Archivio per la categoria ‘cinema arte e roba simile

Loving Vincent   Leave a comment

Loving Vincent è uno stupefacente progetto che intende raccontare la storia della vita e della misteriosa morte del grande genio della pittura.

Il film – e qui sta lo stupefacente – è interamente realizzato con la tecnica del timelapse: le sue opere più famose prendono vita attraverso le riproduzioni di artisti che dipingono con lo stesso stile di Van Gogh. Dietro ogni frame del film, infatti, si celano 12 dipinti ad olio realizzati a mano!

E’ il primo film realizzato con questa tecnica. Diretto dalla giovane artista polacca, Dorota Kobiela, coinvolge ben 100 artisti. Un vero capolavoro.

Sybil, un film che racconta la sindrome delle personalità multiple.   Leave a comment

Finalmente sono riuscito a procurarmi il film, anzi, le due versioni del film “Sybil“, uno tra i pochi a trattare nella storia del cinema il tema delle personalità multiple, da un punto di vista quasi scientifico e psicanalitico.

sybil-1976

Già negli anni ’50, il cinema aveva esplorato questa malattia con “La donna dai tre volti” di Nunnally Johnson, tratto dal libro di due medici (scrive wikipedia in proposito: “Il film fa riferimento, non fedelmente, al vero caso di una donna sofferente di dissociazione mentale, Chris Costner-Sizemore, descritto nel libro di Corbett Thigpen e Hervey Cleckley The three Faces of Eve”) e con “La donna delle tenebre” di Shirley Jackson.

Tuttavia è solo con Sybil (tratto da una controversa storia vera – quella di Shirley Ardell Mason e della terapeuta che l’ha avuta

in cura – descritta in un libro del 1973), soprattutto nell’originale del 1976, che lo spettatore viene veramente messo di fronte al dramma di questa malattia e cosa significhi convivervi, spesso inconsapevolmente.

Se nel remake del 2007, il regista statunitense Joseph Sargent, ha dimostrato una curiosità fin eccessiva sulle differenze tra le varie personalità (ben sedici nel caso Ardell Mason, di diversa età e genere), il primo film del 1976 del regista Daniel Petrie affronta in modo molto più coraggioso la malattia – descritta anche dal punto di vista cinematografico con sequenze o musiche frammentate, spezzate, come l’io della protagonista – ma soprattutto le possibili cause: ovvero, i continui maltrattamenti, sfocianti in vere e proprie torture subite fin dall’infanzia da parte della madre.

Ma il film racconta anche l’incontro di due donne e il coraggio di entrambe di andare avanti, nonostante le controversie e il fatto che sia stato scritto e detto, anche recentemente, che fu tutta una montatura.

Questo film racconta la storia di una sofferta ma, alla fine, sopraggiunta guarigione.

Stabat Mater   Leave a comment

Ho ritrovato su youtube il video di quello che forse è stato lo spettacolo più intenso che abbia visto in teatro, anni e anni fa: Stabat Mater di Tarantini. Rivederlo oggi, pur in una qualità video non eccezionale, mi ha di nuovo emozionato.

Vorrei condividerlo qui.

 

 

 

Come non detto, un film di Ivan Silvestrini   2 comments

 

Come non detto, del giovane regista Ivan Silvestrini (classe 1982!!!) è un film fresco, spensierato, che sa trattare con grandissima intelligenza e garbo non tanto il tema del coming out e il timore di non essere accettato in famiglia, quanto piuttosto il pregiudizio che spesso le persone omosessuali hanno nascosto in sé.

Silvestrini pare muoversi in questa materia con semplicità e leggerezza, senza mai scivolare nel dramma, perché tutto può essere raccontato col sorriso, senza cadere nel cliché, nel volgare o nel banale.

E’ un film che esce da certi schemi, infatti, e che è davvero godibile. Un plauso va poi al cast, davvero perfetto, e ad un protagonista, Josafat Vagni, in stato di grazia.

Insomma, questo film ci fa fare pace con il cinema italiano a tematica LGBT troppo spesso umiliato da attori cani e storie stereotipate (avete presente Good as you, che manco merita un link?) e ci ricorda per tono, un altro capolavoro del sorriso, anche se non a tematica: il mio amato Pane e tulipani.

Embrace life   2 comments

Uno dei migliori spot mai visti finora. Ogni volta che lo guardo mi fa venire i brividi. Complimenti davvero a chi l’ha realizzato ed ai tre attori.

Pubblicato aprile 6, 2012 da samuelesiani in cinema arte e roba simile

Teatro di strada a Torino   3 comments

Pur sempre incasinato nel mio quotidiano, non posso non passare di qui per segnalare che per tutta questa settimana, Torino si rallegra con il decimo festival di teatro di strada, che per altro ha un titolo così bello: Just for joy.

Ieri ho visto l'inaugurazione, al Lingotto e ok, non siamo ad Avignone, ma non è male comunque.

Nel link, il sito ufficiale e tutto il programma. Fino al 18 settembre.

Pubblicato settembre 10, 2011 da samuelesiani in Appuntamenti, cinema arte e roba simile, torino

Taggato con , ,

La bastarda di Istanbul, un romanzo di Elif Shafak.   Leave a comment

In questo periodo travagliato alla ricerca di una casa, tra case oscene e case perse, di sicuro una boccata di aria pura mi è arrivata dalla lettura de “La bastarda di Istanbul” di Elif Shafak. Anzi, diciamola proprio tutta: questo libro meriterebbe un posto d’onore tra le cose per cui  vivere, come ha scelto meravigliosamente di intitolare il suo blog, Ipitagorici.

Elif Shafak, che per questo libro ha subito un processo – concluso con una sentenza di assoluzione – racconta l’epopea di un popolo, quello armeno, ma non solo: è un viaggio nel tempo, nell’animo, nelle contraddizioni che rendono la Turchia di oggi quello che è, nei segreti di una famiglia, nella solidarietà fra persone. Nella necessità di riconoscere un dramma, ma anche di saper personare.
Ed è un racconto tutto al femminile, nel quale Istanbul, pur non essendo descritta praticamente, è in realtà ovunque: nei cibi, negli odori acri e pungenti delle strade, nella brezza che accarezza i personaggi, nelle loro menti e storie. Silenziosa e onnipresente protagonista di questo splendido romanzo. Che non posso che consigliare a chi passa di qui.
 
A parte: in questa intervista, l’autrice ci spiega il suo punto di vista sull’importanza dell’ingresso della Turchia. E la necessità di “costruire ponti”, perché nessuna cultura può arricchirsi nell'isolamento

Lady Gaga, il Libano e il Pride Laico   6 comments


Può sembrare un’assurdità e forse proprio lo è. Sta di fatto che l’ultimo album di Lady Gaga non sarà venduto in Libano perché una canzone in esso contenuta, Judas, è stata considerata una grave offesa alla cristianità. E posso proprio immaginare che grave offesa…
In questa piccola notizia di ieri, sta in fondo tutta la cifra del totalitarismo tipico di ogni religione, ovunque nel mondo (perché ogni religione è per sua stessa natura totalitaria): non si vieta, semmai, l’ascolto di Lady Germanotta al gregge dei propri fedeli; e no, si impedisce che venga liberamente venduta nei negozi o che si trasmettano le sue canzoni in radio, perché nessuno abbia il diritto di ascoltare Lady Gaga.
Queste piccole mosse oscurantiste, nell’epoca di internet, fanno però anche sorridere e dimostrano come le religioni, oltre che totalitarie, siano mostruosamente tribali e anacronistiche.
Tuttavia è da rimarcare come uno stato (e lo stesso vale per noi) non sarà mai libero, fin tanto che non metterà da parte quei cancri e parassiti che sono preti, imam, rabbini. Fin tanto che la laicità non sarà l’unica bussola per la vita politica di tutti.
 
Detto questo, è da segnalare che, da tempo, i giovani libanesi non stanno a guardare, né si sottomettono alle manfrine delle varie sette che governano il paese. Tramite qualche contatto di facebook ho potuto notare infatti che esistono già movimenti assai partecipati: uno di questi (qui il gruppo su Fb) ha dato vita al “Pride Laico”, che si è tenuto il 15 marzo scorso. In quella manifestazione, moltissimi giovani hanno marciato in favore della laicità e del secolarismo, come alternative al settarismo che divide e consuma il paese.
 
Non sto a dirvi ancora di come sono sempre più dell’idea che le religioni, con queste piccole imposizioni su cose così private e in fondo piccole – come cibo, musica, cinema, etc. – stanno letteralmente scavando la loro fossa.
 
Da parte mia, preparo il mio attrezzo e per quel poco che posso fare, do qualche colpo di pala. 

Non lasciarmi, un film di sconvolgente bellezza   9 comments

Non lasciarmi è probabilmente il film più sconvolgente che abbia mai visto.

Riesco a scriverne solo oggi, passato qualche tempo, e sento come un dovere. Perché è un film di una bellezza disperata che ancora mi lascia addosso quella sensazione di disagio che non mi ha fatto star fermo sulla poltrona in sala.

Non dirò nulla di quel film, nella sua trama, ma appunto, solo le sensazioni che mi ha generato: un senso di ansia insopportabile, di ineluttabilità, di prigionia mentale, di mostruoso egoismo che rende l’uomo una bestia.

Non lasciarmi ci racconta anche per quello che siamo, non per quello che potremmo essere. E forse è per questo che la storia (tratta da un romanzo di Kazuo Ishiguro) è ambientata a partire dal 1952 e quindi dagli anni ’70 seguendo un gruppo di bambini in un collegio. Come a dire: non deve accadere, è già accaduto.

E ciò che non viene detto apertamente, viene comunque colto dall’occhio dello spettatore e quindi elaborato nel profondo. È così che non passa inosservata la presenza di così tanti (e solo) anziani per strada… il modo che questi hanno nel guardare e trattare con i bambini, quindi adulti del collegio di Hailsham.

Bambini cresciuti non nella libertà, ma nella prigionia, che li fa essere pronti ad immolarsi.

Un film forse più reale di quello che si possa pensare.

Una vita tranquilla (e buon 2011)   7 comments


Chiudo questo anno con la visione, un po’ in ritardo, di un film travolgente. Sto parlando di Una vita tranquilla, di Claudio Cupelllini, forse il migliore film prodotto in Italia dal tempo di Gomorra e Il divo e forse il mio film dell’anno (lo so, lo avevo detto anche per Inception. Ma sono cose talmente diverse…).

La pellicola di Cupellini entra sotto la pelle e scende a vari livelli, come vari sono i livelli di lettura: la storia della camorra all’estero, il rito d’iniziazione dei giovani affiliati (che dopo Duisburg assume una luce ancor più sinistra), la storia dell’incontro tra un padre e il figlio abbandonato.
In tutto ciò, tuttavia, ciò che mi ha particolarmente sconvolto è stato piuttosto ciò che si legge fra le righe per tutta la visione del film: una sensazione di prigionia allucinante che mette perfino disagio.
Ciò che trapela così ostinatamente dal film – almeno ai miei occhi, ancor più della fatalità, ancor più dell’ineluttabilità degli eventi – è quella contaminazione che coinvolge i tre protagonisti: la perdita della propria libertà individuale, che pare essere il pegno pagato alla camorra, in cambio di lavoro e soldi.
Una volta affiliati non si può più ragionare con la propria testa, non si può più fuggire, non si può neppure uscirne. Si è ormai parte di un sistema che avvolge, coinvolge, che decide per te e di te per tutta la tua vita. È una moderna schiavitù ancor più subdola di quella dei papponi sulle prostitute. Gomorra non era riuscito nell’intento di farmi sentire in modo così pieno, così reale, questo semplice dato di fatto.
 
A tutti voi, amici e occasionali lettori che passate di qua, non posso fare alcun augurio migliore per il 2011. Di non perdere mai la propria libertà di pensiero, di azione, di scelta. Questo è davvero quanto auguro ad ognuno di noi.Chiudo questo anno con la visione, un po’ in ritardo, di un film travolgente. Sto parlando di Una vita tranquilla, di Claudio Cupelllini, forse il migliore film prodotto in Italia dal tempo di Gomorra e Il divo e forse il mio film dell’anno (lo so, lo avevo detto anche per Inception. Ma sono cose talmente diverse…).
La pellicola di Cupellini entra sotto la pelle e scende a vari livelli, come vari sono i livelli di lettura: la storia della camorra all’estero, il rito d’iniziazione dei giovani affiliati (che dopo Duisburg assume una luce ancor più sinistra), la storia dell’incontro tra un padre e il figlio abbandonato.
Tuttavia, ciò che mi ha particolarmente turbato è stato piuttosto ciò che si legge fra le righe per tutta la visione del film: un qualcosa che coinvolge nel profondo l'anima dei tre protagonisti e che è, di fatto,  la perdita della propria libertà individuale, il pegno pagato alla camorra, in cambio di lavoro, soldi, protezione.

Una volta affiliati non si può più ragionare con la propria testa, non si può più fuggire, non si può neppure uscirne. Si è ormai parte di un sistema che avvolge, coinvolge, che decide per te e di te per tutta la tua vita. È una moderna schiavitù ancor più subdola di quella dei papponi sulle prostitute.
Il film Gomorra non era riuscito nell’intento di farmi sentire in modo così pieno, così reale, questo semplice dato di fatto.
 
A tutti voi, amici e occasionali lettori che passate di qua, non posso fare alcun augurio migliore per il 2011. Di non perdere mai la propria libertà di pensiero, di azione, di scelta. Questo è davvero quanto auguro ad ognuno di noi.

Pubblicato dicembre 31, 2010 da samuelesiani in cinema arte e roba simile

Taggato con , , ,