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Sybil, un film che racconta la sindrome delle personalità multiple.   Leave a comment

Finalmente sono riuscito a procurarmi il film, anzi, le due versioni del film “Sybil“, uno tra i pochi a trattare nella storia del cinema il tema delle personalità multiple, da un punto di vista quasi scientifico e psicanalitico.

sybil-1976

Già negli anni ’50, il cinema aveva esplorato questa malattia con “La donna dai tre volti” di Nunnally Johnson, tratto dal libro di due medici (scrive wikipedia in proposito: “Il film fa riferimento, non fedelmente, al vero caso di una donna sofferente di dissociazione mentale, Chris Costner-Sizemore, descritto nel libro di Corbett Thigpen e Hervey Cleckley The three Faces of Eve”) e con “La donna delle tenebre” di Shirley Jackson.

Tuttavia è solo con Sybil (tratto da una controversa storia vera – quella di Shirley Ardell Mason e della terapeuta che l’ha avuta

in cura – descritta in un libro del 1973), soprattutto nell’originale del 1976, che lo spettatore viene veramente messo di fronte al dramma di questa malattia e cosa significhi convivervi, spesso inconsapevolmente.

Se nel remake del 2007, il regista statunitense Joseph Sargent, ha dimostrato una curiosità fin eccessiva sulle differenze tra le varie personalità (ben sedici nel caso Ardell Mason, di diversa età e genere), il primo film del 1976 del regista Daniel Petrie affronta in modo molto più coraggioso la malattia – descritta anche dal punto di vista cinematografico con sequenze o musiche frammentate, spezzate, come l’io della protagonista – ma soprattutto le possibili cause: ovvero, i continui maltrattamenti, sfocianti in vere e proprie torture subite fin dall’infanzia da parte della madre.

Ma il film racconta anche l’incontro di due donne e il coraggio di entrambe di andare avanti, nonostante le controversie e il fatto che sia stato scritto e detto, anche recentemente, che fu tutta una montatura.

Questo film racconta la storia di una sofferta ma, alla fine, sopraggiunta guarigione.

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La testimonianza di Regina Louf – parte IV   5 comments

Avviso ai lettori: il post che segue è piuttosto duro. Vi chiedo di fare comunque lo sforzo di leggerlo, anche se comprendo che possa essere traumatizzante. Eppure è capitato e capita ancora oggi.
 
La storia di Regina non è solo quella di un comune – permettetemi questo aggettivo – abuso in ambito familiare. La sua storia è infatti iscrivibile in un ambito ben più complesso dove soldi, potere, armi e ricatti si mescolano con gli abusi sessuali. Regina parla in modo chiaro di ricatti, per esempio, dove gli incontri di ragazzine (uso volutamente il plurale: Regina racconta di molte, moltissime vittime) vendute a politici, a imprenditori, a uomini appartenenti al mondo della Giustizia, della Finanza, del potere in genere, venivano puntualmente filmati o fotografati con l’intento di ricattare questi o tenerli buoni in caso di pericolo (sarà anche per questo che contro Regina si è sollevato un tale vespaio? Che qualcuno si sia mosso contro, anche perché ricattabile o ricattato?).
Un ambiente complesso, dicevo, in cui perfino certi abusi estremi legati ad ambienti sado-masochisti, paiono quasi addestramenti militari, volti a aumentare la soglia della sopportazione. Chi ce la faceva andava avanti, gli altri, a detta di Regina, morivano…
Nel libro di Regina, sono anche narrati questi omicidi ed altri. Molte ragazzine, per esempio, venivano usate fino ai quindici, sedici anni e quindi fatte sparire, quando potevano diventare pericolose. Regina ha assistito e in certi casi, sotto minaccia, partecipato ad alcuni di questi assassini: cita Chrissie – il cui corpo è stato trovato dopo anni. Molte delle ferite ricalcano perfettamente quanto descritto da Regina; Cita Veronique – la cui morte è stata attribuita ad un malattia oncologica. I genitori non hanno mai concesso l’autorizzazione alla riesumazione del cadavere per verificare quanto detto da Regina, né citato per diffamazione la donna (comprensibilmente, perché secondo Regina, il padre di Veronique faceva parte dell’organizzazione che ha ucciso la figlia. Sta di fatto che l’atto di morte è stato redatto da due neurologi e non da un oncologo…). E molte altre.
Queste ragazzine sono state inoltre utilizzate per dare alla luce neonati che poi venivano loro sottratti per essere utilizzati in snuff movies (vedi questo articolo del Corriere della Sera, per esempio).
In tutte questo, Tony era sempre presente o c’entrava sempre, secondo Regina. Eppure su di lui non si è praticamente indagato. Micheal Nihoul, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Dutroux, e accusato solamente di spaccio di stupefacenti, l’uomo che si permetteva di sfottere gli investigatori (e allo stesso tempo lanciava minacce neanche tanto velate dicendo, per esempio, “conosco un giudice che amava vestirsi da donna nelle orge che organizzavo…” – si veda la sua autobiografia) è stato rilasciato e già iniziava ad avere permessi nel 2005.
È incredibile vero? Eppure la testimonianza di Regina è stata considerata ritenuta meritevole di essere presa in considerazione dall’equipe di psichiatri che ne ha valutato l’attendibilità. Pur soffrendo di DID, la sindrome delle Personalità Multiple, Regina non è né pazza, né mitomane. La sua testimonianza doveva essere verificata, doveva essere utilizzata ai fini dell’indagine. Del resto, ogni testimonianza deve essere verificata nell’ambito di un’indagine. Senza dimenticare che la stessa presenza della sindrome implicava un passato di abusi sessuali sistematici che praticamente sconfinano nella tortura.