Archivio per l'etichetta ‘i volti dellamore cattolico

Apertura sui condom? La chiesa resta colpevole.   4 comments


Il papa apre realmente all'uso del condom? Sarò sincero: non sto neanche ad attendere l'analisi che il sommo, certamente, farà (e infatti, ha fatto).

Dal mio punto di vista, ogni apertura non sarebbe mai sufficiente e non allontanerebbe la chiesa cattolica di un passo dalle vergognose parole dette dal pontefice in Africa nel 2009, che fecero scandalo in Europa.

Detto questo, il papa, la chiesa e la comunità di fedeli che lo segue ciecamente continua a restare corresponsabile di tutte le morti per AIDS che avvengono in ogni paese in via di sviluppo in cui la scaramanzia cattolica abbia presa sulla povera gente.

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Uno spot sull'eutanasia. Perché no?   3 comments

L'Associazione Luca Coscioni ha realizzato il video a favore dell'eutanasia che vedete qui sotto. In tv è andato in onda solo su una piccola emittente, ma online ha ottenuto oltre 17mila visite in 5 giorni.

E' possibile che si scateni la censura dei clericali, che già gridano alla sponsorizzazione di un reato, facendo finta di non comprendere che quando si parla di eutanasia, come del consumo di droghe, l'unica alternativa è la legalizzazione.

Intanto, lo posto qui. Fatelo anche voi,, sui vostri spazi virtuali. Fatelo anche se non siete favorevoli all'eutanasia, ma per il diritto all'informazione e contro ogni censura.

Oppure, fatelo anche solo per dar fastidio ai vescovi.

Update: sul tema della riflessione sull'eutanasia e la censura, questo puntuale post di Giuseppe Regalzi su Bioetica.

 

Se vedo pecorelle smarrirsi   8 comments


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Rosy Bindi,  senza conoscere il mio giudizio sulla barzelletta di Berlusconi e come agisco in queste situazioni, mi ha criticato in modo maldestro, giudicandomi un relativista che deroga al secondo comandamento per difendere i potenti! Non le rispondo per serietà. Certo, avendo buona memoria, mi sorgono tre domande: è peggio dire un’insulsa barzelletta condita da un’imprecazione, o presentare una legge contro la famiglia e pro nozze gay? Salvare la vita di Eluana o preferire l’eutanasia? Migliorare la legge sull’aborto o favorire la Ru486? Da vescovo sono turbato se vedo le pecorelle smarrirsi nei meandri dell’interesse politico, ignorando l’abc della morale cattolica.

 

Monsignor Rino Fisichella, 5 ottobre 2010, dalla sua rubrica su "Oggi"

Nei commenti, la risposta di Bindi.

Pubblicato ottobre 7, 2010 da samuelesiani in Senza categoria

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Qualche parola su Michele Vietti   3 comments

Il mio concittadino Vietti potrà raccogliere gli applausi alla nomina di vicepresidente del CSM, nel suo abbigliamento da dandy con la camicina a righe e la cravatta a pois.

Io certamente credo sia utile ricordare che non solo Vietti è stato tra i firmatari della legge sul legittimo impedimento, ma anche tra i padri della depenalizzazione del falso in bilancio che salvò Berlusconi  nei processi All Iberian e Consolidato Fininvest e l’uomo che, dopo la sentenza in primo grado di Dell’Utri, ebbe a dire che "Va ripristinata l’immunità parlamentare, prevista saggiamente dai padri costituenti".

Vietti, per quanto mi riguarda poi, è anche noto più recentemente per essere stato tra i primi parlamentari ad affossare la legge Concia sull’omofobia (roba penosa, per carità) con una pregiudiziale di costituzionalità che adduceva un parallelo ignobile tra omosessualità, zoofilia, incesto, etc. Roba che si buttano al cesso anni di battaglie civili e si dice addio all’Europa.

Per questi motivi, varie associazioni LGBT, Arcigay in testa, hanno lanciato in rete un appello che vi invito a firmare. Non servirà a molto, ma se non altro lascerà scritto, nero su bianco, che quel personaggio non è , per molti, la persona adatta a ricoprire una carica istituzionale  come il vicepresidente del CSM e che la sua scelta è una profonda ferita alla laicità delle istituzioni. 

Pubblicato agosto 3, 2010 da samuelesiani in Senza categoria

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Via i gay dai sacerdoti!   6 comments

"Coerenza  vorrebbe che venissero allo scoperto. Non vogliamo loro del male ma non possiamo accettare che a causa dei loro comportamenti sia infangata la onorabilita’ di tutti gli altri"

Cardinale Agostino Vallini, 23 luglio, Citta del Vaticano.


Certo che è curioso: il Vaticano che, negli ultimi cinquanta anni, solo per citare qualcosa, ha coperto:

1) La fuga di nazisti in sud America, dove poi, in tutta probabilità, hanno continuato a lavorare.
2) Preti pedofili di tutto il mondo.
3) Affaracci finanziari in odore di mafia, di riciclaggio, dal caso Marcinkus in avanti.

ebbene, oggi se ne esce invitando i preti omosessuali a uscire allo scoperto e lasciare il sacerdozio, ovviamente dopo l’ennesimo servizio mediatico, questa volta di Panorama (1), per evitare di infangare l’onorabilità di tutti gli altri. (evidentemente era molto più onorabile, invece, farsi fotografare con un dittatore sudamericano).

Che ci siano un’infinità di preti omosessuali è cosa risaputa. Qualsiasi omosessuale potrebbe raccontare le sue storie con preti come protagonisti. In alcune chat si scrivono proprio "prete" o "don" nel nickname. Quasi come se fosse un genere…

Ma tornando a bomba, non sto a discutere su come questi debbano comportarsi nei confronti della  loro Chiesa, né mi interessa chiedermi  se sia giusto o meno questo limite. Sono cose loro, regole loro, non mi interessano.

Solo sottolineo che una multinazionale come la Chiesa cattolica che si basa da millenni sull’ipocrisia, sulla copertura delle proprie nefandezze, sulla menzogna cronica, chieda oggi a piccoli pesciolini di farsi mangiare. Un po’ comodo, come sempre.

Per quanto mi riguarda, io guardo agli squali. Che in tutta probabilità, si annidano anche fra quelli tanto ansiosi di far fuori gli omosessuali tra i sacerdoti.

(1) Quanto al servizio di Panorama, lo trovo squallido, feroce e lesivo della privacy di quei preti.

Ecco come la chiesa punisce chi insabbia   2 comments

Leggo un interessante articolo de Il post, che a sua volta cita un’inchiesta del Daily Beast a proposito di Bernard Law, arcivescovo della Diocesi di Boston dal 1984 al 2002, che si dimise per aver coperto casi di pedofilia, anziché denunciando, spostando come da prassi i colpevoli da diocesi in diocesi e lasciando che questi, di fatto, perpetuassero i loro crimini.

Ebbene, l’arcivescovo che si addossò tutte le colpe (salvando quindi il culo alla Chiesa) è stato premiato, e già in epoca del papa polacco, santo subito.

Leggiamo:

È stato uno dei nove prelati ad aver presieduto i funerali di Giovanni Paolo II nel 2005 ed è ancora un membro votante del Collegio dei Cardinali. È anche un membro di sei importanti congregazioni vaticane — incluse la Congregazione per il Clero e la Congregazione per l’Educazione Cattolica — e un membro del Pontificio Consiglio per la Famiglia, il gruppo vaticano che regolamenta questioni come la preparazione al matrimonio e il controllo delle nascite nelle famiglie cattoliche.

Quando non prega alla basilica di Santa Maria Maggiore, l’emerito arcivescovo disonorato di Boston gira per le riunioni della curia nella Città del Vaticano. Le domeniche pomeriggio lo si vede spesso al Cecilia Metella, ristorante sull’Appia Antica dove conoscono i piatti preferiti di sua Eminenza. Durante la settimana, frequenta i ristoranti di Borgo Pio, vicino piazza San Pietro, parlando fino a sera di lavoro con l’elite vaticana.

A seguito di questo schifo, commenta il portavoce di SNAP, associazione a difesa delle vittime di preti:

La situazione attuale di Law manda un messaggio chiaro ai membri della Chiesa: coprite crimini sessuali e verrete protetti o promossi nella gerarchia. Manda inoltre un altro messaggio forte e chiaro alle vittime degli abusi: il vostro dolore non ha che fare con la gerarchia clericale. E dato che ha permesso gli abusi sessuali sui bambini, Law non ha alcun diritto di essere un prete. Lasciamolo semplicemente essere un funzionario d’alto rango della Chiesa Cattolica.

Il coraggio delle vittime e le parole della Chiesa   Leave a comment

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Nutro un profondo rispetto e un senso di gratitudine per le vittime di abusi sessuali che trovano la forza di denunciare i propri abusatori. Queste denunce, oltre ad essere spesso segno della rottura delle catene che rendono spesso schiavo l’abusato, sono poi di aiuto per altre vittime. Un aiuto che può essere concreto, perché ferma un pedofilo salvando le sue attuali o potenziali vittime, o psicologico, perché mostra ad altri che se ne può uscire, che si può essere creduti, anche se ci si trova di fronte un colosso come la Chiesa cattolica.

La sconvolgente verità che oggi sta emergendo da secoli di silenzio è frutto di quel coraggio che si  è auto-alimentato e auto-propagato da vittima a vittima, da continente a continente.

Oggi, dalla stessa parte da cui si insinua che molte vittime lo fanno per soldi, mons. Alfred Xuereb, secondo segretario del Papa, in un’intervista all’Osservatore Romano, ci informa che Benedetto XVI ha apprezzato il coraggio delle vittime nel denunciare quanti hanno commesso gli abusi.

Come se il coraggio delle vittime fosse solo da apprezzare, e non piuttosto da sostenere.

Cosa che la Chiesa cattolica, nonostante le belle parole, continua a non fare: quando, infatti, il mese scorso la Chiesa ha fatto un gran chiasso nel dirsi pronta al cambiamento, non ha fatto altro che riproporre delle linee guida del 2003. La revisione non riguarda le procedure.

Cito dal Secolo XIX, a cui rimando:

E cosa dicono le procedure? Che in caso la legislazione di un paese lo preveda, il vescovo è tenuto a denunciare il prete pedofilo alle autorità. Vale a dire che l’obbligo di denuncia non è della Chiesa, ma del sistema giuridico che varia da Stato a Stato. Se questo è in vigore (come in Francia, o nei Paesi anglosassoni), i vescovi vi si devono attenere, se altrove esiste il reato di pedofilia, ma non l’obbligo di denuncia (come in Italia) la Chiesa «invita le vittime a rivolgersi alle autorità civili».

 

Per la legislatura italiana, dunque, la Chiesa non è tenuta a denunciare gli abusatori. Un vescovo che fosse informato continuerà a non denunciare, perché – precisa monsignor Charles Scicluna, della Congregazione per la dottrina per la fede:

Noi non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime.

Uno scioglilingua per dire che tutto il peso delle denunce continuerà, almeno in Italia, a ricadere soltanto sulla vittima.

Ha un bell’apprezzarne il coraggio, dunque, il papa Ratzinger.