Archivio per l'etichetta ‘Discriminazioni

Il coraggio della comunità LGBT ugandese   Leave a comment

Ci sono posti nel mondo dove essere gay significa rischiare non solo lo stigma sociale, ma anche la propria vita.

Uno di questi paesi è l’Uganda, promotrice di leggi terrificanti contro gli omosessuali del proprio paese, poi per fortuna abolite dalla loro corte costituzionale.

Ecco allora che un Pride compiuto in quella terra, in quelle condizioni, in quel contesto sociale ha un che di eroico e merita tutto il nostro rispetto.

Da qualche giorno, abbiamo un qualcosa in più a cui ispirarci e trarre forza.

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Alla guida dell'auto, per protestare contro l'ottusità.   5 comments

[Se c'è qualcuno che ancora passa di qui, in questa landa abbandonata, beh… mi devo davvero scusare. Il fatto è che la ricerca della casa mi sta impegnando non tanto dal punto di vista del tempo. Avrei certo modo di scrivere qualche post. Purtroppo, sento che le mie energie mentali vanno davvero in quella direzione e ho pochissima voglia e forza di scrivere qui. Tuttavia, mi sto segnando delle notizie o delle cose, di cui un giorno vorrò scrivere.

Però oggi, qualcosa provo a scriverlo].


Nascere donna può essere, in molte parti del mondo, decisamente complicato. Persino in Italia, essere donna può esserlo, vista la matrice patriarcale della nostra cultura che poi si manifesta, per esempio, nella bassa percentuale di donne occupate in grosse aree del paese o nell'esigua presenza di donne manager in ruoli chiave in aziende o, anche solo, in politica.

Però nascere donna in paesi in cui vige il fondamentalismo religioso è letteralmente un incubo (ancor più considerato che le grandi religioni monoteiste sono di fatto maschiliste, checché se ne dica e, considerato che le religioni impongono il proprio potere sui fedeli e anche, quando possono, su tutti, anche compiendo quello che potrei chiamare la discriminazione nelle piccole cose, o i divieti assurdi su cibi, bevande, vestiti, divertimenti, gesti di vita quotidiana).
Così in Arabia Saudita, per esempio, dove alle donne, tra l'altro, è fatto divieto di guidare. Perché? Io non ci vedo nessun motivo logico. Non che le religioni siano logiche, questo è palese, ma anche guardando alla dottrina, cosa c'entrano Maometto e il Corano con la guida di un autovettura?

Ebbene, forse sull'onda di quel vento così tanto femminile che è soffiato in Egitto, in Tunisia e in un po' tutto il sud del Mediterraneo, parrebbe che un gruppo di donne stia organizzando un vero e proprio atto di protesta, sfidando il regime politico e religioso, mettendosi alla guida di un'auto

Credo che questo non sia solo un gesto simbolico, ma che possa arrecare loro guai seri. Per questo, gli occhi così spesso distratti dell'opinione pubblica internazionale dovrebbero seguire con attenzione a quanto capiterà a Riad.

Nella speranza che possa essere l'inizio di una nuova era anche per l'Arabia Saudita. Ma potrebbe trattarsi anche di un arresto di massa.

Qui, il gruppo di supporto su Fb (ma ne esiste anche uno di uomini che invitano i mariti a picchiare le moglie attiviste e non permettere loro di partecipare alla manifestazione).

Qui, twitter.

Offside, un film di Jafar Panahi   2 comments

Invitato da alcune amiche, la scorsa sera sono andato a vedere Offside, senza saperne praticamente nulla. Già mi immaginavo un film drammatico, forse retorico.
Nulla di più sbagliato. Offside (Fuorigioco )è un film che per tutta la sua durata mantiene un carattere leggero, supportato da un sincero umorismo. Ed è attraverso questa modalità che il regista ci racconta l’assurdità delle regole imposte nella Repubblica islamica iraniana, che si svela tutta in questo semplice scambio di battute:
 

  • Perché le donne non possono assistere ad una partita allo stadio?
  • Perché i maschi in caso di sconfitta potrebbero dire parolacce.
  • E allora perché nella partita Iran – Giappone, le donne giapponesi hanno potuto seguire la partita all’interno dello stadio con i loro uomini?
  • Le donne giapponesi mica capiscono la nostra lingua!

 
Con queste parole il giovane soldato – che tutto vorrebbe, tranne che stare a fare il soldato – risponde ad una ragazza fermata per aver tentato di entrare di nascosto allo stadio, e nelle sue parole si riassume la summa di regole assurde e anacronistiche che nessun giovane in Iran parrebbe capirne ancora il senso.
 
Il regista usa l’arma della sobrietà, della leggerezza, della freschezza della giovinezza per rispondere al regime del pupazzo Ahmadinejad e dei maledetti pupari Ayatollah.
Una critica che colpisce a fondo, proprio perché non gridata, ma detta col sorriso sulle labbra, guardando con ammirazione e fiducia ad una generazione – quella dei giovani – che potrebbe rovesciare (come sta accadendo altrove dalla Tunisia all'Egitto alla Siria) il regime autoritario presente in Iran.

Una critica che i maledetti mullah iraniani hanno mal sopportato: il regista, già autore de “Il cerchio” (Leone d’oro a Venezia), già arrestato nella primavera dell’anno scorso ma poi rilasciato, è stato quindi condannato a sei anni di reclusione e venti di inattività.

Non possiamo fare molto per lui, ma qualcosa sì: andare a vedere il suo film, promuoverlo sui vostri blog e siti e magari firmare la petizione promossa dall’associazione Nessuno tocchi Caino che trovate qui.

Olocausti in corso   5 comments

Nel giorno della memoria il mio pensiero a tutte le vittime della follia dell’uomo sull’uomo. A quegli ebrei, ma anche a quei tanti disabili, rom, prigionieri politici, omosessuali uccisi dalla follia nazi-fascista.

Ma olocausti più piccoli sono tuttora in corso, sotto i nostri occhi: nella Russia che incarcera e uccide giornalisti e politici avversi al potere; nell’Uganda che pubblica su una rivista i nomi, le foto, gli indirizzi di 100 attivisti gay con l’appello “Impiccateli”; in tutti quei luoghi dove centinaia di migliaia di bambini sono costretti alla prostituzione, alla pedopornografia, alla morte. Ma quanti altri esempi ci sarebbero…

Non ci deve essere sufficiente ricordare. Dobbiamo fare, non solo per evitare che il passato si ripeta, ma perché altri olocausti cessino.