Archivio per aprile 2011

Offside, un film di Jafar Panahi   2 comments

Invitato da alcune amiche, la scorsa sera sono andato a vedere Offside, senza saperne praticamente nulla. Già mi immaginavo un film drammatico, forse retorico.
Nulla di più sbagliato. Offside (Fuorigioco )è un film che per tutta la sua durata mantiene un carattere leggero, supportato da un sincero umorismo. Ed è attraverso questa modalità che il regista ci racconta l’assurdità delle regole imposte nella Repubblica islamica iraniana, che si svela tutta in questo semplice scambio di battute:
 

  • Perché le donne non possono assistere ad una partita allo stadio?
  • Perché i maschi in caso di sconfitta potrebbero dire parolacce.
  • E allora perché nella partita Iran – Giappone, le donne giapponesi hanno potuto seguire la partita all’interno dello stadio con i loro uomini?
  • Le donne giapponesi mica capiscono la nostra lingua!

 
Con queste parole il giovane soldato – che tutto vorrebbe, tranne che stare a fare il soldato – risponde ad una ragazza fermata per aver tentato di entrare di nascosto allo stadio, e nelle sue parole si riassume la summa di regole assurde e anacronistiche che nessun giovane in Iran parrebbe capirne ancora il senso.
 
Il regista usa l’arma della sobrietà, della leggerezza, della freschezza della giovinezza per rispondere al regime del pupazzo Ahmadinejad e dei maledetti pupari Ayatollah.
Una critica che colpisce a fondo, proprio perché non gridata, ma detta col sorriso sulle labbra, guardando con ammirazione e fiducia ad una generazione – quella dei giovani – che potrebbe rovesciare (come sta accadendo altrove dalla Tunisia all'Egitto alla Siria) il regime autoritario presente in Iran.

Una critica che i maledetti mullah iraniani hanno mal sopportato: il regista, già autore de “Il cerchio” (Leone d’oro a Venezia), già arrestato nella primavera dell’anno scorso ma poi rilasciato, è stato quindi condannato a sei anni di reclusione e venti di inattività.

Non possiamo fare molto per lui, ma qualcosa sì: andare a vedere il suo film, promuoverlo sui vostri blog e siti e magari firmare la petizione promossa dall’associazione Nessuno tocchi Caino che trovate qui.

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Buon 25 aprile a tutti.   Leave a comment

Pubblicato aprile 25, 2011 da samuelesiani in Appuntamenti, da chi imparare, Senza categoria

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Santo subito   5 comments

Wojtyla riscatta la vergogna per i peccati della Chiesa.

L’italiano sceglie il tornaconto   5 comments

Da qualche mese, via mail circola un brano a firma di Elsa Morante. Ho sinceramente pensato, leggendolo, che fosse spurio: come poteva essere autentico un brano che sembrava calzare troppo a pennello sulla nostra attualità? Un brano che sembrava davvero tendere un parallelo straordinario tra Mussolini e Berlusconi?
Verificando un poco in rete, ho constatato che il brano è in realtà tratto da una più lunga lettera, del 1948 (pubblicata su “Paragone Letteratura”, n°456, febbraio 1988, poi in “Opere” (Meridiani), Milano 1988, vol. I, pagg. L-LI). 

Se nella versione via mail (impropriamente tagliata, come giustamente segnala Georgiamada) vi si poteva leggere un evidente parallelo con Berlusconi, la lettera nella sua completezza, pur effettivamente descrivendo alcuni tratti di Mussolini che lo accomunano a Berlusconi, sconvolge semmai  per il verificare di come il nostro disgraziato paese non sia mai cresciuto, non abbia mai imparato nulla dalla propria storia e dalle proprie esperienze traumatiche: un popolo di immaturi sciagurati, incapace di crescere e quindi, come tutti i Pinocchi che affrontano il mondo senza strumenti, destinato a finire perpetuamente nelle grinfie di Gatti, Volpi, Magiafochi…

È questo, in fondo, ciò che fa più male nelle parole di Elsa Morante, che ripropongo, qui sotto, nella loro interezza; vi consiglio di leggere queste parole di sconvolgente chiarezza.

“Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia. Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica Sociale. Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine. Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938). Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani). Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto. Mussolini, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine. In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano. Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo. Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare”. ( Roma 1 Maggio 1948 )

La lettera completa è tratta da  qui.


Pubblicato aprile 19, 2011 da samuelesiani in povera patria

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Liberatelo!   3 comments

(*)

Aggiornamento che non avrei voluto scrivere. Arrigoni è stato ammazzato.
Spero davvero che – a differenza di quanto leggo in giro, soprattutto in ambiente filopalestinese – tutti quanti noi ci si impegni per chiedere la verità su quanto successo, senza fare allusioni, senza accuse infondate.

Lasciamo da parte, per una volta, l’ideologia del tutti buoni, tutti cattivi e proviamo ad entrare in quel mare grigio che è, in fondo, la vita. Per rendere giustizia a questo ragazzo.

Domande che i giornalisti non si fanno   5 comments

Alcuni giorni fa, non ricordo in quale trasmissione tv, ho sentito un intervento del Procuratore Caselli a proposito dei collegamenti tra mafie e Lombardia.

Il procuratore faceva notare come le mafie, per fare affari, non si dirigano verso un deserto, ma ovviamente, verso le  zone più ricche e produttive del paese, tra cui, appunto, la Lombardia.

Gli inquirenti dovrebbero, a questo punto, rispondere ad alcune domande molto semplici: con chi le mafie si devono rapportare in Lombardia? Quali sono le famiglie, le lobby di potere – magari anche d’ispirazione religiosa – e i potentati che in Lombardia, di fatto, controllano il sistema economico?

E, in seconda battuta, perché Formigoni si è tanto scaldato sulle affermazioni di Vendola, ormai assodate, relative alla presenza delle ndrine in Lombardia?

Era impossibile salvarli?   Leave a comment

E’ di pochi giorni fa, l’ennesimo disastro in mare che ha portato alla morte di 250 persone, fra uomini, donne e bambini. Ci poniamo di fronte a quest’ennesima tragedia quasi con il senso di rassegnazione.

Eppure come è possibile che oggi siano concepibili fatti come questi?
Come è possibile che con i potenti mezzi tecnologici – anche militari – di cui disponiamo  non si riesca ad intercettare per tempo una carretta del mare prima che questa affondi col suo carico di disperati?

E’ possibile che questo accada, che ci si debba limitare a guardare in alto con fare scaramantico, in un mondo ormai sempre più tecnologico, lo stesso mondo in cui i tradimenti si scoprono tramite  google street view o in cui un ragazzo viene ritenuto responsabile di un omicidio travisando alcune frasi dette al telefono, in attesa che un amico rispondesse (dimostrando quindi come sia possibile intercettare un telefono anche non durante una conversazione – vedi commenti a questo post)?

Io non lo credo possibile. Ed è per questo che per ogni morto in mare al largo di Lampedusa, ci vedo una chiara responsabilità italiana e pure europea nell’abbandonare a se stessi dei poveri disgraziati, condannandoli quindi a morte.