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La testimonianza di Regina Louf – ultima parte   2 comments

betbele sacchi di sabbia

La straordinaria foto è della mia amica Betbele

Eccoci dunque all’ultimo post sulla storia di Regina. Comprendo quanto la tematica sia molto difficile, ma spero siate arrivati fino a qui.
E vorrei concludere con alcune speranze.
Spero che, quando sentirete parlare di pedo-pornografia, prima di scagliarsi sui fruitori di questo squallido materiale, ci si chieda chi sono le piccole vittime che vi si trovano filmate. Da dove arrivano e che fine fanno.
Spero, alla luce della testimonianza di Regina (e non solo, ma qui mi sono limitato a lei), che si comprenda che esistono abusi che vanno ben oltre l’ambito familiare o l’idea del pedofilo come "predatore solitario" (in quest’ottica a cosa serve strillare alla castrazione chimica?).
Spero che si creda che le organizzazioni pedofile esistono non solo in paesi lontani come la Thailandia, terra di turismo sessuale. Perché le organizzazioni di piccoli schiavi esistono. Anche nella nostra ricca e civile Europa, anche nel nostro paese.
In modo silenzioso, continuano ad esistere sotto ai nostri occhi veri e propri campi di concentramento, vere e proprie vittime di campi di concentramento.
E spero inoltre che queste poche parole sulla storia Regina possano essere sufficienti per instillare il dubbio che forse questi tipi di abusi non hanno a che fare solo con le perversioni sessuali.
 
Del resto è una constatazioni che anche in Italia esistono, oggi!, in tempo di pace, migliaia di persone affette da DID, disturbo delle personalità multiple, che sopraggiunge in casi di sistematici abusi sessuali che sconfinano nella tortura, proprio quella tortura che non è contemplata nella nostra legislatura.
 
Così, come credo all’Olocausto e all’orrore del nazismo, alla violenza dell’uomo sull’uomo, alle torture che avvengono nei territori di guerra e nelle prigioni, allo stesso modo credo alla storia di orrore narrata da Regina e dalle altre ex-vittime.
Spero davvero di non essere solo. Spero davvero di non lasciarla sola.
Di non lasciarli soli.
 
«Voglio continuare a battermi. Devo avere una via di scampo. Ogni giorno è un nuovo inizio. Ogni minuto in cui compare un sorriso sul mio viso è un minuto che non potranno più sottrarmi. Ogni carezza che riscalda un po’ il mio corpo è un passo nella giusta direzione. Io non sono pazza. Sono semplicemente una ragazzina che è stata chiusa troppo presto nel corpo di una donna. Sogno ancora castelli incantati, cavalieri, principesse e fate. Lasciatemi essere ancora un po’ bambina, lasciatemi errare nella mia immaginazione di bambina. Questa cosa mi è mancata così tanto.
Vago, ascoltando il rumore della strada, lontana dalla mia piccola casa dove sono al sicuro. Approfitto del sole che mi scalda il collo. E sogno.»
Regina Louf
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