Archivio per l'etichetta ‘marylin del mondo

Un fiore di libertà nelle piccole mani di Aung San Suu Kyi.   3 comments

Ritrovare il senso vero del mio blog è ormai sempre più impellente. Se continuerò con la sola denuncia da questo angolo perduto della rete delle schifezze della nostra politica, mi avvelenerò il sangue e non va proprio bene.

Perché è giusto denunciare i soprusi e le pochezze di chi si sta mangiando il paese e il futuro dei nostri figli (in ultimo,  l'inserimento nella manovra economica di soldi per le scuole paritarie, quando la Riforma Gelmini affama la scuola pubblica), ma questo non deve bastare. E forse è giusto che su quel fronte si impegni chi è un po' più corazzato di me.

Ritrovare il senso del mio blog è ritrovare quegli spazi mentali per dire che c'è ancora speranza in questo paese, che si può essere per e non solo contro.

Oggi guardare alla Birmania nel giorno in cui la signora della libertà viene liberata dagli arresti domiciliari, è uno di quei momenti che danno forza e speranza.

Perché vedere una donna che da sola ha fronteggiato i militari con il suo esile corpo, ma con la tenacia di chi è pronta a continuare la prigionia pur di non scendere a compromessi con la dittatura, rompe qualsiasi pochezza, sfonda i paragoni e riempie i polmoni di aria fresca; e quell'aria arriva anche qui, in questa italietta da barzelletta, in questo regime da operetta. 

Perché essere liberi – ci insegna – è essere liberi dalla paura.

E in un paese in cui parole come libertà sono state spremute del loro vero significato, beato chi riesce a poterle ancora sentire dalla lontana Birmania.

Promemoria sul caso Ruby, evidando di cadere nelle trappole.   3 comments

All'indomani della solita battuta di B che mira a distogliere l'attenzione, sarà il caso che, al contrario, si mettano un po' di puntini sulle i.

E' abbastanza comprensibile che la Procura scagioni la Questura di Milano sostenendo che fu "ragionevole" affidare alla consigliera regionale Nicole Minetti, la minorenne Ruby. Diversamente, la Procura avrebbe sollevato un vespaio che certamente si è preferito non sollevare, mettendo di fatto nella merda la Questura milanese. Poteva farlo e in parte, con quel "ragionevole", lo vuole almeno far intendere.

E tuttavia, degli interrogativi restano e alcune osservazioni si possono fare, se le notizie date dalla stampa sono affidabili:

1) E' ormai assodato che – come sosteneva l'ex moglie, Veronica Lario – il Premier frequentai abitualmente minorenni; in questo caso forse anche coinvolte in giri di prostituzione d'alto bordo.

2) E' assodato che il premier o il suo enturage abbia contattato la Questura, per altro instillando il dubbio che la ragazza fosse parente del presidente egiziano (e quindi mettendo pressioni diplomatiche sulla polizia).

3) E' vero che il questore che si trovò a gestire l'affaire Ruby è stato poi nominato (il 9 ottobre) e quindi promosso a prefetto con funzioni di ispettore generale di amministrazione del Consiglio dei Ministri. Questo fatto getta inevitabili ombre sulla sua nomina (e spiace, perché magari il posto è meritatissimo).

4) E' evidente che abbia utilizzato come una dipendente al suo servizio la consigliera regionale Minetti.

5) E' noto che la Minetti che avrebbe dovuto occuparsene volentieri, una volta recuperata la minorenne, se ne è quindi liberata affidandola a Michelle, che secondo Ruby era una prostituta. E' questo il modo corretto di assumersi la responsabilità di un minore, si interrogano su Giornalettismo?

6) E' falso che non vi fossero posti nelle comunità. Chi ha costretto la Questura a mentire?

Ora, per favore, spostiamo il piano dalle battutacce di B di ieri e ricordiamo queste cose. Anzi, cerchiamo di farle intendere a più persone possibili.

Detto questo, forse Malvino non ha tutti i torti quando dice che gli rimane solo da cagare sul centrotavola.

Update del 11 novembre: a quanto pare il caso potrebbe non essere chiuso come ribadiscono Maroni e Bruti Liberati dalla Procura. La collega magistrato Annamaria Fiorillo, responsabile dei minori, ha ribadito la sua assoluta non volontà a che la minorenne fosse consegnata alla Minetti. E a quanto pare non sembra interessata a salvare la questura come il Procuratore Bruti Liberati.
Lo riporto così, a futura memoria…

Pubblicato novembre 3, 2010 da samuelesiani in Senza categoria

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I premiati per i diritti civili da HWR.   2 comments

Il senso del mio blog, prima che troppo spesso si smarrisse tra la bile della politica italiana, voleva essere quello di portare esempi positivi e mostrare come ci sia speranza, nonostante tutto. Vorrei dunque  non perdere le vecchie abitudini e ricordarmi di essere per e non sempre contro qualcosa (anche se alcune volte è davvero impossibile). Partiamo con oggi, forse anche grazie ad un gesto luminoso del presidente Napolitano, che cura un po’ delle ferite di questo paese costantemente stuprato.

Anche quest’anno, Human Right Watch premierà con il Aleson Des Forces Award for Extraordinary Activism (dal nome di un medico di HRW morto in un incidente aereo) alcuni militanti che si sono distinti per coraggio e per l’attivismo a favore dei diritti civili e contro ogni discriminazione e oppressione.

Ognuno di loro ha subito minacce o è stato imprigionato e tuttavia hanno continuato e continuano a denunciare e lavorare – dice l’articolo di HRW – per un mondo libero dalla violenza.

Vorrei presentarli qui nella speranza che possano, in qualche modo, farci riflettere e magari esserci d’esempio.

Hossam Bahgat, Egitto.


Fondatore del Egyptian Initiative for Personal Rights, difende i diritti civili e le libertà nel suo paese. Ha denunciato le violazioni del governo alle libertà religiose (in specie contro i cristiani copti) e alla privacy.

Elena Milashina, Russia

Giornalista investigativa del principale giornale indipendente russo, la Novaja Gazeta ha denunciato gli abusi contro i diritti civili compiuti dal governo e vari atti di corruzione, nonché casi di sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziarie e torture.

Yoseph Mulugeta, Etiopia

Già prima di ottenere asilo politico negli Stati Uniti è stato un paladino per la società etiope nella sua battaglia a favore della libertà d’espressione e denunciando le realtà che si nascondono dietro la facciata democratica del suo paese.

Steve Nemande, Cameroon

Medico e presidente dell’organizzazione Alternatives-Cameroun ha denunciato le leggi che criminalizzano l’omosessualità. Allo stesso tempo gestisce una struttura sanitaria per persone gay, lesbiche o transessuali affette da HIV/AIDS.

Sussan Tahmasebi, Iran

Lotta da venti anni in Iran per rafforzare la società civile con particolare attenzione alle tematiche di genere e ai diritti delle donne. Per il suo lavoro ha subito restrizioni nel suo paese.

Liu Xiaobo, Cina

Uno dei critici più espliciti del governo cinese. Ha trascorso un anno e mezzo in prigione dopo le proteste di Piazza Tiananmen nel 1989 e nel 1996 è stato imprigionato di nuovo, per tre anni, per aver la politica della Cina verso Taiwan e il Dalai Lama. E’ stato insignito del Premio Nobel per la Pace. E’ attualmente in carcere.

Ringrazio Vanessa, da cui ho letto la notizia.

Alleanze trasversali per i diritti civili   2 comments

In un parlamento composto in buona parte da deputati e senatori che hanno una doppia lealtà (verso gli elettori che li hanno votati e verso lo stato straniero del Vaticano), nessuna battaglia civile può essere compiuta se non trasversalmente.
Non è certo una novità. E’ stato già così per il divorzio e l’aborto.

Oggi, sebbene il senso verso le istituzioni sia notevolmente cambiato da allora (precipitando verso il basso, a causa di una vergognosa legge elettorale che fa decidere la composizione del parlamento a 3, 4 persone, ma anche grazie alla cultura dei lacché, dei servi e delle mignotte prodotta da Berlusconi, non vedo altre possibilità future per i diritti civili, se non quella di cercare nelle camere maggioranze trasversali. E non ho paura di ammettere che, su questi temi, sono peggio di un leghista nei confronti del federalismo: per leggi che tutelino le unioni civili, che rispettino le proprie volontà sul fine vita, che vadano nella direzione di una ricerca libera e non gestita da dogmi religiosi, etc. sarei pronto ad allearmi con il diavolo.

Per questo non posso che apprezzare se dal fronte dei finiani si levano voci a favore dei diritti civili e contro ogni tipo di discriminazione. Voci come quella di Chiara Moroni e Benedetto Della Vedova, che certo non sono neanche quelle di veri diavoli. Semmai gente che ha creduto – forse per troppo tempo e forse troppo ingenuamente – che la destra nel quale militavano fino a ieri fosse, o potesse diventare, liberale e libertaria.

Comunque, senza farla lunga, attualmente i buoni propositi dei finiani restaranno lettera morta. Ma chissà che in futuro, anche il parlamento italiano possa vedere al suo interno persone più illuminate, civili, europee, che possano permetterci finalmente di voltare la pagina del berlusconismo e di un Pd immobile su questi temi per non urtare le anime pavide o illiberali dei cattolici al suo interno.

PS Nell’intervista alla Moroni, in cui esprime una linea favorevole di Fli nei confronti delle unioni civili, c’è un passaggio che vorrei citare testualmente.
Alla domanda "Lei ritiene che l’amore gay sia uguale a quello etero, ha risposto: "
Parlare di inferiorita’ etica degli omosessuali e’ aberrante. Chi semina odio contro l’amore gay non e’ un democratico e costruisce cittadini di serie B".

Non è un democratico… Ecco, con mio sommo dispiacere, devo ammettere che tanta limpidità non l’ho mai sentita uscire dalla bocca neppure dai più laici del Pd: da Marino a Civati, da Serracchiani a Concia. Questo è.

La Francia vieta il burqa. La politica della polvere sotto il tappeto.   14 comments

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Credo che presto o tardi, anche in Italia si dovrà aprire un dibattito serio sull’Islam nel nostro paese. Una religione che sinceramente è difficile considerare moderata; che più di qualsiasi altra è impastata, per sua stessa natura, con la società e la cultura; e che, è utile non dimenticarlo, porta nel suo proprio nome il significato di sottomissione.

 

E tuttavia, l’intervento del Parlamento francese che ha vietato per legge – è notizia di ieri sera – l’uso del burqa e del niqab in pubblico non pare utile e sembra piuttosto un modo di nascondere la polvere sotto il tappeto, arte di cui i cugini d’Oltralpe, ricchi dell’esperienza delle banlieu, eccellono.

 

Quanto e come questa legge porterà in concreto ad una ulteriore chiusura e tutta ai danni delle donne, lo valuteremo in futuro. Personalmente ritengo che le famiglie islamiche (si legga, gli uomini) impediranno alle proprie donne di uscire di casa. Punto. Saranno sequestrate in casa.

 

Nulla fa questa legge per l’integrazione culturale, sempre che questa possa andare d’accordo con i dogmi dell’Islam.

Ma neanche si fa nulla, realmente, a tutela di chi subisce maggiormente le ossessioni dell’Islam: appunto le donne. Si parla di carcere o multe salate per gli uomini che obbligano le donne a indossare burqa e niqab. Ma quante donne islamiche hanno il background culturale per denunciare? Quante donne non sono state piuttosto talmente indottrinate da sentirsi libere nel burqa? Fin dove uno Stato può e deve spingersi su questi temi che potremmo definire etici e di libertà individuale?

 

Ritorno alla riflessione iniziale: e però qualcosa si dovrà fare. Non ho ricette, ma qualunque strada la vedo decisamente in salita. A meno che non si opti per una soluzione alla francese, che raccoglierà – vedrete – il plauso entusiasta degli sciocchi del Governo e un no, altrettanto superficiale, da parte della sinistra.

Buon compleanno Aung San Suu Kyi   1 comment


Da poco, per merito di uno straordinario consigliere comunale, la mia città, Torino, ha il privilegio di averti come cittadina onoraria. Lunga vita. Il mondo ha bisogno di giusti come te.

Pubblicato giugno 19, 2010 da samuelesiani in Senza categoria

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Un anno fa, Eluana Englaro, alle 20.10   5 comments

ha vinto la sua battaglia per lo stato di diritto.