Archivio per l'etichetta ‘Berlusconi

L’italiano sceglie il tornaconto   5 comments

Da qualche mese, via mail circola un brano a firma di Elsa Morante. Ho sinceramente pensato, leggendolo, che fosse spurio: come poteva essere autentico un brano che sembrava calzare troppo a pennello sulla nostra attualità? Un brano che sembrava davvero tendere un parallelo straordinario tra Mussolini e Berlusconi?
Verificando un poco in rete, ho constatato che il brano è in realtà tratto da una più lunga lettera, del 1948 (pubblicata su “Paragone Letteratura”, n°456, febbraio 1988, poi in “Opere” (Meridiani), Milano 1988, vol. I, pagg. L-LI). 

Se nella versione via mail (impropriamente tagliata, come giustamente segnala Georgiamada) vi si poteva leggere un evidente parallelo con Berlusconi, la lettera nella sua completezza, pur effettivamente descrivendo alcuni tratti di Mussolini che lo accomunano a Berlusconi, sconvolge semmai  per il verificare di come il nostro disgraziato paese non sia mai cresciuto, non abbia mai imparato nulla dalla propria storia e dalle proprie esperienze traumatiche: un popolo di immaturi sciagurati, incapace di crescere e quindi, come tutti i Pinocchi che affrontano il mondo senza strumenti, destinato a finire perpetuamente nelle grinfie di Gatti, Volpi, Magiafochi…

È questo, in fondo, ciò che fa più male nelle parole di Elsa Morante, che ripropongo, qui sotto, nella loro interezza; vi consiglio di leggere queste parole di sconvolgente chiarezza.

“Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia. Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica Sociale. Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine. Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938). Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani). Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto. Mussolini, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine. In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano. Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo. Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare”. ( Roma 1 Maggio 1948 )

La lettera completa è tratta da  qui.


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Pubblicato aprile 19, 2011 da samuelesiani in povera patria

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A Frattini interessano le guerre inter-religiose (solo se le vittime sono cristiane)   Leave a comment

L’italia – con il suo unfit  Ministro degli Esteri, appoggiato da gente del calibro di Luca Volonté – prende l’ennesimo schiaffo dall’Europa, non riuscendo infatti a far menzionare esplicitamente i cristiani in un comunicato europeo che doveva criticare le guerre inter-religiose in Medio Oriente.

Questo comunicato – che sarebbe stato utilizzato probabilmente per tenere buone le gerarchie Vaticane a proposito delle puttane di Berlusconi –  senza l’esplicita menzione alle vittime cristiane è però stato ritirato da Frattini (il che dimostra la laicità del nostro Ministro degli Esteri e soprattutto il vero fine di questo documento).

Un commento importante ci arriva quindi dal cardinale Fisichella, quello che ad Annozero, nella puntata sui casi di pedofilia, aveva la faccia che si stava trasformando in una prugna secca.
Sua Eccellenza ci va duretto, colpendo direttamente il Ministro degli Esteri europeo, Catherine Ashton: Ormai si è convinti, con lady Ashton, che il nome “cristiano” non possa entrare in una risoluzione. Del resto ‘nomen, omen’: sempre di cenere si tratta” (ash, in inglese significa cenere. Forse voleva rifarsi delle battute diplomatiche americane – via Wikileaks – che raccontavano di cardinali vecchi, incapaci ad usare la tecnologia e conoscitori solo della lingua italiana).

Chissà che battute brillanti Fisichella potrebbe fare a proposito del suo collega, monsignor Crociata.

Il silenzio dei padri per le notti di Arcore. Uno scritto di Claudio Fava.   8 comments

Questo scritto di Claudio Fava è quanto di meglio abbia letto sulle notti di Arcore, sulle sue ragazzine e, soprattutto, sui loro padri.
Buona lettura.


Il silenzio dei padri per le notti di Arcore.

Non solo il cavaliere, non solo le ragazzine, non solo le maitresse e gli adulatori, non solo gli amici travestiti da maggiordomi, le procacciatrici di sesso, i dischi di Apicella e la lap dance in cantina: in questa storia da basso impero ci sono anche i padri. E sono l’evocazione più sfrontata, più malinconica di cosa sia rimasto dell’Italia ai tempi di Berlusconi. I padri che amministrano le figlie, che le introducono alla corte del drago, le istruiscono, le accompagnano all’imbocco della notte. I padri che chiedono meticoloso conto e ragione delle loro performance, che si lagnano perché la nomination del Berlusca le ha escluse, che chiedono a quelle loro figlie di non sfigurare, di impegnarsi di più a letto, di meritarsi i favori del vecchio sultano. I padri un po’ prosseneti, un po’ procuratori che smanacciano la vita di quelle ragazze come se fossero biglietti della lotteria e si aggrappano alle fregole del capo del governo come si farebbe con la leva di una slot machine…Insomma questi padri ci sono, esistono, li abbiamo sentiti sospirare in attesa del verdetto, abbiamo letto nei verbali delle intercettazioni i loro pensieri, li abbiamo sentiti ragionare di arricchimenti e di case e di esistenze cambiate in cambio di una sveltina delle loro figlie con un uomo di settantaquattro anni: sono loro, più del drago, più delle sue ancelle, i veri sconfitti di questa storia. Perché con loro, con i padri, viene meno l’ultimo tassello di italianissima normalità, con loro tutto assume definitivamente un prezzo, una convenienza, un’opportunità.

Ecco perché accanto ai dieci milioni di firme contro Berlusconi andrebbero raccolti altri dieci milioni di firme contro noi italiani. Quelle notti ad Arcore sono lo specchio del paese. Di ragazzine invecchiate in fretta e di padri ottusi e contenti. Convinti che per le loro figlie, grande fratello o grande bordello, l’importante sia essere scelte, essere annusate, essere comprate. Dici: colpa della periferia, della televisione, della povertà che pesa come un cilicio, della ricchezza di pochi che offende come uno sputo e autorizza pensieri impuri. Balle. Bernardo Viola, voi non vi ricordate chi sia stato. Ve lo racconto io. Era il padre di Franca Viola, la ragazzina di diciassette anni di Alcamo che, a metà degli anni sessanta, fu rapita per ordine del suo corteggiatore respinto, tenuta prigioniera per una settimana in un casolare di campagna e a lungo violentata. Era un preludio alle nozze, nell’Italia e nel codice penale di quei tempi. Se ti piaceva una ragazza, e tu a quella ragazza non piacevi, avevi due strade: o ti rassegnavi o te la prendevi. La sequestravi, la stupravi, la sposavi. Secondo le leggi dell’epoca, il matrimonio sanava ogni reato: era l’amore che trionfava, era il senso buono della famiglia e pazienza se per arrivarci dovevi passare sul corpo e sulla dignità di una donna.

A Franca Viola fu riservato lo stesso trattamento. Lui, Filippo Melodia, un picciotto di paese, ricco e figlio di gente dal cognome pesante, aveva offerto in dote a Franca la spider, la terra e il rispetto degli amici. Tutto quello che una ragazza di paese poteva desiderare da un uomo e da un matrimonio nella Sicilia degli anni sessanta. E quando Franca gli disse di no, lui se l’andò a prendere, com’era costume dei tempi. Solo che Franca gli disse di no anche dopo, glielo disse quando fece arrestare lui e i suoi amici, glielo urlò il giorno della sentenza, quando Filippo si sentì condannare a dodici anni di galera.

Il costume morale e sessuale dell’Italia cominciò a cambiare quel giorno, cambiò anche il codice penale, venne cancellato il diritto di rapire e violentare all’ombra di un matrimonio riparatore. Fu per il coraggio di quella ragazzina siciliana. E per suo padre: Bernardo, appunto. Un contadino semianalfabeta, cresciuto a pane e fame zappando la terra degli altri. Gli tagliarono gli alberi, gli ammazzarono le bestie, gli tolsero il lavoro: convinci tua figlia a sposarsi, gli fecero sapere. E lui invece la convinse a tener duro, a denunziare, a pretendere il rispetto della verità. Tu gli metti una mano e io gliene metto altre cento, disse Bernardo a sua figlia Franca. Atto d’amore, più che di coraggio. Era povero, Bernardo, più povero dei padri di alcune squinzie di Arcore, quelli che s’informano se le loro figlie sono state prescelte per il letto del drago. Ma forse era solo un’altra Italia.

Claudio Fava

Iva Zanicchi a L’infedele è stata piuttosto fedele   2 comments

Una delle cose più interessanti della trasmissione L’infedele di ieri sera è stata notare il terrore negli occhi della Zanicchi dopo  la telefonata del boss e come la voce del padrone avesse dato inizio al solito starnazzare sul modello Lupi o Santanchè, per capirsi. 

Ma c’è un’altra cosa che mi ha colpito maggiormente ed è stata sempre offerta dall’ex cantante di balera che ci ha mostrato la cifra esatta del pensiero del tipico elettore berlusconiano.
Lerner cita un passo del secondo video di B, quello in cui accusa la polizia sostenendo che presso le abitazioni delle ragazze, le perquisizioni erano state compiute con il più totale disprezzo della dignità della persona e della loro intimità. La Zanicchi ribatte che il premier non aveva mai detto quelle parole. Lerner le offre quindi un foglio con la trascrizione del video.

La Zanicchi, con il foglio in mano, la butta in vacca: “Non riesco a leggere una riga!“, cercando forse di rendersi simpatica.

Esempio perfetto di come neppure di fronte all’evidenza, un berlusconiano è in grado di vedere. E questo non è davvero solo un problema di vista.

Pubblicato gennaio 25, 2011 da samuelesiani in povera patria

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Piccolo sfogo sul caso Ruby.   6 comments

Sono veramente angosciato per il nostro paese. Per come la maggioranza delle persone abbia ormai i sensi obnubilati.
Non sono bastate Noemi Letizia, la D’addario e oggi Ruby a far comprendere quanto squallido sia il nostro premier.

Io sono una persona liberista e di ampie vedute. Non mi scandalizzavo ieri per il caso Marrazzo (semmai mi concentro di più sulla morte sugli omicidi irrisolti collegati a questo caso) e però mi disgusta immaginare un vecchio di 74 anni, circondato dai suoi fidi lacché e da un gruppo di prostitute professioniste seminude pronte a farsi palpare.

In casa propria ognuno fa quello che gli pare? Può essere, ma è chiaro che lì ci giravano prostitute (quelle in strada sono invece duramente colpite da questo governo e dalla Carfagna), forse droga e volavano gli scambi e forse, i ricatti. Senza contare che, qualora non ci fossero reati, un manipolo di papponi e puttanieri non dovrebbe avere il dovere di farmi la morale, appoggiato per altro da una Chiesa cattolica che dimostra, con il suo appoggio a B., di essere sporca e squalificante quanto se non peggio di lui.

Se l’uomo, inteso come maschio ci fa una pessima figura, non meglio va a queste donne perdute. Passi per la questione della prostituzione. Uno del proprio corpo può fare quel che gli pare, ma qui volavano cariche pubbliche a gogo (è curioso notare come spesso queste donne, una volta nelle istituzioni, con i loro capelli raccolti e l’aspetto castigato, sembrino ancor più degne del ruolo di segretarie nel peggior film di Tinto Brass. Come il passato resti incollato loro nonostante il restyling).

In tutto ciò, difendere la privacy di B. è mettersi sul suo stesso livello culturale. Contestare l’evidenza è dimostrare la propria totale cecità. Vedere come i sondaggi continuino a mostrare B sempre in vantaggio significa, mi ripeto, che la maggior parte del nostro paese è perduta. 

Mai come oggi, ho sentito l'istinto fortissimo di andarmene via da questo paese.

Pubblicato gennaio 19, 2011 da samuelesiani in marylin del mondo, povera patria

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