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450000 bambini senza nome   Leave a comment

L’associazione siciliana Meter, di don Di Noto, ha portato alla luce l’ennesimo server ospitante immagini e video di torture su bambini e addirittura neonati. 

Nel 2014, l’associazione ha scoperto oltre 700000 file, riguardanti almeno 450000 bambini. In un solo anno, quasi mezzo milione di neonati, bambini e fanciulli hanno subito torture e violenze per il compiacimento di sadici di tutto il mondo. Di questi bambini non si sa nulla. 

Stiamo dunque parlando, come riportato nell’articolo, per bocca di don Di Noto, di un vero “crimine contro l’umanità”.

Un silenzioso crimine che si compie nel silenzio, perfino dei media: una notizia tanto clamorosa è stata ad oggi rilanciata solo dal sito MeridioNews

Sybil, un film che racconta la sindrome delle personalità multiple.   Leave a comment

Finalmente sono riuscito a procurarmi il film, anzi, le due versioni del film “Sybil“, uno tra i pochi a trattare nella storia del cinema il tema delle personalità multiple, da un punto di vista quasi scientifico e psicanalitico.

sybil-1976

Già negli anni ’50, il cinema aveva esplorato questa malattia con “La donna dai tre volti” di Nunnally Johnson, tratto dal libro di due medici (scrive wikipedia in proposito: “Il film fa riferimento, non fedelmente, al vero caso di una donna sofferente di dissociazione mentale, Chris Costner-Sizemore, descritto nel libro di Corbett Thigpen e Hervey Cleckley The three Faces of Eve”) e con “La donna delle tenebre” di Shirley Jackson.

Tuttavia è solo con Sybil (tratto da una controversa storia vera – quella di Shirley Ardell Mason e della terapeuta che l’ha avuta

in cura – descritta in un libro del 1973), soprattutto nell’originale del 1976, che lo spettatore viene veramente messo di fronte al dramma di questa malattia e cosa significhi convivervi, spesso inconsapevolmente.

Se nel remake del 2007, il regista statunitense Joseph Sargent, ha dimostrato una curiosità fin eccessiva sulle differenze tra le varie personalità (ben sedici nel caso Ardell Mason, di diversa età e genere), il primo film del 1976 del regista Daniel Petrie affronta in modo molto più coraggioso la malattia – descritta anche dal punto di vista cinematografico con sequenze o musiche frammentate, spezzate, come l’io della protagonista – ma soprattutto le possibili cause: ovvero, i continui maltrattamenti, sfocianti in vere e proprie torture subite fin dall’infanzia da parte della madre.

Ma il film racconta anche l’incontro di due donne e il coraggio di entrambe di andare avanti, nonostante le controversie e il fatto che sia stato scritto e detto, anche recentemente, che fu tutta una montatura.

Questo film racconta la storia di una sofferta ma, alla fine, sopraggiunta guarigione.

La testimonianza di Regina Louf – parte VI   3 comments

Mettendo da parte, adesso, questi interrogativi – perché non è tanto del processo e del conseguente insabbiamento che mi interesso – è importante segnalare che almeno in Belgio e grazie al coraggio di persone come Regina Louf, il poliziotto De Baets e la sua squadra, il giudice Connerotte, etc. si è cercato di trovare la verità su queste reti criminali, anche se con il risultato di limitare il processo solo al pesce più piccolo, in questo caso Dutroux (nel caso americano detto “Conspiracy of silence” si parla anche lì di abusi su giovani vittime, potenti abusatori, riti satanici, ricatti, violenze sessuali, etc. Stesse cose raccontate dai testimoni X dall’altro capo del mondo. E anche negli Stati Uniti a finire in carcere è stato il pesce più piccolo).
Quando poi, nel 2004 (quattro anni fa, non mille!), è stato avviato il processo “Dutroux, Nihoul e consorti”, l’avvocato di Regina Louf, Patricia van der Smissen, ha segnalato come erano ricominciati gli attacchi e le stupide attenzioni dei media verso la sua cliente. E ha sottolineato come il caso della sua cliente fosse di fatto aperto e come si attendesse che la Giustizia finalmente verificasse quanto denunciato da Regina. Vi consiglio di leggere il testo del comunicato, se volete vi posso girare una traduzione privatamente.
 
Con questi post, a cui ne seguirà un ultimo, conclusivo, spero di aver portato all’attenzione dei miei amici blogger questi strazianti informazioni, riguardanti persone in carne ed ossa e centinaia di bambini sotto i nostri occhi. E ribadire quanto scritto nei commenti al post precedente dall’Associazione Italiana Scientifica e Giuridica contro gli Abusi Fisici-Mentali-Tecnologici:
Lo sapete che cose analoghe ma anche peggiori e ben documentate – con dati e fotografie inoppugnabili – avvenivano (e avvengono? domanda retorica) anche in Italia in luoghi perfettamente “civili”? E chi ne è “vicino” non “ne sa niente”?
http://www.aisjca-mft.org/aiutoinfanzia.htm  qui c’è tanto ma il dossier non pubblicato è molto più ampio.”

La testimonianza di Regina Louf – parte V   8 comments

Mi chiedevo prima, perché ci si è tanto preoccupati di schierarsi pro o contro Regina e non si è piuttosto cercato di verificare quanto da lei detto? Perché delle tante perquisizioni che potevano e dovevano essere fatte, ne sono state fatte solo alcune a casa della stessa Regina per verificare che non avesse ottenuto informazioni sui vecchi casi di cui parlava da – che so? – giornali dell’epoca o altro? Perché?
Perché l’onesto giudice Connerotte è stato tolto dall’indagine solo per essersi trovato nella sala in cui si festeggiava con una spaghettata il recupero delle due bambine dalla cella di Dutroux? Del resto, il giudice non aveva neanche avvicinato le due bambine, né parlato con la famiglia pur presente alla spaghettata. La sua oggettività era stata rispettata (per altro, non possiamo dimenticare che Dutroux è colpevole, mentre le due bambine le vittime!).
Perché a casa di Dutroux è stato mandato una prima volta un graduato della polizia totalmente incompetente come Rene Michaux che non si è neppure accorto che Dutroux teneva segregate in cantina due bambine, Julie e Melissa (che moriranno di fame e di sete, durante il primo arresto di Dutroux!), nonostante in cantina ci fossero oggetti che dovevano far necessariamente pensare ad abusi sessuali?
Perché le telecamere che tenevano sotto controllo la casa di Dutroux non hanno funzionato quando questi portava a casa delle bambine rapite? Domanda che potrebbe funzionare bene anche per tanti casi di misteri italiani (ad esempio anche nel caso di Emanuela Orlandi: neanche lì le telecamere del Senato che avrebbero potuto aiutare a capire che fine aveva fatto, avevano funzionato).
Perché non si è voluto vedere che Dutroux, Nihoul, il Tony di Regina erano tutti in qualche modo collegati fra loro, anche direttamente o tramite affari?
Perché nessuno risponde da oltre dieci anni a queste domande? Perché il dossier di Regina come lei stessa sostiene in una intervista del 2002, gira di Procura in Procura e non si riaprono le indagini collegate alla sua testimonianza???

La testimonianza di Regina Louf – parte III   5 comments

Perché l’opinione pubblica si era tanto sconvolta di fronte a quanto trapelava della testimonianza di Regina? Perché molti, anche in buona fede (quelli in mala fede è facile comprenderlo) hanno preferito pensare che fosse pazza, ben sapendo di andare contro il parere di un’equipe di psicologi e psichiatri che invece la considerava traumatizzata ma non folle?
Perché la storia di Regina è incredibile e terrificante.
regina louf - silence on tue des enfantIo non sono una persona particolarmente sensibile, eppure, credetemi, ho fatto fin qui una fatica estrema a tradurre le parole di quel libro, inviato alle stampe per proteggere Regina quando è uscita dall’anonimato. «Silence on tue des enfants» è un libro che raccoglie la sua storia. In esso si trovano anche le strazianti pagine dei rivissuti scritte durante la terapia psicologica, mentre cercava di ricomporre un io frantumato dagli abusi.
Perché di questo si tratta: abusi sessuali.
Abusi che su Regina iniziano in modo sistematico nella casa/pensione della nonna a Knokke, cittadina balneare nel nord del Belgio, frequentata dalla ricca borghesia belga. I genitori di Regina l’hanno lasciato come un pacco postale da quando aveva un anno e mezzo nelle mani di questa terribile donna che era la nonna. Lì vi restava per tutta la settimana lavorativa e nel weekend, talvolta, i genitori tornavano a prenderla.
La nonna, da quando la bambina aveva due, tre anni, l’ha messa a disposizione di pedofili locali e stranieri e l’ha allevata come una piccola prostituta per facoltosi bastardi. Spesso da bambina è stata utilizzata – ricorderà Regina da adulta – per video pedo-pornografici, i cui set erano anche nella casa/pensione della nonna.
A dieci anni, Regina torna definitivamente a Gand presso i genitori. Questi non la accolgono certo per affetto, ma perché alcune voci stavano correndo a Knokke, e la stessa bambina si stava confidando con i genitori di un’amichetta. Era dunque necessario farla sparire.
A Gand, passati due anni, Regina viene affidata ad un certo Tony, amico di famiglia e amante della madre. L’uomo, che possedeva la chiave di casa, abuserà ripetutamente di lei e ne diventerà il magnaccia con il consenso dei genitori e soprattutto della mamma.
Tony ha ammesso questi abusi durante un interrogatorio davanti ai poliziotti in uno dei pochi confronti che sono seguiti alla testimonianza di Regina. Per quanto se ne sappia non ha fatto un solo giorno di carcere, nonostante abbia ammesso di aver avuto rapporti sessuali con una ragazzina di dodici anni.
Molti poliziotti, ricorda Regina, le facevano notare che forse lei stessa lo voleva, che in fondo era consenziente.
Consenziente, una ragazzina di dodici anni. Tony ne aveva all’epoca più di quaranta.

La testimonianza di Regina Louf – parte II   2 comments

Regina Louf è nata nel 1969 e quindi ha solo pochi anni più di me. È vissuta nella parte fiamminga del Belgio e la sua lingua è il dutch (l’olandese). Questo particolare ha comportato un iniziale problema con il giudice che, per primo, ne ha raccolto la testimonianza (il giudice Connerotte) perché non conosceva che il francese. A far da traduttore e tramite è stato il poliziotto De Baets che diviene poi il capo dell’equipe che dalla seconda metà degli anni ’90 si occupa delle audizioni di X1 (il nome con cui, inizialmente, si è voluta coprire l’identità di Regina).
De Baets è stato successivamente allontanato dal caso e buttato fuori dalla polizia durante questa indagine con accuse che poi risulteranno infondate… per poi essere richiamato, con tanto di scuse ufficiali, nel 2002. Anche il giudice Connerotte è sollevato dall’indagine collegata a Dutroux (è necessario ribadire con forza già da subito che Dutroux non è il predatore solitario, come viene talvolta definito da certa stampa, ma un piccolo tassello di un mosaico, raccontato da Laetitia, una delle ragazze tratte in salvo dalla polizia dalla sua cantina).
 
Per ora, però, vorrei limitarmi alla testimonianza di Regina e non all’affare Dutroux e al processo che ne è seguito. Contemporaneamente alle deposizioni di Regina ed indipendentemente e inconsapevolmente da queste, altre ex-vittime (note come X2, X3, etc.), hanno cominciato a testimoniare, portando agli occhi degli inquirenti una realtà inquietante, realtà che spesso poteva trovare riscontro incrociando i dati delle varie testimonianze (su questi argomenti è disponibile, anche se molto caro, un testo che raccoglie un’inchiesta di alcuni coraggiosi giornalisti belgi Anne-Mie Bulté, Douglas De Conink, Marie-Jeanne Van Heeswyck, che ha per titolo «Les dossiers X. Ce que la Belgique ne devait pas savoir sur l’affaire Dutroux», Editions EPO, Bruxelles, 1999, ad oggi introvabile, ma vedrò di procurarmene una copia e di tradurre anche questo).

laetitia delhez

sabine dardenne

Ma che cosa aveva dato il via a queste testimonianze? Per Regina è stato l’arresto di Marc Dutroux e soprattutto la conseguente liberazione di due ragazzine rapite (Sabine e Laetitia, qui nelle foto). Questo fatto ha dato la stura, forse, anche a molte altre ex-vittime che devono aver sperato che qualcosa potesse cambiare e ha portato loro a raccontare la propria storia. Ufficialmente però, all’interno dell’indagine, solo la testimonianza di Regina ha avuto un seguito, tra l’altro molto drammatico perché ha quasi visto la donna trasformarsi, anche grazie ai media, da testimone-vittima in quasi indagata. Regina, che a quel punto temeva per la sua vita, si è trovata costretta ad uscire dall’anonimato, anche a causa della pubblicazione scorretta e corrotta di brani delle sue audizioni che hanno gettato ombre su di lei e sugli investigatori. L’opinione pubblica belga si è così divisa fra chi le credeva e chi no – a parole, a sensazione – ma non è parsa realmente interessata a che la sua testimonianza trovasse oggettivi riscontri, prima di giudicare. Verificare prima di giudicare.

La testimonianza di Regina Louf – parte I   5 comments

Non è la prima volta che parlo, all’interno del mio blog, della testimonianza Regina Louf. Con una serie di post, a cominciare da oggi, vorrei però affrontare la sua storia in modo un poco più preciso e dettagliato, cercando anche di spiegare perché a me, a noi, dovrebbe interessarci Regina. Una storia la sua, che è sì quella della sua vicenda umana legata alla sua infanzia e giovinezza, ma che riguarda centinaia e centinaia di altri bambine e ragazzine (ma anche bambini di sesso maschile) come lei vittime di attivissime organizzazioni internazionali pedofile.
La sua testimonianza, come ho già avuto modo di dire, ricalca – perfino in alcuni particolari precisi – quella di altre ex vittime come l’americana Kathleen Sullivan, Lauren Stratford, ma anche quella di vittime italiane, alcune delle quali si occupa l’Associazione Italiana Scientifica e Giuridica contro gli Abusi Mentali, Fisici e Tecnologici.
Tutte le testimonianze dicono le stesse cose.
 
Per quanto mi riguarda, ho fatto mia la testimonianza di Regina e vi ho creduto.
Ad oggi sto traducendo la sua storia, raccolta nel libro autobiografico tradotto in lingua francese «Silence on tue des enfants!», édition Mol – Factuel édition, 2002 (ma la prima edizione è del 1996 o 1998, non ricordo con esattezza l’anno. Intanto qui le motivazioni dell’editore che l’ha pubblicata.) nella speranza che un giorno possa circolare, aiutare e dare coraggio ad altre ex vittime. O anche solo possa contribuire a far aprire gli occhi su questo orrore, che non si svolge in Africa, con i bambini soldato, ma nell’appartamento di fianco al nostro.
Per quanto riguarda la sua storia e alcuni articoli afferenti (taluni tradotti anche in italiano), qualcosa è presente su “Radical Party, sito affidabile e ufficiale del “Partito Radicale Transnazionale”.
La sua vicenda umana (la loro vicenda umana) è attuale, e racconta di una vera e propria  condizione da campo di concentramento in tempo di pace e sotto gli occhi di tutti: maestri, vicini di casa, professori, medici, etc.
Se volete conoscere la sua storia, che cercherò di raccontare nel modo più semplice e meno pesante possibile, continuate a leggere i post che inserirò nei prossimi giorni.
 
Se volete ascoltarla, intanto, perché Regina è una donna in carne ed ossa, dei nostri tempi e non di mille anni fa, su youtube potete trovare una sua intervista in più parti rilasciata nell’ambito di un documentario della BBC, che ne ha seguito il caso.