felice, allo striscione in sua difesa portato da un gruppo di immigrati da lei stesso pagati…

Scilipoti, sono certo che il paese dimenticherà presto il suo nome, la sua coerenza e la sua dignità.
Sappia, perlomeno, che quelli come lei sono già stati giudicati dalla Storia. Perché la Storia è piena di persone asservite al potente di turno per interessi personali o per semplice paura. O per motivi che nulla hanno a che vedere con quello che si chiama "il bene comune" o "responsabilità nazionale".

Scilipoti, io le auguro davvero per il futuro di poter avere la consapevolezza di quanto è galvanizzante alzarsi la mattina e avere il coraggio di mostrarsi al mondo senza essere spernacchiato; di quanto sia straordinario avere un conto in banca che sfiora ogni mese lo zero, eppure avere la dignità di poter camminare a testa alta senza dire grazie al alcuno, senza bisogno di vivere mai, un solo giorno della propria vita, al di sopra delle proprie possibilità. 

Io le auguro, davvero, di sentirsi un giorno "onorevole" (degno di onore e di rispetto), un qualcosa che erroneamente viene attaccato al bavero di chi, come lei, entra in Parlamento solo perché scelto da un miope capobastone.

Grazie Tommaso.   8 comments


Era stato un eccellente ministro dell’economia.

Spesso frainteso, sempre rigido e sgraziato come Lurch Addams.
Sembrava non avere il dono del sorriso.

Tuttavia, me lo vorrei immaginare nei giorni scorsi,  in un sorriso di sbieco – quello dei timidi – vedendo gli studenti ricacciare il ruolo dei bamboccioni per riprendersi il futuro.

A lui, così lontano dalla politica dei palazzi, dalle guerre fra bande, dal bunga bunga, dalle grida volgari nei salotti tv, va il mio grazie per quella lezione così incomprensibile alle nostre orecchie di stolti, ignavi e semianalfabeti:

La polemica anti tasse è irresponsabile. Dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima e civilissima, un modo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili come la salute, la sicurezza, l’istruzione e l’ambiente.

Pubblicato dicembre 19, 2010 da samuelesiani in mondotondo mondoquadro

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Divertendosi insieme.   4 comments

E con tanto di bacio. 

Pubblicato dicembre 15, 2010 da samuelesiani in da chi imparare, siamo stati bambini

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Acqua storta, un romanzo di L.R. Carrino   Leave a comment


Il breve romanzo con cui esordisce il napoletano L.R. Carrino è uno straordinario spaccato nel mondo della camorra e di cosa possa significare essere gay in quell'ambiente fatto di machismo, regole precise e violenza.
Ma non è solo la storia in sé che colpisce – di amori impossibili è piena la letteratura, come il cinema, basti pensare a Maurice o Brokecak Mountain – quanto la scrittura fluida e inesorabile che rende Acqua storta
un colpo di pistola. O forse un bisturi che procede velocissimo nell'animo del lettore (e, detto tra parentesi e con grande ammirazione, Carrisi ha quel talento nella scrittura che avrei sempre voluto).

Il libro è del 2008. Di poche settimane fa è invece il fumetto tratto da questo libro, che vede la sceneggiatura di Valerio Bindi e il disegno, scarno ed essenziale nel suo bianco e nero brutale da xilografia – scrive Massimo Basili nella sua recensione sul numero 136 di Pride – di Maria Pia Cinque (in arte MP5).

Da non perdere. Libro e fumetto, entrambi editi da Meridiano Zero.