Archivio per l'etichetta ‘Marchionne

La vergogna degli impiegati FIAT   Leave a comment

Vince il sì, seppur di poco più del 50 per cento.

Nei reparti montaggio l'accordo è stato bocciato. 
Gli impiegati del seggio 5, con il voto bulgaro per il sì, stravolgono il referendum.

Al di là delle questioni pur gravi  sulla rappresentanza sindacale e sulla malattia, che riguardano tutti, questo accordo tocca solo gli operai, con uno stravolgimento dei turni, una limitazione delle pause, lo spostamento della pausa mensa, etc.
La vita lavorativa degli impiegati, invece, non cambia di una virgola.
 
In fondo, il senso del decadimento del nostro paese, della sua totale mancanza di solidarietà, sta tutto qui.

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Pubblicato gennaio 15, 2011 da samuelesiani in povera patria

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I 5000 che devono decidere per il Paese.   Leave a comment


Tra questa notte e domani si saprà cos’hanno scelto i 5000 dipendenti FIAT.
Su di loro è ricaduto l’intero peso della faccenda. Una scelta ingiusta che li ha messi spalle al muro a causa di una dirigenza del paese ormai allo sbando o collusa.
 
Sindacati che hanno accettato regole che nulla hanno a che fare con un piano produttivo e che appaiono ormai il braccio destro delle imprese, forse guardando ad altro: magari a diventare i nuovi uffici di collocamento (del resto, cosa c’entra con un piano industriale il fatto che le RSU non siano più votate dai lavoratori ma nominati dalle Organizzazioni Sindacali stesse? E come si può accettare che un qualunque sindacato che non accetta i diktat venga messo alla porta?).
 
Il Governo che nulla ha fatto per governare, appunto, questo complicato passaggio lasciando Marchionne libero di fare quello che voleva. Sacconi interessato soltanto a far fuori la CGIL, Berlusconi ormai delirante e senza nessuna decenza.
 
Il partito principale dell'opposizione, che ha nella sua dirigenza personaggi ambigui o totalmente inaffidabili come D’alema che scaricano tutto sui lavoratori (“decideranno i lavoratori nel referendum”) e che si concentra solo sul proprio ombelico e a far conte interne laddove si dovrebbe uscire per sostenere chi, quella scelta, ce l’ha davanti al naso come una pistola; una opposizione che se vede nel sopravvalutato Renzi il futuro che avanza, ci garantirà le destre al potere per i prossima 30 anni.

Un paese così sarà schiavo sempre. Non solo dei poteri forti; tra poco, anche da quelli deboli.

Pubblicato gennaio 14, 2011 da samuelesiani in mondotondo mondoquadro, povera patria

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Leumann in risposta a Marchionne   9 comments

Alle porte di Torino, sulla antica strada di Francia (oggi corso Francia, che collega il capoluogo piemontese alla città di Rivoli), si trova un villaggio operaio noto come Villaggio Leumann.

Il villaggio, voluto dall’illuminato imprenditore svizzero Napoleone Leumann, viene realizzato tra il 1892 e il 1914 dal più importante esponente del liberty piemontese, Pietro Fenoglio (qui, la mappa interattiva).

Leumann comprende immediatamente che gli operai che lavorano nel cotonificio, già avviato dal padre, facevano fatica a quel tipo di vita essendo contadini da generazioni: si trattava per lo più di persone analfabete che arrivavano dalla campagna e che non conoscevano altro che i ritmi della natura. 

Andando contro l'idea comune in voga in quegli anni sul tema dell'edilizia per le maestranze che lavoravano nelle industrie – l'idea era quella delle cosiddette “caserme” – decide di realizzare piccole ville indipendenti a due piani, ospitanti ognuna pochi nuclei familiari; tutte le case hanno un giardino privato dove poter coltivare un orto e un lavatoio (Leumann e Fenoglio danno molta importanza all’igiene e all’educazione all’igiene). Il tutto per un affitto simbolico.

Ma non solo: all’interno del villaggio trovano posto vari servizi: la posta, con un appartamento per il direttore al piano di sopra, il circolo per i dipendenti, la mensa, la scuola per i figli (e per i genitori, la sera, perché uno dei motti di Leumann era: “Volete operai produttivi? Istruiteli!”), la cooperativa sociale dove comprare cibo a prezzi ridotti, un teatro, un circolo per fanciulle, un ambulatorio, una palestra.


Per stimolare i suoi dipendenti alla cura delle abitazioni, vengono organizzati premi come quello per il giardino più curato. Chi lo vinceva guadagnava un premio in denaro o una giornata di riposo.

Come ultimo edificio, viene realizzata su volere degli operai, la chiesa cattolica di Santa Elisabetta. Leumann era protestante, ma vuole rispettare le tradizioni religiose degli operai e impiegati del villaggio. Solo si riserva di scegliere il nome della santa cui dedicare la chiesa: Elisabetta, in onore di sua madre.

Nel 1900, all’Esposizione internazionale di Parigi, il panno prodotto dall’opificio Leumann ottiene il gran prix e Napoleone viene decorato con la Legione d’Onore come miglior produttore europeo di stoffe. Nel 1910, Leumann è anche premiato da Giolitti per il suo spirito filantropico. All’invito reale di diventare senatore a vita, che implicava prendere la cittadinanza italiana e convertirsi al cattolicesimo, Leumann risponde garbatamente con un fermo diniego.
Napoleone Leumann si spegne nel 1930, ad 89 anni.
Il cotonificio Leumann gli sopravviverà per oltre 40 anni.

Ancora oggi, le villette di Leumann sono abitate.

 …

Ho sentito il bisogno di rivedere il villaggio, alcuni giorni fa e di raccontarvi questa storia, nel caso non la conosceste.

Con questa esperienza storica che ha saputo coniugare necessità imprenditoriali e diritti per i lavoratori, rispondo al diktat Marchionne e a tutti quei progressisti alla Fassino (che ci parla di “scommessa per Torino”) e alla D’alema (che ci dice che “decideranno i lavoratori con il referendum”, come se questi non avessero già una pistola alla testa).

Pubblicato gennaio 10, 2011 da samuelesiani in da chi imparare, povera patria, torino

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