Archivio per la categoria ‘povera patria

Fiducioso   2 comments

Io comunque sono abbastanza fiducioso in Monti e in un qualsiasi governo fatto da tecnici e perfino di burocrati o eurocrati.
Del resto, qualunque cosa è meglio di quella banda di arroganti inetti che abbiamo avuto con B.

Tuttavia, resta un problema basilare: qualsiasi governo, fosse anche un governo esportato direttamente dalla Germania, dovrà fare i conti con quell'esercito di papponi, lacché, scilipoti, subrette, analfabeti di ritorno e lobbysti che siedono in Parlamento per merito delle segreterie dei partiti.

Vedremo… 

Pubblicato novembre 15, 2011 da samuelesiani in mondotondo mondoquadro, povera patria

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Il cardinal Nosiglia e Halloween   4 comments

Nei giorni della vigilia e della festa di Ognissanti, il TG3 Piemonte (diventato, per l'occasione, il TG3 Diocesi del Piemonte) ci ha puntualmente informati del fastidio del nuovo vescovo di Torino, monsignor Noviglia, nei confronti della festa di Halloween, poiché la festa non appartiene alla nostra tradizione ma a quella americana (qualcuno lo informi che è una festa celtica e non americana, grazie).
Probabilmente, quella stessa tradizione per la quale il precedente vescovo di Torino, il cardinale Poletto, ci avvertiva che "la città non è pronta a mescolare campanili e minareti" (ora, con la sentenza del Tar, Poletto e i leghisti sono stati messi al loro posto).

Un ateo mangiapreti come me non può che sorridere amaro del fatto che il principale esponente torinese di una delle più pestilenziali scaramanzie che continuano a tenere il mondo, o gran parte di esso, in schiavitù e nel conservatorismo più cieco, si permetta di contestare una festa assolutamente innocua quale Halloween.

In pratica, i rappresentanti di quella religione che ha nel suo repertorio da circo la liquefazione del sangue di San Gennaro, il sudario di Giesù, e tutta una serie di reliquie, ossa, capelli, denti da baciare, si sentono offesi dal "trick or treat" dei bambini?

 

Nota a margine: in Francia, ad Avignone, un gruppetto di allegri cattolici hanno distrutto un'opera di Serrano che rappresentava un piccolo crocifisso immerso in un barattolo d'urina (qui sopra). Sempre in Francia, ma a Parigi, è stato dato fuoco alla sede di un giornale satirico che si era permesso di indicare Maometto come vicedirettore in un numero speciale sulla vittoria dei fondamentalisti in Tunisia.
Questo è il mondo in mano ai religiosi: un mondo di merda.

Venditori di sogni   3 comments

Quanto successo a Varese, sta mostrando in modo evidente le fratture in seno alla Lega, ma più di tutto i limiti della leadership di Bossi, il suo essere un padre padrone del partito al pari di un Berlusconi o, se vogliamo ed in scala assai ridotta, di un Pannella.

Mi sono chiesto come fosse possibile che un uomo tanto mediocre come Bossi potesse essere stato fino al congresso di Varese così potente e incontrastato in un partito che, in qualche modo, ha perfino raccolto alcune tracce dal Pci, oltre che suoi elettori.

Cosa hanno visto i leghisti in Bossi, e cosa vedono ancora oggi, in un uomo che ormai è l'ombra di se stesso ed ha svelato tutto il suo insuccesso politico?

Dopo oltre 20 anni di Lega Nord in Parlamento, la maggior parte dei quali al potere, il loro popolo non ha visto nulla, ottenuto nulla, tranne forse qualche vantaggio sulle quote latte o qualche inasprimento (più mediatico che reale) nell'ordine pubblico e nella sicurezza.

E dunque?

Sto iniziando a pensare che, in fondo, al pari di Silvio Berlusconi e in modo diverso, Bossi abbia venduto un sogno. Niente altro che un sogno.

Forse il nostro paese è stato, a seguire dagli anni '80 (ma ero troppo giovane all'epoca, per poter comprendere a fondo quegli anni) smanioso di un sogno che Berlusconi e Bossi, pur così diversi come storia e tradizione, hanno saputo raccontare. Una dolce fiaba che ancora molti vogliono sentirsi dire, la notte prima di andare a dormire.

Tuttavia, l'alba della crisi sta già bussando alle porte di quei sognatori e svegliando da quei dolci sogni.

Credo che potrà essere quella a spazzare via Berlusconi e Bossi. Lasciando la vergogna e la rabbia di chi è stato svegliato nel pieno del sonno.

Pubblicato ottobre 18, 2011 da samuelesiani in povera patria

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Perché il Pd vuole garantire i privilegi al Vaticano?   13 comments

Ho scritto una lettera al segretario del Partito Democratico, Bersani. Questo il testo:

 

Gentile segretario Bersani,

sono un tesserato Pd da due anni. Ho seguito con passione le primarie del partito, partecipandovi attivamente, e oggi guardo al Pd come ad un possibile partito progressista e liberalista in Italia. L'unico possibiile.

 

Oggi ho seguito con interesse la conferenza stampa relativa alle proposte del Pd per la manovra finanziaria. Purtroppo, sono sinceramente rimasto deluso ed imbarazzato quando, al seguito della prima domanda di un giornalista sulla posizione del partito in relazione ai privilegi del Vaticano, lei abbia spostato il piano del discorso invitando a fare un giro tra le Caritas in Italia.

 

Le Caritas, come molte altre associazioni anche laiche o di altre confessioni religiose che lei evidentemente dimentica, svolgono un ruolo fondamentale nella società e lo fanno spesso per merito di centinaia di volontari. Religiosi come laici. Credenti cattolici, come non credenti o credenti in altre confessioni.

 

Ma qui, segretario, non si parla di togliere alla Caritas – più o meno la stessa difesa che si leggeva su Avvenire –  ma dire una parola chiara sugli scandalosi privilegi di cui gode il Vaticano, tra cui quello dell'ICI per immobili non di culto (e da tempo, anche in sede europea, si parla di concorrenza sleale), gli insegnanti di religione scelti dalle Diocesi e pagati dallo stato, i soldi alle scuole private cattoliche, la questione depurazione e servizio acqua con il Vaticano, e, non ultimo, la vergognosa ripartizione dell'8 per mille!

 

Il fatto dunque che lei abbia citato la Caritas, segretario Bersani, mi porta a pensare che sia in malafede o cieco, e che la posizione Pd, per motivi che io non davvero non riesco a comprendere, sia quella, anche di fronte alla peggiore crisi sociale ed economica dalla Seconda Guerra Mondiale, di perseverare nel garantire al Vaticano privilegi di cui nessun altro oggi gode.

 

Questa posizione mi fa rabbia e la trovo incomprensibile.

Se questa è la linea del partito, ha perso non solo un tesserato – che è inezia, comprendo – ma una vera opportunità di fare GIUSTIZIA in un sistema marcio di privilegi, caste, parassiti, che sta sempre più dissanguando il nostro già esangue Paese.

Pubblicato agosto 23, 2011 da samuelesiani in povera patria

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Il cibo dei poveri   7 comments

Qualche giorno fa mi trovavo dai miei. Sul balcone, c’era un mucchio di riviste del genere Oggi, Di più, passati da una parente ai miei genitori. Visto che si stava aspettando che i nipoti si preparassero per una passeggiata, mi sono messo a sfogliare un Di più.

Incuriosito dalle tematiche, sono passato ad un altro numero, quindi ad un altro e quindi alle altre riviste sul genere presenti sul tavolo.
Tutte presentavano, sempre, in ogni numero, tre argomenti precisi:

Gossip: le storie dei reali descritti, oppure quelle di attori o politici, non vengono mai raccontate con ironia o divertimento. Li si propone al popolino, come a chi sta a guardare ai margini della strada, la favola del potente.

Cronaca nera: in ogni numero, c’è almeno un servizio rivolto ad un caso noto di cronaca nera: da Sara Scazzi a  Yara a Melania Rea o storie di fidanzati finiti con la morte della donna.

Articoli a tematica religiosa/scaramantica: anche questi sempre presenti, e riferiti molto spesso a miracoli, racconti di presunti miracolati. In questo senso, parrebbe che a fare la parte del leone sia Padre Pio.

Non faccio altro che scoprire l’acqua calda, ma il fatto è che, sinceramente, non mi ero mai soffermato su questo tipo di rotocalchi e mi ha profondamente colpito ciò che passa da quelle riviste, qual è il messaggio e soprattutto, mi verrebbe da dire, il fine pedagogico che coccola e stimola al basso e alla rinuncia completa dello spirito critico…

Se la cultura è il cibo dell’anima, queste riviste non possono che essere – come la polenta in tempo di guerra – il cibo dei poveri.

Pubblicato maggio 13, 2011 da samuelesiani in povera patria

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L’italiano sceglie il tornaconto   5 comments

Da qualche mese, via mail circola un brano a firma di Elsa Morante. Ho sinceramente pensato, leggendolo, che fosse spurio: come poteva essere autentico un brano che sembrava calzare troppo a pennello sulla nostra attualità? Un brano che sembrava davvero tendere un parallelo straordinario tra Mussolini e Berlusconi?
Verificando un poco in rete, ho constatato che il brano è in realtà tratto da una più lunga lettera, del 1948 (pubblicata su “Paragone Letteratura”, n°456, febbraio 1988, poi in “Opere” (Meridiani), Milano 1988, vol. I, pagg. L-LI). 

Se nella versione via mail (impropriamente tagliata, come giustamente segnala Georgiamada) vi si poteva leggere un evidente parallelo con Berlusconi, la lettera nella sua completezza, pur effettivamente descrivendo alcuni tratti di Mussolini che lo accomunano a Berlusconi, sconvolge semmai  per il verificare di come il nostro disgraziato paese non sia mai cresciuto, non abbia mai imparato nulla dalla propria storia e dalle proprie esperienze traumatiche: un popolo di immaturi sciagurati, incapace di crescere e quindi, come tutti i Pinocchi che affrontano il mondo senza strumenti, destinato a finire perpetuamente nelle grinfie di Gatti, Volpi, Magiafochi…

È questo, in fondo, ciò che fa più male nelle parole di Elsa Morante, che ripropongo, qui sotto, nella loro interezza; vi consiglio di leggere queste parole di sconvolgente chiarezza.

“Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia. Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica Sociale. Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine. Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938). Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani). Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto. Mussolini, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine. In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano. Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo. Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare”. ( Roma 1 Maggio 1948 )

La lettera completa è tratta da  qui.


Pubblicato aprile 19, 2011 da samuelesiani in povera patria

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Domande che i giornalisti non si fanno   5 comments

Alcuni giorni fa, non ricordo in quale trasmissione tv, ho sentito un intervento del Procuratore Caselli a proposito dei collegamenti tra mafie e Lombardia.

Il procuratore faceva notare come le mafie, per fare affari, non si dirigano verso un deserto, ma ovviamente, verso le  zone più ricche e produttive del paese, tra cui, appunto, la Lombardia.

Gli inquirenti dovrebbero, a questo punto, rispondere ad alcune domande molto semplici: con chi le mafie si devono rapportare in Lombardia? Quali sono le famiglie, le lobby di potere – magari anche d’ispirazione religiosa – e i potentati che in Lombardia, di fatto, controllano il sistema economico?

E, in seconda battuta, perché Formigoni si è tanto scaldato sulle affermazioni di Vendola, ormai assodate, relative alla presenza delle ndrine in Lombardia?