Archivio per la categoria ‘siamo stati bambini

Il caso Spotlight   1 comment

20155c3115c56f34cd0-d2f7-43fa-abd6-806224aba71bIl caso Spotlight, film di  Thomas McCarthy in queste settimane nelle sale italiane, racconta la storia vera di un gruppo di giornalisti d’inchiesta del Boston Globe che per primi, su spinta del coraggioso direttore dell’epoca, Martin Baron, dai primissimi anni Duemila scoperchiarono uno dei più grandi scandali mondiali, quello degli abusi dei preti cattolici perpetrati su bambini, costantemente coperti dalle gerarchie e che per questa indagine vinsero il Pulizer nel 2003. Su questo tema e su come la storia avvenne veramente consiglio la lettura di questo articolo de Il Post.

Tutto ciò che poi avvenne, anche in Italia, arrivando a sfiorare perfino il pontefice Ratzinger, che molto probabilmente coprì casi a lui noti, è per merito di questo gruppo di una decina di giornalisti, persone che non hanno piegato il capo neppure quando la storia ha preso una piega che avrebbe fatto tremare i polsi ai più.

E’ tuttavia inevitabile che questo scandalo sia stato scoperchiato nella più solida delle democrazie occidentali, gli Stati Uniti d’America, in grado – come veniamo a conoscenza in questi giorni – di commettere, come Governo, illeciti pesantissimi verso i propri alleati, ma che ha comunque tutti gli anticorpi interni per denunciare se stessa.

Non so se in Italia avremo mai un tale giornalismo. Quel poco che c’era fino a qualche anno fa sta ormai sparendo: le inchieste di Rainws24 sono praticamente introvabili sul sito, mentre Report sembra ormai sempre più l’organo stampa del M5S, insieme al FQ.

Di fatto resta che almeno qualcuno nel mondo che lotta contro l’omertà c’è e ben venga se, dal coraggio di pochi, com’è stato per questo caso, esplode un bubbone che coinvolge un problema che aveva e ha carattere mondiale e che neppure papa Francesco pare interessato a risolvere drasticamente.

450000 bambini senza nome   Leave a comment

L’associazione siciliana Meter, di don Di Noto, ha portato alla luce l’ennesimo server ospitante immagini e video di torture su bambini e addirittura neonati. 

Nel 2014, l’associazione ha scoperto oltre 700000 file, riguardanti almeno 450000 bambini. In un solo anno, quasi mezzo milione di neonati, bambini e fanciulli hanno subito torture e violenze per il compiacimento di sadici di tutto il mondo. Di questi bambini non si sa nulla. 

Stiamo dunque parlando, come riportato nell’articolo, per bocca di don Di Noto, di un vero “crimine contro l’umanità”.

Un silenzioso crimine che si compie nel silenzio, perfino dei media: una notizia tanto clamorosa è stata ad oggi rilanciata solo dal sito MeridioNews

Pedofilia e potere in UK?   Leave a comment

Da alcune settimane, in seguito alla testimonianza di una ex vittima, Scotland Yard sta investigando su (almeno) un triplice omicidio di bambini inseriti in una rete pedofila durante riti e orge.

Una rete pedofila che coinvolgerebbe personalità della politica e alti militari britannici, degli anni ’70 e ’80.

Di nuovo, come nelle descrizioni di Regina Louf o delle vittime italiane raccolte sul sito dell’associazione Aisjca , ci si troverebbe di fronte ad crimini contro l’umanità che coinvolgerebbero personalità delle istituzioni (nei casi italiani, si parla anche di alti esponenti del clero della Chiesa Cattolica, sulla quale si spera il nuovo papa faccia pulizia), militari, imprenditoriali ecc.

Non sappiamo di certo a cosa porterà il processo ma due constatazioni possiamo farle.
La prima: in più parti d’Europa (e non solo) si parla da decenni di crimini su bambini portati avanti da industriali, politici, militari e uomini di chiesa in riti e/o orge che spesso terminano con vere e proprie stragi.
Secondo: non essendoci ad oggi delle sentenze che hanno smantellato questi giri, e portato alla luce questo orrore, tutto fa pensare che essi siano stati attivi e prosperi tanto negli anni ’70, quanto negli anni ’90 … Quanto oggi.

Aggiornamento del 12 ottobre 2015

L’associazione Meter è in difficoltà. Aiutiamola con il 5 per mille.   Leave a comment

E’ tempo di dichiarazione dei redditi. Ogni anno, cerco una associazione meritevole a cui dare il 5 per mille.

Quest’anno, ho deciso di donarlo all’Associazione Meter che vive un momento di grande difficoltà a causa dell’interruzione di fondi da parte della Regione Sicilia e della Conferenza Episcopale italiana, come ho appreso da questo articolo di Lettera 43.

L’associazione, guidata da don Fortunato Di Noto, non solo ha una casa rifugio anti-violenza ad Avola, in Sicilia, ma dal 1989 è una vera e propria istituzione in Italia nella ricerca e denuncia di materiale pedo-pornografico in rete.

Sostenerla in questo momento, non significa solo colpire chi diffonde tale materiale in rete, ma soprattutto dare un grande aiuto alle migliaia e migliaia di vittime senza nome che in quei video compaiono.

Se volete, non dovete che indicare il codice fiscale dell’Associazione Meter (014 024 60 891) in sede di dichiarazione dei redditi, nella voce del 5 per mille – sostegno al volontariato.

 

Malala ha vinto   Leave a comment

La BBC propone la prima video intervista della giovane ragazza pakistana colpita dall’odio (o dalla paura?) dei talebani.

La sua voce è serena e determinata, nonostante la convalescenza.

Malala ha vinto sull’odio, sulla follia dell’uomo sull’uomo. Malala ha vinto su un gruppo di uomini adulti, armati, che hanno tentato di ammazzare una ragazzina che aveva la colpa di pensare liberamente.

Una ragazzina di 15 anni ha vinto migliaia di vigliacchi e folli  invasati fondamentalisti religiosi in tutto il mondo, abili osservatori di una fede che però, guarda caso, li pone sempre dalla parte dei più forti, dei più giusti, della ragione.

Oggi, con il volto segnato dalla ferita, questa piccola pakistana ripete al mondo “I want to serve the people and I want every girl, every child, to be educated.” e dà vita al Malala fund.

Grazie Malala.

La reazione di un bambino di fronte ad una coppia gay   2 comments

Alla faccia di Giovanardi, della Bindi, dei ciellini e in generale di tutti i baciapile. E pure di mia sorella.

Perché un bambino non ha sovrastrutture mentali, né pregiudizi. Impara a conoscere il mondo empiricamente, da quello che vede. E se nessuno ci appiccica etichette negative, questo è risultato (e l’invito finale è la cosa più bella).

Lo schiavo ribelle   1 comment

In una terra in cui vige l’apartheid, una delle cose più incresciose che possano succedere è che uno schiavo, uno di quelli che arriva da una lunga generazione di schiavi, decida di alzare la testa e rompere le catene.
La cosa è ancor più incresciosa, se lo schiavo in questione è stato così ben addestrato che non solo si metteva da solo collare e catene trovandoli perfino non più fastidiosi, ma il suo occhio – come quello degli altri schiavi perfetti – era ormai abituato a non vedere nemmeno più i lividi e le piaghe da questi provocati su collo, braccia e caviglie.
Se tuttavia capita che uno di questi perfetti schiavi arrivi a trovare la forza e la capacità di liberarsi, questo fatto è increscioso non solo per il padrone dello schiavo, di cui si dirà tra poco, ma per la stessa comunità di schiavi da cui proviene. Questi saranno sconvolti dal fatto: come osa mettersi contro il padrone che è così buono? E soprattutto: perché non gli bastano il cibo e il giaciglio offerti in cambio del lavoro? Che cosa altro cerca?
La comunità degli schiavi, molto probabilmente, non si alleerà con lo schiavo ribelle ma, al contrario, lo contesterà, farà di tutto per trattenerlo e, forse, potrà arrivare a denunciarlo.
Useranno contro di lui ogni arma, dal silenzio al ricatto.
Quanto al padrone, il fatto che uno schiavo decida di liberarsi è doppiamente increscioso. In primo luogo perché perderà un lavorante obbediente e ben addestrato (e piegare un nuovo schiavo costa tempo e denaro); in secondo luogo, e cosa ben più grave, ciò che egli perde e che maggiormente lo spaventa è il potere di fronte agli altri schiavi.
Se uno schiavo si libera, altri potranno essere spinti a seguirne l’esempio e tentare di liberarsi. Ciò non è detto e infatti la stragrande maggioranza delle volte non capita; tuttavia, l’esempio di un singolo schiavo che si libera è pernicioso per l’intero sistema collaudato dell’apartheid e per tutti gli altri padroni.
Per questo motivo il padrone dello schiavo ribelle chiamerà a raccolta gli altri padroni e questi verranno. E chiamerà gli schiavi più fedeli e questi verranno. Al fine che allo schiavo ribelle sia fatta cambiare idea. E in fretta. E rientri nei ranghi.
Ma perché il sistema dell’apartheid torni alla sua armonia, lo schiavo ribelle deve tornare spontaneamente, e non solo: deve anche concepire che sia il ricatto, sia la violenza usati per farlo tornare erano in realtà opere per il suo bene. Perché al di fuori fdalla benevolenza del padrone c’è la morte certa.
Se questo non accade, se né il silenzio, né il ricatto e né la violenza potranno servire a farlo tornare spontaneamente, allo schiavo ribelle deve essere fatto il vuoto attorno. Tutti gli altri schiavi devono sapere che la scelta dello schiavo ribelle è stata sbagliata. Che ha perso un giaciglio e un pasto sicuro. Che è in difficoltà. Che andando via ha rubato a tutti qualcosa. E che dunque non è solo un ribelle, ma anche un ladro.
Ma se tutto è andato bene – come talvolta, anche se raramente,succede – lo schiavo ribelle sarà ormai lontano. Tutte le cose che succedono al campo, le voci che vi girano come mulinelli d’aria, non potranno più arrivare a toccarlo.
Ma, soprattutto, avrà cose più serie da fare: rimettersi in forze e procurarsi un giaciglio e un pasto caldo con le proprie mani.
Quel giaciglio e quel cibo saranno le cose più inebrianti del mondo. Fossero anche solo una stuoia di juta e un pezzo di pane.