Archivio per l'etichetta ‘Governo Berlusconi

Venditori di sogni   3 comments

Quanto successo a Varese, sta mostrando in modo evidente le fratture in seno alla Lega, ma più di tutto i limiti della leadership di Bossi, il suo essere un padre padrone del partito al pari di un Berlusconi o, se vogliamo ed in scala assai ridotta, di un Pannella.

Mi sono chiesto come fosse possibile che un uomo tanto mediocre come Bossi potesse essere stato fino al congresso di Varese così potente e incontrastato in un partito che, in qualche modo, ha perfino raccolto alcune tracce dal Pci, oltre che suoi elettori.

Cosa hanno visto i leghisti in Bossi, e cosa vedono ancora oggi, in un uomo che ormai è l'ombra di se stesso ed ha svelato tutto il suo insuccesso politico?

Dopo oltre 20 anni di Lega Nord in Parlamento, la maggior parte dei quali al potere, il loro popolo non ha visto nulla, ottenuto nulla, tranne forse qualche vantaggio sulle quote latte o qualche inasprimento (più mediatico che reale) nell'ordine pubblico e nella sicurezza.

E dunque?

Sto iniziando a pensare che, in fondo, al pari di Silvio Berlusconi e in modo diverso, Bossi abbia venduto un sogno. Niente altro che un sogno.

Forse il nostro paese è stato, a seguire dagli anni '80 (ma ero troppo giovane all'epoca, per poter comprendere a fondo quegli anni) smanioso di un sogno che Berlusconi e Bossi, pur così diversi come storia e tradizione, hanno saputo raccontare. Una dolce fiaba che ancora molti vogliono sentirsi dire, la notte prima di andare a dormire.

Tuttavia, l'alba della crisi sta già bussando alle porte di quei sognatori e svegliando da quei dolci sogni.

Credo che potrà essere quella a spazzare via Berlusconi e Bossi. Lasciando la vergogna e la rabbia di chi è stato svegliato nel pieno del sonno.

Pubblicato ottobre 18, 2011 da samuelesiani in povera patria

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A Frattini interessano le guerre inter-religiose (solo se le vittime sono cristiane)   Leave a comment

L’italia – con il suo unfit  Ministro degli Esteri, appoggiato da gente del calibro di Luca Volonté – prende l’ennesimo schiaffo dall’Europa, non riuscendo infatti a far menzionare esplicitamente i cristiani in un comunicato europeo che doveva criticare le guerre inter-religiose in Medio Oriente.

Questo comunicato – che sarebbe stato utilizzato probabilmente per tenere buone le gerarchie Vaticane a proposito delle puttane di Berlusconi –  senza l’esplicita menzione alle vittime cristiane è però stato ritirato da Frattini (il che dimostra la laicità del nostro Ministro degli Esteri e soprattutto il vero fine di questo documento).

Un commento importante ci arriva quindi dal cardinale Fisichella, quello che ad Annozero, nella puntata sui casi di pedofilia, aveva la faccia che si stava trasformando in una prugna secca.
Sua Eccellenza ci va duretto, colpendo direttamente il Ministro degli Esteri europeo, Catherine Ashton: Ormai si è convinti, con lady Ashton, che il nome “cristiano” non possa entrare in una risoluzione. Del resto ‘nomen, omen’: sempre di cenere si tratta” (ash, in inglese significa cenere. Forse voleva rifarsi delle battute diplomatiche americane – via Wikileaks – che raccontavano di cardinali vecchi, incapaci ad usare la tecnologia e conoscitori solo della lingua italiana).

Chissà che battute brillanti Fisichella potrebbe fare a proposito del suo collega, monsignor Crociata.

Lettera aperta a Domenico Scilipoti   5 comments

Gentile Domenico Scilipoti,
Le scrivo a distanza di qualche giorno dal voto e mi scuso se mi rivolgo solo a lei e non agli altri suoi colleghi che hanno, con lei, accordato la fiducia al Governo Berlusconi; ma il suo caso mi ha particolarmente colpito.

Quando ho sentito il suo intervento a In Onda su La7, qualche giorno prima del voto di fiducia, sentendo come parlava di se stesso in terza persona, argomentando in modo incomprensibile sulla responsabilità, sul bene del paese, etc. e non facendo invece altro che sollevare fumo negli occhi, io non ridevo come i due conduttori in studio, Telese e Costamagna.

Non ridevo, perché provavo una sconfinata, indicibile, pena per il nostro paese.

Ed ho pensato a chi veramente ha lottato per il bene del nostro paese, a quelle donne e quegli uomini che hanno combattuto il fascismo, a rischio della vita; ho pensato a quelle donne e quegli uomini che hanno scioperato per garantire  a voi, i loro figli, un futuro migliore. Un futuro da persone libere! 

E poi ho volto il capo a lei:  alle sue parole fumose, al suo sorriso felice, allo striscione in sua difesa portato da un gruppo di immigrati da lei stesso pagati…

Scilipoti, sono certo che il paese dimenticherà presto il suo nome, la sua coerenza e la sua dignità.
Sappia, perlomeno, che quelli come lei sono già stati giudicati dalla Storia. Perché la Storia è piena di persone asservite al potente di turno per interessi personali o per semplice paura. O per motivi che nulla hanno a che vedere con quello che si chiama "il bene comune" o "responsabilità nazionale".

Scilipoti, io le auguro davvero per il futuro di poter avere la consapevolezza di quanto è galvanizzante alzarsi la mattina e avere il coraggio di mostrarsi al mondo senza essere spernacchiato; di quanto sia straordinario avere un conto in banca che sfiora ogni mese lo zero, eppure avere la dignità di poter camminare a testa alta senza dire grazie al alcuno, senza bisogno di vivere mai, un solo giorno della propria vita, al di sopra delle proprie possibilità. 

Io le auguro, davvero, di sentirsi un giorno "onorevole" (degno di onore e di rispetto), un qualcosa che erroneamente viene attaccato al bavero di chi, come lei, entra in Parlamento solo perché scelto da un miope capobastone.

Lettera di una studentessa a Berlusconi   Leave a comment

Ricevo via mail questa lettera che trovo straordinariamente lucida e piena di speranza. A scriverla, una delle studentesse che si ribellano ai tagli nella scuola (grassetto mio).
Buona lettura.

Caro Presidente del Consiglio,
le scriviamo perché sentiamo l’esigenza e il dovere, da studenti e da
cittadini, di spiegare cosa è accaduto ieri. Ci concederà, spero, questa
premessa: molti studenti presenti alla manifestazione non solo non hanno
mai messo piede in un centro sociale ma possiedono anche un’ottima
media; potremmo presentarle più di un libretto, ma non lo faremo perché
noi sappiamo chi siamo e questo è sufficiente.
Ma torniamo al fine di questa lettera e lo facciamo con una domanda che
lei tante volte si sarà posto: perché queste persone- studenti, lavoratori,
artisti, ecc.- manifestano? In genere la risposta è che le rivolte
sono rivolte di “pancia”, di fame, dovute alla crisi economica globale.
Certamente. Ma ci permetta di illustrarle un
altro punto di vista e lo facciamo attraverso le parole di uno storico
Edward Palmer Thompson che, in questo saggio che citiamo, riflette sulle
rivolte popolari inglesi del XVIII secolo ” 
(…) E’ certamente vero che i
disordini erano innescati dai prezzi saliti alle stelle,dagli abusi
compiuti dai negozianti, dalla fame. Ma queste rimostranze agivano
all’interno della concezione popolare che definiva la legittimità e
l’illegittimità dei modi di esercitare il commercio, la molitura del
frumento, la preparazione del pane, ecc. E questa concezione, a sua
volta, era radicata in una consolidata visione tradizionale degli
obblighi e delle norme sociali, delle corrette funzioni economiche delle
rispettive parti all’interno della comunità, che, nel loro insieme,
costituivano l’economia morale del povero. Un’offesa contro questi
principi morali, non meno di un effettivo stato di privazione, era
l’incentivo abituale per un’azione immediata.
Le citiamo infine, uno slogan-accusa che i contadini rivolgevano nel
Settecento ai mugnai,”
il male del tempo“: Perché prima rubava ma con
cortesia, ma ora è oltraggiosamente ladro.
Non ci fraintenda. Noi non stiamo accusando il suo governo di essere
oltraggiosamente ladro, noi accusiamo l’Italia tutta di esserlo
.
La nostra patria è divenuta ladra di sogni, di speranze e di verità.
Accusiamo perfino le nostre madri e i nostri padri che continuano a
difenderci dal mondo, da internet e da facebook e non hanno ancora
compreso che in questi anni il vero pericolo sono stati loro, la loro
incapacità di critica, la loro incapacità di volere.
Condanniamo l’indifferenza poiché crediamo che la qualità di una società
è inversamente proporzionale alla quantità degli indifferenti.

E in ultimo condanniamo noi stessi di non essere abbastanza bravi da
rendere chiara l’evidenza. L’evidenza è questa: noi siamo la futura
generazione di precari o meglio, noi andremo a ingrossare le file di
quella che possiamo definire “la classe dei precari”.
Così come la
Rivoluzione Industriale ha prodotto la classe operaia, rivoluzionaria per
eccellenza, ecco che questo sistema in cui la speculazione è sfociata
nello sfruttamento, ha provocato la nascita di una nuova classe
rivoluzionaria, i cui membri non formano “strutture”, ma i cui legami si
basano sulle relazioni e su una medesima condizione umana
.
Lei ci insegna che un uomo può cambiare un Paese, noi fortunatamente
siamo migliaia, forse milioni.
Sta certamente comprendendo quello che le stiamo dicendo.
Le daremo una dritta, da sciocchi quali siamo. Ciò che deve temere di più
è la felicità pubblica
, ovvero quel sentimento antico quanto la Rivoluzione
Francese, che si spiega più o meno così: l’uomo comprende di essere uomo
solo quando è in movimento,e di questo ne scopre il divertimento,
il piacere, puro, dello stare insieme
. La Felicità Pubblica. Il resto è un
colpevole silenzio e un’inquieta sensazione di noia. Ieri per la prima
volta è tornata. Quello che ha visto non era follia, ma per l’appunto
felicità. Felicità collettiva.
E questa volta sappiamo per certo che lei non potrà comprendere.
Cordiali saluti.

Elisa Albanesi,
Assemblea di Lettere Occupata.

Pubblicato dicembre 7, 2010 da samuelesiani in Buone nuove, da chi imparare, povera patria

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