Archivio per la categoria ‘da chi imparare

Il caso Spotlight   1 comment

20155c3115c56f34cd0-d2f7-43fa-abd6-806224aba71bIl caso Spotlight, film di  Thomas McCarthy in queste settimane nelle sale italiane, racconta la storia vera di un gruppo di giornalisti d’inchiesta del Boston Globe che per primi, su spinta del coraggioso direttore dell’epoca, Martin Baron, dai primissimi anni Duemila scoperchiarono uno dei più grandi scandali mondiali, quello degli abusi dei preti cattolici perpetrati su bambini, costantemente coperti dalle gerarchie e che per questa indagine vinsero il Pulizer nel 2003. Su questo tema e su come la storia avvenne veramente consiglio la lettura di questo articolo de Il Post.

Tutto ciò che poi avvenne, anche in Italia, arrivando a sfiorare perfino il pontefice Ratzinger, che molto probabilmente coprì casi a lui noti, è per merito di questo gruppo di una decina di giornalisti, persone che non hanno piegato il capo neppure quando la storia ha preso una piega che avrebbe fatto tremare i polsi ai più.

E’ tuttavia inevitabile che questo scandalo sia stato scoperchiato nella più solida delle democrazie occidentali, gli Stati Uniti d’America, in grado – come veniamo a conoscenza in questi giorni – di commettere, come Governo, illeciti pesantissimi verso i propri alleati, ma che ha comunque tutti gli anticorpi interni per denunciare se stessa.

Non so se in Italia avremo mai un tale giornalismo. Quel poco che c’era fino a qualche anno fa sta ormai sparendo: le inchieste di Rainws24 sono praticamente introvabili sul sito, mentre Report sembra ormai sempre più l’organo stampa del M5S, insieme al FQ.

Di fatto resta che almeno qualcuno nel mondo che lotta contro l’omertà c’è e ben venga se, dal coraggio di pochi, com’è stato per questo caso, esplode un bubbone che coinvolge un problema che aveva e ha carattere mondiale e che neppure papa Francesco pare interessato a risolvere drasticamente.

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Il coraggio della comunità LGBT ugandese   Leave a comment

Ci sono posti nel mondo dove essere gay significa rischiare non solo lo stigma sociale, ma anche la propria vita.

Uno di questi paesi è l’Uganda, promotrice di leggi terrificanti contro gli omosessuali del proprio paese, poi per fortuna abolite dalla loro corte costituzionale.

Ecco allora che un Pride compiuto in quella terra, in quelle condizioni, in quel contesto sociale ha un che di eroico e merita tutto il nostro rispetto.

Da qualche giorno, abbiamo un qualcosa in più a cui ispirarci e trarre forza.

Siamo capaci di grandi imprese. Insieme.   Leave a comment

L’associazione Meter è in difficoltà. Aiutiamola con il 5 per mille.   Leave a comment

E’ tempo di dichiarazione dei redditi. Ogni anno, cerco una associazione meritevole a cui dare il 5 per mille.

Quest’anno, ho deciso di donarlo all’Associazione Meter che vive un momento di grande difficoltà a causa dell’interruzione di fondi da parte della Regione Sicilia e della Conferenza Episcopale italiana, come ho appreso da questo articolo di Lettera 43.

L’associazione, guidata da don Fortunato Di Noto, non solo ha una casa rifugio anti-violenza ad Avola, in Sicilia, ma dal 1989 è una vera e propria istituzione in Italia nella ricerca e denuncia di materiale pedo-pornografico in rete.

Sostenerla in questo momento, non significa solo colpire chi diffonde tale materiale in rete, ma soprattutto dare un grande aiuto alle migliaia e migliaia di vittime senza nome che in quei video compaiono.

Se volete, non dovete che indicare il codice fiscale dell’Associazione Meter (014 024 60 891) in sede di dichiarazione dei redditi, nella voce del 5 per mille – sostegno al volontariato.

 

Malala ha vinto   Leave a comment

La BBC propone la prima video intervista della giovane ragazza pakistana colpita dall’odio (o dalla paura?) dei talebani.

La sua voce è serena e determinata, nonostante la convalescenza.

Malala ha vinto sull’odio, sulla follia dell’uomo sull’uomo. Malala ha vinto su un gruppo di uomini adulti, armati, che hanno tentato di ammazzare una ragazzina che aveva la colpa di pensare liberamente.

Una ragazzina di 15 anni ha vinto migliaia di vigliacchi e folli  invasati fondamentalisti religiosi in tutto il mondo, abili osservatori di una fede che però, guarda caso, li pone sempre dalla parte dei più forti, dei più giusti, della ragione.

Oggi, con il volto segnato dalla ferita, questa piccola pakistana ripete al mondo “I want to serve the people and I want every girl, every child, to be educated.” e dà vita al Malala fund.

Grazie Malala.

Avercene di sportivi così. Viva Chris Kluwe   1 comment

In un momento in cui in Italia il mondo del calcio va in ansia e dice un sacco di sciocchezze a proposito dei gay, negli Stati Uniti succede invece che un giocatore di football, Brendon Ayanbadejo , dichiara di essere favorevole ai matrimoni gay.

Succede poi, e questo sarebbe successo anche da noi, probabilmente, che le parole dello sportivo vengano criticate da un delegato del Maryland (democratico e afroamericano!!!) che sostiene che gli sportivi non dovrebbero interessarsi a tali questioni e per questo motivo invita il proprietario del team in cui gioca il coraggioso sportivo a “impedire questo tipo di dichiarazioni”.

Succede allora che invece di ritrattare, a fianco dello sportivo ne compare un altro, Chris Kluwe, che scrive una lettera al deputato, una lettera talmente efficace che noi potremmo tranquillamente inoltrare ai vari Fioroni, Giovanardi, Bindi, Binetti, etc. italiani.

La riporto per intero, presa da Il post che l’ha tradotta (ne esiste una versione senza parolacce).

Enjoy it.

Caro Emmett C. Burns Jr.,

Trovo inconcepibile che lei sia stato eletto come delegato dello stato del Maryland. Il suo livore e la sua intolleranza mi imbarazzano, e mi disgusta pensare che lei sia in qualsiasi modo e a qualsiasi livello coinvolto nel processo di formazione delle politiche sociali.

Le posizioni che lei abbraccia ed espone non prendono in considerazione alcuni punti fondamentali, che illustrerò con dovizia di particolari (potrebbe esserle necessaria l’assunzione di uno stagista che la aiuti con le parole più lunghe):

1. Come sospettavo, non ha letto la Costituzione, quindi le vorrei ricordare che il Primo, primissimo emendamento di questo fondamentale documento si occupa della libertà di parola, e in particolar modo delle limitazioni di tale libertà.
Utilizzando la sua posizione istituzionale (facendo riferimento ai suoi elettori in modo da minacciare implicitamente la gestione dei Ravens) per dichiarare che i Ravens dovrebbero «scoraggiare dichiarazioni di questo genere» da parte dei loro dipendenti – nello specifico Brendon Ayanbadejo – non solo lei sta chiaramente violando il Primo Emendamento, ma dimostra di essere una narcisista macchia di merda.

Che cosa mai l’ha fatta diventare così stupido? Mi sconcerta che un uomo come lei, che fa affidamento sullo stesso Primo Emendamento per coltivare i propri studi religiosi senza timore di ritorsioni da parte dello Stato, possa giustificare il soffocamento del diritto alla libertà di espressione di qualcun altro. Chiamare “ipocrita” un uomo come lei sarebbe mancare di rispetto alla parola. “Osceno, assurdo ipocrita del cazzo” è un po’ più appropriato, forse.

2. «Molti dei vostri tifosi non sono d’accordo con questa presa di posizione e ritengono che [questi argomenti] non debbano avere posto nello sport, che dovrebbe riguardare il tifo, l’intrattenimento, l’entusiasmo e nient’altro». Santo cielo, quante stronzate. Ha sul serio detto questa roba, lei che è stato «attivamente coinvolto nelle task force del governo che si sono occupate delle conseguenze culturali e sociali della schiavitù in Maryland» (come recita la sua voce di Wikipedia, ndt)? Non ha mai sentito parlare di Kenny Washington? Di Jackie Robinson? Nel 1962 la NFL prevedeva ancora la segregazione razziale, che è stata spazzata via grazie a atleti e allenatori coraggiosi che hanno osato esprimere il loro parere e fare la cosa giusta.
E nonostante tutto questo lei è capace di dire che la politica e le questioni politiche «non dovrebbero avere un posto nello sport»? Non so neanche da dove cominciare per immaginare la dissonanza cognitiva che con ogni probabilità sconvolge in questo momento la sua mente confusa e marcia, e la ginnastica mentale con cui il suo cervello si è contorto fino a produrre una dichiarazione così assurda da meritare una medaglia d’oro olimpica (il giudice russo sicuramente le darebbe 10, per “bellissimo repressivismo”).

3. Questo è più un mio dubbio personale. Ma perché odia la libertà? Perché odia il fatto che altre persone vogliano avere la possibilità di vivere le loro vite ed essere felici, anche se la pensano in modo diverso dal suo, o si comportano in modo diverso? In che modo, in che forma, la riguarda il matrimonio gay? In che modo influisce sulla sua vita? Teme che se il matrimonio gay diventasse legale, lei comincerebbe all’improvviso a pensare al pene? «Oh merda, il matrimonio gay è stato approvato, devo subito correre a farmi sfondare di cazzi!». Ha paura che tutti i suoi amici diventino gay e non vengano più la domenica a vedere le partite da lei? (Comunque è improbabile, dato che anche ai gay piace guardare il football).

Posso assicurarle che il matrimonio gay non avrà alcun effetto sulla sua vita. I gay non verranno a casa sua a rubare i suoi figli. Non la trasformeranno magicamente in un lussurioso mostro mangiacazzi. Non rovesceranno il governo in un’orgia di edonistica dissolutezza soltanto perché all’improvviso avranno gli stessi diritti del 90 per cento della nostra popolazione – diritti come le indennità della previdenza, agevolazioni fiscali per chi ha figli, i permessi familiari o i congedi per malattia per prendersi cura dei propri cari, e l’assistenza sanitaria estesa a coniugi e figli. Sa che cosa farà ai gay il fatto di avere questi diritti? Li renderà cittadini americani a tutti gli effetti, proprio come tutti gli altri, con la libertà di perseguire la felicità con tutto ciò che questo comporta. Le dicono niente le battaglie per i diritti civili degli ultimi 200 anni?

In conclusione, spero che questa lettera, in qualche modo, la porti a riflettere sulla dimensione del colossale casino che lei ha spudoratamente scatenato ai danni di una persona il cui solo crimine è stato esporsi per qualcosa in cui credeva. Buona fortuna per le prossime elezioni, sono certo che ne avrà bisogno.

Cordialmente,
Chris Kluwe

P.S. Mi sono dannatamente esposto sulla questione del matrimonio gay, quindi può anche prendere il suo «non sono a conoscenza di altri giocatori della NFL che abbiano fatto quello che fa Ayanbadejo» e ficcarselo nella sua piccola boccaccia priva di empatia, strozzandocisi. Stronzo.

Come non detto, un film di Ivan Silvestrini   2 comments

 

Come non detto, del giovane regista Ivan Silvestrini (classe 1982!!!) è un film fresco, spensierato, che sa trattare con grandissima intelligenza e garbo non tanto il tema del coming out e il timore di non essere accettato in famiglia, quanto piuttosto il pregiudizio che spesso le persone omosessuali hanno nascosto in sé.

Silvestrini pare muoversi in questa materia con semplicità e leggerezza, senza mai scivolare nel dramma, perché tutto può essere raccontato col sorriso, senza cadere nel cliché, nel volgare o nel banale.

E’ un film che esce da certi schemi, infatti, e che è davvero godibile. Un plauso va poi al cast, davvero perfetto, e ad un protagonista, Josafat Vagni, in stato di grazia.

Insomma, questo film ci fa fare pace con il cinema italiano a tematica LGBT troppo spesso umiliato da attori cani e storie stereotipate (avete presente Good as you, che manco merita un link?) e ci ricorda per tono, un altro capolavoro del sorriso, anche se non a tematica: il mio amato Pane e tulipani.