Archivio per l'etichetta ‘buone nuove

"Ultimi preparativi aspettando il treno", una foto di Luca Gabriele Perrone   3 comments

Con la foto che vedete qui sopra, il mio amico Luca ha vinto una menzione speciale della giuria nel concorso fotografico internazionale Ferrovie ed integrazione: identità e culture di un'Europa multietnica, promosso dal Progetto ImmigrazioneOggi Onlus e dalle Ferrovie Italiane e da altre europee.

In questi giorni sono a Roma. Oggi per assistere alla sua premiazione, alle 18 alla stazione Ostiese e all'inaugurazione della mostra itinerante che quindi viaggerà per l'Europa, toccando il Belgio, la Francia, la Polonia, Spagna e Lussemburgo.

Altre foto le trovate su Repubblica, qui.

Bravo Lu!

Il testamento biologico approda a Torino   1 comment

E sono felice di aver fatto la mia parte nel raccogliere le firme per la delibera.

I contributi silenti: una delle situazioni più inique nel nostro paese   3 comments

Non so se sapete cosa sono i cosiddetti contributi silenti.  Io non sapevo nulla, perlomeno non con questo termine e comunque non mi ero mai fermato a riflettere su questa situazione, tra le più inique del nostro paese e che coinvolge milioni di persone.

In pratica, si tratta di tutti quei contributi previdenziali che il lavoratore versa, ma che  non sono poi sufficienti per la maturazione di una pensione minima. Quei contributi sono ad oggi versati a "fondo perduto" e vengono usati per le pensioni dei lavoratori che hanno ottenuto i requisiti per potervi accedere.

Su questo tema, i radicali, che in Parlamento con la loro pattuglia all'interno del Pd hanno fatto una proposta di legge, stanno intraprendendo  una nuova e giusta battaglia civile, partita proprio da Torino, la mia città.

I più bisognosi – si scrive nella Proposta di legge – sono così penalizzati due volte: non solo non possono accedere al trattamento per cui hanno versato i contributi, ma quei contributi vengono utilizzati a vantaggio di altri.

La loro proposta si pone l'obiettivo di porre rimedio a questa situazione ingiusta, perlomeno con la restituzione di quanto versato in caso di mancata pensione.

Questo sarebbe il minimo in un paese democratico e attento al bene di tutti.

Sosteniamo, ognuno come può, questa battaglia di civiltà.

Un fiore di libertà nelle piccole mani di Aung San Suu Kyi.   3 comments

Ritrovare il senso vero del mio blog è ormai sempre più impellente. Se continuerò con la sola denuncia da questo angolo perduto della rete delle schifezze della nostra politica, mi avvelenerò il sangue e non va proprio bene.

Perché è giusto denunciare i soprusi e le pochezze di chi si sta mangiando il paese e il futuro dei nostri figli (in ultimo,  l'inserimento nella manovra economica di soldi per le scuole paritarie, quando la Riforma Gelmini affama la scuola pubblica), ma questo non deve bastare. E forse è giusto che su quel fronte si impegni chi è un po' più corazzato di me.

Ritrovare il senso del mio blog è ritrovare quegli spazi mentali per dire che c'è ancora speranza in questo paese, che si può essere per e non solo contro.

Oggi guardare alla Birmania nel giorno in cui la signora della libertà viene liberata dagli arresti domiciliari, è uno di quei momenti che danno forza e speranza.

Perché vedere una donna che da sola ha fronteggiato i militari con il suo esile corpo, ma con la tenacia di chi è pronta a continuare la prigionia pur di non scendere a compromessi con la dittatura, rompe qualsiasi pochezza, sfonda i paragoni e riempie i polmoni di aria fresca; e quell'aria arriva anche qui, in questa italietta da barzelletta, in questo regime da operetta. 

Perché essere liberi – ci insegna – è essere liberi dalla paura.

E in un paese in cui parole come libertà sono state spremute del loro vero significato, beato chi riesce a poterle ancora sentire dalla lontana Birmania.

Grati a Vieni via con me.   2 comments


Lo straordinario successo di Vieni via con me può essere addebitato alle polemiche che hanno circondato la trasmissione nelle settimane prima del debutto? Può essere, certo…

Io credo piuttosto che quando un programma come questo supera il Grande Fratello è perché sotto la cenere un fuoco si sta risvegliando.

Qualcosa forse sta accadendo. B sarà pur sempre in testa ai sondaggi, ma questo successo implica molte cose: che la gente ha fame di cultura; che c'è voglia di vita vera, di parole vere, di arte vera.

Benigni potrà pure non piacere, ma fare uno show come quello – di oltre mezz'ora – senza percepire alcun compenso è non solo uno schiaffo ad un ometto come Masi,  messo lì dai potenti a fare esattamente quello che fa, ma la prova provata che non tutto si compra e si vende, che le cose possono essere fatte senza ottenere necessariamente un tornaconto personale. Che esistono ancora, in sostanza, la solidarietà e la generosità!

Di questo, non possiamo che essere grati a quelli di Vieni via con me.
 

Pubblicato novembre 9, 2010 da samuelesiani in Senza categoria

Taggato con , ,

I premiati per i diritti civili da HWR.   2 comments

Il senso del mio blog, prima che troppo spesso si smarrisse tra la bile della politica italiana, voleva essere quello di portare esempi positivi e mostrare come ci sia speranza, nonostante tutto. Vorrei dunque  non perdere le vecchie abitudini e ricordarmi di essere per e non sempre contro qualcosa (anche se alcune volte è davvero impossibile). Partiamo con oggi, forse anche grazie ad un gesto luminoso del presidente Napolitano, che cura un po’ delle ferite di questo paese costantemente stuprato.

Anche quest’anno, Human Right Watch premierà con il Aleson Des Forces Award for Extraordinary Activism (dal nome di un medico di HRW morto in un incidente aereo) alcuni militanti che si sono distinti per coraggio e per l’attivismo a favore dei diritti civili e contro ogni discriminazione e oppressione.

Ognuno di loro ha subito minacce o è stato imprigionato e tuttavia hanno continuato e continuano a denunciare e lavorare – dice l’articolo di HRW – per un mondo libero dalla violenza.

Vorrei presentarli qui nella speranza che possano, in qualche modo, farci riflettere e magari esserci d’esempio.

Hossam Bahgat, Egitto.


Fondatore del Egyptian Initiative for Personal Rights, difende i diritti civili e le libertà nel suo paese. Ha denunciato le violazioni del governo alle libertà religiose (in specie contro i cristiani copti) e alla privacy.

Elena Milashina, Russia

Giornalista investigativa del principale giornale indipendente russo, la Novaja Gazeta ha denunciato gli abusi contro i diritti civili compiuti dal governo e vari atti di corruzione, nonché casi di sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziarie e torture.

Yoseph Mulugeta, Etiopia

Già prima di ottenere asilo politico negli Stati Uniti è stato un paladino per la società etiope nella sua battaglia a favore della libertà d’espressione e denunciando le realtà che si nascondono dietro la facciata democratica del suo paese.

Steve Nemande, Cameroon

Medico e presidente dell’organizzazione Alternatives-Cameroun ha denunciato le leggi che criminalizzano l’omosessualità. Allo stesso tempo gestisce una struttura sanitaria per persone gay, lesbiche o transessuali affette da HIV/AIDS.

Sussan Tahmasebi, Iran

Lotta da venti anni in Iran per rafforzare la società civile con particolare attenzione alle tematiche di genere e ai diritti delle donne. Per il suo lavoro ha subito restrizioni nel suo paese.

Liu Xiaobo, Cina

Uno dei critici più espliciti del governo cinese. Ha trascorso un anno e mezzo in prigione dopo le proteste di Piazza Tiananmen nel 1989 e nel 1996 è stato imprigionato di nuovo, per tre anni, per aver la politica della Cina verso Taiwan e il Dalai Lama. E’ stato insignito del Premio Nobel per la Pace. E’ attualmente in carcere.

Ringrazio Vanessa, da cui ho letto la notizia.

E bravo Tiziano Ferro!   5 comments

Normal
0
14

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;}

Leggendo in rete o tra i vari conoscenti e amici su Fb, ho notato un atteggiamento piuttosto ostile nei confronti del coming out di Tiziano Ferro. C’era chi diceva “sai la novità”, chi reclamava il fatto che non fosse stato più esplicito nel suo confessarsi, altri che notavano, un po’ malignamente, che avesse tardato per paura di non vendere più dischi o, peggio ancora, che tutto questo servisse in realtà per propagandare l’uscita del suo libro/autobiografia.

 

Io credo invece che Tiziano Ferro abbia avuto un gran coraggio ad esporsi in un paese bigotto e vecchio come il nostro. Che stia rischiando del suo e che tutto sommato questa cosa non sia proprio da tutti (non è certo un caso se dalla sua casa discografica non volevano che lo dicesse pubblicamente).

 

Personalmente, non ritengo fosse obbligato. Non faccio parte di quei gay militanti per cui fare outing è un dovere morale. Ma ora che lo ha fatto, mi chiedo perché tanta freddezza nell’accogliere le sue parole, arrivi proprio da quella che si dice, a parole, comunità LGBT. E molto spesso da quegli stessi militanti.

 

E’ un peccato. Mi viene comunque il dubbio che se tutta la classe politica ci ride in faccia alla richiesta di diritti è anche per come siamo divisi e ostili tra noi stessi.

A proposito di diritti civili…   1 comment

Mentre a Rimini imperversa il meeting di Comunione e Liberazione, dove sfila tutto il gotha della politica e dell’economia italiana […] mentre i giovani di CL battono le manine a gente come Tremonti, Marchionne o Geronzi, e lanciano strali contro i compagni che sbagliano di Famiglia Cristiana, rea di aver gridato finalmente ai quattro venti che "il Re è nudo", scrive UomoBianco in un bel post sul suo blog,


dal sinodo dei valdesi, che si è svolto in questi giorni a Torre Pellice, dopo discussioni e confronti, arrivano tre sì che sono letteralmente una rivoluzione culturale silenziosa nel nostro paese: sì alla benedizione in chiesa delle coppie omosessuali (pur con la clausula che la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni), sì al testamento biologico,  sì alla ricerca sulle staminali embrionali.
Dal sinodo arriva anche una riflessione sul crocifisso nelle aule scolastiche, definendo deplorevole l’uso strumentale che ne è stato fatto, sostenendo inoltre che il crocifisso non può essere considerato simbolo della civiltà e della cultura italiane.


Nuovamente i valdesi e i metodisti si smarcano dalle posizioni oscurantiste, autoritarie e sciagurate della Chiesa cattolica, che non tarda, infatti, a far sentire il suo dissenso.

Chiudo con le parole di UomoBianco: fa piacere ad un ateo convinto come me sottolineare che esistono anche cristiani dal volto umano.

Me lo devo ricordare.

Alleanze trasversali per i diritti civili   2 comments

In un parlamento composto in buona parte da deputati e senatori che hanno una doppia lealtà (verso gli elettori che li hanno votati e verso lo stato straniero del Vaticano), nessuna battaglia civile può essere compiuta se non trasversalmente.
Non è certo una novità. E’ stato già così per il divorzio e l’aborto.

Oggi, sebbene il senso verso le istituzioni sia notevolmente cambiato da allora (precipitando verso il basso, a causa di una vergognosa legge elettorale che fa decidere la composizione del parlamento a 3, 4 persone, ma anche grazie alla cultura dei lacché, dei servi e delle mignotte prodotta da Berlusconi, non vedo altre possibilità future per i diritti civili, se non quella di cercare nelle camere maggioranze trasversali. E non ho paura di ammettere che, su questi temi, sono peggio di un leghista nei confronti del federalismo: per leggi che tutelino le unioni civili, che rispettino le proprie volontà sul fine vita, che vadano nella direzione di una ricerca libera e non gestita da dogmi religiosi, etc. sarei pronto ad allearmi con il diavolo.

Per questo non posso che apprezzare se dal fronte dei finiani si levano voci a favore dei diritti civili e contro ogni tipo di discriminazione. Voci come quella di Chiara Moroni e Benedetto Della Vedova, che certo non sono neanche quelle di veri diavoli. Semmai gente che ha creduto – forse per troppo tempo e forse troppo ingenuamente – che la destra nel quale militavano fino a ieri fosse, o potesse diventare, liberale e libertaria.

Comunque, senza farla lunga, attualmente i buoni propositi dei finiani restaranno lettera morta. Ma chissà che in futuro, anche il parlamento italiano possa vedere al suo interno persone più illuminate, civili, europee, che possano permetterci finalmente di voltare la pagina del berlusconismo e di un Pd immobile su questi temi per non urtare le anime pavide o illiberali dei cattolici al suo interno.

PS Nell’intervista alla Moroni, in cui esprime una linea favorevole di Fli nei confronti delle unioni civili, c’è un passaggio che vorrei citare testualmente.
Alla domanda "Lei ritiene che l’amore gay sia uguale a quello etero, ha risposto: "
Parlare di inferiorita’ etica degli omosessuali e’ aberrante. Chi semina odio contro l’amore gay non e’ un democratico e costruisce cittadini di serie B".

Non è un democratico… Ecco, con mio sommo dispiacere, devo ammettere che tanta limpidità non l’ho mai sentita uscire dalla bocca neppure dai più laici del Pd: da Marino a Civati, da Serracchiani a Concia. Questo è.

Chi crede in dio se lo preghi e se lo paghi (*)   2 comments

"Strana gente gli italiani", scriveva questa mattina un amico su Fb. "Tutti pronti a professarsi cattolici,  quando si parla di diritti ai gay, e poi a ferragosto vanno a farsi le gite fuori porta, disertando le chiese, dimenticandosi che il 15 agosto – proprio per loro – dovrebbe essere in primo luogo una festa religiosa".

Quanto ha ragione! E mentre da noi si consuma, dunque, l’ennesimo annuale paradosso, dalla Gran Bretagna arriva una straordinaria lezione.

I paesi sviluppati e non retrogradi e come il nostro, infatti, non sono così ben disposti ad accettare di buon grado le manfrine papali. Anzi. Gli echi sugli abusi commessi dai preti e ben celati dal Vaticano, non sono cessati. Così come pare non si dimentichino le rabbiose affermazioni contro gay o sull’aborto o le recenti assurde regole scritte nel diritto canonico, in cui si equipara come gravità, abuso sui minori ed ordinazione di una donna..

Insomma, nelle terre non ubriacate dalla scaramanzia, sono pronti a fare il culo al pastore tedesco e alla sua cricca. E a farlo anche in tribunale (tanto è vero che da tempo si parla di un’azione legale contro il papa in cui lo si vorrebbe accusare di crimini contro l’umanità, sfruttando il principio che portò l’arresto a Londra di Pinochet nel 1998) o con manifestazioni e petizioni (e penso al gruppo Protest the pope, pronto a bloccare il corteo papale..).

Ma in Gran Bretagna sta avvenendo qualcosa di più. Qualcosa che ad un parassita fa male ben più di qualsiasi critica e che è perfettamente sintetizzata nel titolo.

Bambole, i rubinetti sono chiusi! Le autorità non pagano la macchina da circo papale e sono i fedeli a dover aprire i borsellini. E guarda un po’, si fatica a raccogliere i soldini! Ma come? Dov’è la carità cattolica?

Così da oltre la Manica ci arriva un ultimo insegnamento. Che i veri cattolici sono pochi e non sono evidentemente disposti a spendere per una visita papale. Va bene se a pagare è lo Stato, diversamente, può pure stare dov’è.

(*) Da un cartello in una manifestazione anticlericale.