Archivio per l'etichetta ‘dalla parte delle vittime

Mio zio, di Carmen Consoli. Una canzone che infrange un tabu.   3 comments

La cosa utile dello scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica esploso a livello mondiale è stata quella di averci obbligato a fare i conti con l'abuso sessuale compiuto contro bambini.
Spesso, però, la questione è stata affrontata da alcuni in modo assurdo, difendendo la Chiesa, ché non tutti i preti sono pedofili, etc. le solite storie che alla fine facevano scordare delle vittima. In altri e diversi casi, come il caso Rignano Flaminio, se ne è invece parlato troppo, in modo troppo confuso, il che non può che aver allontanato la verità.
 
Ma è comunque vero che in questi anni si è parlato di abuso in un paese come il nostro dove in famiglia si muore di più che per mano della mafia. E dove si mette sempre a tacere tutto. Dove spesso parlarne significava e significa ancora, purtroppo, non essere creduti.

Un manifesto di questa terribile coltre è perfettamente narrata dall'unica canzone, per quanto ne sappia, che tratta coraggiosamente dell'abuso: Mio zio, di Carmen Consoli.

La cantantessa sta ormai inaugurando un nuovo album. Io arrivo in ritardo, ma ecco, una canzone come questa, meritava di trovare uno spazio qui, per la sua onestà, per come la questione sia trattata e perfino, per certi effetti attorno agli ex-abusati.

Il testamento biologico approda a Torino   1 comment

E sono felice di aver fatto la mia parte nel raccogliere le firme per la delibera.

I contributi silenti: una delle situazioni più inique nel nostro paese   3 comments

Non so se sapete cosa sono i cosiddetti contributi silenti.  Io non sapevo nulla, perlomeno non con questo termine e comunque non mi ero mai fermato a riflettere su questa situazione, tra le più inique del nostro paese e che coinvolge milioni di persone.

In pratica, si tratta di tutti quei contributi previdenziali che il lavoratore versa, ma che  non sono poi sufficienti per la maturazione di una pensione minima. Quei contributi sono ad oggi versati a "fondo perduto" e vengono usati per le pensioni dei lavoratori che hanno ottenuto i requisiti per potervi accedere.

Su questo tema, i radicali, che in Parlamento con la loro pattuglia all'interno del Pd hanno fatto una proposta di legge, stanno intraprendendo  una nuova e giusta battaglia civile, partita proprio da Torino, la mia città.

I più bisognosi – si scrive nella Proposta di legge – sono così penalizzati due volte: non solo non possono accedere al trattamento per cui hanno versato i contributi, ma quei contributi vengono utilizzati a vantaggio di altri.

La loro proposta si pone l'obiettivo di porre rimedio a questa situazione ingiusta, perlomeno con la restituzione di quanto versato in caso di mancata pensione.

Questo sarebbe il minimo in un paese democratico e attento al bene di tutti.

Sosteniamo, ognuno come può, questa battaglia di civiltà.

Un fiore di libertà nelle piccole mani di Aung San Suu Kyi.   3 comments

Ritrovare il senso vero del mio blog è ormai sempre più impellente. Se continuerò con la sola denuncia da questo angolo perduto della rete delle schifezze della nostra politica, mi avvelenerò il sangue e non va proprio bene.

Perché è giusto denunciare i soprusi e le pochezze di chi si sta mangiando il paese e il futuro dei nostri figli (in ultimo,  l'inserimento nella manovra economica di soldi per le scuole paritarie, quando la Riforma Gelmini affama la scuola pubblica), ma questo non deve bastare. E forse è giusto che su quel fronte si impegni chi è un po' più corazzato di me.

Ritrovare il senso del mio blog è ritrovare quegli spazi mentali per dire che c'è ancora speranza in questo paese, che si può essere per e non solo contro.

Oggi guardare alla Birmania nel giorno in cui la signora della libertà viene liberata dagli arresti domiciliari, è uno di quei momenti che danno forza e speranza.

Perché vedere una donna che da sola ha fronteggiato i militari con il suo esile corpo, ma con la tenacia di chi è pronta a continuare la prigionia pur di non scendere a compromessi con la dittatura, rompe qualsiasi pochezza, sfonda i paragoni e riempie i polmoni di aria fresca; e quell'aria arriva anche qui, in questa italietta da barzelletta, in questo regime da operetta. 

Perché essere liberi – ci insegna – è essere liberi dalla paura.

E in un paese in cui parole come libertà sono state spremute del loro vero significato, beato chi riesce a poterle ancora sentire dalla lontana Birmania.

Uno spot sull'eutanasia. Perché no?   3 comments

L'Associazione Luca Coscioni ha realizzato il video a favore dell'eutanasia che vedete qui sotto. In tv è andato in onda solo su una piccola emittente, ma online ha ottenuto oltre 17mila visite in 5 giorni.

E' possibile che si scateni la censura dei clericali, che già gridano alla sponsorizzazione di un reato, facendo finta di non comprendere che quando si parla di eutanasia, come del consumo di droghe, l'unica alternativa è la legalizzazione.

Intanto, lo posto qui. Fatelo anche voi,, sui vostri spazi virtuali. Fatelo anche se non siete favorevoli all'eutanasia, ma per il diritto all'informazione e contro ogni censura.

Oppure, fatelo anche solo per dar fastidio ai vescovi.

Update: sul tema della riflessione sull'eutanasia e la censura, questo puntuale post di Giuseppe Regalzi su Bioetica.

 

I premiati per i diritti civili da HWR.   2 comments

Il senso del mio blog, prima che troppo spesso si smarrisse tra la bile della politica italiana, voleva essere quello di portare esempi positivi e mostrare come ci sia speranza, nonostante tutto. Vorrei dunque  non perdere le vecchie abitudini e ricordarmi di essere per e non sempre contro qualcosa (anche se alcune volte è davvero impossibile). Partiamo con oggi, forse anche grazie ad un gesto luminoso del presidente Napolitano, che cura un po’ delle ferite di questo paese costantemente stuprato.

Anche quest’anno, Human Right Watch premierà con il Aleson Des Forces Award for Extraordinary Activism (dal nome di un medico di HRW morto in un incidente aereo) alcuni militanti che si sono distinti per coraggio e per l’attivismo a favore dei diritti civili e contro ogni discriminazione e oppressione.

Ognuno di loro ha subito minacce o è stato imprigionato e tuttavia hanno continuato e continuano a denunciare e lavorare – dice l’articolo di HRW – per un mondo libero dalla violenza.

Vorrei presentarli qui nella speranza che possano, in qualche modo, farci riflettere e magari esserci d’esempio.

Hossam Bahgat, Egitto.


Fondatore del Egyptian Initiative for Personal Rights, difende i diritti civili e le libertà nel suo paese. Ha denunciato le violazioni del governo alle libertà religiose (in specie contro i cristiani copti) e alla privacy.

Elena Milashina, Russia

Giornalista investigativa del principale giornale indipendente russo, la Novaja Gazeta ha denunciato gli abusi contro i diritti civili compiuti dal governo e vari atti di corruzione, nonché casi di sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziarie e torture.

Yoseph Mulugeta, Etiopia

Già prima di ottenere asilo politico negli Stati Uniti è stato un paladino per la società etiope nella sua battaglia a favore della libertà d’espressione e denunciando le realtà che si nascondono dietro la facciata democratica del suo paese.

Steve Nemande, Cameroon

Medico e presidente dell’organizzazione Alternatives-Cameroun ha denunciato le leggi che criminalizzano l’omosessualità. Allo stesso tempo gestisce una struttura sanitaria per persone gay, lesbiche o transessuali affette da HIV/AIDS.

Sussan Tahmasebi, Iran

Lotta da venti anni in Iran per rafforzare la società civile con particolare attenzione alle tematiche di genere e ai diritti delle donne. Per il suo lavoro ha subito restrizioni nel suo paese.

Liu Xiaobo, Cina

Uno dei critici più espliciti del governo cinese. Ha trascorso un anno e mezzo in prigione dopo le proteste di Piazza Tiananmen nel 1989 e nel 1996 è stato imprigionato di nuovo, per tre anni, per aver la politica della Cina verso Taiwan e il Dalai Lama. E’ stato insignito del Premio Nobel per la Pace. E’ attualmente in carcere.

Ringrazio Vanessa, da cui ho letto la notizia.

La mitologia di Avetrana   8 comments

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Come sempre, è doverosa la prudenza. Si sta parlando di accuse e non certo di una sentenza. Anzi, qualcosa ci sarebbe da dire su come i giornali stanno trattando il caso di Avetrano e, nello specifico, come stanno dando per certe le responsabilità della cugina, nella morte di Sarah Scazzi.

Tuttavia una qualche riflessione è possibile farla a partire dal se fosse vero che la cugina ha condotto dal padre la giovane Scazzi, dopo che questa le aveva confidato di essere stata molestata dal suo genitore. Certamente doveva esserci odio pregresso, però non stupisce che in ambito familiare ci si allei con l’abusatore anziché con l’abusato. Esistono casi in Italia e all’estero in cui addirittura paesi interi si sono schierati a favore dell’abusatore/pedofilo. Quindi il comportamento della cugina non mi stupisce.

Di questa storia mi tocca profondamente il ruolo terribile dei media. I telegiornali e i servizi televisivi hanno invaso come non mai questa storia. La cugina di Sarah Scazzi che non perde un intervista per raccontare il suo impegno nel cercare la ragazzina, la madre che scopre della morte in diretta TV, le lacrime dello zio assassino.

Se con le gemelle Cappa si era toccato il fondo, col la ricerca di visibilità da parte delle cugine della vittima, qui sono gli attori principali (la madre, lo zio, la cugina) a portare l’intera faccenda in TV, una TV che diventa complice di questo orrore.

È una tragedia senza catarsi quella di Avetrana. Rivedo i volti dei personaggi e mi chiedo se davvero qualcuno di loro, di fronte alla TV, si è reso conto di quello che è successo. Dov’è Sarah in tutto ciò? E soprattutto: in quale ingeneroso e infecondo terreno è cresciuta quella ragazzina? Quante Sarah ci sono nel nostro paese? Quante madri intorpidite, drogate, davanti a Pomeriggio5? Quante cugine vedono ormai la televisione come una complice?

L’ultimo atto appena iniziato non potrebbe che svolgersi in questo modo: con la madre che paragona la nipote con l’unico esempio che possiede: quello televisivo di Anna Maria Franzoni.

La mitologia di Avetrana è in fondo questa. I suoi cantori sono Bruno Vespa e Barbara D’Urso.

Abbiamo perso anche il senso profondo del mito.