Archivio per maggio 2011

"Non lasciatemi solo"   5 comments


Non lasciatemi solo
è stata una delle frasi più toccanti, pronunciate ieri da Pisapia in piazza del Duomo, dove non ho potuto non recarmi di corsa per festeggiare questo giorno storico.

In quell'umile frase sta in fondo tutta la differenza che la destra e la sinistra hanno nella concezione della politica e dell'amministrazione della cosa pubblica. Se la destra propone l'uomo forte, che da solo, come un mago, si propone di salvare il mondo, la sinistra – così incisivamente rappresentata da Pisapia – pragmaticamente ci ricorda di come il bene comune può essere garantito solo se la collettività si fa politica, se ognuno, in fondo, si carica dei propri diritti, ma anche dei propri doveri. Se amministratori e cittadini sono, di fondo, la stessa cosa.

Ieri Milano era bella, ma così bella come non l'ho mai vista. Si respirava un'aria veramente di liberazione. E se non già dal fascismo, di certo era una liberazione dalla volgarità, dalla paura, dall'insinuazione, dall'idea che il forte vince sempre sul debole, il ricco sul povero.

Ieri, perfino un torinese come me, si è sentito in dovere di correre a Milano per omaggiarne la bellezza e la forza. Quella forza straordinaria che è sempre figlia della non violenza e di chi – le parole sono di nuovo di Pisapia – combatte l'odio con l'amore e la menzogna con la verità.

La lezione di Milano mi è poi anche utile personalmente: ormai consideravo il nostro paese senza speranza, pensavo che i cittadini si fossero davvero trasformati – per dirla alla Bonino – in sudditi e quindi in spettatori. Ero entusiasta di abitare in una città che era una sorta di enclave fortunata, dove da anni si parla un'altra lingua, quella dei diritti civili, del rispetto dell'altro, dell'integrazione., dell'impegno costante per il lavoro e per la garanzia di un futuro migliore per tutti. Un percorso che assolutamente non è completato. Ma la strada imboccata era quella giusta!
 

E oggi da Milano e da tante altre città (penso poi in particolare a Novara e Cagliari, oltre a Napoli) arriva un segnale nuovo: non siamo sudditi né spettatori, ma cittadini. Desiderosi di riappropriarsi del dovere che grava sul bene pubblico.

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Il matrimonio tra cattolici   4 comments

Da un simpatico brano che ho letto su fb. Buona lettura.

Siamo completamente favorevoli al matrimonio tra cattolici. Ci pare un errore e un’ingiustizia cercare di impedirlo. Il cattolicesimo non è una malattia. I cattolici, nonostante a molti non piacciano o possano sembrare strani, sono persone normali e devono godere degli stessi diritti della maggioranza, come se fossero, ad esempio, informatici od omosessuali.

Siamo coscienti che molti comportamenti e aspetti del carattere delle persone cattoliche, come la loro abitudine a demonizzare il sesso, possono sembrarci strani. Sappiamo che a volte potrebbero emergere questioni di sanità pubblica, a causa del loro pericoloso e deliberato rifiuto all’uso dei profilattici. Sappiamo anche che molti dei loro costumi, come l’esibizione pubblica di immagini di torturati, possono dare fastidio a tanti. Però tutto ciò risponde più a un’immagine mediatica che alla realtà e non è un buon motivo per impedire loro il diritto al matrimonio.

Alcuni potrebbero argomentare che un matrimonio tra cattolici non è un vero matrimonio, perché per loro si tratta di un rito e di un precetto religioso assunto davanti al loro dio, anziché di un contratto tra due persone. Inoltre, dato che i figli nati fuori dal matrimonio sono pesantemente condannati dalla Chiesa cattolica, qualcuno potrebbe ritenere che – permettendo ai cattolici di sposarsi – si incrementerà il numero dei matrimoni “riparatori” o volti alla semplice ricerca del sesso (proibito dalla loro religione fuori dal matrimonio), andando così ad aumentare i casi di violenza familiare e le famiglie problematiche. Bisogna però ricordare che questo non riguarda solo le famiglie cattoliche e che, siccome non possiamo metterci nella testa degli altri, non possiamo giudicare le loro motivazioni.

Inoltre, dire che non si dovrebbe chiamarlo matrimonio, ma in un’altra maniera, non è che la forma, invero un po’ meschina, di sviare il problema su questioni lessicali del tutto fuori luogo. Anche se cattolici, un matrimonio è un matrimonio e una famiglia è una famiglia!

E con questa allusione alla famiglia, passiamo all’altro tema incandescente, che speriamo non sia troppo radicale: siamo anche favorevoli a che i cattolici adottino bambini. Qualcuno si potrà scandalizzare. È probabile che si risponda con un’affermazione del tipo: “Cattolici che adottano bambini?!? I bambini potrebbero diventare a loro volta cattolici!”. A fronte di queste critiche, possiamo rispondere che è ben vero che i bambini figli di cattolici hanno molte probabilità di diventare a loro volta cattolici (a differenza dei figli degli omosessuali o degli informatici), ma abbiamo già detto che i cattolici sono gente come tutti gli altri. Nonostante le opinioni di qualcuno e alcuni indizi, non ci sono tuttavia prove che dimostrino che i genitori cattolici siano meno preparati di altri a educare figli, né che l’ambiente religiosamente orientato di una casa cattolica abbia un’influenza negativa sul bambino.

Infine i tribunali per i minori esprimono pareri sulle singole situazioni, ed è precisamente loro compito determinare l’idoneità dei possibili genitori adottivi.

In definitiva, nonostante l’opinione contraria di alcuni, crediamo che bisognerebbe permettere ai cattolici di sposarsi e di adottare dei bambini. Esattamente come agli informatici e agli omosessuali.

da Franco Buffoni, Laico alfabeto in salsa gay piccante. L’ordine del creato e le creature disordinate, Transeuropa, 2010.

Pubblicato maggio 24, 2011 da samuelesiani in frivolezze, rainbows

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Una lezione di laicità dalla Svizzera   2 comments

Dalla Svizzera, ci arriva una lezione strordinaria di laicità. Il referendum, promosso dai partiti cristiani del cantone Ticino, che proponeva una limitazione al suicidio assistito ai non residenti è stato sonoramente bocciato. E la pietas degli Svizzeri supera l’astio e la crudeltà di chi gridava al “turismo della morte”. Come si potesse trattare di questo, un passo tanto complesso.
Questo capita in un paese laico, civile e non superstizioso, vile e sottosviluppato qual è la nostra povera terra in mano al Vaticano. Un paese che, per altro, si riscatta da quel brutto voto dettato dalla paura sulla costruzione di minareti

Anche da  noi, in realtà, un’indagine dell’ADUC indicherebbe gli italiani favorevoli all’eutanasia. Ma vi immaginate anche solo una discussione seria su questo tema? Avete presente lo spazio che avrebbero i vescovi al TG1 e TG2 e i vari Ferrara? E i Quagliarello, i Giovanardi, le Roccella nei programmi di approfondimento politico?

Sinceramente, ritengo che fin tanto che i politici vivranno all’ombra del Cupolone, il nostro paese continuerà nel suo solco tracciato dal fascismo in avanti, di ipocrisia e viltà.

Il Vaticano è uno dei mali del nostro paese. Forse peggiore della mafia, della camorra, delle drine. Un cancro che, fin tanto che non verrà sbeffeggiato come in Svizzera, farà il bello e il cattivo tempo sui nostri corpi, le nostre vite, i nostri amori.

Il cibo dei poveri   7 comments

Qualche giorno fa mi trovavo dai miei. Sul balcone, c’era un mucchio di riviste del genere Oggi, Di più, passati da una parente ai miei genitori. Visto che si stava aspettando che i nipoti si preparassero per una passeggiata, mi sono messo a sfogliare un Di più.

Incuriosito dalle tematiche, sono passato ad un altro numero, quindi ad un altro e quindi alle altre riviste sul genere presenti sul tavolo.
Tutte presentavano, sempre, in ogni numero, tre argomenti precisi:

Gossip: le storie dei reali descritti, oppure quelle di attori o politici, non vengono mai raccontate con ironia o divertimento. Li si propone al popolino, come a chi sta a guardare ai margini della strada, la favola del potente.

Cronaca nera: in ogni numero, c’è almeno un servizio rivolto ad un caso noto di cronaca nera: da Sara Scazzi a  Yara a Melania Rea o storie di fidanzati finiti con la morte della donna.

Articoli a tematica religiosa/scaramantica: anche questi sempre presenti, e riferiti molto spesso a miracoli, racconti di presunti miracolati. In questo senso, parrebbe che a fare la parte del leone sia Padre Pio.

Non faccio altro che scoprire l’acqua calda, ma il fatto è che, sinceramente, non mi ero mai soffermato su questo tipo di rotocalchi e mi ha profondamente colpito ciò che passa da quelle riviste, qual è il messaggio e soprattutto, mi verrebbe da dire, il fine pedagogico che coccola e stimola al basso e alla rinuncia completa dello spirito critico…

Se la cultura è il cibo dell’anima, queste riviste non possono che essere – come la polenta in tempo di guerra – il cibo dei poveri.

Pubblicato maggio 13, 2011 da samuelesiani in povera patria

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