Archivio per gennaio 2011

Il silenzio dei padri per le notti di Arcore. Uno scritto di Claudio Fava.   8 comments

Questo scritto di Claudio Fava è quanto di meglio abbia letto sulle notti di Arcore, sulle sue ragazzine e, soprattutto, sui loro padri.
Buona lettura.


Il silenzio dei padri per le notti di Arcore.

Non solo il cavaliere, non solo le ragazzine, non solo le maitresse e gli adulatori, non solo gli amici travestiti da maggiordomi, le procacciatrici di sesso, i dischi di Apicella e la lap dance in cantina: in questa storia da basso impero ci sono anche i padri. E sono l’evocazione più sfrontata, più malinconica di cosa sia rimasto dell’Italia ai tempi di Berlusconi. I padri che amministrano le figlie, che le introducono alla corte del drago, le istruiscono, le accompagnano all’imbocco della notte. I padri che chiedono meticoloso conto e ragione delle loro performance, che si lagnano perché la nomination del Berlusca le ha escluse, che chiedono a quelle loro figlie di non sfigurare, di impegnarsi di più a letto, di meritarsi i favori del vecchio sultano. I padri un po’ prosseneti, un po’ procuratori che smanacciano la vita di quelle ragazze come se fossero biglietti della lotteria e si aggrappano alle fregole del capo del governo come si farebbe con la leva di una slot machine…Insomma questi padri ci sono, esistono, li abbiamo sentiti sospirare in attesa del verdetto, abbiamo letto nei verbali delle intercettazioni i loro pensieri, li abbiamo sentiti ragionare di arricchimenti e di case e di esistenze cambiate in cambio di una sveltina delle loro figlie con un uomo di settantaquattro anni: sono loro, più del drago, più delle sue ancelle, i veri sconfitti di questa storia. Perché con loro, con i padri, viene meno l’ultimo tassello di italianissima normalità, con loro tutto assume definitivamente un prezzo, una convenienza, un’opportunità.

Ecco perché accanto ai dieci milioni di firme contro Berlusconi andrebbero raccolti altri dieci milioni di firme contro noi italiani. Quelle notti ad Arcore sono lo specchio del paese. Di ragazzine invecchiate in fretta e di padri ottusi e contenti. Convinti che per le loro figlie, grande fratello o grande bordello, l’importante sia essere scelte, essere annusate, essere comprate. Dici: colpa della periferia, della televisione, della povertà che pesa come un cilicio, della ricchezza di pochi che offende come uno sputo e autorizza pensieri impuri. Balle. Bernardo Viola, voi non vi ricordate chi sia stato. Ve lo racconto io. Era il padre di Franca Viola, la ragazzina di diciassette anni di Alcamo che, a metà degli anni sessanta, fu rapita per ordine del suo corteggiatore respinto, tenuta prigioniera per una settimana in un casolare di campagna e a lungo violentata. Era un preludio alle nozze, nell’Italia e nel codice penale di quei tempi. Se ti piaceva una ragazza, e tu a quella ragazza non piacevi, avevi due strade: o ti rassegnavi o te la prendevi. La sequestravi, la stupravi, la sposavi. Secondo le leggi dell’epoca, il matrimonio sanava ogni reato: era l’amore che trionfava, era il senso buono della famiglia e pazienza se per arrivarci dovevi passare sul corpo e sulla dignità di una donna.

A Franca Viola fu riservato lo stesso trattamento. Lui, Filippo Melodia, un picciotto di paese, ricco e figlio di gente dal cognome pesante, aveva offerto in dote a Franca la spider, la terra e il rispetto degli amici. Tutto quello che una ragazza di paese poteva desiderare da un uomo e da un matrimonio nella Sicilia degli anni sessanta. E quando Franca gli disse di no, lui se l’andò a prendere, com’era costume dei tempi. Solo che Franca gli disse di no anche dopo, glielo disse quando fece arrestare lui e i suoi amici, glielo urlò il giorno della sentenza, quando Filippo si sentì condannare a dodici anni di galera.

Il costume morale e sessuale dell’Italia cominciò a cambiare quel giorno, cambiò anche il codice penale, venne cancellato il diritto di rapire e violentare all’ombra di un matrimonio riparatore. Fu per il coraggio di quella ragazzina siciliana. E per suo padre: Bernardo, appunto. Un contadino semianalfabeta, cresciuto a pane e fame zappando la terra degli altri. Gli tagliarono gli alberi, gli ammazzarono le bestie, gli tolsero il lavoro: convinci tua figlia a sposarsi, gli fecero sapere. E lui invece la convinse a tener duro, a denunziare, a pretendere il rispetto della verità. Tu gli metti una mano e io gliene metto altre cento, disse Bernardo a sua figlia Franca. Atto d’amore, più che di coraggio. Era povero, Bernardo, più povero dei padri di alcune squinzie di Arcore, quelli che s’informano se le loro figlie sono state prescelte per il letto del drago. Ma forse era solo un’altra Italia.

Claudio Fava

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Olocausti in corso   5 comments

Nel giorno della memoria il mio pensiero a tutte le vittime della follia dell’uomo sull’uomo. A quegli ebrei, ma anche a quei tanti disabili, rom, prigionieri politici, omosessuali uccisi dalla follia nazi-fascista.

Ma olocausti più piccoli sono tuttora in corso, sotto i nostri occhi: nella Russia che incarcera e uccide giornalisti e politici avversi al potere; nell’Uganda che pubblica su una rivista i nomi, le foto, gli indirizzi di 100 attivisti gay con l’appello “Impiccateli”; in tutti quei luoghi dove centinaia di migliaia di bambini sono costretti alla prostituzione, alla pedopornografia, alla morte. Ma quanti altri esempi ci sarebbero…

Non ci deve essere sufficiente ricordare. Dobbiamo fare, non solo per evitare che il passato si ripeta, ma perché altri olocausti cessino.

Iva Zanicchi a L’infedele è stata piuttosto fedele   2 comments

Una delle cose più interessanti della trasmissione L’infedele di ieri sera è stata notare il terrore negli occhi della Zanicchi dopo  la telefonata del boss e come la voce del padrone avesse dato inizio al solito starnazzare sul modello Lupi o Santanchè, per capirsi. 

Ma c’è un’altra cosa che mi ha colpito maggiormente ed è stata sempre offerta dall’ex cantante di balera che ci ha mostrato la cifra esatta del pensiero del tipico elettore berlusconiano.
Lerner cita un passo del secondo video di B, quello in cui accusa la polizia sostenendo che presso le abitazioni delle ragazze, le perquisizioni erano state compiute con il più totale disprezzo della dignità della persona e della loro intimità. La Zanicchi ribatte che il premier non aveva mai detto quelle parole. Lerner le offre quindi un foglio con la trascrizione del video.

La Zanicchi, con il foglio in mano, la butta in vacca: “Non riesco a leggere una riga!“, cercando forse di rendersi simpatica.

Esempio perfetto di come neppure di fronte all’evidenza, un berlusconiano è in grado di vedere. E questo non è davvero solo un problema di vista.

Pubblicato gennaio 25, 2011 da samuelesiani in povera patria

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Piccolo sfogo sul caso Ruby.   6 comments

Sono veramente angosciato per il nostro paese. Per come la maggioranza delle persone abbia ormai i sensi obnubilati.
Non sono bastate Noemi Letizia, la D’addario e oggi Ruby a far comprendere quanto squallido sia il nostro premier.

Io sono una persona liberista e di ampie vedute. Non mi scandalizzavo ieri per il caso Marrazzo (semmai mi concentro di più sulla morte sugli omicidi irrisolti collegati a questo caso) e però mi disgusta immaginare un vecchio di 74 anni, circondato dai suoi fidi lacché e da un gruppo di prostitute professioniste seminude pronte a farsi palpare.

In casa propria ognuno fa quello che gli pare? Può essere, ma è chiaro che lì ci giravano prostitute (quelle in strada sono invece duramente colpite da questo governo e dalla Carfagna), forse droga e volavano gli scambi e forse, i ricatti. Senza contare che, qualora non ci fossero reati, un manipolo di papponi e puttanieri non dovrebbe avere il dovere di farmi la morale, appoggiato per altro da una Chiesa cattolica che dimostra, con il suo appoggio a B., di essere sporca e squalificante quanto se non peggio di lui.

Se l’uomo, inteso come maschio ci fa una pessima figura, non meglio va a queste donne perdute. Passi per la questione della prostituzione. Uno del proprio corpo può fare quel che gli pare, ma qui volavano cariche pubbliche a gogo (è curioso notare come spesso queste donne, una volta nelle istituzioni, con i loro capelli raccolti e l’aspetto castigato, sembrino ancor più degne del ruolo di segretarie nel peggior film di Tinto Brass. Come il passato resti incollato loro nonostante il restyling).

In tutto ciò, difendere la privacy di B. è mettersi sul suo stesso livello culturale. Contestare l’evidenza è dimostrare la propria totale cecità. Vedere come i sondaggi continuino a mostrare B sempre in vantaggio significa, mi ripeto, che la maggior parte del nostro paese è perduta. 

Mai come oggi, ho sentito l'istinto fortissimo di andarmene via da questo paese.

Pubblicato gennaio 19, 2011 da samuelesiani in marylin del mondo, povera patria

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Il dizionario delle parole perdute   3 comments


Ogni parola ha un'anima, incarna un vissuto, il vissuto di chi l'ha usata
e, dunque, perdere una parola significa far cadere nell'oblio
una pluralità di messaggi, cancellare sfumature e diversità"

Germana Pisa, Cronache terrestri

 

Con questa citazione si apre il curioso blog del Dizionario delle parole perdute, un gioco al quale tutti possono partecipare, che si propone il recupero della parola.

In un periodo, in cui la politica ha così infangato le parole (penso anche solo ai termini "libertà" o "popolo") mi piace pensare che questo piccolo progetto possa contribuire un minimo a rimettere le cose a posto.

Update: la parola che ho inviato al dizionario è stata: ramengo.

Pubblicato gennaio 16, 2011 da samuelesiani in Buone nuove, da chi imparare

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La vergogna degli impiegati FIAT   Leave a comment

Vince il sì, seppur di poco più del 50 per cento.

Nei reparti montaggio l'accordo è stato bocciato. 
Gli impiegati del seggio 5, con il voto bulgaro per il sì, stravolgono il referendum.

Al di là delle questioni pur gravi  sulla rappresentanza sindacale e sulla malattia, che riguardano tutti, questo accordo tocca solo gli operai, con uno stravolgimento dei turni, una limitazione delle pause, lo spostamento della pausa mensa, etc.
La vita lavorativa degli impiegati, invece, non cambia di una virgola.
 
In fondo, il senso del decadimento del nostro paese, della sua totale mancanza di solidarietà, sta tutto qui.

Pubblicato gennaio 15, 2011 da samuelesiani in povera patria

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I 5000 che devono decidere per il Paese.   Leave a comment


Tra questa notte e domani si saprà cos’hanno scelto i 5000 dipendenti FIAT.
Su di loro è ricaduto l’intero peso della faccenda. Una scelta ingiusta che li ha messi spalle al muro a causa di una dirigenza del paese ormai allo sbando o collusa.
 
Sindacati che hanno accettato regole che nulla hanno a che fare con un piano produttivo e che appaiono ormai il braccio destro delle imprese, forse guardando ad altro: magari a diventare i nuovi uffici di collocamento (del resto, cosa c’entra con un piano industriale il fatto che le RSU non siano più votate dai lavoratori ma nominati dalle Organizzazioni Sindacali stesse? E come si può accettare che un qualunque sindacato che non accetta i diktat venga messo alla porta?).
 
Il Governo che nulla ha fatto per governare, appunto, questo complicato passaggio lasciando Marchionne libero di fare quello che voleva. Sacconi interessato soltanto a far fuori la CGIL, Berlusconi ormai delirante e senza nessuna decenza.
 
Il partito principale dell'opposizione, che ha nella sua dirigenza personaggi ambigui o totalmente inaffidabili come D’alema che scaricano tutto sui lavoratori (“decideranno i lavoratori nel referendum”) e che si concentra solo sul proprio ombelico e a far conte interne laddove si dovrebbe uscire per sostenere chi, quella scelta, ce l’ha davanti al naso come una pistola; una opposizione che se vede nel sopravvalutato Renzi il futuro che avanza, ci garantirà le destre al potere per i prossima 30 anni.

Un paese così sarà schiavo sempre. Non solo dei poteri forti; tra poco, anche da quelli deboli.

Pubblicato gennaio 14, 2011 da samuelesiani in mondotondo mondoquadro, povera patria

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